Editoriali

Le categorie dei metallari – I quattro gradi di separazione che ci dividono

metallari

Ci sono metallari e metallari. In questo articolo sulle categorie dei metallari, vorrei spiegare come molti metalheads, sotto sotto, aderiscano a una fascia specifica di metaller, ognuna con un suo concetto di metal, accompagnato a un certo status del tipo di band che si ama supportare, a sua volta accolta da un particolare riscontro di pubblico e critica ben preciso. Quando questi ultimi due elementi mutano, di solito in senso maggiorativo, anche la simpatia per quella formazione, sotto sotto può cambiare. Ma partiamo dalla prima tipologia che incontriamo durante il nostro viaggio nella mente dei metallari.

1) Il metallaro Robin Hood, aka il paladino del vero underground, supporta i “poveri” gruppi sconosciuti ed è solito snobbare (per non dire di peggio) i grandi nomi, rei di non essere nemmeno più metal ma piuttosto, nel caso delle band più storiche, sulla via della “mummificazione”. Se una band è sconosciuta, il vero seguace dell’underground aguzza le antenne, e se la formazione è fautrice di un sottogenere gradito, scatta la voglia dell’ascolto. La scintilla può essere un artwork interessante, un monicker stuzzicante ma soprattutto la curiosità di ascoltare e scoprire un gruppo nuovo. Se il nuovo artista piace, e non poco, Anna Oxa (in versione grindcore) potrebbe intonarvi “Quando nasce un amore” e vi verrebbe l’occhietto lucido. Se questo metallaro dovesse essere di quelli che si prodigano a commentare sui social o a scrivere recensioni nei blog/siti metal, una frase tipica che potreste sentirgli/le proferire è : “Non capisco tutto questo interesse per gli ultimi Morbid Angel o Behemoth, io mi emoziono molto di più con i Deiquisitor o ascoltando il sound pazzesco del nuovo Mortiferum…”. Parlando dei gruppi black metal storici, sarebbe il tipo che dice: “Io apprezzavo il loro primo EP o i due rarissimi demo ma dopo non li ho più seguiti tanto.”. Sono le release che, alle orecchie di un qualsiasi altro fan, “suonavano di merda” ma che, effettivamente, avevano anche un certo fascino poi levigato dalle produzioni successive sicuramente più professionali. State pur certi che i paladini dell’underground difenderanno strenuamente gruppi come i Crypt Sermon o i Riot City, salvo poi cominciare un po’ a snobbarli se dovessero diventare più noti o a raccogliere recensioni positive a destra e a manca finendo così per diventare l’oggetto della passione delle prossime tipologie di metallari.

2) il metallaro intenditore, aka l’elitista dei gruppi di culto, è il re della scrematura. Siamo sinceri, escono migliaia di dischi metal ogni anno, ascoltarli tutti è assolutamente impossibile, anzi è consigliatissimo fare una cernita, la fanno pure i caporedattori delle riviste. Ecco, la passione di questi metallari sono i gruppi qualitativamente migliori tra quelli non ancora esplosi ma nemmeno del tutto sconosciuti. Alcuni di questi artisti sono così talentuosi da meritarsi un devoto seguito di culto anche dopo un solo album, come i Blood Incantation dopo il debutto Starspawn, ormai sulla bocca di molti elitisti del death metal tecnico e psichedelico, con quel tocco di originalità necessario per distinguersi nel mare magnum delle uscite discografiche. In ambito più melodico, anche l’epic doom metal degli Atlantean Kodex rientra con pieno merito in questa categoria, pochissimi dischi pubblicati, un seguito ancora contenuto ma recensioni entusiastiche un po’ ovunque. Gli artisti amati da questi metallari “ricercati” (non nel senso della “Banda Bassotti”) sono quelli che si meriterebbero davvero di fare il grande salto. Purtroppo, spesso questi piccoli gruppi di culto (anche quelli storici e più prolifici) rimangono relegati a una piccola ma calda nicchia in cui hanno pero seguaci appassionatissimi. Personalmente penso che i Blood Incantation il salto alla prossima categoria lo potrebbero fare, magari diventando quello che i Nile sono stati nell’ultimo ventennio. Se lo meriterebbero.

3) Il metallaro modaiolo o “wave rider”, è quello che risponde affermativamente alla domanda: “Ti piace vincere facile?” Questo metallaro è per sua natura poco curioso e non va MAI a scovare una band interessante tra quelle a lui sconosciute. Tuttavia, se sente che un gruppo comincia a ricevere un crescente numero di consensi entusiastici alza un sopraccigglio. Ma ancora è troppo poco, non basta per smuoverlo. Se il nome dell’artista in oggetto viene citato sempre più spesso sui social e portato in auge da un certo clamore mediatico, allora il “wave rider” alza pure l’altro sopracciglio. Se la band in questione finisce per incidere per una label come la Nuclear Blast, la Century Media o la Metal Blade, con tanto di videoclip ufficiali e tour da headliner, allora questo metallaro, a fronte di tutte le “referenze”, piomberà sulla formazione come un avvoltoio sulla carcassa di un cadavere fresco, a volte pure comprandosi le release della band o dando un fugace ascolto a tutta la discografia (per alcuni è la stessa cosa). In alcuni casi arriverà pure a dire che lui gli Amon Amarth li conosceva dall’inizio, magari pure personalmente (sui social ovviamente). Quando cominci a vedere questi ascoltatori più “casuali” interessati a un gruppo, allora sai che la formazione ha spiccato il volo, ed è arrivata al livello superiore. Avevamo citato i Behemoth, e anche se parlare di “mainstream” per una metal band estrema sembra un azzardo, farlo per il gruppo di un frontman come Nergal, che in Polonia è costantemente sulle copertine delle riviste di pettegolezzi e spettacolo ed è stato pure giudice di un talent show è assolutamente doveroso. I fan di questi gruppi, li vedrai di rado in quei club da cento persone dove magari suonano acts pseudosconosciuti. Ma arriviamo alla fascia più diffusa di metallaro in Italia, e non solo…

4) Il metallaro dei grandi nomi, che costituisce il grosso della popolazione “metallara”. Quello che alla domanda “Ma tu cosa ascolti?” risponde così: “Ma, un po’ di tutto: Metallica, Maiden, AC/DC, Guns’n’Roses, Judas Priest, Megadeth, Slayer, Kiss…”. I più aperti tra questi metallari potranno aggiungere: “… Sono aggiornato anche su gruppi nuovi come Tool, Rammstein e Slipknot…”. Se fai notare a questi metaller così “sofisticati” che quelle band esistono da più di vent’anni, al massimo loro ti diranno “Sì, ok ma io conosco pure quella band più recente e alla moda che si chiama come un vecchio film con Demi Moore e Patrick S…,  sì insomma quello lì hai capito” – “I Ghost?” “Sì, loro, che non c’entrano nulla con il film ma che hanno quell’atmosfera un po’ dark, alla Alice Cooper…”. Sentite queste parole tu hai perso ogni voglia di conversare con questi intellettuali del metallo, vorresti diventare un “Ghost” ed eclissarti ma ritieni assolutamente inutile puntualizzare, ti sentiresti un coglione anche solo a pensare di tirare in ballo Blue Oyster Cult o qualsiasi altro gruppo di culto che avesse influenzato le gesta sonore del gruppo del “Pontefice” svedese. Parlando dei Ghost, il fatto che la band sia ormai odiata da una buona fetta dei metallari è il primo sintomo incontestabile in grado di far capire quanto stia cercando di completare il grande passo che porta dal livello 3 al livello 4. Peraltro, l’essere ormai passata dal suonare nei club alle piccole arene la dice tutta. I fan di questi grandi nomi, di solito, visto che di dischi e di concerti non è che ne facciano più così tanti (pensate ai Tool…) possono pure seguire volentieri qualcosa di un po’ meno in vista, come i citati Amon Amarth o i Ghost, che per loro sono un gruppo piccolo che ti fa capire quanto il loro “metal heart” sia grande e pieno di bontà.

TRA PREGIUDIZI E DIVISIONI SPUNTA IL “CLASSISMO” NEL METAL

Insomma, il grosso dei metallari, a pelle, ha abbracciato una di queste quattro grandi tipologie, ci sono pure quelli che, indipendentemente dal valore di un gruppo, cominciano a provare antipatia per chi incassa i bonifici dei grandi promoter e vende diverse migliaia di dischi nonostante i tempi duri in cui viviamo. Insomma, c’è pure una sorta di “classismo” nel cuore di un buon numero di appassionati, ed è ovviamente una forma particolare di questo pregiudizio, che colpisce chi è infastidito dai gruppi di grande richiamo, o che impedisce a certi metallari di dare anche solo una chance a un nome sconosciuto, perchè “se non ha già un’audience massiccia per quale motivo io dovrei essere l’unico sfigato ad ascoltarli?”

Mi piacerebbe concludere questo excursus esclamando la classica frase “ma no, sono tutte stronzate, perché la musica si divide solo in buona e cattiva” con l’implicita conseguenza che la prima dovrebbe essere quella da supportare. Ma la verità è che non è così, in primis perché questa frase ormai trita e ritrita non tiene conto minimamente di come siamo dentro, di quello che proviamo. Possiamo fingerci tolleranti, di quegli ascoltatori che danno una chance a ogni formazione, poi però la realtà è diversa, al di là del fatto che il giudizio sulla musica è sempre soggettivo.

E SE GIOCASSIMO A CARTE SCOPERTE?

Sarebbe bellissimo giocare tutti a carte scoperte quando parliamo di musica. Di fan in grado di apprezzare allo stesso modo gli artisti di ogni livello, da quello sconosciuto dell’underground al gruppo di culto dell’elitista, dal gruppo arrivato e di tendenza al grande nome ormai mainstream, io ne conosco pochissimi. Il metal fan ideale dovrebbe riuscire ad aderire contemporanemante a tutte le quattro categorie poc’anzi descritte e senza nemmeno avvertire quelle sottili linee di confine o muraglie cinesi che le separano tra di loro. Ma anche tra i fan più disponibili, c’è sempre una preferenza (anche se sottaciuta), una simpatia, una passione a cui spesso noi metallari accompagnamo una teoria (a volte bislacca) per cui “il gruppo A è meglio del gruppo B”.

Ogni metallaro ha la proprie teorie, dai postulati sulla decadenza del metal dopo un certo anno all’intolleranza per le voci harsh o troppo pulite, dall’orticaria che viene ad ascoltare produzioni più leccate di un disco pop alla convinzione che un sound, più o meno grezzo, tecnico o fantasioso sia automaticamente preferibile su vasta scala. Per ogni band c’è quasi sempre una fase di maggiore creatività che viene seguita da una di “mantenimento” della fanbase e di riproposizione, più o meno ispirata (di solito “meno”) dello stile sonoro che ha portato il gruppo al successo.

IL RICHIAMO ALL’ONESTA’ IN UN MONDO DI DISONESTI

Quello che manca tra gli appassionati e anche fra molti addetti ai lavori, oltre alla curiosità (la pigrizia intellettuale che colpisce la massa è quasi insormontabile) è un po’ più di onestà, quella che consentirebbe probabilmente di sostenere discussioni sul metal molto più interessanti e prive di ogni preconcetto e convinzione che la propria prospettiva sia la migliore o addirittura l’unica degna di nota. Una visione della musica meno accecata dalle proprie teorie probabilmente consentirebbe pure a qualche band di valore un ulteriore salto in avanti, perchè i grandi nomi finiscono per fagocitare l’unico mercato in grado di fare davvero la differenza (a parte quello del merchandising) e cioè quello della musica dal vivo.

Ma voi ve li immaginate i metallari dei grandi nomi ad ammettere che i loro vecchi eroi siano ormai quasi tutti un po’ imbolsiti? Forse non è il caso di tornare a vedere un film alla Star Wars ben sapendo che la produzione sarà pensata per non scontentare nessuno e che quindi, senza prendersi alcun rischio, finirà, sotto sotto, per scontentare in molti. Ci pensate ogni tanto al fatto che la stragrande maggioranza della gente non ha mai visto un capolavoro come Underground di Kusturica? Meditate gente, meditate…

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