Editoriali

Essere artista metal oggi – La maledizione delle grandi ombre

“Decenni di pregiudizi e disinformazione hanno messo in cattiva luce
Il fenomeno metallaro presso il grosso pubblico
Troppo spesso il metallaro, colpito da questa bizzarra quanto innocua patologia
Ha sofferto dell’ostilità dei conoscenti
Quanto del discredito che certa cattiva stampa ha gettato sul simpatico capellone
(Acconciatura una volta abbastanza diffusa presso certe popolazioni)
Ecco che Max e gli Sdangheri dicono “basta” a questa criminalizzazione
E si propongono come ideali continuatori di un’usanza:
Il songwriting metal!”

No, non abbiamo solo voglia di giocare con uno dei testi più divertenti degli Elio e le storie tese ma l’intento di questa riflessione è chiarire un punto fondamentale ma spesso ignorato anche dai più illuminati giornalisti del settore. Al metallaro di oggi, a meno che non abbia i capelli tinti e un passato di un certo successo negli “anni belli” della nostra musica preferita, si chiedono cose alle quali non si pensava nemmeno “una volta”. Basta leggere tre delle critiche più diffuse rivolte di solito agli artisti metal contemporanei:

1) Non inventano nulla. Pensate che sia facile inventare qualcosa in uno stile/sottogenere musicale che ha già visto la creazione di album che si avvicinano alla perfezione assoluta e che il passare del tempo ha reso capolavori inattaccabili?  E soprattutto, e se uno volesse suonare un certo genere come l’ha conosciuto e amato? Perchè puoi ancora scrivere un giallo, girare un thriller, portare a teatro una commedia e nessuno ti caga il cazzo ma se decidi di scrivere un disco di heavy metal avrai questi saccenti che ti guardano subito dall’alto verso il basso giudicandoti dopo due minuti della prima traccia?

2) Sono cambiati. Sei un metallaro “evoluto”, il cambiamento non ti spaventa, lo brami, fa parte di te, l’evoluzione è cambiamento, ma chi ascolta e giudica è un vecchio metallaro. E il vecchio metallaro, di solito, ragiona così: Cambi=Sei una merda – ma non solo – Sei ambizioso=te la tiri – ma non solo – Ti ammorbidisci=Commerciale! Venduto! Ora, io capisco tutto, ma ditemi l’ultima ballata hard & heavy che ha fatto i soldi, I Don’t Want To Miss A Thing degli Aerosmith ha più di vent’anni, per dire… Il metallaro di oggi, tendenzialmente, non fa che chiedere sempre più violenza sonora ed estremismo, che rispecchiano pure un po’ l’andamento della società. Poi, spesso, molti cambiamenti ed evoluzioni musicali portano la musica a divenire più intricata e per nulla accessibile (il prog metal è tornato un genere di nicchia se si escludono pochi nomi), ma l’old schooler non perdona. Se esci dai suoi confini ti tratta come se fossi una “presenza sgradita” nella scena metal di cui, per lui/lei, non fai più parte.

3) I riff, le linee vocali e le parti ritmiche ricordano alcuni gruppi storici. Ci rendiamo conto che siamo nel 2020? Pensate che sia così semplice tirar fuori riff originali, linee vocali non scontate, pattern di batteria geniali o bridge mai sentiti prima? Signore e signori, “I got news for you”, le note quelle sono. Perchè il symphonic metal sta andando forte? Uno dei motivi è che farcisce una musica spesso per nulla originale di suoni e immagini (tette e culi contano, guardate quanti like ricevono su fb, sembra quasi che parlino, come diceva Tinto Brass). Questi suoni e immagini distraggono l’orecchio dalla constatazione dell’inevitabile: è quasi sempre la solita roba (l’amico Francesco Ceccamea che è più caustico di me direbbe “fuffa”). E’ quasi impossibile anche solo immaginare di avvicinarsi a un Tony Iommi adesso, personalmente farei la firma per ascoltare un nuovo Garry Jennings o un Jus Oborn e ho citato il doom che è uno dei sottogeneri più ispirati e ricchi di fermento negli ultimi anni.

L’ARTE DELL’ARRANGIARSI “IN MUSICA”

Soffermandomi ancora per un minuto sulla figura fondamentale del chitarrista, invito ogni gruppo a riscoprire l’importanza di una componente fondamentale del songwriting di un gruppo metal, una parte del lavoro di un musicista di importanza capitale: l’arte dell’arrangiamento. Prendete per es. il talentuosissimo Chewy dei Voivod, per chi scrive uno dei “rimpiazzi” più efficaci della storia del metal. Il nostro non è “solo” un ottimo chitarrista ma è anche una sorta di architetto della struttura metallica, un “direttore d’orchestra” della band. I Voivod sono formati da tre musicisti e un vocalist unico ma sembrano almeno in cinque, e nemmeno di questo mondo.

ALL’OMBRA DEI TITANI

Tornando all’argomento principale, il gruppo metal che si avventura in una nuova produzione di studio in questo periodo storico, agisce immancabilmente all’ombra dei nomi tutelari del genere suonato, dei veri e propri Titani, un po’ il ruolo rivestito dai Judas Priest per gli affidabili Primal Fear.

Se suoni un epic doom metal di squisita fattura ma reminiscente dei Candlemass sarai marchiato a vita a meno che tu non abbia il coraggio di uscire dal seminato di un sentiero che comunque, se coltivato con cura, è ancora molto fertile nell’underground. Chi è in grado di farlo, come gli Avatarium per es., potrà provare a proporre qualcosa di più “relativamente” originale (chi mastica di rock anni ’70 sa) e di conseguenza non puntare più sull’usato sicuro di uno stile sonoro amato. Come il thrash metal alla Slayer, gli ellenici Suicidal Angels l’hanno abbracciato puntando sulle solide certezze, gli Airbourne vivono con il santino di Malcolm e Angus Young mentre i divertenti Gruesome, rispetto a tante altre band fotocopia, almeno ammettono che il loro intento è tener vivo lo stile musicale di Chuck Schuldiner e dei suoi Death.

LA VERA ETA’ DELLA PIETRA

In conclusione, se resti fedele al tuo grande amore, qualcuno riderà di te, se cambi sound, qualcuno ti offenderà o ti volterà le spalle e comunque vada, scriverai e suonerai note o progressioni melodiche già usate nel 99,9% dei casi.

Tu sei buono e ti tirano le pietre .
Sei cattivo e ti tirano le pietre .
Qualunque cosa fai,
Dovunque te ne vai,
Tu sempre pietre in faccia prenderai.

IL CONSIGLIO DI SDANGHER: NON SEGUIRE CONSIGLI!

 

E allora fottitene di tutto, suona quello che ti pare e piace concentrandoti magari su elementi sottovalutati come l’arrangiamento (di cui abbiamo già parlato), l’interpretazione vocale e il messaggio che vuoi comunicare con i testi. Perchè, pensando a Warrel Dane (maestro dell’interpretazione, e con una timbrica unica), in molti siamo ancora assaliti dal magone? Perchè quando un artista di talento decide di aprire il suo cuore, di farci partecipi di tutte le sue fragilità, di metterci a disposizione un ingresso per un viaggio guidato nel suo abisso di dolore (sincero e per nulla costruito) allora state certi che arriverà al cuore dell’ascoltatore l’unica chiave in grado di scardinare qualsiasi critica e preconcetto:

“Capire tu non puoi. Tu chiamale, se vuoi, emozioni.”

Il metal può ancora colpire il bersaglio anche se, per molti, nel 2020 è diventato come un pensionato che ha perso la memoria a breve termine ma ricorda tutto di quando era un giovane, selvaggio metallaro. In bocca al lupo a chi scrive e suona musica heavy oggi per l’incontentabile audience/critica contemporanea, questo sound merita di continuare a vivere ed emozionare, anche se quelle grandi ombre dei Titani del passato forse non se ne andranno mai. Ma forse ci fanno compagnia.

Ci fanno compagnia certe lettere d’amore… fermatemi!!!!!

“Essere metallaro oggi non più cagacazzo
bensì dolce black metaller che se ne sbatte il cazzo
dei suoi figli (di Satana) e del ciclo mensile di lei
che stasera suonano i Gorgoroth e tanto non ci sarei!

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