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Effetto Tenco – Io Bugo, le rose sanremesi e le infinite verità a disposizione

bugo

Insomma, pare che la colluttazione “artistica” tra Morgan e Bugo sia stata solo una sceneggiata. Non mi sorprende, l’ho pensato anche io da subito. Chi segue l’ex Bluvertigo nella sua veste di istrione/giurato di X Factor (io) sa bene cosa è capace di fare. Gli piacciono i colpi di scena e le finte provocazioni. E di sicuro lui e Bugo potrebbero aver pensato di cagare in testa a San Remo facendo quel siparietto, auto-eliminanatorio finendo sulla bocca mangia-merda dell’italiano medio. “Hai visto Morgan e Bugo, ieri sera???”

“Bugo chi?”

Vi abbiamo gabbato!

Esatto, ora anche mia zia conosce il Bugatti (che io seguivo ai tempi di Dal lo fai al ci sei, il disco che “svoltò” la carriera del folletto indie nel contesto lussuoso e fiorviante della Universal). Da allora non sono riuscito più a capire se Bugo voglia fare l’unicorno bianco pur essendo un piccolo ciuco o se le cose gli stiano bene proprio così. Di sicuro nel 2002 mi sarei aspettato un approccio del genere a San Remo da parte sua. Ci va, fa volutamente schifo e saluta. Oggi penso che tra la performance iniziale, l’interpretazione del pezzo di Endrigo e l’abbandono discusso del palco, con Morgan che “gliele canta”, sia migliore la terza, mentre le altre due mi sono parse più una parodia di quelle un po’ alticce e sopra le righe di Paolo Rossi ed Enzo Jannacci nel 1994.

Ma era tutta una finta. Cosa credevate? Sveglia !!1!!1

Morgan non è un cocainomane così sprofondato nelle paranoie da gridare a un complotto ordito contro di lui. Bugo non è l’incapace e patetica sagoma balbettante che per stare sul palco di San Remo “venderebbe la madre” e che “quando apre bocca fa solo figure di merda”. E il loro pezzo non è una versione synth-chic del tormentone di Gabbani. Morgan e Bugo sono due grandissimi artisti e la “performance” a cui avete assistito è una talentuosa messa in scena cinica e altamente provocatoria. Qui ci sono di mezzo Beckett, David Bowie, Luigi Tenco, cari ingenui e ignorantissimi.

Ma senza scomodare i consueti padri spirituali di Morgan, non potete neanche scandalizzarvi troppo se la lite tra i due sia stata davvero tutta una finta. A San Remo di scemenze simili ne sono capitate così tante di puttanate del genere che fatico a ricordarle tutte. Vediamo…

Cavallo pazzo che irrompe sul palco gridando “il festival è truccato e lo vincerà Fausto Leali”?

Oppure quando Pippo Baudo salvò un tipo che voleva buttarsi dalla balconata… tutto finto, ovvio.

Fin dal 1967, il Festival ha continuato a celebrare (in modo di sicuro più blando e innocuo) la tradizione del colpo di scena scandaloso ed esasperato, inaugurato sulla propria pelle da Luigi Tenco.

E persino quel suicidio, con tanto di biglietto esplicativo (Non posso vivere in un mondo dove vince Io tu e le rose), è considerato da anni un’altra messinscena che nasconderebbe un omicidio, dovuto a fini mai spiegati dai cospirazionisti.

A proposito di Luigino, senza volerlo, durante la settimana del festival, ho letto un libro su di lui: Effetto Tenco di Marco Santoro (Edizioni Il Mulino). Si tratta di un saggio sociologico che vorrebbe dimostrare come l’atto estremo del cantautore abbia dato il via all’effetto valanga che ha poi finito per far dire a qualche critico-giornalista di oggi: “De André è il solo vero poeta italiano che abbiamo avuto nel 900”.

Quando Tenco si ammazzò (diamo per buona la versione ufficiale) il piccolo mondo antico della musica leggera italiana considerava i tipi come lui, Paoli, Bindi, Lauzi, come degli incresciosi ospiti che nessuno aveva davvero invitato nell’ambiente canzonettistico. E nonostante la morte del cantautore, quella fatidica edizione del festival proseguì senza ritardi sulla programmazione. La scelta da parte di Tenco di partecipare, sembrava il segnale di un momento di grande confusione. Chi lo conosceva e lo seguiva sapeva quanto poco rispetto lui avesse per San Remo. E nessuno si sorprese dello scarso apprezzamento di Ciao amore, ciao.

Dopo la morte, giornalisti, politici e uomini di televisione cercarono di minimizzare il gesto dell’artista dicendo che era un debole, un rompiballe, un uomo disperato pieno di pasticche e nessuno denunciò la divorante e crudele competizione canora, capace di fagocitare uno spirito fragile e libero come quello di Tenco. L’anno dopo però sempre a San Remo vinse Sergio Endrigo, autore di un brano che forse non era tra le cose migliori che realizzò nella sua lunga e sottovalutata carriera, ma di sicuro non è la cagata iper-melodica e scanzonata di Io tu e le rose. Dalla morte di Tenco si arrivò alla contestazione del Palalido, alcuni anni dopo, dove dei ggggiovani “impegnati”, interruppero con le spranghe processarono De Gregori e gli chiesero di suicidarsi per la causa invece di guadagnare soldi con la musica come un qualsiasi Morandi. Al solito in Italia si finisce sempre da un eccesso all’altro.

E da questi due estremi siamo arrivati alla rissa Morgan/Bugo, due cantautori della scuola dei Tenco, De André e Conte (passando per Sonic Youth, i Depeche Mode e Lou Reed) che pur di andare in classifica con il loro brano, decidono di scannarsi davanti a tutti e poi forse fingere di averlo fatto per scherzo. Magari anche la morte di Luigi Tenco doveva essere una recita e nelle sue intenzioni essere solo un “tentativo”, una rappresentazione di sdegno veemente che avrebbe dovuto concludersi con un ricovero all’ospedale e un graffio in fronte. E può darsi che ora, per recuperare credibilità dopo una caduta di stile capace di disintegrare la stima dei pochi facinorosi ancora al seguito di Morgan e Bugo, questi due disperati dicano: “è vero, abbiamo scherzato. Ridete su sta ceppa, abbonati!”, ma non credo lo faranno. Lasceranno che ognuno scelga la verità che preferisce sapendo che sarà sempre quella che in cuor proprio tutti noi, che siamo il pubblico, abbiamo il bisogno di credere.

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