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Quasarborn – Metal Thrashing Serbia!

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A causa di un piccolo infortunio sono bloccato da giorni e non posso approfittare del clima mite di questo inverno in cui, almeno dalle mie parti, il sole splende e la temperatura non è nemmeno troppo rigida. Inutile dire che vedere la moto ferma col sole fa incazzare qualsiasi sano centauro, figurarsi uno che non è neanche in buona salute! Per fortuna io ho gli amici di Sdangher che sanno come allietare le mie noiose ore in attesa della guarigione, spedendomi sostanziosi album sui quali dire la mia!

In una stagione piena di novità come questa credevo che stupirmi fosse difficile, eppure a volte…

È chiaramente il caso di questo secondo lavoro del gruppo serbo Quasarborn, band thrash dal suono robusto che si fa notare da subito per la scelta di un cantato pulito in luogo di voci più “incazzate”, ma questa non è che la prima e più ovvia delle particolarità nello stile di questi ragazzi, che sanno davvero come sorprendere l’ascoltatore senza mai forzare troppo la mano.

Pezzi diversissimi tra di loro, ma con in comune un marchio di fabbrica indelebile, un uso calcolato della violenza, mai rovesciata tutta insieme ma sempre dosata con attenzione per ottenere un risultato morbosamente invitante. Dalla feroce The Humbling, nella quale anche la voce diventa più cattiva e ringhiante, alla bellissima title track che gioca a costruire melodie su riff maestosi e cambi di tempo.

Anche Bastion, il primo singolo tratto dal disco, dopo un’introduzione melodica riesce a coinvolgere e stupire con un thrash venato di modernità e con passaggi orecchiabili e una ritmica solida. Un vero pezzo da maestri a parer mio, che sa farsi amare sin dal primo ascolto.

Registrato in maniera molto professionale a Belgrado, A Pill Hard To Swallow è un lavoro maturo e ben suonato di una band composta di ottimi musicisti, capaci di avventurarsi in sperimentazioni a volte ardite ma sempre con ottimi risultati. Identity Catharsis, con la sua atmosfera heavy metal che sembra andare in direzioni più “tranquille” per poi evolvere in qualcosa di decisamente più aggressivo ne è un esempio, così come la seguente Atlas, con un riff thrash vecchia scuola che la contraddistingue.

Oltre la copertina evocativa (in cui il logo della band appare riproposto in versione grande insegna luminosa che sovrasta un paesaggio urbano dall’aspetto trasandato, come una sorta di moderno faro di speranza) questo prodotto si rivela ricercato anche nei testi interessanti e mai superficiali, che confermano l’impressione di una band seria e attenta al messaggio rivolto al proprio pubblico. Altrettanto dicasi dei videoclip diffusi a supportarlo, diretti, ben prodotti e girati con un occhio rivolto ai particolari che li rende competitivi (se non migliori, in alcuni casi) di quelli di gruppi ben più famosi.

Dovrebbero essere band come questi Quasarborn a fare scuola nel panorama odierno, senza rinunciare alle radici thrash ma proiettandole verso il futuro, per restituire freschezza e originalità al genere, alla faccia di chi diceva che nel metal è già stato fatto tutto e trovare cose nuove è impossibile.

Il thrash è vivissimo e in salute. Anche in Serbia.

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