Interviste Sdanghere

Fearbringer e il progetto Fenice Nera – L’alchimista delle sette note

fenice nera

Avete mai parlato con un vero alchimista? Beh, non so se Fearbringer si definirebbe in questo modo, ma leggendo le sue risposte non potrete far altro che convenire sulla sua competenza. Il progetto Fenice Nera è molto intrigante perché pur mescolando cultura esoterica e metal non si veste di una pacchiana anticaglia medievale e spinge sull’elettronica e la boriosità melidica degli anni 90. E mentre vi domandate ancora che cazzo significhi l’ultima cosa che ho scritto, diamo spazio al Fear. 1 – Appena ho visto la copertina del disco ho pensato, ok, questi fanno epic metal buzzurro, magari in dialetto valdostano… E invece guardando meglio ho notato che non si trattava di un’immagine arcaica messa lì a cavolo, ma un concentrato di simboli che solo una profonda conoscenza esoterica potrebbe spiegare, sbaglio?

Ciao Francesco, in realtà la copertina di Maiestas Domini è quanto di più emblematico dell’immaginario dell’Alchimia. Si tratta di una rappresentazione medievale del Rebis, l’Androgino ermetico, assimilabile al concetto di “Filosofo” o in senso più ampio di “Pietra Filosofale”.  L’Alchimia mi ha sempre affascinato e negli ultimi sette/otto anni ho approfondito particolarmente l’argomento facendo convergere il mio studio in questo progetto. Ho studiato la materia assimilandone i principi cardine e applicandoli simbolicamente alla mia vita e quindi alla mia musica. L’ambito è comunque talmente vasto e sfaccettato da non poter avere la presunzione di conoscerlo nella sua totalità simbolica e procedurale.

fenice nera

2 – Musicalmente faccio l’identikit dell’album per come l’ho percepito io. Un insieme suoni di tastiera da film ansiogeno anni 80, una matrice ritmica black metal, momenti goth e la voce che alterna parti catarroidi ad altre più auliche e pulite, il cui stile ricorda un misto tra Burton C. Bell dei Fear Factory quando è in clean e Trevor dei Sadist per quelle più sporche. Una mistura interessante. La produzione e lo stile rispondono all’attitudine artigianale e indipendente del metallo underground. In altre parole, il disco si sente un po’ a cazzo e la voce a momenti non va proprio benissimo, ma lo spirito è puro e si percepisce che dietro c’è una visione potente.

Ma sì dai, in linea di massima non hai fatto una descrizione sbagliata. Dal punto di vista tecnico le mie produzioni  da sempre mantengono una registrazione ruvida, e per quanto riguarda la voce non ho mai utilizzato autotune e orpelli vari. Quello che si sente è quello che so fare, ma più in generale il mio sound è riconoscibile;  realizzo tutto nel mio studio domestico, con i miei tempi, la mia tranquillità, composizione e registrazione diventano momenti molto intimi che amo condividere solo con me stesso, la voce in particolare è la parte di produzione che subisce meno interventi per una questione di emotività e intenzione.  In un panorama musicale dove tutte le proposte si sono standardizzate a livelli di produzione molto alti, la mia musica sicuramente risulta distaccata dalle omologazioni, con tutti i rischi del caso: ciò che mi garantisce attenzione credo possa essere identificato con l’ampio lavoro concettuale che vi sta dietro.  Cerco di produrre un certo tipo di musica “colta”, che, se spiegata nelle sue sfaccettature, può risultare interessante e appassionante nei propri intenti. Per quanto riguarda poi la proposta musicale a livello compositivo invece con questo nuovo lavoro ho voluto sperimentare, distaccandomi di parecchio dalle regole del black metal, ma anche da quelle dell’epic metal, creando brani a tratti eterogenei,  tra metal estremo, rock e suoni elettronici. Ogni brano potrebbe vivere una vita propria ma in realtà le otto tracce sono parte di un concept alchemico sulla crescita spirituale dell’individuo, fortemente connesso con quanto ho prodotto fino al 2012.

3 – Il disco esce in cento copie con l’etichetta Arte Profana Produzioni, che è roba tua, di Fearbringer, come ti fai chiamare. Portatore di paura. Questo nome te lo sei messo quando avevi quindici anni e volevi sconvolgere il mondo. Ora ti ci riconosci lo stesso?

In realtà per Maiestas Domini ho messo in atto due preorder, ciascuno di cento copie per un totale di circa duecento copie distribuite tra gennaio e maggio 2019 e credo di dovermi ritenere più che soddisfatto. I dischi purtroppo non si vendono più  quindi ho attuato una strategia volta al risparmio e alla non dispersione di copie, basandomi sul supporto dei miei “sostenitori storici”.  Per quanto riguarda Arte Profana, si è un mio marchio ideato tanti anni fa e formato non solo da me ma anche da alcuni collaboratori che mi danno una mano, diciamo che può essere paragonabile più a un ufficio stampa che non a una vera e propria etichetta. L’autoproduzione per me è sempre stata la dimensione migliore, non prego nessuno e non mi aspetto nulla da nessuno. Mi piace però ricordare la collaborazione con Officina Rock Records nel 2004 per la produzione del disco Le Notti del Peccato e Double Faced Corruption fatta di grande impegno e professionalità, come anche la produzione di Tempus Fugit co-prodotto da Novecento Produzioni e Maleventum, piccole realtà ma incredibilmente serie. A settembre ho stipulato un contratto con la Sepulchral Silence che mi ha permesso di accedere alle maggiori piattaforme di streaming come Spotify e Apple Music, permettendomi di coprire un bacino di utenza difficilmente raggiungibile diversamente.  Riguardo lo pseudonimo Fearbringer, negli anni si è fossilizzato, diventando realmente il mio secondo nome, per gli amici e tutti coloro che mi seguono sono “il Fear”, ma oggi non lo utilizzo più formalmente. Chiamatemi Fenice Nera, Luca o Fearbringer, non è un problema, sono sempre io, adulto e cosciente.

4 – Tu sei il solo e unico responsabile del progetto Fenice Nera. E non soltanto di quello. Su Encyclopedia Metallum appari come un compulsivo creatore di one-man band. Segnalano Cittadella, Armata di Carona, Misericordia… Allora, posso domandartelo perché è una cosa che mi chiedo sempre quando ho davanti un artista versatile che mette su così tante cose: perché un profluvio di progetti abbastanza simili tra loro invece di trovare un concept che li unisca tutti assieme? Questa è una tendenza diffusa, ora che il doitself  o come si dice, il fai da te permesso dalla tecnologia, spinge centinaia di persone a espellere dalla cameretta un disco a settimana e per di più imprigionato in un sotto-genere… non sarebbe meglio scremare le ambizioni e focalizzarsi su un solo obiettivo, magari tenendosi più larghi possibile? Nel caso di Fenice Nera scopro una felice commistione di elementi e mi domando se tu non intenda proseguire o inventarti altri quattro o cinque progetti nei prossimi mesi.

Guarda, questa è una questione che mi è stata già posta in passato, e ti rispondo dicendoti che questa suddivisione di energie in tanti progetti diversi è nata dalla mia fissazione per organizzare, catalogare, problema che ho in tanti ambiti diversi. Se musicalmente i miei progetti sono risultati affini, si sono però distinti per le tematiche trattate. Oggi Fenice Nera si prende l’onere di andarli ad accorpare tutti, ampliando la visione d’insieme.

5 – Captatio Benevolentiae, unico brano con testo in Italiano (escludendo la frase che ripeti nel ritornello) ti rivolgi al Sole e gli rammenti un patto stretto con gli uomini, chiedi indulgenza e comprensione e di agire sulla terra come un re saggio, in un’epoca di decadenza e pena. Chissà cosa volevi dire e a chi parlavi, ma io prendendo un po’ alla lettera questa tua invocazione, ho finito per pensare al riscaldamento globale e alle condizioni in cui gli uomini potenti e avidi stanno distruggendo la nostra terra. Come ti poni davanti a questo? Sei tra quelli che ritengono responsabili di un tale casino pochi mostri fagocitanti ricchezze su nell’alto dei palazzi del potere o magari credi che la responsabilità sia di tutti noi uomini, per aver permesso che le cose arrivassero fino a questo punto? È lecito spartire equamente un simile disastro tra mia nonna Adele che non ha mai fatto la differenziata e Donald Trump che vorrebbe differenziare i popoli?

Ho sempre visto la musica, ma più in particolare questo genere di musica come un microcosmo, una bolla nella quale potermi esprimere e fare degli esercizi spirituali fondendo testi e musica generati dal mio intelletto e dalla mia anima diciamo, lasciando fuori tutto ciò che si possa considerare terreno e strettamente connesso all’umanità e alle sue azioni. Come ti accennavo Maiestas Domini è un concept album diviso in otto capitoli che pongono l’attenzione sulla crescita intellettuale e spirituale di un individuo: partendo da una fase di sonno, di incoscienza, lo stesso individuo lentamente si risveglia e tutto questo avviene su due piani narrativi differenti, uno più concreto umano e fisico, l’altro concorrente fatto di immagini e visioni che mutuano dalla tradizione alchemica nell’immaginario visivo e letterario, citando al suo interno opere come il Mutus Liber, Atalanta Fugens e il Rosarium Philosophorum per esempio ma anche concetti mutuati dal classicismo come l’Arcadia e i Campi Elisi.

Parallelamente  ai brani del disco, sto lavorando dal gennaio 2019 al progetto Magnum Opus che consiste nella realizzazione di una serie di videoclips (pubblicati sul mio canale di youtube, Fenice Nera Official) a supporto di Maiestas Domini, per raccontarne l’immaginario e concretizzare il concept suddetto. I Clips sono come episodi di una storia e sono strettamente connessi l’uno all’altro. Ho inserito anche dei brevi filler per chiarire maggiormente l’andamento del soggetto. Si tratta di un progetto molto complesso che non è ancora arrivato al termine; i video già pubblicati coprono solo una parte del concept in attesa di completare tutta l’Opera.

Il tema come ho detto a livello narrativo è abbastanza semplice: un uomo apparentemente normale  si ritrova invischiato in una sorta di complotto coordinato da una entità sovrannaturale. Quell’uomo il cui potenziale è come addormentato, incontrerà dei personaggi simbolici, legati alla tradizione alchemica (l’Antimonio, l’Arsenico, i quattro Elementi), che lo aiuteranno a risvegliarsi, trasformandosi nel Re, il Sole. Contestualmente si risveglierà anche la Regina, la Luna. L’unione tra i due porterà alla piena coscienza e conoscenza, alla moltiplicazione,  al processo creativo, all’Androgino Ermetico. Tutto il processo sarà supervisionato dal Tempo.

Sei una sorta di alchimista che usa la musica come materia di auto-trasformazione…

L’aspetto affascinante della tradizione alchemica è che la materia simbolicamente viene trattata, trasformata e trasformata nuovamente, il processo quindi è paradossalmente libero dalle catene del Tempo, mettendo la materia grezza in condizione di assumere caratteri differenti fino al raggiungimento della perfezione, che non è detto debba essere raggiunta al primo tentativo. Ho già anticipato questo sotto-tema con il disco Tempus Fugit otto anni fa, anche in quella occasione pubblicai due clips, Tempus Fugit con il tema della concessione della Corona (la Maiestas Domini) da parte del Tempo all’uomo valoroso, e L’Ultima Notte sulla Terra con il tema della fine di una fase dell’esistenza e la distruzione  dell’amore, dell’amicizia, del valore, della genitorialità. Distruzione per ricomiciare. Distruzione della materia elaborata e raffinata fino a quel momento, per poterla ritrattare evitando eventuali errori nel procedimento. Maiestas Domini inizia proprio da qui: I See the Light è la visione in lontananza della Luce, la Luce di un nuovo inizio, di un nuovo esperimento alchemico, della conoscenza, sperando che questa sia la volta giusta.  Ho esplorato l’Alchimia inserendone buona parte dei simboli specifici che gli studiosi non avranno difficoltà ad individuare (la Corona, la Fontana, la Torre, il Pozzo, l’Acqua mercuriale, il Fuoco delle Fornaci di Saturno solo per fare qualche esempio) e presentandola come nessuno ha mai fatto prima, attraverso un apparato musicale fortemente sperimentale, considerate le restrizioni del black metal, ma soprattutto attraverso un apparato visivo estremamente moderno e fuori dagli schemi, inserito in un contesto quasi urban. Se non lo hai già fatto ti invito quindi a dare un’occhiata, mi farebbe piacere.

Tra l’altro per realizzare questi clips mantenendo la mia vena sperimentale, ho coinvolto alcune meravigliose ragazze di Parma che nulla hanno a che fare con il mondo del metal, ma che hanno recepito il tema trattato, facendosi coinvolgere con entuasiasmo, mi sembra giusto citarle per il loro importante contributo, le modelle Giulia e Alessia Campanini, Marta Cecchi, Lucia Albi (una delle Miss Italia del 2003) e le ballerine milanesi di tribal fusion Gioia Samara, Silvia Fornara, Laura Cazzaniga e A Liuba Layali, oltre che Silvia Tavascia, Arianna Ricci, Raffaella Mantovani, Marina Barbieri e Gamalath Hasanen. Tutti i simboli alchemici vengono rappresentati da una figura femminile, in un ottica di celebrazione della femminilità stessa.

Ok, come vuoi tu. Ma tornando alla domanda sul riscaldamento globale?

Per rispondere alla tua domanda principale, l’invocazione che viene rivolta al Sole è finalizzata al risveglio del Sole stesso, attraverso un processo alchemico ben descritto da J.J. Becher nel suo Oedipus Chimicus, dove l’Oro viene purificato fino a diventare il Sole attraverso l’intervento dell’Antimonio.  Capisci bene che, trattando questi concetti, parlare del mondo contemporaneo mi crea non pochi problemi; nel merito degli scenari socio-politici-ambientali dell’epoca in cui stiamo vivendo, mi sento di dire che non potremo risolvere nulla. Troppi interessi economici, troppo consumismo, ci vorrebbe una presa di coscienza collettiva in tutte le classi sociali e culture, impossibile però da coordinare e promuovere. Faccio affidamento alla sensibilità delle nuove generazioni, sperando che siano migliori di noi, che in soli duecento anni siamo riusciti a mettere in ginocchio il pianeta e noi stessi senza essercene ancora resi conto. In questo contesto l’Arte dovrebbe avere un ruolo fortemente didattico e trainante, e la missione di impartire disciplina, rispetto, e risvegliare le coscienze… gli artisti dovrebbero essere in prima linea per cambiare le cose, forti del loro diverso modo di sentire. La cultura e la conoscenza dovrebbero essere fruibili da tutti, e non ti parlo della “cultura politica” che tanto piace tirare in ballo oggi, ti parlo delle basi, degli strumenti fondamentali che sviluppano cuore e mente.

6 – Bene. Dopo questa esauriente digressione penso tu abbia sdrumato il pubblico ma forse qualcuno è rimasto con noi, quindi proseguiamo con le domande. Nel brano Arcadia ho sentito i Depeche Mode, Faith No More e i Darkthrone insieme. Mi colpisce questa smaccata vocalità che si erge su basi piuttosto aride e spigolose… E in Arcadia, invece del sole rivolgi la tua attenzione al cielo, eloquente e ghiacciato, e al mare silenzioso. Sembra che in ogni tuo brano tu voglia ascendere: dal tuo passato, dai tuoi limiti verso una comunione arricchente con gli elementi del creato, gli strumenti della natura… sbaglio?

Non hai idea di quanto mi entusiasmi questa tua considerazione, che mi fa capire il tuo esame dei testi con una certa attenzione. Hai perfettamente centrato il punto. Il concept è proprio questo, un tentativo simbolico di ascendere, partendo da una condizione materiale, grezza, impura verso la luce della Conoscenza, un miglioramento di sé, una presa di coscienza della propria forza, mentale e spirituale. Strutturalmente questo è il brano più anomalo del progetto, con il quale si manifestano con più serenità rispetto al passato le mie influenze musicali più disparate.

7 – C’è una strofa che mi ha fatto impazzire: “L’anima viene via dolorosamente”, Soul Comes Off Painfully. Ho pensato alla morte, chiave che scardina via la nostra essenza dalla carne marcescente. Il dolore è evoluzione, crescita e morte. A volte ho come l’impressione che le delusioni, le perdite, qualsiasi cosa mi rendano più “grande” (ammesso che io approfitti di queste opportunità per crescere) siano antipastini della morte finale. Credo tu abbia un’idea piuttosto chiara di cosa succederà al momento del trapasso, o almeno dai l’idea di esserti documentato abbastanza per tirar fuori la tua opinione. Ora ti dico la mia. Il trapasso sarà una cosa “famigliare”. Riconoscerò la morte quando arriverà e capirò (già sospetto) che c’è sempre stata.

La chiave di lettura è sempre connessa all’immaginario alchemico. Nel poema medievale Sol et Luna viene proprio descritto uno dei processi simbolici che conduce alla creazione dell’Androgino, del Filosofo. Una delle quattro fasi di questo procedimento, ovvero la “putrefazione” vede compiersi l’unione fisico/chimica del Re/Sole/Maschile con la Regina/Luna/Femminile. I due corpi vicini e bagnati dall’Acqua Mercuriale/Cosmica soggiacciono in maniera simbolica alle regole bio-chimiche che tutti in parte conosciamo. Qui però in particolare l’Anima (uno dei tre Principi cardine dell’Alchimia) viene espulsa dai corpi privi di vita in fusione, per poi rientrarvi, purificata, in un processo che mi piace associare visivamente all’ebollizione. Sto parlando di simboli, simboli che però attraverso la giusta predisposizione d’animo hanno ricadute emotive molto forti.  La Morte in Alchimia è permeata da un valore di transizione e trasformazione simbolica, ben diversa dalla morte fisica dell’essere umano, che rimane uno dei grandi misteri dell’esistenza, che temo e rispetto.

8 – Il progetto Fenice Nera presenta composizioni, idee e arrangiamenti risalenti addirittura al 2012. Guerra, la strumentale conclusiva, è del 2002. E vorrei soffermare l’attenzione sul rumore al termine del brano e quindi del disco. Sembrano ali di un gigantesco demone che attraversa campi di feriti e morti straziati. Oppure è l’elica di un elicottero che porta via qualche scampato… che cos’è quel rumore, dunque?

Il processo compositivo di Maiestas Domini è durato parecchi anni, sintomatico di un mio cambiamento interiore, di un mio arricchimento, che si è concretizzato con questo disco. La bonus track è stata inserita con una veste più attuale, rispetto alla registrazione del 2002, che non rendeva giustizia alla qualità della composizione. L’outro di Maiestas Domini, Splendor Solis evoca infine la costituzione, il manifestarsi dell’Androgino Ermetico, che attraverso le sue possenti ali abbandona la terra, per raggiungere l’Eliseo, dove riposano  le anime di coloro che sono cari agli Dei.

9 – Io e i miei collaboratori di Sdangher indossiamo maschere da cavallo, spesso durante i concerti a cui assistiamo e talvolta in momenti molto meno indicati. Vedo che anche tu tendi a usare un’armatura e chiudertici dentro. Devo prenderti come un Amish con la balestra e la mazza chiodata o i tuoi atteggiamenti belligeranti sono metaforici di qualche cosa?

Fantastico, vi voglio al mio prossimo concerto allora!!! Ho introdotto l’armatura nell’immaginario dei miei progetti, primo per ricollegarmi ai temi trattati nella mie produzioni dell’epoca, spesso concept legati a episodi di storia, secondo come simbolo universalmente riconosciuto di valore e forza che con Iuvetur Mortuus non lacrymis sed… e Tempus Fugit assunse la più opportuna collocazione. Riallacciandomi a quanto detto sopra al termine di L’ultima notte sulla Terra tutto viene distrutto, compresa l’armatura, che ricomparirà nei clip di Saturn Stone e I Chose The Past, brunita a rappresentare la materia grezza dominata da Saturno da purificare; la stessa tornerà a brillare più avanti nella narrazione in un’ottica di ciclicità del Tempo e di dilatamento e restringimento dello stesso nel procedimento alchemico, portandola a rivestire l’Androgino Ermetico, non più soltanto carica di valore e forza come in passato.

Ok, Fearbringer, ti ringrazio per la disponibilità.

Grazie a Sdangher per l’opportunità di approfondire il mio progetto. Spero di non essere stato troppo accademico e ricordo a tutti di seguire il mio canale youtube Fenice Nera Official per meglio comprendere l’immaginario di Maiestas Domini.

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