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LE CANTANTI FEMMINILI CHE NON STUDIANO CANTO

Sono generalmente di indole curiosa, ma silenziosa, silenziosa nel senso che osservo e rifletto molto spesso per conto mio. Mi sono guardata alcune puntate nuove di X-Factor e All Toghether Now. Prima di polemizzare sul fatto che guardo cosa mi pare, quando mi pare e dove mi pare senza rendere conto a nessuno, vorrei condividere le mie perplessità su un aspetto eclatante ma che non mi pare sia sottolineato.
Le donne non fanno scuola di canto, non studiano, non si allenano con la timbrica o comunque ce ne sono veramente pochissime di quelle che lavorano davvero sodo con la propria vocalità.

Su una ventina di “interpreti” delle quali ho ascoltato l’esibizione, è possibile che una signora di 61 anni, SESSANTUNO anni, che pare la mi socera, debba fare il culo a strisce a ‘ste quattro scosciate solo perché al programma ce l’ha piazzata il marito e sembra che Aretha Franklin si sia impossessata della sua timbrica?

canto

Aretha di Ligonchio

È mai possibile poi che per gli uomini invece ci sia un razzismo assurdo e il tizio che ha cantato The Show Must Go On in maniera impeccabile, debba passare per reietto perché non italiano, anche se comunque ha battuto “l’indianina adottata”?

E come mai i concorrenti devono avere per forza TUTTI e dico TUTTI un passato orribile? Ma insomma sono stati TUTTI adottati, malmenati, molestati, importunati, subìto qualunque sorta di violenza? Uno o una normale dico, con un’infanzia normale, non per forza felice perché non è facile per nessuno, ma una vita con gli alti e bassi delle famiglie normali non ce ne sono più ?

Ma poi ‘ste sfide chi le decide? Come cazzo si fa a mettere in competizione un brano come The Show Must Go On cantato da un uomo, che pratica canto lirico (perché lui ha studiato, è acclarato, è forse l’unico poveraccio che studia canto sul serio) con un pezzo come Valerie cantato da una donna? Lo capite che sono due canzoni completamente diverse? Cazzo, sono i QUEEN, ma di cosa stiamo parlando? Dei Ricchi e Poveri? O di Nilla Pizzi di Papaveri e Papere?

Io sto aspettando ancora quello o quella che invece orgogliosamente e coraggiosamente salga sul palco e dica: “Buonasera sono tizio, voglio cantare questo brano, ho studiato tantissimo per interpretarlo, voglio ringraziare il mio maestro di canto (anche se oggi fa fico dire vocal coach) e ora vediamo se ho imparato la mia parte” e attacca ‘sta base. Perché non vengono mai citati i poveri insegnanti, questi esseri velati, in quasi mutazione mistica, che si aggirano come fantasmi nelle oscure segrete delle corde vocali e finché non beccate la nota con la giusta intonazione son legnate sui denti? Dove sono?

Comunque niente, volevo solo dire che ci sono veramente alcune donne che hanno una voce e un timbro pazzeschi, ma non studiano. STUDIATE QUEL CAZZO DI CANTO poi potete anche venire al Maurizio Costanzo Show a esibirvi mezze nude, ma io voglio sentire LA VOCE, non vedere due tette che ho già e che già so come sono fatte. Voglio sentire dischi con voci femminili che mi facciano rizzare i capezzoli e che mi facciano venire quel frizzantino nelle mutandine che somiglia quasi a un piacevolissimo brio di goduria.

È bello parlare di metal, lo faccio sempre ormai, ma col mio lavoro spesso mi arrivano dischi da ascoltare anche di persone che non fanno metal. Perciò sono chiamata a sentire e a dare un parere, ma a prendere per il culo siamo tutti bravissimi, la verità invece non la dice mai nessuno. E allora non lo so, aspettatevi che magari possa andarci anche io, che al massimo so cantare sotto la doccia Knocking On Heavens Door, ad esibirmi sul palco di X-Factor con il brano Finché la barca va lasciala andare di Orietta Berti rivisitato in acustico per ukulele; la stessa Berti che era in formissima più di me il giorno dopo capodanno, la sera del 31 su Rai1. Tanto ci vanno tutti a cantare in televisione, cani e porci, se poi ci mettiamo qualche ospitata dalla D’Urso e un paio di sgomitate dalla Venier a lamentarmi che fa tutto schifo e che mi rifiutano tutti, allora prendo il primo treno per Cinecittà.

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