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Legni pregiati – Speciale sulle chitarre che hanno fatto la storia del metal!

Di recente un vecchio amico da tempo fabbricatore di strabilianti chitarre e bassi perlopiù elettrici (Simone C. della SIC Instruments) mi ha posto una domanda alquanto originale e intrigante, ovvero quali sarebbero a mio avviso quelle chitarre magari un tantino obsolete, – “outsider-guitars” qualora preferiate – nelle Cronache Rock di fine millennio scorso (l’H.R. Golden Age degli Anni ’70 & ‘80) che prenderei almeno in considerazione… un tantino come se dovessi contemplare gli addobbi parietali del novello ma spoglio Hard Café di Jakarta, giacché JOKOWI, Presidente dell’Indonesia, che tanto ama il Metal, sarà presente per l’inaugurazione. Obiettivamente gran parte delle chitarre Rickenbacker, Gibson e Fender appartenute ai vari Harrison, Clapton, Page, Paul Kossoff, Beck, Jimi Hendrix e compagnia bella sono conservate, così come la sfavillante Ibanez di Paul Stanley dei Kiss e la verde “JEM”a manopola di Steve Vai, in qualità di preziosi cimeli storici in solide teche, con tanto di targhetta commemorativa, in musei musicali e nei tanti Hard Rock Cafè sparsi per il pianeta o in altre opportune sedi: tipo il “Musonia Musical School” di Dolores Rhoads presso North Hollywood (L.A.), ora tempio di ricordi dedicato allo sfortunato suo figlio Randy, locale da ultimo maldestramente svaligiato.

Indietro con il tempo certamente le vecchie Gibson sono anticaglie pregiate, per esempio le SG “diavoletto” fecero storia con quella dello scolaretto in anfetamina Angus e quell’altra di colore vagamente “perso” a corde fini utilizzata per decenni da Tony Iommi da cui sono scaturiti riffs indimenticabili; oppure la SG stilizzata di John Cipollina dei Quicksilver, veicolo di assoli interminabili.

Tra quella pletora strumentistica sceglierei senza dubbio alcuno la Gibson SG “Blue Traff” del dimenticato Peter “Ollie” Halsall (Timebox, Patto, Tempest, Boxer…) da cui vennero fuori gli assoli in tecnica legato più incredibili dei primi Anni ’70, protagonista assoluta della celebre serata del 1° Giugno 1974 accompagnando Kevin Ayers con quel memorabile concerto “All Stars”, tra cui Brian Eno, Nico, John Cale e Mike Oldfield tra i tanti.

Recentemente tale “artefatto” è stato finalmente ritrovato in qualche remoto polveroso magazzino londinese e restaurato a dovere per esser conservato come cimelio da Barry Monks, curatore dell’archivio relativo alla gesta del povero ma fantastico Ollie Halsall; sul relativo sito sta segnata la storia puntuale di quella chitarra, una Gibson SG Custom di colore giallognolo prodotta nel 1967 ed acquistata a Londra da Semex in Charing Cross Road nel 1969 dopo che lo strumento fu adattato a mancino.

Pure interessante è la chitarra suonata da Bowie in Diamond Dogs, suo popolare album del 1974: quello di Rebel Rebel, dopo il “suicidio” concordato e assistito di Ziggy Stardust, opera laddove mai suonò Mick Ronson bensì lo stesso Bowie aiutato da qualche turnista; un’anonima Kent rossa che si adattava perfettamente al nuovo look futurista e/o distopico del camaleontico artista.

Nell’Hard Rock e nel figliastro Heavy Metal tante sono le chitarre celebri perlopiù esposte, come le numerose Fender di Ritchie Blackmore o le Gibson Flying V di Michael Schenker e di uno dei Priests o quella Kramer “Frankenstrat” di Eddie Van Halen – la chitarra “incerottata” – quindi le celebri Jackson di Randy Rhoads già nominato prima.

Il leggendario Randy inizialmente ai tempi dei Quiet Riot suonava con una classica Gibson Les Paul chiara tuttavia fu il suo liutaio di fiducia, Karl Sandoval, a contribuire alla creazione dello stesso marchio Jackson con la costruzione di quelle due celebri chitarre (“Sandoval V”: una a pois e l’altra bordata e/o sagomata), una sorta di ibrido tra Fender e Gibson FV da cui in seguito Grover Jackson diede origine all’omonima linee di nuove chitarre partendo dal vecchio marchio Charvel quando all’inizio la chitarra fu battezzata come “Concorde”.

Randy Rhoads non ha mai suonato una Fender e spesso viene confuso con il buon Bernie Tormé, suo sostituto di emergenza durante l’Aprile ‘82 nella band di Ozzy per una manciata di shows, appena dopo la tragica morte del chitarrista storico avvenuta il 19 Marzo 1982.

L’intera storia sarebbe un tantino più complessa tuttavia le chitarre Jackson hanno fatto la storia dell’HM a partir da Randy fino al popolare modello King V a 24 tasti designata inizialmente per Robbin “The King” Crosby (…incallito scopatore poi morto di AIDS) dei Ratt ma poco dopo adottata da Dave Mustaine il cui nome marchiò il nuovo modello nella seconda metà degli Anni Ottanta.

I primi Metallica agli albori adoperavano perlopiù le classiche Gibson FV allorquando il loro primo ospite solista Lloyd Grant era conosciuto nell’Orange County come lo Schenker Nero proprio per quel motivo. Esiste pure una strana foto dei Metallica con Mustaine risalente ad allora, dove il chitarrista adopererebbe una chitarra molto simile a quella vecchia FV, forse tipo quella Gibson Vintage (?), di Mike Sifringer dei thrashers tedeschi Destruction di inizio carriera (1982-1984).

E proprio a proposito di quell’era (sempre primi Anni ’80), una delle sue prime chitarre professionali di Mustaine, fu la BC RICH BITCH, già attiva nei suoi liceali Panic (1980-1981), quindi nei Metallica l’anno successivo e poi nei primi Megadeth (1983-1986) sarebbe il piatto forte.

Inizialmente la stessa chitarra era in semplice tinta legno quindi ripitturata prima in verde per poco tempo poi in nero nonché “punkizzata” da vari stampini (Fear, Sex Pistols…); storica chitarra da cui sono usciti i magnifici riffs di Killing is my Business… e di Peace Sells… e molte tra la prime cose dei celebri MetallicA.

E di quell’era non meno interessante è una tra le prime tra le tante chitarre elettriche di Kerry King degli Slayer: la rossa “Mockingbird”, che suonò nel breve tour primaverile sulla West Coast con i Megadeth (prima metà del 1984) intervallandola talora con una B.C. RICH nera modello “Warlock” – ma pare già allora ne vantasse una discreta collezione – quindi con gli Slayer più truci dei primi due album dove la stessa chitarra pareva “sporcata”, forse passata con fiamma ossidrica o da qualche acido corrosivo.

La stessa rossa BC RICH, marchio nato al mezzo degli Anni ’70, compare nelle mani di Mustaine durante l’ultima data del primo tour dei neonati Megadeth presso lo Stone di Frisco il 18 aprile 1984 in una celebre foto in seguito anche a copertina di un’antologia dei Megadeth, probabilmente perché aveva scassato la sua.

E sempre nel “Thrash Metal” pure Gary Holt, degli Exodus, uno dei padri del genere, inizialmente adoperava per economia una semplice Squier Stratocaster bianca, sottomarca economica della Fender, coautrice del celebre Bonded by Blood (1985) mentre in seguito il chitarrista appare con la stessa forse ripitturata in rosso o chissà, una Fernandes Strat. o Charvel rossa (tardo 1985)

Con il tempo, sia Gary Holt, che Dave Mustaine & Kerry King, diventati popolari musicisti, hanno ricevuto una serie di vari endorsements gratuiti per ovvia pubblicità dalle svariate fabbriche chitarristiche perlopiù americane a partire dalle Jackson, passando dalla ESP ed alle Bernie Rico (ex B.C. Rich) fino alle futuristiche Schecter per concludere con le note e costose DEAN che ora paiono suonate un po’ da tutti quelli, alla moda grazie a buonanima di Dimebag Darrel dei Pantera.

Sia di chitarre Fender – di cui Malmsteen ne vanta un magazzino così come di Ferrari – che di Gibson ho già trattato quando la classica Les Paul continua ad esser popolare grazie ai vari Slash, Zakk Wylde e Buckethead con il suo modello personalizzato bianco tuttavia quella che mi appassiona in quanto a cimelio di più è quella appartenuta al fu Euronymous…

…l’Imperatore Nero del Black Metal: una semplice Gibson Les Paul Standard con tanto di stampini “true-death-metal” tramite cui fu registrato il celebre De Mysteriis… a Bergen nel 1993 con lo svariato uso del tremolo-picking del mitico Dick Dale alle prese con l’onda surf. Un autentico cimelio che credo tuttora custodito nel museo del Black Metal presso Oslo. Chiudo il mio breve articolo con Orianthi che trovo più “legno” lei stessa che non la sua chitarra.

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