Articoli

We Don’t Need Another Hero – Chi sono gli eroi del metal? Eccovi cinque indizi per riconoscerli.

Non abbiamo bisogno di un altro eroe, cantava Tina Turner su Mad Max – Oltre la sfera del tuono, e in fondo il mondo metal non potrebbe essere più d’accordo, perché di dei a cui rivolgersi per attingere coraggio, speranza e buon esempio, ne ha già abbastanza. Ma come riconoscere un metal hero? Che requisiti dovrebbe avere?

Prendiamo in esame cinque ceffi che il pubblico metal ha definito eroici.

Lemmy Kilmister. C’è una cosa che ha sempre conquistato l’ammirazione e il rispetto per il leader dei Motorhead, vale a dire la coerenza e la dedizione al rock and roll fino alle estreme conseguenze. Ha vissuto sempre al massimo del volume e fregandosene di tutto e tutti. Lemmy è anche un prodigioso consumatore di droghe. Tolta l’eroina che non ha mai accettato di prendere, lui ha consumato per tutta la vita alcol e speed come voi i biscotti a colazione con il latte. Ed è arrivato a un traguardo rispettabile senza fottersi il cervello né prostituirsi o lasciarsi plagiare dalla gonna di qualche donna padrona. Ecco perché scegliamo lui e non i longevi e altrettanto dissoluti Ozzy e Alice Cooper. Il primo ci ha rimesso il cervello e le palle troppi anni fa e il secondo ha mollato ogni vizio per farsi Cristiano rinato.

Ronnie James Dio. Altro eroe. Non è facile capire il motivo. Oltre la grandissima voce e il contributo creativo che questo piccolo grande uomo ha lasciato nel mondo del rock duro, quello che spinge i metallari a definirlo eroe è la sua incredibile resistenza vocale nel tempo e l’apparente bontà. Dio infatti sa di buono, come il nome che porta.

Mark Shelton. Il papà dei Manilla Road è un altro esempio di coerenza e di modestia. Ha tirato avanti con il suo progetto grazie a una inamovibile fede, conquistando sulla lunga distanza il rispetto e la fama che si meritava. I suoi dischi non saranno mai famosi quanto lui, ma ogni metallaro si fa il segno delle corna ogni volta che lo sente nominare.

Cliff Burton. Il “puro” di una band che perse la purezza. Secondo chi ne capisce, senza Burton i Metallica non avrebbero mai fatto il salto di qualità compositivo di Ride The Lightning e soprattutto Master Of Puppets. Bassista virtuoso e dall’aria dolce e fuori luogo. Il suo look hippie ha sempre trasmesso al pubblico metal un senso di ingenuità e di integrità che difficilmente si sarebbe mai lasciata corrompere dai soldi a cui il resto del gruppo sacrificò il culo poco dopo la sua morte.

Chuck Schuldiner. Altro simbolo di coerenza e di purezza. Un uomo che ha perseguito le proprie idee artistiche difendendole con grande foga e coraggio davanti a chiunque, fino alla fine. Si è evoluto come musicista e ha realizzato con incredibile tenacia i tasselli di un mosaico estremo di indiscutibile genialità. Secondo molti poteva fare un sacco di soldi vendendosi e ha sempre detto no, fino a morire in un letto d’ospedale nell’indifferenza dei più.

Ovviamente quelli descritti sono i miti. Se andiamo a guardare gli uomini a cui quei nomi corrispondono, anche loro sono caduti, anche loro hanno fatto delle scelte poco coerenti, oneste e generose, come tutti gli altri. Ma non è questa la sede per parlarne. Si tratta di cinque innegabili eroi e grazie a loro possiamo desumere le caratteristiche necessarie per riconoscere anche quelli che magari, in futuro, ne arriveranno.

-Coerenza

-Coraggio

-Perseveranza

-Umiltà

-Bontà

-Dedizione

-Decesso

Se vi domandate come mai Bruce Dickinson, Chuck Billy, Tony Iommi o Joey DeMaio e innumerevoli altri grossi nomi del metal non sono mai entrati nel Valhalla del metal, vi basta confrontare la loro attitudine e lo stato di salute rispetto all’identikit snocciolato qui sopra. Ogni cosa vi sarà chiara appena l’avrete fatto.

Ti potrebbe interessare anche

Iscriviti alla Mailing List di Sdangher
Inserendo la tua email, acconsenti al trattamento dei tuoi dati personali.