Interviste Sdanghere

Gianni Della Cioppa – Cose nuove escono ancora ma la gente è impigrita dagli Smartphone e ha perso curiosità!

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E ora facciamo due chiacchiere con Gianni Della Cioppa, che è inutile vi presenti… va beh, ve lo presento, non si sa mai. Gianni è una delle penne più celebri del giornalismo metal e rock italiano. Ha collaborato con tantissime riviste, tra cui Metal Shock, Mucchio, Psycho! e così via (probabilmente tutte non se le ricorda neanche lui). Oggi scrive per Classix e Classix Metal, Classic Rock e pubblica libri con Tsunami, oltre a produrre band underground per la sua Andromeda Relix. 

Ok, adesso mi rivolgo a lui e nel mentre spiego anche a voi perché ho deciso di interpellarlo su un argomento che in questi giorni domina le dispute social: la fine di un decennio, quello che è successo di buono e quello che invece non è successo affatto. Parliamo in ambito musicale, ovviamente, nello specifico la riflessione è sul metal e il rock. Buona lettura e buona fine a tutti.

Domande a cura di Maxiums Doomicus (Massimiliano Incerti Giudotti) e Francesco Padrecavallo.

Ciao Gianni, ho voluto coinvolgere te per due ragioni. La prima è che praticamente sei l’unico che ancora mi da retta insieme a Giovanni Loria, tra le penne che si fanno valere sul cartaceo (inutile che mi suggerisci di farmi una domanda e darmi una risposta, già fatto). La seconda è che, a parte gli scherzi, tu sei uno che si tiene aggiornato (e Giovanni no). So che apprezzi tante band nuove, anche fuori dall’ambito metal. Secondo me esiste un equivoco intorno alla tua figura. Pensano tutti che siccome sei della vecchia guardia, tu passi il tempo a riascoltare vecchi bootleg della Strana Officina e magari i primissimi demo degli Iron Maiden, quando invece sei uno sempre disposto a misurarti con il nuovo, anche perché se no, non avresti potuto realizzare Gli anni di bronzo per Tsunami. Ma andiamo con le domande, che sei sempre tanto indaffarato e non voglio farti perdere tempo.

1 – Se guardiamo al ventennio 70-90 sono successe un oceano di cose, dal 1990 al 2010 molte meno, ma se ci focalizziamo sugli ultimi dieci anni, visto che siamo al giro di boa, secondo te, esattamente cosa è successo di caratteristico, come potresti definirli?

Credo che ogni periodo musicale succeda qualcosa di importante. Le sperimentazioni ci sono sempre, il punto è che c’è sempre meno pubblico disposto a misurarsi con cose nuove, ad avere voglia di ascoltarle. C’è molta pigrizia, se non si comprende subito la musica ci si arrende e si preferisce la comodità del già noto. Credo che questo sia una conseguenza dell’avvento degli smartphone, grazie ai quali ogni cosa è immediata e si sta perdendo il gusto dell’approfondimento, oramai concentrarsi è un lusso. Per esempio una rivista come Blow Up dimostra che continuano a uscire nuovi artisti che spostano il confine più avanti, ma si tratta di nicchie, però ci sono. Anche quando arrivarono il prog, l’hard rock, la psichedelia, il kraut rock erano cose nuove, con un impatto spesso sociale, ma c’era un pubblico curioso e disposto a mettersi in discussione. Da tempo la musica ha solo una valenza consolatoria e quindi pochi cercano reali novità.

2 – Ci sono senza dubbio delle novità rispetto al passato. Lasciamo quindi stare chi dice che è tutto un “rimagna magna”. Per esempio nel metal c’è una sempre maggiore proposta di Femal Fronted  band. Le donne sono via via più presenti, un po’ come i neri negli horror. Questa cosa negli anni 80 e 90 era molto più rara e criticata. Ma piacciono davvero questi gruppi con la figona al centro e quattro pelati accanto, che di riflesso diventano bellissimi pure loro, visto che non li guardiamo neanche? Siamo sicuri che la donna, con le coscione al vento e le poppe messe su piccolo palco a forma di balcone, stiamo facendosi valere nel metal? E tu cosa ne pensi poi di gruppi come Whitin Temptation, Nightwish e compagnia?

Metallaro guarda me, guarda me!

Io rovescio la cosa: mi mette tristezza pensare che prima le donne trovassero un ambiente ostile nel rock, è assurdo, non c’è un solo motivo. Da sempre la donna nella musica ha vissuto nascosta nello sgabuzzino, c’è un’intera letteratura di donne di talento nella musica, sin dalla diffusione dal medioevo in poi. Persino la sorella di Mozart era un genio, ma quanti lo sanno? È chiaro che se non offri le occasioni per studiare, suonare ed esibirsi, come può una persona dimostrare le proprie qualità? Se alle donne si concedono le medesime occasioni in ogni campo sociale e artistico, non avranno nessun problema a mostrare il proprio valore. Le cosce e le tette esibite? Nella musica popolare la sensualità e l’erotismo sono da sempre elementi fondamentali. Forse Robert Plant non sarebbe stato Robert Plant senza i suoi riccioli biondi e i jeans attillati che mettevano il pacco in bella mostra. Cosa ne penso di Nightwish etc? Tutto il bene possibile, sono gruppi che hanno creato un filone, oramai sfruttato va detto, grazie alla vocalità femminile da soprano, che la voce maschile, anche in falsetto, non sarebbe riuscito a proporre.

3 – Negli ultimi dieci anni c’è stato un aumento esponenziale di band estreme, dal black (con tutte le diramazioni atmosferiche e droniche che si voglia) al doom-death, al brutal iper-tecnico. A me  sembra che in tutta questa offerta non vi siano chissà quali proposte interessanti. Io ascolto spesso dei piccoli secchioni della vecchia scuola che non azzardano mezza virgola rispetto all’esempio dei capostipiti e il resto mi pare Fai da te a buon mercato, troppo rarefatto e impressionistico per comunicare qualcosa di condivisibile. Tu che idea ti sei fatto in proposito?

È chiaro che stiamo parlando di piccoli spazi, ma è proprio il black metal, ma meglio dire il post-black metal, il movimento che più di altri, ha offerto novità in campo estremo. Come spesso accade è la seconda generazione che ha lucidità e il tempo per sfruttare meglio il potenziale di ciò che ha creato e sviluppato la prima. Oramai sono consapevole che l’arco di creatività di un gruppo metal/rock è di circa 10 anni, dopo entrano in campo il mestiere, la voglia di scrivere bei pezzi e quindi il rispetto verso il proprio pubblico. Io accetto di buon grado questa parabola e se voglio vera creatività guardo/cerco altrove, pur continuando a riascoltare i gruppi del passato.

4 – C’è stato un notevole ritorno al doom, anche a seguito di un risvegliato interesse per l’occult e lo stoner.  C’è qualche gruppo davvero interessante in giro o pure lì siamo alle prese con dei feticisti della ruota (intendo i primi tre riff dei Sabs)? E del drone e il djent metal cosa mi dici?

Seguo questi generi che hai citato, anche qui c’è un fiume di band, ma cerco di stare sul pezzo. Ammetto però che è quasi impossibile. A conti fatti se uno conosce il 10% di quello che esce è già bravo. Per risponderti, credo che la crescita non sia più legata alla forma canzone e alla scrittura, ma sia possibile solo lavorando sul suono e quindi sulla produzione, ecco perché doom, drone, ambient offrono degli spiragli di novità. È chiaro che dobbiamo uscire dal concetto di canzone come la conosciamo, ma d’altronde Tangerine Dream, Soft Machine e Kraftwerk, per fare nomi di gruppi storici oggi mitizzati, mi pare che avessero poco a che fare con la canzone e comunque il pubblico non gli è mai mancato. Quindi torniamo al pubblico: ha voglia di mettersi in discussione? Se sì, le cose “nuove” da ascoltare sono tante.

6 – C’è la tendenza a inserire sempre più basi pre-registrate nei concerti di molti gruppi con un certo nome, un elemento che rende gli show sempre più simili a degli album ascoltati in una “toccante” comunione tra pubblico e gli artisti che li hanno realizzati. Secondo te, questi espedienti non sottraggono carica e calore alle esibizioni? Non riducono la percentuale di errore, che poi è la vera differenza rispetto all’inciso?

Si è vero, oggi ci sono molte basi, ma se entriamo nell’ordine di idee che fanno parte della musica non è un orrore, le usavano – per fare un esempio – anche gli Yes nei primi anni ’70, per loro stessa ammissione. È evidente che la tecnologia oggi permette di camuffare tutto. Ma dobbiamo distinguere chi le usa come componente dalla propria musica, penso a Devin Townsend e chi le inserisce per tappare buchi strutturali. Comunque non acquisto dischi dal vivo da decenni, sono fatti totalmente in studio e quindi non mi interessano.

7 – Giovanni Loria mi sorprende sempre quando ricorda i tuoi editoriali sulla fanzine Andromeda Relix. Dice che il vero Della Cioppa, lo scrittore al massimo della sua potenza espressiva, non lo conoscono certo quelli che hanno sempre e solo letto le sue recensioni sulle riviste musicali. Che ne pensi?

Penso che per seguire tanto si perda un po’ di poesia, perché siamo concentrati sull’aspetto tecnico, sulle tante uscite. Ma l’amico Giovanni credo che voglia dire che su quella fanzine, visto che era mia, potevo scrivere di vita, di pensieri, di emozioni e non solo di musica e forse usciva un mio lato che pochi conoscono. In fondo mi riconosco buone qualità narrative, chiaramente limitate quando l’approccio è solo da critico musicale.

8 – Gianni, come vedi il futuro delle riviste cartacee? Praticamente in edicola si trovano solo Rock Hard, Classix! Classix Metal e Classic Rock. Tu scrivi in tre su quattro. A proposito, hai mai pensato di collaborare con il magazine di Cerati/Francone/De Paola?

In un mondo dell’informazione e della comunicazione le riviste resisteranno finché ci sarà il minimo di lettori che ne garantiscono la sopravvivenza. Quindi le previsioni sono che dureranno finché possibile, dispiace, ma il mondo cambia in continuazione. Se pensi che anche la Rai si è aggiornata con Raiplay, dove inserisce programmi, anche di qualità, solo per la rete su internet, è un’autentica rivoluzione. Scrivere su Rock Hard? Se avessi tre vite mi proporrei su tutte le riviste del mondo.

9 – Secondo te, è invecchiato meglio il metal o i metallari?

Siamo invecchiati bene entrambi, con gli inevitabili acciacchi dell’età. Chi l’avrebbe detto che Iron Maiden, Metallica, Judas Priest, ma potrei dirti anche Running Wild, Blind Guardian, Dream Theater sarebbero durati fino a oggi? C’è un’intervista a Mick Jagger al tempo dell’uscita del primo disco che diceva “Penso che dureremo un paio di anni, cerchiamo di divertirci e poi penseremo al futuro”. Gli Stones dopo 50 anni sono ancora qui. Credo che Steve Harris e James Hatfield ti direbbero più o meno la stessa cosa.

10 – Dimmi dieci album  metal che consiglieresti tra quelli usciti dal 2010 al 2019.

ENSLAVEDAxioma ethica (2010)

LEPROUSBilateral (2011)

ULVERChildhood’s end (2012)

BARONESSYellow and green (2012)

THE OCEANPelagial (2013)

GHOST Infestissumam (2013)

ORPHANED LANDAll is one (2013)

TESSERACT Polaris (2015)

OPETHSorceress (2016)

SOLSTAFIRBerdreyminn (2017)

Questi dieci li ho da poco segnalati per il sito deagostinivynil, poi aggiungi qualcosa di Devin Townsen, Gojira, Pain Of Salvation, Rammstein e l’inevitabile Fear Inoculum dei Tool, anche se è uscito da poco. Ma è un giochino con cui si perde sempre, pensa alle migliaia di dischi usciti.

11 – Pronostici. Quali diventeranno i nuovi nomi di spicco del metal dei prossimi dieci anni. Su chi punti? Ti faccio qualche nome, Leprous, Mgla, Atlantean Codex?

I nomi che citi li condivido, aggiungerei Oranssi Pazuzu e gli interessanti Sabbath Assembly, poi ci sarà qualche inevitabile sorpresa, magari da paesi nuovi per il genere come Sud America, Cina, India e Africa che accoglieremo con gioia.
Penso ai mongoli The Hu che sono partiti da una buona idea, prendendo la musica tradizionale della loro terra, ma dovrebbero avere più coraggio e inserire maggiori inserti rock/metal, più chitarre insomma, ma credo che si dirigeranno in quella direzione.

12 – Fuzz dice sempre che con lui e te morirà un certo modo di fare giornalismo metal. Tu pensi che sia davvero così?

Non so cosa voglia dire il Fuzz, forse che lui e io, con pochi altri, siamo sempre rimasti sul pezzo, attraversando tutta la storia del metal in diretta, cercando di analizzarla, di diffonderla e soprattutto di raccontarla senza pregiudizi ed evitando la faziosità. Io sono orgoglioso di aver sempre cercato di staccarmi dal gusto personale.

13 – Ultima domanda, cosa ne pensi delle webzine. A me paiono vecchie e stantie. Dovrebbero rinnovarsi o trasformarsi in qualcosa di meno ingessato e prevedibile. Tu come la vedi?

Le webzine sono nate vent’anni fa circa come un ulteriore motore di diffusione del metal, del rock e della musica in generale, cariche di entusiasmo, ma forse troppe legate al cliché recensione/intervista/retrospettiva. È evidente che stanno pagando come tutta l’informazione il sovraccarico di uscite. Inoltre stanno perdendo i pezzi dei collaboratori, capita spesso che non riescano a trovare nuovi collaboratori, oggi quasi tutti preferiscono fare da soli sui social e così si perdono tante energie. L’invito è a rinnovarsi, ma questo vale per tutta l’informazione. Comunque è una benedizione che ci siano le webzine, soprattutto se aprono uno sguardo nel mondo underground, spesso oscurato dalle riviste cartacee, anche per problemi di spazio.

Grazie mille, Gianni!

Grazie a te Francesco e un saluto ai lettori di Sdangher.

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