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Il disco di pietra dei Nijls tra musica e disegno!

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Allora, vediamo se ho capito bene, i Nijls sono una band nella vita reale e allo stesso tempo un quartetto di atipici eroi protagonisti di avventure fantasy dal sapore metallico nella testa di Riccardo Tosoni, che non ho capito se fa parte della band anche lui o preferisce esserne il cantore esterno e occuparsi della narrazione. Esatto, stiamo parlando di musica e di libro.

Che io ricordi, a parte gli esperimenti multimediali di Davide Toffolo con i suoi Allegri ragazzi morti, il fumetto di Alice Cooper e Neil Gaiman in allegato a The Last Temptation, più John Skipp & Craig Spector che nel 1986, per il loro romanzo Maledizione fatale, allegarono una cassetta di suoni e musiche composte da loro stessi e offerte come colonna sonora ragionata per i lettori, non mi torna in mente nulla di simile a questa cosa dei Nijls.

Il disco di pietra è quindi un cd da ascoltare e un volumetto fumettistico in cui perdersi in fantasie. Si spinge play e si sfoglia la prima pagina. In basso c’è indicata una combinazione di numeri 00.36 – 00.38. Sono i secondi in cui dovete ascoltare l’intro e soffermarvi lì prima di andare avanti con l’ascolto e la lettura.

E di che storia si tratta? Beh, ci sono questi quattro tipi strani, i Nijls, che devono partecipare a una spedizione di guerra contro la Cina. Non ne conoscono i motivi, sanno solo che loro devono recuperare un pugnale magico difeso dal Golem.

Ehm, ma il Golem non era roba da ebrei? Beh… siamo in un fantasy, quindi il Golem è anche in Cina, così come il pugnale ligure si trova lì e va recuperato… dai Nijls!

Ok. E le musiche?

Beh, immaginate una sola traccia strumentale di circa 29 minuti e rotti in cui potete riconoscere gli Iron Maiden progressivi ma un po’ più abrasivi, i Tool più dark, un pizzico di psichedelia filmica alla Popol Vuh e per non farsi mancare nulla, qualche momento nerboruto che mi ha ricordato i Sabbat (quelli di Dreamweaver).

La suite, se così possiamo definire il lungo pezzo,  non perde mai di tensione e si lascia ascoltare, ma non sempre si sposa alle tavole del libro. Del resto sarebbe stata un’impresa davvero soprannaturale se fosse riuscita a fondersi alla perfezione con i disegni. La mente inoltre spazia libera di inventare il più grande kolossal che si possa immaginare proprio grazie alle note. I disegni sono un sur plus. Le basta poco e non le basta nulla. La parte grafica del disco di pietra, magari per tentare di tenere al guinzaglio le visioni generate dalla musica, avrebbee dovuto essere un fumetto ben più folto e dettagliato, ricco di dialoghi e situazioni avvincenti, ma per ovvie ragioni economiche i Nijls e il Toso non si sono potuti permettere una cosa del genere. Inoltre la storia di per sé non è così chiara e coinvolgente.

Stiamo parlando però di un prodotto indipendente che parte da un’idea di marketing intrigante e che a tratti funziona pure bene. I disegni in bianco e nero, realizzati dall’artista Berlikete, mescolano stilismo orientale e visionarietà macchiettistica. Magari, vedendo le cose che costui pubblica su facebook, avrebbe dato il meglio in un tipo di storia meno epica ma più cupa e fiabesca.

Quella dei Nijls sembra invece quasi una fantasia uscita dalla mente dei Red Fang, con i quattro eroi mascherati da Halloween che sfidano epici pericoli e avversari oscuri, e poi ci bevono sopra un sacco di birra, tirandosi il morale con anti-diluviane alette fritte di gabbiano. E non mi sembra un caso che l’iconcina che rappresenta l’iniziativa editoriale (Redneck For Life/Nijls For Ever) paia un diretto omaggio alla band di Prehistoric Dog.

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