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Autumn Tears – La vita è un mare di lacrime!

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Gli Autumn Tears sono, alternativamente, un ensemble da meditazione oppure da suicidio. Dipende dal mood del momento dell’ascoltatore. Essendo io stato, per anni, un consumatore compulsivo di power-classic – e neanche di una miriade di band ché non è umanamente possibile secondo me, ma di un numero mediamente ristretto – dicevo, essendomi concentrato su sonorità “altre” non potevo conoscere questa realtà che riesco a collocare negli ascolti alternativi a ciò che d’abitudine infilo nello stereo o nella chiavetta usb. Il loro ultimo album The Air Below The Water è un concentrato di sonorità eteree, voci operistiche e strumenti ben lontani da quelli che si userebbero nel metal, oppure nell’electro goth et similia. E per fortuna dico io! Sarà che a lungo andare i miei padiglioni auricolari si stanno sfibrando, causa le continue prese d’assalto di onde metalliche ad alto wattaggio, sarà che sto invecchiando male, ma di fatto gli Autumn Tears
sono una boccata d’aria fresca, anche se talvolta parrebbe che quel refolino ossigenante provenga da una cripta.

Non aspettatevi sonorità alla Obsequiae – band che vi consiglio caldamente e che ha, negli intermezzi d’atmosfera, più di un aggancio con certe sonorità madrigalesche – ma canzoni diluite in una linea temporale diafana e solo sottintesa.

Le nebulose della malinconia e dell’introspezione si dilatano in un infinito, ma non ben delineato, continuum spazio-tempo e sì: la forma canzone spesso va a farsi benedire perché ai musicisti non interessa tantissimo creare canzoni (che pur ci sono) ma piuttosto piccole e preziose colonne sonore per lo spirito e per il corpo.

Una lagna? Può darsi che per gli indossatori e le indossatrici delle mìse goth-EBM lo siano. Ma agli Autumn Tears (e a me) non interessano le mode, altrimenti non farebbero quello che fanno : vero è che una certa estetica è rispettata: pizzi neri; movenze sinuose, make up tipico a ispirazione Vamp, chiostri solitari all’interno di solitari castelli… ma per come la vedo io di gothic hanno solo quello e le atmosfere malinconiche.

Per tutto il resto è un cercare di riprendere percorsi iniziati, e talvolta interrotti causa scioglimenti e/o inattività, di band quali Dark Sanctuary (che usano però le keybords massicciamente, qualche linea ritmica e strumenti elettrici) o, per certi versi, gli Arcana (che a tratti ricordano i Dead Can Dance).

Personalmente amo queste proposte musicali perché nella frenesia, anche se minima, del mondo moderno con i soliti sbattimenti tra casa, lavoro, lavoro e casa, bollette e affitto e spese e sailcazzo io dopo un po’ strippo e ho bisogno di rifugiarmi in quegli spazi che trovano posto solo nell’immaginazione.

Insomma: sono atmosfere suggestive che mi rilassano e che mi ricollegano a quel nocciolo più profondo che sta in fondo ad ognuno di noi… credo. Ovvio che sia una proposta di nicchia la loro perché, ne sono convinto (senza l’intento di offendere nessuno) ci vuole una certa sensibilità e una certa predisposizione d’animo per apprezzare gli Autumn Tears. Cose da depressi si potrebbe dire? Forse, o forse no.

Se dovessi fare un paragone – azzardato – oso dire che i Trees Of Eternity, band per me essenziale, sviluppano (sviluppavano) atmosfere molto più cupe e tristi nonostante fossero melliflue e carezzevoli come la carezza di una gelida manina (cit.) femminile.

Insomma, si bollano facilmente i metallari di insensibilità e incultura perché sono, inutile negarlo, degli inguaribili consumatori di porn-corn, compratori compulsivi di qualsiasi tipo di cazzata bizzarra che titilli i loro istinti più triviali, onanisti impenitenti ossessionati da “quella cosa che fa girare il mondo” alla quale spesso si accostano con eccessivo timore o, d’altra parte, con dirompente villania belluina ottenendo alla fine sempre (o quasi) dei bei due di picche epici. E nonostante quella fede metallica e quella fratellanza sbandierata ai quattro venti che è falsa come una moneta da tre euro e, ben conoscendo quanto questo ideale sia una bugia,  comunque continuano a crederci come i peggio baluba adoranti un feticcio fallico, nonostante tutto ciò i metallari sanno anche stupire e stupirsi di fronte a sonorità così distanti dal fragore metallurgico che sono soliti spararsi nei timpani.

E questo perché? Perché sono, non tutti ma la maggioranza secondo me, degli inguaribili romanticoni spesso spezzati da esperienze infauste, delusioni amorose cocenti, traditi da una società che ha sempre e solo raccontato bugie sul “sii te stesso” che sì, va bene, ma non sempre perché quella stessa società (e questo succede anche nella cerchia dei merdallari) è prontissima a bollarti e a pugnalarti alla schiena. Così come è pronta a riempirti la testa di ideali e sogni solo per infrangerli qualche tempo dopo.

E allora è in questi casi che atmosfere come quelle degli Autumn Tears – e diciamocelo sinceramente: la vita è un mare di lacrime – o di altre band similari acquistano il senso che hanno: portare conforto a chi, troppo spesso, vorrebbe farsi rapire dall’extraterrestre di Finardiana memoria per poter vagare, solitario ma felice,
attraverso quelle nebulose che abitano lo spazio siderale ma che spesso allignano, mefitiche, negli animi più sensibili e deturpati di questo futuristico 2020. Ecco: se lacrime devono scorrere, che almeno fungano da lavacro per l’anima.

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