Interviste Sdanghere

Val Tvoar – La gente vuole cantare e io ho dato loro dei dannatissimi cori!

Giorni fa vi ho parlato del primo grande disco che mi è capitato di sentire nel 2020. Today Is Tomorrow’s Yesterday conferma due cose che sostengo da un pezzo. Primo: le etichette si lasciano sfuggire tanta roba di prim’ordine ma grazie alla rete possiamo recuperarla e gustarcela alla faccia loro. Secondo: la buona musica può venir fuori dove meno te l’aspetti. Non conviene escludere una categoria dell’hard rock o dell’heavy metal perché l’esperienza dice che non c’è mai granché di buono da sentire da quelle parti. Un discone può venir fuori dal reparto geriatrico delle vecchie glorie ancora in attività o magari da un pugno di pischelli sbarbi che si infognano col mathcore; può uscir fuori dal mare nero dei progetti depressive ambient o da uno di quei gruppi thrash di vent’anni che si vestono come gli Exodus nel 1982. Ragionare per sotto-categorie ammazza la musica e vi fa perdere tantissimi dischi incredibili. Credere che il nuovo album degli Anthrax possa risultare più riuscito di quello di Pus Jordan solo perché i primi vent’anni fa ne realizzarono alcuni ottimi e il secondo non sapete nemmeno chi sia, è un errore che potrebbe costarvi caro. Personalmente diffido dello stoner rock, ma ho dato una possibilità a Val Tvoar e appena ho ascoltato una manciata di note ho sentito subito che era musica che parlava al mio cuore. Spero che dica qualcosa anche al vostro e soprattutto che l’autore di quelle canzoni ora aggiunga qualche curiosità sulla sua band, sul futuro del rock e sull’Estonia, il suo paese. Buona lettura.

1 – Siete definiti Stoner anche se io penso che voi non meritiate un appellativo tanto sminuente. Senza nulla togliere alle band che provano a fare qualcosa di interessante e sperimentale (dimmi tu qualche nome, io proprio non riesco a farmene venire in mente nessuno tra le nuove leve) trovo che lo stoner sia praticato da gruppi che non cercano di inventare nessun discorso personale. Parlano di Elefanti giganteschi, streghe del deserto e suonano da fattoni trafugando riff dalla soffitta di Tony Iommi. Voi invece portate avanti un discorso molto più particolare e robusto. Tra le influenze ho riconosciuto persino i Megadeth del periodo Countdown, sbaglio?

Sì, hai ragione. Puoi sentire tante delle mie influenze musicali in questo album, per esempio Mastodon, Kyuss, Metallica, Motörhead, Foo Fighters e anche i Megadeth, che mi piacciono. Ho visto/sentito che scrivendo tanta musica, con il tempo e passo dopo passo, ci si avvicina al proprio stile, letteralmente al tuo marchio di fabbrica, al tuo tocco, al tuo sentimento. Il cosiddetto “Te stesso”. Infatti non ho mai pensato alla domanda “la mia musica è radiofonica?” o se piacerà agli ascoltatori o meno. Piacerà loro se capiranno che la musica viene dal cuore ed è originale. Mi piace la musica che compongo e mi fa sentire alla grande. 🙂

2 – Pensavo che Val Tvoar avesse un significato e che fosse il nome di un gruppo, invece ti chiami tu così. Stiamo parlando di un progetto solista anche se ti fotografi insieme a tre altri ceffi? O siete come Bon Jovi e Dokken?

Val Tvoar non è il mio vero nome, è il suo anagramma. È successo quando ho ordinato qualcosa online e sono andato a ritirare il pacco. Doveva essere a mio nome, ma lo avevo scritto male e quindi ecco – Val Tvoar. Ho sentito un antico potere in questo nome ed era così forte, come se avesse una connotazione Vichinga. Quindi ho iniziato ad usarlo come nome d’arte.
Negli anni ’90 facevo musica sotto il nome di Me, Myself and I (perché facevo tutto da solo), ma oggi è una frase inflazionata e tutto internet ne è pieno. La pronuncia di Val Tvoar forse può confondere, ma è originale e sì, è il nome di una band. 🙂 In studio, ho registrato tutti gli strumenti da solo… diciamo proprio tutto. Mi piace lavorare da solo. Prendo tutto molto a cuore, perché è la mia musica e talvolta è difficile organizzarsi per stare insieme con Silver (il chitarrista) e Joel (il bassista), a causa delle nostre agende personali piene di impegni. Ma sì, voglio che siano parte della band e che si sentano sempre motivati, così ho deciso che nel prossimo album registreranno le loro parti, anche insieme a Mikk (il batterista). La prima metà del nuovo album uscirà a Maggio e sarà tutta in estone. Perché? È il mio omaggio alla lingua estone e non c’è tanta musica scritta in estone. Non siamo nemmeno un milione a parlarlo.

3 – Esatto l’Estonia! Sai, mi interessa molto domandare a una band proveniente da un posto particolare cosa significhi suonare metal ed essere metallaro da quelle parti. Che scena c’è in Estonia? E cosa hanno detto i tuoi genitori quando comunicasti loro che eri intenzionato a servire il rock and roll?

L’Estonia ha lo stato più metal d’Europa come vicino – la Finlandia. Quando l’Estonia faceva parte della Russia, allora i confini erano chiusi ed eravamo isolati dal mondo “reale” – proprio come la Corea del Nord. La cosa più figa era che, comunque, eravamo capaci di vedere la TV finlandese: era come una finestra sul mondo che sognavamo.
Ho iniziato a suonare il piano quando avevo 5 anni. I miei genitori mi hanno mandato a scuola di musica in cui studiavo direzione d’orchestra e percussioni. Ho cambiato immediatamente dopo aver visto il mio primo video metal alla TV finlandese. I miei genitori sono rimasti sconvolti. Poi, ho iniziato a suonare la batteria e la chitarra e puzzavo come un mozzicone di sigaretta. All’epoca non avevo una strumentazione decente e mi ero costruito una batteria usando i bidoni della spazzatura e suonavo chitarre fatte in casa, utilizzando una radio a transistor come amplificatore.

4 – Grandioso. Anche io da ragazzino costruii la mia batteria con secchi di plastica e pentole. E non mi lavavo molto, no. Sono sorpreso dalla grandissima qualità del nuovo disco. E anche il precedente In Light You Believe è di gran livello. Registrato benissimo, realizzato in modo ultra-professionale. Eppure niente etichetta alle spalle… Come mai?

Grazie! Beh, in realtà, ho registrato l’album subito dopo l’uscita di In Light You Believe… But In Darkness You Dwell. Due mesi di lavoro e l’album Today Is Tomorrow’s Yesterday era già registrato. Poi ho aspettato 3 anni. Non so, avevo la sensazione che non fosse il momento giusto per farlo uscire. Cercavo una label che potesse lanciarlo sul mercato, ma non ho avuto nessuna risposta, così, per la frustrazione ho aspettato a farlo uscire, ma ora voilà, eccolo qua.
Questo album suona molto più professionale e forte rispetto a In Light… Mi sono concentrato molto al momento della sua realizzazione. Ho messo da parte gli altri progetti durante tutte le sessioni di registrazione, così il nuovo album ha avuto la mia massima dedizione.

5 – Today Is Tomorrow’s Yesterday. Sai che in Italia c’è una band di nome Elio e le storie tese che intitolò uno dei loro brani migliori Nubi di ieri sul nostro domani odierno? Oggi è il domani di ieri sembra rifarsi al rock attuale, così sprofondato nel passato. Gruppi nuovi suonano come 40 anni fa e sembrano catapultati nel mondo di oggi con una macchina del tempo. Voi invece mostrate radici profonde negli anni 90. C’è tanto grunge oltre al metal, Grunge ma in una giornata di sole. Ma è vero che non è stata ancora scritta una sola canzone per questo nuovo millennio? Che la musica sia arricciata su se stessa e che il mondo ascolti solo i dischi rock del passato?

No, non la conosco, mi dispiace. Ci sono grandi band per ogni decennio, alcune più grandi, alcune più piccole. Sono cresciuto a pane e Metallica, Iron Maiden, Judas Priest, etc. ma il nuovo secolo mi ha consegnato i Mastodon. Posso dire che sono un po’ fermo alla musica degli anni ’80 e ’90. È così bella che è difficile uscirne, sai? 🙂
Parlando del songwriting, devi essere un genio per scrivere nuova roba. Del resto, la bicicletta l’hanno già inventata. Oggi suoniamo soltanto con sound diversi e con effetti per avere qualcosa di nuovo, ma ci proviamo e basta. Mi piace il processo di registrazione e certe volte mi faccio trasportare. A fine nottata, mi faccio una birra e ascolto il lavoro che ho fatto. Ho un sacco di roba nel cassetto.

6 – Quello che amo di voi e che mi ha fatto soffermare sulla vostra musica è che scrivete canzoni di qualità. Ci sono riff e melodie coinvolgenti su cui tornare e ritornare. A volte, anche davanti a lavori di qualità, sembra che gli artisti badino più all’insieme che alle canzoni. Per dire, hai sentito Sulphur English degli Inter Arma? Secondo me è uno degli album più riusciti in ambito estremo nel 2019… Eppure non ne ricordo una nota! Ricordo la sensazione, quel lavoro ti fa sentire come in un ascensore lasciato cadere da un aereo in un oceano di squali, ma non c’è neanche una nota nel mio cervello. Dei vostri due album invece io mi porto nel cuore Unchained, Hold On To Silence, There’s No Tomorrow e almeno altre 7 pezzi. È una cosa che fai in modo naturale o cerci di lasciare al pubblico un inno, delle melodie che la gente possa cantare mentre si sbatte al lavoro e deve tener duro con la vita?

Ho ascoltato una grande quantità di album, pieni di riff grandiosi e con sonorità differenti, ma senza cori. La musica cresce, cresce, ma non arriva da nessuna parte. Non dico che deve essere pop o mainstream, ma credimi, se metti un momento brillante nella tua canzone, riesci ad attirare l’attenzione. Prima la pensavo anche io così. Ho buttato via tutto quello che suonava epico e grosso. Per me era roba così stucchevole, ma la gente vuole sentire proprio quella roba. Gli ascoltatori vogliono cantare le canzoni con te e vogliono condividere grandi sentimenti con te, così l’ho fatto succedere. Ho dato loro dei dannatissimi cori.

7 – Ho notato che hai avuto un casino di progetti (Soul Thrower, Human Ground…). Non credi che ormai più che delle band si debbano chiamare proprio così: progetti? Se ci pensi, anche i Ghost sono un progetto e tra i nomi del nuovo hard rock sono quelli che dominano le tendenze. Ma non c’è dietro un pugno di ragazzi che si sbattono. È solo un grande artista che progetta un modo per rappresentare ciò che crea. Tu nel tuo disco precedente hai suonato ogni strumento da solo. Non credi però che in un progetto tra tanti, manchi quella componente fisica e vissuta che quattro ragazzi in una cantina davano, un po’ come accadeva nelle band che hanno definito il rock dei decenni passati?

Voglio che i Val Tvoar siano UNA BAND. Siamo stati amici per oltre 20 anni e abbiamo suonato musica durante tutto questo arco di tempo. Sanno che scrivo buona musica e che le cose stanno così: farò le demo e andremo insieme in sala prove, cominceremo a imparare le canzoni. Poi spunta fuori sempre qualcosa di nuovo e le canzoni diventano vive – ognuno aggiunge una piccola parte di sé alla musica.

8 – Si realizzano dischi nonostante la musica con gli mp3 abbia perso la sua fisicità. Quanto durerà ancora la moda del vinile, secondo te? E tu come senti la musica?

Amo I vinili. Amo la musica. Ho collezionato gli album in vinile che mi piacevano. Non voglio diventare matto per stare dietro a questa moda, infatti, quando lavoro in giardino, pulisco casa o faccio grigliate all’aperto, allora uso Spotify, ma quando ho tempo, mi siedo e bevo una birra ascoltando i miei vinili. Mi piace tenere in mano la copertina e andare indietro nel tempo 🙂

Cosa griglierà mai Val Tvoar?

9 – Sai Val, a Sdangher siamo tipi un po’ strani. Indossiamo maschere da cavallo, biancheria femminile rubata a nostra madre e ci mettiamo a scrivere di tutto, metal, porno, metal e porno e ancora metal. Nessuno vuol avere a che fare con noi, label, distro, webzines… e ci domandiamo sinceramente il perché. Se scriviamo di una band è perché questa ci ha segnato nel cuore. Non ci chiede nessuno di farlo. Penso che il disco Today Is… sia il primo grande lavoro cazzuto del 2020. (Almeno per ora, siamo a gennaio). E guarda che di musica ne sento tanta. Almeno parlo a nome mio. Io sono Padrecavallo, il Grande Puffo della stalla di Sdangher. Non pretendo che tu capisca i miei vaneggiamenti, ma solo che sappia quanto stimo ciò che stai facendo a nome Val Tvoar. Per favore dicci qualcosa per congedarti dai nostri lettori, anche un semplice nitrito. Grazie! Aitäh!

Il mio cuore appartiene alla musica e poi viene tutto il resto (ovviamente, dico l’esatto contrario a mia moglie ed ai miei figli). Ma sì, mi sento alla grande quando scrivo canzoni e di ritorno ricevo una certa sensazione positiva, specialmente da gente come te, fans sfegatati della musica. Ti auguro tutto il meglio, speriamo che i nostri “affari” attirino l’attenzione. Grazie per condividere la mia musica e per farmi sentire tanto bene. Proviene dal mio cuore e se trova la via per un altro cuore, cosa posso chiedere di più? 🙂 Un saluto a tutti voi!

Ringrazio lo Zio Putrefax Bonazzi Bonaca per la traduzione.

Ti potrebbe interessare anche

Iscriviti alla Mailing List di Sdangher
Inserendo la tua email, acconsenti al trattamento dei tuoi dati personali.