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The Shiver, il brivido italiano! – Intervista a Federica “Faith”!

shiver

Eccomi, in ritardo come sempre, a presentarvi un gruppo molto particolare che, pur non essendo la solita band definibile semplicemente “Metal”, ha saputo stupirmi e affascinarmi come raramente mi capita. Sto parlando dei viterbesi The Shiver, che si destreggiano in sonorità goth/dark/metal e che hanno all’attivo parecchi anni di carriera, tournee internazionali, collaborazioni importanti e alcuni interessanti lavori discografici.

Ho avuto l’occasione di fare quattro chiacchiere con la gentilissima Federica “Faith” Sciamanna, cantante della band, che pazientemente ha risposto alle mie domande!

Ciao Federica, benvenuta! Aiutami a dare ai lettori di Sdangher un’idea concreta del sound raffinato e darkeggiante proposto dai The Shiver. Tu come presenteresti il progetto?

Il progetto nasce nel 2006, dall’incontro con Finch (drums). L’obiettivo comune già al tempo era suonare live tantissimo e comporre musica inedita che ci portasse a viaggiare, a conoscere tante situazioni diverse, a esplorare il mondo. Attualmente la band sta lavorando al quinto album, ha effettuato davvero innumerevoli tour soprattutto in giro per l’Europa, suonando su palchi piccoli in locali underground oppure davanti a 3000 persone.

Posso chiederti il significato e l’origine del nome della band?

Finch entró in una vecchia line up che si chiamava in un altro modo, quindi per marcare l’inizio di un cambiamento decidemmo di cambiare nome. Volevamo qualcosa di corto e d’impatto. “Shiver” vuol dire brivido, di freddo ma anche di emozione: perfetto! E poi ha un che di ‘80s…

Siete spesso in tour all’estero. Ecco, come vedi la situazione di una band italiana oltre i confini della nazione?

Diciamo che ormai davvero tutto il mondo è raggiungibilissimo e siamo interconnessi con qualsiasi altra realtà europea o americana (soprattutto). A noi italiani piace tanto il lamento, ma non ci rendiamo conto che la nostra cultura ci fornisce delle armi molto più efficaci rispetto a un musicista straniero: a parte l’essere molto espressivi e passionali in tutto quello che facciamo (e fuori lo notano un sacco, in modo positivo) noi sappiamo essere dinamici, non perderci d’animo ed arrangiarci in ogni situazione.

Certo, il vero problema è che in Italia mancano davvero i soldi, parlo proprio di redditi personali, che se messi a confronto con quelli di un residente in un’altra nazione ti vien voglia di piangere. Ma va beh dai, noi abbiamo il cibo buono, il caffè e la Toscana, accontentiamoci.

So che siete tornati da poco da una tournee con i The Rasmus, com’è andata e come vi ha accolto il pubblico? Un amico che vi ha visto ad Hameln in Germania dice che siete stati grandi, ho sentito pareri molto positivi dal pubblico, com’è stata questa esperienza dalla vostra parte del palco?

Allora, l’esperienza con i The Rasmus è stata nuova. Abituati a un pubblico metal/alternative, i bagni di folla mainstream sono una cosa strana. Il fan di questo tipo, paradossalmente, si abbandona alla tua musica, ti segue, si lascia emozionare totalmente e si affeziona un casino. Esperienza stupenda. Tra l’altro, palchi enormi, produzione spettacolare. Per quanto riguarda Hameln: festival bellissimo, tutto a tema pagan/folk/goth! Adoooro! La produzione era attenta a ogni dettaglio e ci hanno trattati con tutti gli onori. Nonostante le 18 ore di viaggio, ci hanno talmente fatto sentire a casa che abbiamo suonato senza avvertire la stanchezza. Bello, bello, bello.

Puoi parlarci un po’ dei vostri vecchi dischi? Ascoltandoli oggi cosa ne pensi? Qual è il lavoro in studio che preferisci tra quelli che avete realizzato in questi anni?

La produzione di ogni disco mi ha dato talmente tanto e mi ha fatto così crescere come musicista che non saprei scegliere. Dal primo album registrato sul Lungarno a Firenze, ad A New Horizon, inciso nelle campagne pisane, con persone che mi hanno trasmesso tantissimo, The Darkest Hour, registrato dietro San Pietro a Roma, al recente Adeline, nel lontano Veneto… Sicuramente, una cosa super importante, è valutare sempre chi mette mano alla tua musica. Niente puó essere lasciato al caso o buttato lì. Tutto è importante al 100%.

Una cosa importante è sicuramente, in quel che faccio io, il livello tecnico di ogni musicista, ma soprattutto della voce. Sentendo A New Horizon a volte mi vien voglia di riregistrare tutti i cantati!

Una particolarità che ho sempre apprezzato molto del tuo cantato è la capacità di variare moltissimo l’uso che fai della voce. Sei in grado di passare dalle melodie di pezzi come una How Deep Is Your Heart, How Dirt Is Your Soul a prove decise e potenti come Miron Aku (per inciso uno dei pezzi che personalmente preferisco, con un’incredibile alternanza tra voce pulita e inserti growl)? Come definiresti il tuo stile canoro?

Musicalmente, mi sono trovata a cantare per esprimere delle melodie che tiravo giú, quindi un pó per caso, inizialmente. Quello che davvero mi piace è comporre usando qualsiasi strumento e qualsiasi rumore. Detto questo, a 15 anni sono passata dal rock/alt made in California al doom e black metal, per poi innamorarmi di tutto ció che è sperimentale, alternativo, estremo ed emozionante. Sicuramente cantanti come Robert Smith e Maynard J. Keenan sono stati un’ispirazione unica, ma poi già dai primi anni mi misi a studiare canto e musica, ed è stato come aprire una porta sull’infinito. La voce é uno strumento pericoloso: il più potente perchè oltre alla melodia porta delle parole, il più scontato, se non viene usato bene. La mia regola – come nella vita – è mai scendere a compromessi; nelle mie canzoni (e non parlo sono dei The Shiver ma davvero di ogni collaborazione dall’elettronica al folk) ho sempre cantato quello che volevo cantare.

Voi avete suonato con moltissime band, quali esperienze ti hanno lasciato qualcosa in più? Chi ricorderai sempre nel bene (e nel male, in caso ci siano stai episodi spiacevoli)?

Con le band “big”, sempre episodi piacevolissimi: chi è un professionista è sempre “professionale”. Magari a volte è stra-simpatico, come i ragazzi dei Papa Roach, altre volte sono dei matti come i Misfits, altre volte ancora preferiscono mantenere una certa distanza come Tarja Turunen o il cantante dei The Rasmus, ma sono sempre perfetti, educati, serissimi.

Una band che adoro e che ho nel cuore sono i God Is An Astronaut con cui ho condiviso il palco in 3 diversi tour. Persone magnifiche: umili, disponibili. Geniali, impeccabili live.

E poi, va beh, c’è la mia band preferita, i Dead Letter Circus. Al momento siamo a lavoro con il cantante come produttore sui nostri nuovo brani, e questa cosa per me è ancora incredibile.

Note negative solo dalle band farlocche che si credono delle star, e soprattutto, solo una volta. Noi siamo dei matti, super compagnoni in tour, amici con tutti. Brutto trovarsi a suonare con qualcuno che si sente molto in inferiorità rispetto a te e che per questo pianta grane su ogni dettaglio inutile. Ma pazienza, non ricordo più neanche come si chiamano.

Quali progetti avete per il prossimo futuro con The Shiver? So che tu hai anche una tua attività, sempre in ambito musicale, vuoi parlarcene?

La stesura del nuovo lavoro sta richiedendo più tempo del previsto, per la prima volta non sto componendo da sola ma con tutti i miei compagni di band, e ovviamente tra gli impegni di tutti… ci si mette di più. Ma ci siamo quasi. Poi ci sará una nuova revisione del produttore (aiuto!) e poi via verso la sessione in studio.

Nel frattempo, nel 2019, ho scritto un album con la mia cara “vecchia” band metal “The Way Of Purity”, un progetto deathcore con in mezzo musicisti geniali, tutto in difesa degli animali. Il nuovo disco uscirà il 10 Gennaio 2020.

Sto producendo il primo disco della band marchigiana “Heich” insieme ai brillanti musicisti del progetto (musica folk/irish). La scorsa estate abbiamo fatto molte date live e ci siamo divertiti da morire!

E soprattutto… il mio disco solista è quasi pronto. È un progetto tutto elettronico che volevo realizzare da anni, e che ha potuto prender vita grazie al discografico C. Bellotti, che ringrazio infinitamente, e al producer M. Chiereghin (pazzesco). Video e foto sono al momento curati da Winterlight Studio, realtà della Tuscia ma di altissima qualità e dal gusto raffinatissimo. Il via alle riprese del primo videoclip è il 2 Gennaio prossimo…

Oltre e sopra tutto questo c’è Backstage Academy, il brand di strutture musicali che abbiamo creato io e Finch. 8 anni fa fondavamo la prima struttura (salaprove, scuola di musica e recording studio) in una realtà buia come quella viterbese, a oggi ci sono 7 venues, di cui 2 con ampio spazio eventi e concerti (una è a Viterbo!) e molte altre arriveranno. Grazie al modo di lavorare dinamico e moderno, e alla qualità che offriamo, il numero delle strutture sta crescendo. Per ora siamo su Italia e Spagna ma chi lo sa che non arriverà qualche altro paese europeo?

Adeline è stato un ottimo disco a mio parere, curato e complesso, ci dici qualcosa sulla sua genesi? Come è stato comporlo? Come lo ha accolto il pubblico in Europa e in Italia? Tra l’altro credo abbia una delle copertine più belle che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni… eccola qui!

Grazie! Ho composto Adeline di getto e nel modo più diretto possibile, pensandolo suonato live con due chitarre, proprio come nel disco.

In questo momento storico alcuni amici si aspettavano più sperimentazione, ma a me piaceva da morire così, ogni singolo pezzo, ogni racconto narrato in ogni track (parlano di miti e leggende raccolte in giro per il mondo). Di solito chi ha il mio stesso background – pieno di alternative melodico, The Cure, APC, Deftones etc etc lo adora. Di sicuro, dopo il secondo ascolto ti ritrovi a canticchiarlo… è una cosa delle melodie che scrivo… earworms!

Quali pezzi consideri i cavalli di battaglia della band? Quali sono le vostre canzoni che ami di più suonare live?

Ogni fan ha le sue preferite, ma sono davvero disparate! Credo che quella che tutti apprezzano di più sia Oceanhttps://youtu.be/hFKEIcKky98 ). Qui la produzione di Vincenzo Mario Cristi (Vanilla Sky) ha fatto la differenza, dando a tutto l’album The Darkest Hour un sound unico. La mia preferita live invece è Pray 🙂 mi emoziona sempre tantissimo!

E con questo concludo! Un grazie di cuore a Federica, quindi, sperando di incontrarci presto live per vedere una delle performance dei The Shiver (che mi dicono essere davvero degne di nota!).

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