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Algebra – Pulse?

algebra

Che succede se prendiamo un album di thrash, ci mettiamo come ingredienti i Sepultura dei tempi felici, una bella dose di Coroner (gli Algebra sono svizzeri come loro), un po’ di Mustaine e uno spruzzo di Slayer d’annata? Beh, a mio avviso, shakerando un po’ e dandogli un sano retrogusto di fresca e piacevole novità, gli Algebra sono uno dei migliori cocktail che potreste immaginare!

Pulse? (con il punto interrogativo, sì) è un album spettacolare, dodici pezzi (compresa una cover di Dead Emrionyc Cells dei Sepu che suona come una vera dimostrazione d’amore per la band dei Cavalera quando c’erano entrambi) che, tra alti e bassi, sa riportare in prima linea il thrasher sopito in me, vittima di anni di “nu questo e nu quello”, assetato di thrash nudo e crudo, sanamente venato di un retrogusto di death metal e in grado di far saltellare e scapocciare come si deve.

Nonostante un paio di pecche, tipo l’ostinazione a realizzare pezzi interminabili come la title track di otto minuti e mezzo circa (davvero troppo lunga per il genere proposto) e una canzone come Concrete Jungle, che risente di una voce un po’ troppo piatta benché potente, Pulse? è un disco affilato, che affonda i denti in un genere violento con approccio ragionato e letale. Lo promette già dalla copertina, dipinta a tinte fosche dal visionario Adam Burke, e mantiene in toto la minaccia.

Per apprezzarne il potenziale basta ascoltare Digital Master, dove su un tappeto sonoro decisamente Slayer-style, che esalta la perizia del signor Tony Sharp alla batteria (che botta ragazzi!) si inserisce un crescendo di potenza che manco un motore dodici cilindri a V può tanto.

La voce di Edy è un brutale bilancia perfettamente il sound del gruppo e lo riporta a calci nella sua comfort zone, fatta di godibilissimo thrash proveniente dagli anni novanta e zone limitrofe. Certo la marcia in più del gruppo elvetico è quel guizzo tecnico che sa consacrare gli Algebra tra i pochissimi fedeli al passato che però sanno rivolgere adeguate attenzioni alla modernità, come dimostrato chiaramente nella complessa Addicted to Authority, canzone che parte lenta ma sa fondere sonorità diversissime in un amalgama esplosivo o da Quantum God, pezzo particolare e sperimentale che dimostra la qualità tecnica dei vari componenti e ne segna la cifra stilistica in modo indelebile.

Pulse? dura circa un’ora (57 minuti), sa essere incisivo e graffiante, si presta a ripetuti ascolti anche ossessivi e ravvicinati, a volte riesce a far pensare, ogni tanto si perde in melodie aggrovigliate ma affascinantim solo per tornare sul ring più massiccio di prima, ringhiando e sbavando cattiveria sonora da tutte le parti.

Thrasher, siete avvertiti, è in vendita e non serve nemmeno la ricetta del dottore.

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