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Qual è la differenza che passa tra l’Up The Hammers ateniese e l’Agglutination Festival?

up the hammers

E’ appena stato reso pubblico il bill dell’Up The Hammers 2021. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un festival ateniese dedicato all’heavy metal Underground. Si sviluppa in due giorni con un bill di una quindicina di band circa. Il menù è un bel minestrone: dalle realtà contemporanee che si ispirano ai classici dettami del metallone anni 80, al trio che nel 1987 incise un demo, e che quei matti di greci hanno convinto a riformarsi ed esibirsi sul palco dell’UTH. Poi ovviamente ci sono nomi un po’ più grandi come gli Armored Saint, i Liege Lord e gli Hittman con due T, che vidi personalmente l’anno scorso in compagnia di Babini e Fiorelli di Classix Metal.

Nel bill già reso noto del 2021, oltre al gruppo di Salvatore Fallucca, i Gothic Stone, usciti da poco per la Black Widow Records, ci saranno i Medieval Steel, i Titan Force (che negli anni 80 fecero un paio di dischi con alla voce il cantante storico dei Jag Panzer, Harry Conklin), gli australiani Taramis, i grandissimi Shok Paris e molto altro ancora. Insomma, non stiamo parlando dei nomi sconosciuti per quelli che ce l’hanno più grosso, realtà così elitarie che sono morte dopo un demo in 100 copie nel 1983. I nomi coinvolti all’Up The Hammers, non si chiameranno mai Metallica, Megadeth o Scorpions, ma saranno sempre coloro che facevano parte delle seconde e terze schiere dell’heavy metal negli anni 80, e che noi amiamo quanto i pezzi grossi.

Tutto ciò ad Atene…

ATENE! GRECIA!

Ora, qui nessuno vuole paragonare l’Italia alla Germania o alla Gran Bretagna, paesi che hanno una tradizione rock e metal largamente superiore alla nostra. Ma questo evento testimonia che noi, nell’Europa occidentale, siamo davvero gli ultimi della classe.

Dei paesi scandinavi nemmeno a parlarne, del Benelux idem, a Barcellona c’è un festival da capogiro, la Francia aveva tre etichette eroiche già negli anni 80 (Axe Killer, Devil’s Records e Dream Records), ma qui ci ha superati, e da tempo, anche la Grecia. Un paese che adoro, ma che di tradizione metal proprio non ne ha.

E mentre da noi il popolo si muove soltanto per quei soliti nomi che neppure perdo tempo a scrivere, la Grecia vanta dei festival come l’Up The Hammers. Quando gli italiani rompono perché l’Agglutination non c’è più E il Gods Of Metal è morto E ma il metallo italiano non ha nulla da invidiare a nessuno E perché la scena, E perché il supporto, E perché la fratellanza Eccetera Eccetera… insomma, quando il metallaro italiano ripete a pappagallo le solite vecchie canzoni a me sale lo sconforto e per usare un eufemismo, un po’ di irritazione. Sono tutte fregnacce!

La Grecia, tra i paesi occidentali, guardando alle band storiche uscite negli anni 80, è al di sotto dell’Italia. Vanta però un “fanatismo” nei confronti della musica heavy che non ha eguali. Non intendo quel tipo di passione che si stempera al pc, facendo a gara a chi posta gruppi meno noti e chi sostiene di comprare più vinili, lì ci sono negozi di dischi veri dove anche i collezionisti più temibili possono trovare qualcosa che manca alla propria collezione.

In Grecia ci sono etichette che vanno avanti piuttosto bene e che fanno parte di una sorta di virtuale consorzio che comprende appassionati, gestori di locali e pubblico che caccia la grana! Questa è la cosa più importante, in effetti: i soldi al posto delle chiacchiere. E non è che in Grecia ne girino molti, di soldi, lo sappiamo tutti senza essere esperti di finanza.

Anche negli anni peggiori della crisi però l’Up The Hammers è andato avanti e in ogni edizione ci sono state almeno una mezza dozzina di gruppi americani. Americani, esatto. Lasciamo perdere quelli che vengono dal resto d’Europa ma se tu fai venire qualcuno dagli Stati Uniti, caro ti costa. Capitano dei gruppi che magari una settimana prima stavano in Germania e quella dopo in Belgio in tour per i fatti loro e che non è così dispendioso portare ad Atene, ma c’è gente che è stata fatta venire direttamente dagli USA.

E l’Up The Hammers può permetterselo ogni anno perché la gente partecipa e spende. Vengono anche dall’estero: Svezia o Italia (pochini), Germania, Austria, sono tanti che arrivano da fuori per vedere il festival di Atene. Sapete quando succedono queste cose? Quando offri alla gente uno spettacolo di valore. Quando la bravissima Alicia Ratti, intervistata qui su Sdangher da Pietro La Barbera, ha organizzato il Metal Conquest a Roma, che pur non avendo un bill eccezionale vantava tre gruppi internazionali, di cui almeno uno storico (Witchfynde) e un secondo semi-storico (i Solstice), qualche decina di persone dall’estero è venuta.

Se tu mi organizzi i festival con gli Armored Saint, i Liege Lord, i Brocas Helm, (i nomi dell’Up The Hammers dello scorso anno) vedi che la gente si muove. All’estero però, perchè qui da noi realtà analoghe (il Play It Loud ad esempio) sono morte perchè la gente non era abbastanza.

Capita di sentire le solite puttanate sul Metal italiano che non ha nulla da invidiare a nessuno, ma quando parliamo di questo non dobbiamo solo pensare ai gruppi. Io faccio un gran calderone tra band, pubblico, negozi, etichette, perché alla fine uno alimenta l’altro e tutti dovrebbero unirsi nell’intento di creare qualcosa che funzioni.

Noi oggi siamo pieni di gruppi che fanno dischi e che vogliono tutti una recensione ma non muovono mai il culo per andarsi a vedere il concerto di qualcun altro, comprare il disco di qualcun altro impedendo quindi che si crei una rete di cooperazione. Sta facendo un gran lavoro Stefano Denni, non a caso co-organizzatore del Metal Conquest, il quale ha messo in piedi a Roma, un negozio di dischi di altissimo livello, divenuto luogo di ritrovo per chi ascolta e colleziona metal, come era 25 anni fa Disfunzioni musicali. Ma questo è ancora troppo poco.

Insomma, prima che l’italiano blateri di non capire perché l’Agglutination è morto e il metal italiano che non è secondo a nessuno sia sotto i piedi di tutti, intervengo io dicendo cosa davvero non capisco: come mai in Grecia si organizza un festival di alto livello di heavy metal underground da vent’anni con il pubblico che ci va e paga, mentre in Italia tutto questo non si può fare.

Non può succedere perché in Italia il pubblico, o si muove solo per vedere gli Iron Maiden a 300 metri dal palco oppure, se è un tipo a’la page, non va a vedere i Black Sabbath perché Bill Ward non è presente con il resto della band, salvo poi ignorare che Tony Iommi ha portato avanti quel nome con cani e porci a basso e batteria trent’anni prima che questi puristi disertassero le esibizioni senza Ward…

Una decina di anni fa, a Bologna, un ragazzo di nome Emiliano Nanni, organizzò delle serate davvero niente male all’Estragon Club. Ne ricordo una che si intitolava British Steel Festival. Ci suonarono gli Angel Witch la prima volta che vennero in Italia, i Grim Reaper, i Diamond Head, le Girlschool, i Demon, gli Elixir e unico gruppo non Inglese, i locali Crying Steel. E gli andò così così, non benissimo. Allora organizzò, nel 2011, lo Steel Fest, senza British. Vi presero parte i Praying Mantis, i Virgin Steele, ancora gli Angel Witch, i Cristal Vyper, Skanners, Battle Ram, Picture e altri e andò talmente male che Nanni non ha più potuto organizzare nulla.

Perché l’italiano parla parla parla parla, pontifica su facebook ma non caccia i soldi. Si balocca sul supporto, la scena, la fratellanza metallara… e intanto all’estero fanno i festival ganzi e da noi possono venire, quando va bene e a prezzi da capogiro, solamente i nomi enormi (e sovente in po’ spompati), tipo il Rock The Castle prossimo a Verona.

Il supporto, la scena, la fratellanza… e perchè non anche Paperino, Pluto e Babbo Natale?

Giovanni Loria (Bucaniere del Rock’n’Roll,Antico Sacerdote dell’Heavy Metal,Bello Senz’anima dell’Hard Rock e del Pomp,Esploratore del Blues più razzente e fiammeggianteFustigatore di ogni modernismo)

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