Interviste Sdanghere

Napoli Violenta – Prima o poi finiremo in un conflitto a fuoco con Maurizio Merli!

napoli violenta

Un nome ispirato ai polizieschi nostrani degli anni 70. Una cover ispirata al grindcore anni 80. Un sound che… ok, la smetto con il calendario. Ma chi cazzo sono i Napoli Violenta? Non si sono molto sbottonati al riguardo. Rigoroso il passamontagna tipo stupratore seriale della stradina accanto. Dei loschi ceffi con i quali non ti fermeresti la sera a fare due chiacchiere, figurati un’intervista. Eppure live confermo: son dolori per tutti.

1. Esiste una scena grindcore a Napoli, oppure è vero che i migliori hanno deciso di “emigrare” altrove?

Napoli è una città speciale. Per molti versi è una specie di laboratorio a cielo aperto. Per esempio noi abbiamo da anni superato il concetto di scena, ma anche quelli di musica live, negozio di strumenti musicali, cultura musicale in genere. Quando vedete Napoli, sia che quello che vedete vi piaccia o meno, state vedendo il futuro del posto in cui vivete quindi andateci piano coi giudizi. Ciò detto, la scena, qui e ora, è una roba di nicchia: ci si riconosce tutti ma non si conosce nessuno. Ogni tanto qualcuno ha un’idea che gli sembra buona e allora la mette su, quando è buona davvero un po’ di persone si spostano. Mai grandi numeri però perché abbiamo visto già tutto: la sceneggiata di malavita prima del poliziottesco, le facce pittate degli Osanna prima di quelle dei Kiss o di Peter Gabriel, il punk neomelodico prima dei Ramones, il cantautorato prima della canzone popolare, il menestrellismo da strada prima che altrove diventasse hip hop, eccetera. Nasce qui e muore qui, spesso senza mai che venga notato fuori e senza sprecare l’entusiasmo che qui riserviamo solo quando discutiamo del calcio Napoli. Può piacere o meno ma chest è.

Osanna

2. Mi sento spesso urlare che nel black metal so’ tutti una mandria di nazisti, eppure a Napoli c’è il Cult of Parthenope Black Metal Fest, evento con i contro-cazzi aggiungo. Non tutti i blackster sono nazi o i nazi stanno anche a Napoli?

Credo che l’aspetto della lingua sia imprescindibile in simili questioni, cioè quanto uno sia in grado di comprendere ciò che un gruppo sta comunicando. Se ho tredici anni e mi capita di sentire Filosofem di Burzum, rigorosamente su copia “pezzotta” (ovvero fasulla) e mi affascina al punto che prendo una chitarra e mi metto a strimpellare pezzi come Dunkelheit e poi passo a De Misteriis Dom Sathanas probabilmente fonderò una band black metal senza sapere nulla dei personaggi che hanno fatto queste cose altrove né del loro messaggio più o meno schizzato. E anche quando lo scoprissi, a meno che io non sia un perfetto idiota, non mi metterò a incendiare chiese o imparare a memoria il Mein Kampf. Ciò detto mi chiedevi se esistono i nazi a Napoli e sì, come in tutte le città molto popolose c’è un po’ di tutto, abbiamo anche altre espressioni dell’anacronismo storico: neoborbonici, vetero-capitalisti, socialisti alla Nenni, fascistoidi in uniforme e non, pseudo comunisti stagionati che vendono abiti vintage, liberali alla Giolitti, intellettuali provenienti da lunghe stirpi di cani da pecore che hanno sempre fatto i marxisti e oggi dovuto farsi crescere i baffi per sembrare altro e si sono buttati nell’esoterismo… e tra tutti questi ci saranno anche i nazi. Ma slegherei questo dal contesto musicale è più un fatto di peste culturale. Quando suoni ti metti a imitare gli amerregani poi alcuni si evolvono e cominciano a esprimere se stessi. Nel fare questo, se sei genuino e sei di Napoli o di Rovigo esce fuori nella tua musica, si capisce e lo senti, si DEVE sentire. Quando non lo fai resti una cover band a vita, anche se ti illudi di stare facendo cose tue. Quindi essere blackster e essere nazi sono due cose scorrelate tra loro, almeno qui da noi. In Norvegia dove si capiscono tra loro forse è diverso ma non lo so.

Scuorn

3. ‘O Smilz, il cantante, è più uomo o cavallo?

Nella Parlesia, il gergo dei criminali una volta dediti al contrabbando, ‘a coscia ‘e cavallo è il revolver. Lui ne ha due.

4. Se io faccio sesso con il cuscino del divano senza aver chiesto prima il consenso, è considerato stupro?

Solo se il cuscino respira, sennò è necrofilia.

Napoli Violenta

5. Qui su sdanger! qualcuno è capace di difendere il metal italiano, parlando anche di una scena, come se ne fosse mai esistita una. Io vedo solo locali in chiusura e concerti sempre più sporadici, sopratutto al sud-Italia. Voi che dite? La scena italiana è morta? Anzi è esistita una scena nostrana, proprio per avere il bisogno di essere uccisa? E chi l’ha ammazzata?

Come ti dicevo all’inizio parlando di Napoli, siamo andati oltre la scena. La parola stessa viene dal teatro: si mette in scena, si rappresenta davanti a un pubblico. Quindi senza pubblico non esiste una scena e oggi siamo arrivati al punto che tutti sono musicisti, tutti hanno i loro progetti musicali ma nessuno al momento giusto si trasforma in pubblico, ossia supporta e va a vedere i concerti degli altri. Spesso per ignoranza o per invidia, che comunque è una manifestazione dell’ignoranza. Nemmeno in passato c’era una scena vera e propria: abbiamo scambiato per scena una cosa in cui in Italia siamo fortissimi e cioè il campanilismo. Quando c’era il Neapolitan power, per esempio, (la scena dei Napoli Centrale, Pino Daniele, Bennato bros, Bisca…) la loro lingua ne faceva agli occhi del resto del Paese un fatto locale. Chi sapeva andare oltre vi trovava dei sentimenti, un sapere affrontare l’esistenza che è trasversale a tutto il genere umano, arte in poche parole, mentre chi odiava Napoli e i napoletani li schifava a priori e si fermava lì, senza concedere loro nemmeno una possibilità. Penso che è una cosa che a parti invertite abbiano vissuto anche i vari Gaber, Jannacci e Fo. A questo si è aggiunto il fattore generazionale: la gente invecchia e così cambia il modo di ascoltare la musica o di non ascoltarla affatto. Oggi si vive con lo streaming e spesso vedo ragazzi che sono impossibilitati a restare in ascolto di un pezzo per più di diciotto-venti secondi. Poi devono andare di shuffle. La scena se è esistita non è stata ammazzata ma semplicemente sta morendo di vecchiaia, come ogni cosa del resto, bisogna farci pace con questo.

6. Nino D’angelo in una intervista disse che la musica napoletana vende di più all’estero che in Italia. Dite che i gruppi nostrani dovrebbero puntare più allo straniero che al populista di casa? O è solo l’ennesima corsa all’oro senza ritorno?

Questa persona che hai citato non rappresenta un modello di artista napoletano e neppure di rettitudine artistica quindi non credo possa permettersi di dare giudizi di alcun genere. A tal proposito a noi piace citare un grande della tradizione napoletana e cioè Pino Mauro il quale non ha mai fatto il napoletano per cercare di piazzare un prodotto standard, un marchio di fabbrica. Lui È napoletano. E la sua musica lo è di conseguenza. Quando un artista compone pensando già al suo possibile pubblico sta sacrificando sé stesso e la sua arte a quel sistema che poi lo divora e lo risputa nel giro di una stagione. Dopo giù a lamentarsi. Bisogna essere sé stessi fino alla brutalità: piaceremo ad alcuni, non piaceremo ad altri questo è pacifico, ma non avremo rinunciato alla nostra dignità. Non vi vendete e soprattutto non fatelo per una manciata di fagioli.

7. Quando uno smette di essere underground?

Quando comincia a farsi domande sull’underground, qualunque cosa sia.

8. Meglio un disco di 100 pezzi da 10 secondi l’uno, o un unico riff dilatato fino all’ossessione diviso in 100 pezzi da dieci secondi?

Una volta a Troisi chiesero se fosse meglio vivere un giorno da leone o cento anni da pecora; lui rispose che sarebbe stato meglio vivere 50 anni da orsacchiotto. Sono sempre d’accordo con Troisi.

9. Ho appena scoperto che la mia maglia dei Jig-Ai usa un design non autorizzato dall’autore. Come mi devo sentire al riguardo?

Molto in colpa e devi subito fare un PayPal riparatore ai Jig-Ai.

10. You Suffer But Why?
Il testo più filosofico e denso di significato di tutta la storia della musica.

11. Voi vi chiamate Napoli Violenta. Vi siete ispirati ai poliziotteschi, in particolare quello che il vostro nome cita, con Maurizio Merli. La geniale copertina è una parodia della celeberrima Scum dei Napalm Death. Come cacchio avete fatto un’associazione simile? Perché grind e poliziotteschi?

Perché noi siamo così. La copertina non è una parodia ma un’idea del nostro bassista ‘o Russ: un tipico “pezzotto”, ossia una imitazione-omaggio a un’icona di questo genere che non pretende di essere un falso ma che, proprio perché è riconoscibile, nelle sue differenze rispetto all’originale, afferma sia un’identità che una fonte di ammirazione. I teschi non sono teschi qualsiasi ma sono quelli del cimitero delle Fontanelle, hanno tutti un nome e cognome, i personaggi sono quelli del poliziottesco ma anche di Napoli che hanno sempre conservato una forte identità, come Bud Spencer e così via. Poi non abbiamo fatto nessuna associazione forzata: non è che un giorno ci siamo seduti lì a dire ma lo sai che il grind e il poliziottesco messi assieme possono piacere? Niente del genere. Noi abbiamo cominciato a vedere i poliziotteschi e prima ancora i film di Pino Mauro e Mario Merola che avevamo meno di dieci anni. Poi è venuta la musica, i Napalm, i Terrorizer… cose che abbiamo amato visceralmente. Gran parte della nostra generazione è venuta su così. Però essendo anche musicisti abbiamo deciso di raccontare noi stessi senza fronzoli. A posteriori si può dire che il grind è stato per metal e hardcore quella sintesi che il poliziottesco ha rappresentato per il cinema poliziesco e noir. Ma sono tutte pippe filosofico-intellettualoidi. Noi ci siamo chiusi in una sala ed è uscito fuori il grindziottesco, that’s all folks.

12. La vostra è una concept band, come i Brujeria o magari gli Okilly Dokilly, ispirati alla figura di Ned Flanders. Ma non credete che progetti del genere finiscano inevitabilmente per ridursi il campo d’azione? Che futuro prevedi per Napoli Violenta?

Menomale che le band finiscono! Chi l’ha detto che bisogna diventare la parodia di sé stessi solo per non sciogliersi mai e magari sfornare dieci dischi inutili e tutti uguali? Napoli Violenta finirà, veniteci a vedere finché siete in tempo perché prima o poi rimarremo uccisi in un conflitto a fuoco con Maurizio Merli.

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