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La meteora di capodanno e le tante meteore del metal

Forse non lo sapete ma qui nella bassa modenese si è svolta da poco la caccia ai frammenti di quella meteora caduta vicino al fiume Secchia a capodanno. La rete Prisma del nord Italia – un sistema di telecamere in grado di avvistare i corpuscoli celesti e che consente agli scienziati di calcolarne la probabile zona di caduta – ha indirizzato gli studiosi, gli appassionati o i semplici curiosi (tra i quali me medesimo) verso l’argine del suddetto fiume. In realtà a dare “la stura” è stato ritrovamento di due frammenti da parte di un fortunello della zona che si trovava a passeggio con il cane. Dopo questo avvenimento un discreto numero di persone delle più disparate categorie si sono avvicendate nella zona, perlustrandola palmo a palmo.

Cazzo di Budda! Io ci speravo proprio! Desideravo fortemente trovare un pezzo ultra-gigante di quel sasso cosmico classificato come “condrite ordinaria” vecchio di quattro miliardi di anni!

Nella mia mente impressionabile mi ero già immaginato interviste, copertine di giornali ed esposizione mediatica che avrebbero solleticato, almeno per un po’, il mio ego bisognoso di approvazione! E invece…

La realtà sa essere spietata quando vuole! Che poi, il metal detector mi segnalava solo pezzi di latta sepolti da secoli – e manco una moneta antica di valore da poter vendere a caro prezzo dio astrofisico! E così, per non annoiarmi troppo ho iniziato a pensare a quanto fottutamente Metal possa essere una meteora che decide di schiantarsi nel bel mezzo del nulla padano.

E cosa mi torna in mente quando son li a vangare con il vanghetto pieghevole che si piega anche quando non dovrebbe? Prima di tutto che la terra è bassa e che è una ingiustizia immonda il fatto che si debba star li a provar di scavare mentre quell’altro che ha trovato i due pezzetti c’è inciampato  praticamente sopra. E poi – e questa è la parte divertente- che il tizio, a sprezzo dei consigli degli… esperti(?!), ha maneggiato il materiale cosmico a mani nude. Cosa mai potrebbe andar storto?

Naturalmente sogghigno pensando a “Creepshow” del 1982 e all’episodio che vede protagonista uno Stephen King contadino (Jordy Verrill) che si ritrova nel giardino un sasso cosmico di discrete dimensioni. Vedendo in ciò un segno del destino e pensando di guadagnarci sopra, decide di maneggiare a modo suo la pietra che lo “premierà” con esalazioni tossiche tramutandolo lentamente, ma inesorabilmente, in un organismo metà animale e metà vegetale.

ehm…

Al fortunello per ora non è successo nulla… Comunque dài! Le meteoriti rientrano di diritto nell’immaginario metal oltre che in quello degli apocalittici porta-sfiga tipo me. Insomma: sono robe pesanti piene di metalli che arrivano da mondi o dimensioni molto poco note, se non sconosciute. Si infiammano in volo e possono provocare potenziale morte e distruzione.

Tutto nella norma quindi. La cinematografia ha pescato a piene mani da una malaugurata eventualità come quella di un mega asteroide che impatta con la nostra terra prospettando scenari da quelli accennati prima con Creepshow, fino ad arrivare alla distruzione completa, o quasi, della razza umana. Deep Impact; Armageddon (e altri che non farò finta di conoscere perché non li conosco) sono i più visti film “catastrofistici” usciti in questi ultimi decenni. Immagino che anche nella serie di narrativa “Urania” e che pare viva un momento di rinascita almeno tra gli amanti delle letture “vintage”, ci siano innumerevoli racconti basati su questo cannovaccio. Ché poi, la fine di tutto è il “sum timere” di ogni uomo.

Immagino pure che ci siano state metal bands ispirate dall’argomento. Band che magari suonano o hanno suonato “astrophisical- interstellar-metal”!!

Va beh… Ma di meteoriti che si sono frantumate contro il suolo della dura realtà o che ci hanno talvolta sfiorato deliziandoci con la loro scia luminosa, il mondo della musica metal ne è pieno.

Nomi come Trees of Eternity, particolarmente sfortunati vista la sorte ingiusta capitata alla loro singer Aleah Starbridge, oppure come gli italianissimi Wonderland, e anche qui la sfiga ci ha messo lo zampino visto che nel 2016 il chitarrista Vic Mazzone lasciò troppo presto questo mondo, o ancora i Johnny Burning di Imola che nel 2008 parevano lanciatissimi verso un successo insperato visti i tempi (e che poi invece il successo non arrivò; arrivò invece l’inaspettato scioglimento).

Andando più indietro nei decenni- fine anni 90 inizio 2000 – arrivarono al secondo album i savonesi Projecto (presente anche il compianto Vic Mazzoni alla chitarra) nonostante la collaborazione con Underground Symphony e l’ottimo lotto di canzoni da loro prodotte.

Dalla Norvegia ricordo che sorsero i Kovenant  (all’inizio sono Covenant) dell’allora bassista dei Dimmu Borgir Nagash. Ricordo anche che il loro Nexus Polaris del 1998 ottenne buoni riscontri, complice anche il fatto che all’Lp collaborarono alla batteria Hellhammer, Sara Jezebel Deva la corista dei Cradle of Filth e Sverd tastierista degli Arcturus.

Anche gli Arcturus parevano mirare alle stelle con un paio di buoni album. Se si escludono sporadiche apparizioni live o news che rimbalzano da un sito web a una rivista di settore (comunque fecero uscire Arcturian nel 2015), poco altro si sa di loro o dei Kovenant.

In terra italica le meteore metallare ce ne sono un sacco, anche di notevolissimo valore e che hanno pure inciso più di un album ma che, volenti o nolenti, hanno dovuto centellinare le apparizioni live, esattamente come la stella cometa che arriva una volta l’anno: Rosae Crucis; Doomsword;  Thunderstorm

Delle vere e proprie meteore che andrebbero dissotterrate e riportate alla luce. Tra l’altro non è così faticoso farlo. Basta una buona connessione internet e nessun vanghetto di merda che si piega quando non dovrebbe.

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