Interviste Sdanghere

Intervista ad Animae dei Darkend: “Dove tu vedi prigioni inespugnabili io vedo sconfinati spazi aperti!”

Nelle tante peregrinazioni selvagge di Sdangher, Padrecavallo ha deciso di fare infine una visitina ad Animae, frontman dei Darkend. Si tratta di uno dei performer e delle personalità artistiche più intriganti della scena italiana. Abbiamo parlato di tante cose: Buono Legnani, Charles Manson, l’arte e il fonema, il cazzo di mia cugina, i vecchi film della Hammer e diverse altre robette molto sfiziose. Alla fine è venuto fuori un bel confronto senza peli sulla lingua che non fossero giustificati dall’amore per qualcuno o per il sesso orale in generale. E qui torna mia cugina. Buona lettura, neh?

1 – Intanto complimenti per The Three GhoulsBuriedatGolgotha, brano che apre il vostro ultimo disco e che mi ha ricordato le migliori prove dei Cradle Of Filth. L’idea di tre divoratori di morti sepolti sul monte dove è crocifisso Gesù è in sé un’idea potente che spinge la mente a creare un horror film cazzutissimo. E devo ammettere che la parte centrale, quando la batteria smette di tirare veloce, le chitarre tacciono e resta una sorta di respiro corale fatto di ugole disumane, fruscii innaturali sotto una ritmica squadrata che avanza verso lo sprofondo di una tomba millenaria, piena di incubi terribili, lamentazioni dannate e urla lascive, beh io ti confesso che ho avuto paura. Mi sono guardato alle spalle. Paura e un senso di pudore “mariano” di chi capisce di avverte uno spiffero infernale proprio sulla noce del capocollo!

Ti ringrazio per le parole di apprezzamento. Sono felice di constatare il tuo cogliere, in prima battuta, uno degli elementi principali che da sempre mi prefiggo di instillare in quello che facciamo: la suggestione, il “suggerire nel profondo” (come etimologicamente vuole la parola stessa) immagini ed emozioni che assumano visi e forme differenti a seconda di quella che è la sensibilità e la forma mentis dell’ascoltatore. Credo sia un qualcosa di molto potente, il generare attraverso suoni, immagini e parole un mondo, un sentire interiore che “non è di per sé  proprio” di quei suoni, di quelle immagini e di quelle parole.  È come se l’Arte fungesse da utero, da vaso di Pandora. Il contenitore di un’energia primordiale capace di prendere vita propria e di staccarsi lentamente da ciò che l’ha creata. In onore di quello che tu sei, in base a quello che tu scegli di vedere. Visioni, per l’appunto. La stessa idea di “noce del capocollo” da te citata è esplicativa di quanto detto fin’ora:  Lino Banfi traghettato su nere spiagge che odorano di Morte e di esalazioni sulfuree, chi l’avrebbe mai immaginato? Eppure adesso è, in un qualche modo, reale. Eccoci qua.

Beh, in effetti, Lino Banfi e il male si erano già incontrati, ora che ci penso…

2 – I Ghouls si trovino sotto le viscere del Golgotha proprio la notte stessa della crocefissione. In pratica il brano sembra muovere una domanda incredibilmente fica, quasi geniale: e se Gesù, durante i suoi tre giorni di sepoltura prima della resurrezione fosse finito nelle grinfie di tre divoratori di corpi? Fantastico, no?

Continuo a notare con piacere come il tuo immaginare, il tuo interpretare sia molto “lontano” dalle suggestioni e dai sentimenti che hanno portato alla creazione del brano, pur essendo, al tempo stesso, completamente adeguato e coerente. A rischio di ripetermi, credo sia proprio queste una delle intrinseche bellezze dell’Arte. Uno dei suoi più grandi poteri. L’idea di creare qualcosa per uno scopo e far sì che chi ne usufruisce veda al suo interno un caleidoscopio di ombre e colori completamente diverso. Entrando un poco di più nello specifico: dove tu vedi un racconto horror, io vedo un allegoria spirituale che rimanda a un preciso rituale di Morte e Resurrezione; dove tu vedi Gesù preda dei divoratori di cadaveri, io vedo la Bellezza e la Purezza mutilate da artigli fatti di crudele giudizio e superficiale dogmatismo; dove tu vedi il sottosuolo, io vedo un cielo plumbeo tinto di martirio, di ferocia,  di tenerezza.  E così via, potremmo andare avanti a lungo.  Però devo ammetterlo, l’idea dei tre giorni di sepoltura connessi ai tre Ghouls è davvero bella. Vuoi vedere che qui il genio sei tu e non io?

2 – Quello che però mi domando spesso è cosa centri il senso di malinconia che affiora con la musica, in un contesto così bieco e malsano come il cuore nero e purulento di tre ghoul. Eppure, ma lo riscontro anche nei COF da sempre, c’è una specie di resa alla tristezza, che finché si parla di vampiri, la cosa di per sé può starci. Qui però, specie nella ripresa del pezzo io avverto più le demoniache presenze blasfeme e porcellone dei Dimmu Borgir…

In realtà il collegamento non risulta così complicato, se prendiamo in considerazione il rituale di Morte e Resurrezione citato in precedenza e attribuiamo al suo esistere il valore di sorgente creativa e di spina dorsale dell’intera composizione. A prescindere da quelle che possono essere le mie o le tue credenze relative al concetto di “morte” (intesa non solo come trapasso ma anche come “cambiamento”), credo sia indubbio che ad essa si accompagni un naturale senso di perdita, sia per chi rimane, sia per chi “abbandona”. Ed è a questo senso di perdita che si riallaccia la malinconia da te percepita: il gettare lo sguardo su ciò che non è più e lo sfiorare le pareti dell’ignoto, quale che sia la valenza del cambiamento avvenuto. Personalmente, io vedo un’intrinseca Bellezza in tutto questo: nello struggersi del lutto, nel coraggio e nella forza che germogliano dai semi della morte stessa, nel riemergere da suoli cimiteriali in tutta la propria sacra grandezza. Può essere che tu abbia colto queste sfumature, nella parte finale dell’opera… semplicemente, ci riferiamo a esse con parole diverse.

3 – I Cradle misero in scena dei succhiasangue impenitenti. Non il Dracula di Coppola, per capirci, ma quelli della Hammer di Twins Of Evil o Vampire Circus, (nello specifico il conte Karnstein impersonato da Damien Thomas e il malvagissimo Conte Mittherouse interpretato da Robert Tayman… Sembro colto in fatto di horror ma mi sto aiutando con wikipedia come una merda). Comunque, la domanda è, chi impersona Animae? Una creatura della notte condannata al peccato e la perdizione ma romanticamente desiderosa di un amore e di salvezza, o un pezzo di cacca delle tenebre che divorerebbe bambini caldi per colazione se questo gli potesse garantire un posto alla destra di Satanasso?

Non impersono nessuno, sono semplicemente me stesso: sul palco e fuori dal palco. Gli oggetti di scena che utilizzo sono accuratamente scelti al fine di creare un “tempio sacro” (o “zona di condivisione”) in cui le nostre individualità possano fondersi  per veicolare un intento comune; Il face painting è un traghettatore e un catalizzatore: porta all’esterno sfumature dell’abisso interiore e al tempo stesso richiama all’interno, tramite una precisa simbologia, quelle energie necessarie a nutrire e a innalzare quello che facciamo. Non c’è “una recitazione” dietro, se è quello che intendi, piuttosto un’impellente necessità espressiva, vera e sincera. Buttare fuori, creare e ricevere… una sorta di catarsi a doppio senso.

4 – I Dimmu Borgir di Death Cult Armageddon, uniti ai Satyricon più “dritto pe’ dritto” di The Age Of Nero mi sembrano gli ingredienti stilistici di Scorpio Astrea High Coronation, altro pezzo che immagino dal vivo faccia bagnare… le ascelle a più di un metallaro. Però nota le fonti rilevate: Dimmu e Satirycon. Metal + Metal. Non credi che il metallo andrebbe usato come il pane e quindi necessiti di companatico estraneo alla sua natura glucidica? Io sento che i Darkend abbiano formato la propria carcassa lungo le gradinate sperimentali e irrequiete degli anni 90. E a quel tempo non c’era solo metal nei dischi. C’era quello più qualcosa di estraneo al metal. Avvenne una sorta di “traduzione” di altre specie di musica per un pubblico metallico. Eppure oggi sembra che queste commistioni siano praticamente ingerite dalle band come fossero amminoacidi proteici e non vere fette di prosciutto infilate in una cicciosa focaccia. Mi sbaglio, capo?

Capisco perfettamente quel che intendi, discepolo, ed è un qualcosa contro il quale, a livello artistico, mi scontro quotidianamente da diverso tempo. Credo che sia in Spiritual Resonance (2016) che nell’ultimo The Canticle Of Shadows possa percepirsi un’intenzione di spingersi oltre, ma si tratta di una sfumatura che rimane ancora, appunto, solo un’intenzione: un qualcosa di sotterraneo e di non semplice individuazione. Sto cercando una strada che porti la nostra Arte a essere ammantata da un’aura davvero antica, arcana, capace si incanalare il respiro dei secoli e la polvere del silenzio. Ma non voglio che si tratti di un qualcosa di artefatto, il mio obiettivo non è descrivere… il mio obiettivo è suscitare sensazioni che rimandino direttamente a un determinato modo di percepire le cose. Il mio obiettivo è che avvenga esattamente quello che mi hai descritto tu a inizio intervista, relativamente allo stralcio intermedio di The Three Ghouls Buried At Golgotha, ma voglio che questo avvenga per un intero disco, non solo per qualche secondo. È un processo non semplice ma in costante divenire, un processo che spero di affinare sempre più, strada facendo. E come dici tu, anch’io sono convinto che per raggiungere un tale obiettivo si debba attingere a un qualcosa che giace al di fuori dal metal, assolutamente. Che si tratti di musica sacra, dark wave, canti liturgici, sperimentazione vocale… i sentieri sono molteplici, vedremo quanto oltre mi porterà, il Tempo.

4 – Nel finale di Scorpio Aestrea Coronation ci sono le mosche e la voce di un uomo che ripete la famigerata frase di Charles “Tex” Watson. “Io sono il diavolo e vengo a fare il lavoro del diavolo”. Piazzando un riferimento così specifico ho l’impressione che trasformiate l’intero brano, dal punto di vista delle liriche, in una specie di ode malata a Sharon Tate. Questo ci ho letto io. “Quindi bevi questo male, vergine del cielo oscuro” come dopo ancora, quando canti: “Lo specchio infranto dell’innocenza”… Sembra Tex in prima persona che compone una poesia incentrata sulla propria rabbia omicida (“Per la lama che giace sepolta nella mia carne e tutte le cicatrici che ci sono nel mezzo!”) e sulla fragile purezza contro cui aveva riversato tutto il desiderio di liberazione mediato dalle parole di un falso profeta, che poi sarebbe Manson, sai quando dici: “Sii il Figlio ribelle di foreste e montagne”. E il rimando a Sharon pare suggerito anche da “Ma il bambino che si sveglia del baratro più occulto, con il sangue di una cacciatrice (Sadie Atkins) che attraversa la vena cava e il lupo, lo scorpione, il serpente che crescono e noi”. Cazzo, sembra un misto di sciamanesimo fricchettone, poesia esistenzialista e macelleria. Cielo Drive a palla, no?

Di nuovo, lo splendore dell’Arte che si stacca dal suo creatore e prende vita propria. Ho letto la tua domanda tre volte: al primo passaggio sono rimasto a bocca aperta, al secondo ho sorriso, al terzo mi sono detto “nell’interpretare i miei testi è più lucido lui di me, nonostante quelle parole le abbia scritte io”. Ora, al fine di non “spezzare l’incantesimo” dell’immedesimazione individuale non voglio svelarti troppo relativamente al significato che do io al testo di Scorpio Aestrea Coronation, ti dico solo che è una delle liriche più intime (una sorta di “mappa spirituale”) che io abbia mai scritto, che non ha nulla a che fare con fatti di cronaca presenti o passati e che l’immagine di Charles Watson, fino a questo momento, non mi è mai neppure passata per l’anticamera del cervello, nemmeno al momento di scegliere il sample vocale che senti alla fine del brano.

5 – Fantastico, allora! E in ogni caso, c’entri o meno, vorrei sapere cosa ne pensi di Charles Manson. Sei tra quelli che lo vedono come un povero pazzo manipolato dal potere e trasformato (con una certa connivenza) in un “demonio per le masse” o è stato anche un filosofo, a modo suo? Un uomo dal grande potenziale rivoluzionario che il mondo capitalista ridusse a una larva da prigione?

Credo che Manson sia un bagliore d’ombra o, come suggerisce la figura retorica che ho appena usato, tutto e il contrario di tutto. Quel famigerato, agghiacciante “I am nobody” pronunciato in una delle sue interviste dice su di lui molto più di quanto possa dire a riguardo un qualsiasi tentativo di interpretazione e di speculazione socio-morale. Ascolta di nuovo quelle parole, chiudi gli occhi e forse vedrai quello che vedo io: un buco nero in carne e ossa, custode di energie insondabili, contrastanti e inavvicinabili dall’uomo.

6 – Sono d’accordo con te su Charlie. With Everburning Sulphur Unconsumed mi ha fatto invece pensare ai Death SS dell’ultima fase modernista, prima dello scioglimento. Ti piacciono dischi come Humanomalies?

Mi piacciono tutti i dischi dei Death SS, Panic e Do What Thou Wilt (anche questi appartenenti alla fase modernista) sono tra i miei preferiti della loro intera produzione e trovo lo stesso Humanomalies molto bello, seppur non mi senta di annoverarlo tra i capolavori. Io in With Everburning Sulphur Unconsumed ci sento i The Cure di Pornography e i Celtic Frost di To Mega Therion, devo dire che mi piace come le nostre percezioni siano costantemente disallineate.

7 – “Guardati intorno, prete. Sei dentro la tua bara”. Qualcuno dice questa frase all’inizio del brano Vessel Underneath. Poi nel ritornello c’è questa lingua strana: Hera sereth hekete – Hekete shimeth hekete sohar. Che roba è? Yiddish? Anche in Everburning… a un certo punto sembri usare parole dall’assonanza simile, sbaglio?

Non sbagli, quella “lingua” compare anche in Everburning Sulphur Unconsumed e, per brevi stralci, in Hereafter, Somewhere e in The Seven Spectres Haunting Gethsemane. Il virgolettato non è casuale: più che di una lingua, si tratta di un sistema fonetico da me creato e che utilizzo quando “le parole non mi bastano” per evocare e ricreare determinate sensazioni interiori. Gran parte delle mie liriche sono costruite al fine di riportare in vita, a ogni ascolto e a ogni esibizione, precise visioni e precise emozioni, in un processo che oscilla costantemente tra l’esorcismo e l’elevazione spirituale. Ed è un obiettivo che riesco a raggiungere non solo tramite il significato delle parole utilizzate, quanto piuttosto dalla combinazione tra il loro significato e il loro suono. Alle volte accade che determinati concetti non possano essere descritti tramite lessemi che non siano intimamente miei, altre volte accade che un certo sentire necessiti di suoni che, a livello concreto non esistono in quelle lingue a me conosciute. Da qui, il sistema fonetico di cui ti ho parlato: dotato di una logica ben definita e di un sistema di decifrazione codificato che, almeno al momento, preferisco rimanga solo mio.

 

8 – A proposito di linguaggi che ci appartengono, ho sempre visto l’uso dell’Inglese come un punto debole per il metal italiano. Voi fate un buonissimo lavoro ma non riesco a smettere di pensare a cosa verrebbe fuori di meraviglioso se tu Animae lasciassi perdere gli “wanageno” e cantassi nella tua lingua madre. Il linguaggio produrrebbe una impostazione differente che aiuterebbe la tua voce a “morfizzarsi” in altro modo rispetto a Dani Filth, a cui sovente finisci per somigliare, magari in modo inevitabile e spontaneo. Scrivi dei testi stupendi in una lingua non tua. Stai praticamente andando a 180 km orari in terza, secondo me. Tu sei emiliano, la lingua di Buono Legnani. Cazzo, pensa che suggestione da paura ascoltarti bofonchiare di lamie e di catarro adamitico o cose del genere nell’idioma gongolante di Guccini e di Leonarda Cianciulli… Oh, che poi la Cianciulli voi la omaggiate nel vostro primo disco, intitolato Assassine con un super-pezzo filthianissimo: A Bizarre Alchemical Practice, dove non a caso c’è pure una parte del testo in italiano. Ecco, quando inizi a declamare “un vacuo silenzio s’innalza tra i fumi…” sei di una potenza enorme, cazzo!

Ti ringrazio nuovamente per le belle parole. Anche in questo caso, il discorso si ricollega direttamente a quanto detto in precedenza: mi viene molto spontaneo scegliere di volta in volta la lingua da utilizzare in base alla combinazione di suono e significato. Può così accadere che alcuni pezzi (come Il Velo Delle Ombre dal precedente The Canticle Of Shadows) siano cantati quasi totalmente in italiano, che altri prevedano l’utilizzo del francese e del latino (Her Majesty Ogress e Perinde Ac Cadaver da Assassine, piuttosto che Clavicula Salomonis ancora da The Canticle Of Shadows). Si tratta di una scelta che avviene molto spesso in maniera istintiva, in base a quei canoni di necessità espressiva sopra descritti: per Spiritual Resonance ho semplicemente trovato molto naturale utilizzare l’inglese (che sento comunque, per motivi personali, particolarmente vicino alla mia natura) e il sistema fonetico della domanda precedente come principali riferimenti linguistici. Però capisco cosa intendi, e ti dirò, la tua riflessione mi fa pensare… l’italiano è un idioma ricchissimo e dalle infinite sfumature, ci sono diversi sentieri che potrei esplorare, qualora le trame del mio sentire lo consentissero. Che poi citandomi Buono Legnani hai praticamente già vinto: “c’è la sifilide, che naviga nella tempesta delle mie vene”! Ma lo sai che il sample di uno dei suoi deliri non è finito per un soffio tra le pieghe di Spiritual Resonance? Mi tornerai alla mente, quando verrà infine il tempo di utilizzarlo.

9 – Cazzo, sono felicissimo di questa cosa! Ma cambiamo registro immediatamente. La produzione non mi ha convinto molto. Capisco che nell’ambito estremo, specie quello più “blackettone” dei Darkend, non si debba tirar fuori chissà quali sonorità rifinite. Eppure trovo che il vero segreto di un buon album estremo sia proprio una produzione sapiente e meditata (Scott Barnes docet). Io alla sesta traccia di Spiritual Resonance ho un discreto ronzio alla testa. Mi sembra che tutto quello che ascolto, dalle aperture melodiche, le incursioni sonore atipiche (l’hammond) i condimenti elettronici e la tua voce gutturale, siano praticamente tutte schiacciate in una sola banda sonora che mi tartassa le meningi dal primo all’ultimo secondo. Non riesco a immergermi nelle maglie del sound perché ho l’impressione che siano così compatte da non riuscire a distinguerle. Non fraintendermi, stiamo parlando di una produzione sonora standard. Il metallaro “medioso” la apprezzerà senza dubbio. Io però vorrei qualcosa di più da un gruppo come il vostro. Vorrei che dettaste nuove regole e non che vi adagiaste su quello che “si fa in giro”. E so che di questi tempi permettersi un produttore e un ingegnere del suono sia fuori dalla portata di tutti. Eppure io trovo la vostra musica potenzialmente in grado di esprimere molte più sfaccettature di un qualsiasi gruppo black metal. E la brutalità, che questo tipo di produzione che avete scelto comunque favorisce ( l’abrasività, la cattiveria) sono solo alcune delle sponde emotive che il pubblico potrebbe trovare ascoltandovi.

Sì, capisco molto bene quel che intendi dire. Ci tengo a precisare come il lavoro svolto dai ragazzi dell’Audiocore Studio sia stato assolutamente professionale e coerente con la loro linea artistica: sappiamo da sempre quali sono i loro rifermenti sonori e, di conseguenza, la responsabilità di quello che è stato il risultato finale credo sia principalmente nostra. Detto questo, io sono personalmente soddisfatto della resa globale del disco, ma non ti nascondo come ci sia, anche all’interno della band, chi la pensa diversamente. E nonostante mi trovi ad ascoltare Spiritual Resonance con piacere, godendone della potenza e dell’abrasività, capisco (e per alcuni aspetti, concordo con) chi avrebbe preferito un suono più puro e una maggiore ambienza, un maggiore spazio fra le singole frequenze. Sicuramente, come dici tu, determinate sfumature e suggestioni che io stesso considero fondamentali per la nostra musica acquisterebbero un respiro e una vita di tutt’altro livello. È un qualcosa su cui dobbiamo lavorare per quel che riguarda le emanazioni future, guadagnare saggezza anche dal punto di vista “tecnico” e raggiungere un valido compromesso tra le molteplici sfaccettature di quella che è una proposta artistica sicuramente complessa. Non che si tratti di un percorso così semplice o immediato… tanto per rendere l’idea: un anno fa, proprio in questo periodo, mi trovavo a Bergen insieme a Gaahl (con cui saltuariamente collaboro in sede live) per ascoltare in anteprima Ghosts Invited dei Gaahl’s Wyrd

Un album che (indipendentemente dalla validità artistica) considero graziato da una produzione incredibile. Se hai ascoltato il disco sai di cosa parlo, si tratta di un suono così… ampio. Potente, definito ma al tempo stesso estremamente atmosferico, vivo. Il tipo di suono che nella mia testa collego da sempre alla proposta dei Darkend ma che, non essendo io un sound engineer, puntualmente non riesco a spiegare a parole. Il punto è che, per ottenere tale risultato, è stato necessario un lavoro di mixaggio durato 2 mesi, con il buon vecchio Gaahl presente in studio di registrazione 7 giorni su 7 ad affiancare attivamente i ragazzi dello studio… insomma, un lavoro di una certa mole, converrai. Un lavoro che, ai miei occhi, risulta ancora più titanico se paragonato ai 3 giorni di mixaggio di Spiritual Resonance,  di cui solamente uno svolto in nostra presenza. È un qualcosa su cui, sì… credo sia necessario meditare e investire maggiormente, in relazione a quel che sarà.

10 – Hereafter, Somewhere mi rimanda ancora ai Dimmu Borgir. Quelli di Puritanical, disco che amo tantissimo. Soprattutto nel ritornello. “Spiritual Resonance… Spiritual Resonance…” Probabilmente è il brano con il potenziale maggiore. Potrebbe muovere un esercito del male, accompagnarlo durante una nuova notte dei lunghi coltelli dell’Inferno. C’è anche qui però uno struggimento romantico, bellissimo del resto. Mi riferisco alle belle tessiture melodiche delle chitarre.

È stata una delle prime melodie scritte per il disco, quella linea di chitarra a cui credo tu ti riferisca. Sono contento che ti piaccia. Ritorna quel senso di malinconia di cui parlavamo all’inizio, sì. Anche se qui i chiaroscuri sono volti a evocare le infinite possibilità dell’Esistere e l’inconfutabile, divino potere attrattivo/creativo dello Spirito. Oceani dell’Anima che infuriano tra le pareti dell’Abisso, roghi perenni all’apice di ciclopici Monoliti. Ovviamente, io, dei Dimmu Borgir e dei loro eserciti infernali non ci sento né ci vedo assolutamente nulla, ma ormai è conclamato: tu ed io siamo l’acqua santa e il Diavolo.

11 – Ma non è scontato immaginare chi dei due sia chi… The Seven Spectres Haunting Gethsemane è il pezzo in cui affiora maggiormente l’anima(e)goth, con il testo criptico e minimale, la tua voce sussurrata da maniaco e il sapore di riscatto del crescendo elettro-sinfonico. Riscatto… Può esserci riscatto per delle creature condannate al fuoco eterno e alla tenebra di una prigione inespugnabile?

Il punto è che, anche qui… dove tu vedi prigioni inespugnabili io vedo sconfinati spazi aperti: l’essere interiore che espande se stesso e diventa essere esteriore. Hai ragione, si tratta di liriche piuttosto criptiche e piuttosto intime, con una grande valenza individuale. Il bambino dell’Anima e l’infinito Amore a lui rivolto. Comunque, stando al gioco e considerando quella che è la tua interpretazione: credo che il riscatto debba partire per forza da una posizione di criticità. E credo sia sempre possibile, nell’assenza di quella che può essere la certezza di un destino pre-determinato.

12 – In The Seven… ci sono i Sisters Of Mercy sopra tutto quel blast-beat, sai? Magnifico. A volte basta un cazzo, come dice spesso mia cugina, per rendere le cose piacevoli. Per dire, se aveste sistemato la classica ritmica in quattro quarti sotto quel segmento tipo Sisters, avreste fatto una cosa completamente inutile. E invece così è una sciarada a metà tra il cyber-paganesimo e l’antico sangue madrigale di Cristo in croce. (sembra una bestemmia se la dici di corsa!)

Ci sento anch’io qualcosa di “estraneo”, sì. Non avevo pensato ai Sisters Of Mercy fino ad ora, ma è un collegamento plausibile. Ecco, una delle possibili direzioni che mi piacerebbe approfondire in futuro è proprio questa: non metal + metal, quanto piuttosto differenti tipologie di drammaticità sommate tra di loro. Comunque tua cugina sa il fatto suo, magari un giorno vi vengo a trovare e chissà, tra il suo dono della sintesi, la tua wikicultura horror e i miei deliri spirituali accade che riportiamo alla ribalta i vecchi, gloriosi e polverosi giorni della Hammer Movies (qualsiasi cosa questo significhi). Che ne dici?

Credo che mia cugina approverebbe di corsa!

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