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Noi una band vicina al Mainstream??? – Intervistona ai Lunarsea

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Intervistare i Lunarsea mi ha permesso di conoscerli e cambiare idea su di loro. Confesso di non averli mai seguiti molto prima di questo confronto e di essermi misurato con i dischi che hanno fatto, solo allo scopo di interrogarli un po’. Beh, parlare con Fabio e Christian, tentare di analizzare e comprendere la musica che fanno, mi ha aiutato a riconsiderare certe impressioni preconcette e guardare a questi ragazzi con rispetto e ammirazione. Vi avverto, è una roba lunga, ma c’è da imparare, troverete un sacco di osservazioni e consigli pratici su come ci si possa muovere oggi nel business del metal. 1 – Una volta, almeno ti parlo di quando io avevo 15 anni (1994-95) le band erano allergiche alle etichette. Di solito reagivano con cautela anche davanti a quella generica di METAL, oggi invece sembra che le cose siano andate nel verso opposto. Sono le band stesse a inventarsene, tavolta sfiorando il ridicolo (Pirate Metal, Djent Metal, Maledeath Metal, sono alcuni esempi di quelle create dai gruppi stessi e che poi hanno avuto una certa diffusione). Secondo voi, una band non dovrebbe tenersi aperte più porte espressive possibili? Perché questa gran voglia di ingabbiarsi, di specializzarsi in un sottogenere barra altro sotto-sottogenere + magari una parola che non c’entra nulla, tipo pharaonics e metal, che c’è oggi?

Fabiano: ci siamo passati anche noi. Quando inizi un percorso musicale con una band, hai una genuina e sana convinzione che il tuo prodotto sia qualcosa di unico, che nessuno sia mai riuscito a suonare quello che suoni tu. Dal nulla, ti senti portavoce di un genere musicale nuovo.
Poi passa il tempo e ti rendi conto che alla fine (nel nostro caso) la base è Melodic Death Metal, con influenze e personalità, ma sempre Melodic Death Metal.
Noi ci definivano agli inizi Post-Melodic death! Che significa? Boh!
Dicevamo che prendevamo un po’ di influenze da questo gruppo, un po’ da quello, ma che nessuno al mondo fosse mai riuscito a fondere diverse influenze come facevamo noi.
Le etichette sono importanti, se non altro per farti scoprire dal pubblico. Se mi piace il progressive metal, andrò alla ricerca di band progressive metal.
Band che si definiscono progressive-post-funky-melodic-metal, difficilmente entreranno in canali musicali tematici, ne viene una minore possibilità di essere ascoltati.

2 – Per il vostro secondo album, “Route Code Selector”, parlaste di diecimila euro di spesa. Tanto per non farvi i conti in tasca, quanto vi sono costati i lavori successivi? Vorrei sapere anche se l’etichetta vi ha aiutato economicamente. E ve lo chiedo perché oggi c’è ancora chi crede che le labels sgancino soldi per tutto e chi invece sostiene che siano ridotte a svendersi e farsi pagare dai gruppi solo per apporre il proprio bollino su un album, come garanzia di qualità ormai sempre meno attendibile. Di sicuro avete una lunga esperienza nel music biz. Cosa fanno le etichette oggi, a cosa servono ancora?

Fabiano: Per Earthling/terrestre siamo arrivati ad una spesa di oltre 12 mila euro, tra registrazione, mixing e mastering. Per questo disco abbiamo addirittura fatto 2 versioni complete di mastering, 1 ai Fascination Studios e l’altra ai Finnvox Studios e poi abbiamo scelto quella che ci piaceva di più, valutando diversi fattori.
La Punishment è una etichetta con cui collaboriamo ormai da più di 10 anni, con loro c’è un ottimo rapporto di collaborazione.
Non siamo una band che vende 100 mila copie, quindi sarebbe un rischio troppo grande per un etichetta finanziare economicamente una band underground per la totalità delle spese di produzione di un disco.
Mettiti nei panni di un’etichetta: se deve pagare alla band 12 mila euro per le registrazioni, per poi spendere altri soldi per stampare il prodotto, se la band non vende 10’000 copie del disco, chi ci rimette non è la band, è la etichetta. Questo è un rischio di impresa troppo grande da prendere, da un punto di vista imprenditoriale è un suicidio assistito.
Abbiamo tuttavia la liberta’ di vendere le copie del disco in pre-ordine direttamente da noi, così come la libertà di venderle digitalmente, il che significa che riusciamo ad avere subito un budget disponibile per noi che di riflesso viene utilizzato per permetterci di investire in agenzie di management, in live, in promozione. Si tratta di un gioco-forza tra label e band che fa vincere entrambi. Si collabora insieme per far vendere il prodotto il più possibile.
Senza una etichetta, soprattutto per band underground risulta pressoche’ impossibile entrare nei circuiti di distribuzione, vieni limitato a vendere la tua musica solo digitalmente e tramite il tuo store personale.
Anche a livello di immagine potrebbe risentirne, a meno che non sia una scelta personale della band.
Ogni label lavora a modo suo, ne esistono centinaia, ogni band sceglierà quella con cui collabora meglio.
A noi la Punishment18 piace e non abbiamo nulla di cui lamentarci, ho visto Corrado partire da solo per la sua avventura, e oggi dopo oltre 10 anni dispone di un team che lo aiuta nelle varie pratiche.
Segno che quando lavori con passione, dedizione e con un ottimo “modus operandi” imprenditoriale, resisti nel tempo e acquisti credibilità.

3 – Certi dischi di metal estremo di oggi sono davvero monotoni. A volte ascoltando roba black o death ho come l’impressione di avere davanti qualcuno che mi batte ripetutamente per quaranta minuti la mano sulla fronte. Alla fine per lo più sbadiglio con le lacrime agli occhi e un discreto mal di testa. Quando esco dalla lavanderia industriale per cui lavoro, dopo 9 ore e mezza di quel frastuono di macchinari, mi sento come dopo aver ascoltato il nuovo dei Fleshgod Apocalypse.

Fabiano: Credo dipenda dai gusti personali, trovo i Fleshgod , ad esempio, forse la realtà italiana odierna piùapprezzata all estero in ambito estremo.
Per quanto riguarda il mood odierno, sono dell’idea che si tratti di cicli.
Da qualche anno, sembra che ogni band tenda a sponsorizzare i nuovi lavori con lo slogan “il prossimo disco sarà piu’ pesante e cattivo del precedente”.
Probabilmente è una fase in cui agli ascoltatori, attirano di più dischi che hanno come peculiarità l’aggressività e la velocità, soprattutto in ambito estremo.
Probabilmente siamo tutti così incazzati con i vari problemi economici/sociali su scala mondiale, che abbiamo bisogno di musica sempre piu’ pesante per sfogarci un po’.
In futuro, forse, cambierà il trend.

4 – Insomma, il metal estremo, che nel vostro caso è mitigato da una notevole componente melodica e una discreta duttilità tra passato, presente e futuro del genere, equivale comunque a un atto violento e definitivo, una spinta oltre i limiti accettati, una roba quasi anarchica, almeno da principio. Penso ai Napalm Death, che nel 1987 raccolsero in pochi secondi la loro carica e diedero alle composizioni “bonsai” di “Scum” una veste discografica classica (un vinile), ma che suonava quasi parodistico, una sorta di provocazione. “You Suffer” (un secondo di brano, è comunque un brano dicevano). E dieci “You Suffer” messe in fila fanno comunque un disco. Lato A e Lato B. La gente prendeva il grind e il death come uno scherzo. L’uso della voce cavernosa produceva risate. Anche a livello di contenuti, i Carcass usarono brani di un saggio di medicina legale come testi. Erano dissacrazioni verso lo status quo dell’arte metallica e rock. Nel tempo questa carica eversiva si è perduta, è divenuta nuovamente maniera, e oggi una band death pretende di tenere l’ascoltatore occupato per quaranta minuti dove non ci sono altro che urla, percussioni e riff velocizzati oltre l’umano. C’è anche chi recensisce quel caos usando espressioni tipo “uhm, qui il basso è sugli scudi mentre la batteria terremotante esalta le chitarre che fulmicotonano!” mentre di fatto ci sono undici canzoni che dicono tutte la stessa identica cosa che ha detto già un milione di altre volte qualcuno decenni fa.

Fabiano: Sì, forse si tende a produrre musica a mo’ del “buon padre di famiglia”, senza rischiare troppo o avventurarsi in territori musicali inesplorati, anche perchè per fare questo tipo di scelta, c’è bisogno di competenza ed esperienza.
Cosa che noi non abbiamo, quindi preferiamo andare sul sicuro e su ciò che ci riesce meglio.
E’ difficile fare musica che non suoni mai come qualcosa di già sentito, vuoi anche per solo alcuni passaggi. Alla fine le note musicali sono 7, riuscire a usarle in un modo mai fatto da qualcuno in precedenza è difficilissimo. Poi conoscere bene la musica aiuta, perchè puoi ampliare il tuo spettro di sonorità e usare sì 7 note di base, ma in mille varianti.
I Dream Theater erano musicisti che al momento del loro debutto erano tutti professionisti, tutti studiavano musica, e la differenza(e la storia in ambito prog-metal) la hanno fatta rispetto al 95% delle band dell’epoca che suonavano il loro stesso genere.
Steve vai ha iniziato a usare sitar e sonorità orientali dopo aver fatto un viaggio di mesi in quei paesi, interiorizzando la sua cultura musicale in prima persona, non studiando lezioni di sitar e di musica orentale su youtube. E la differenza si sente.
Ognuno insomma, cerca di fare il proprio meglio secondo le proprie possibilità. Nel bene e nel male.
E va comunque rispettato per ciò che cerca di trasmettere al pubblico.

5 – Questo è fuori di dubbio. Cambiano argomento, voi avete due cantanti che si alternano e spesso il ritornello è melodico mentre l’inciso gutturale. Però sarebbe un errore grossolano definirvi metalcore. Secondo me nonostante il dualismo chiaro/scuro, forte/piano della vostra musica, esulate da tentazioni pop e rimanete immersi in un ambito estremo. Semplicemente offrite al pubblico qualche appiglio a cui appendere l’orecchio, invece di sommergerlo di violenza continua. Anche Bill Steer dei Carcass dice che il death classico è di una noia tremenda, per questo loro introdussero le chitarre armonizzate alla Iron Maiden. La violenza può risultare monotona a un certo punto, come qualsiasi altra cosa. Uno schiaffo nel buio scombussola di più delle 39 frustate a Caviezel nel film di Gibson “La Passione”, non so se mi spiego.

Fabiano: cerchiamo di trovare il giusto equilibrio tra doti singole di ognuno di noi, esaltando le qualità individuali di ciascuno.
I nostri pezzi non seguono mai il classico schema “strofa, ritornello, strofa, ritornello”, spesso iniziano in un modo, per poi virare in altre tonalità, e tornare indietro sui binari iniziali.
Il cantato pulito, è un collante che permette ai fruitori, di memorizzare dei particolari passaggi di ogni pezzo, nonostante la struttura portante dietro sia complessa e non lineare.
E’ un modo di comporre pezzi che ci viene naturale, non forzato, mi permetto di dire, che è anche uno dei nostri punti di forza e permette ai nostri dischi di resistere al passare del tempo. C’è sempre qualche riff, overdub, passaggio, cantato che viene colto a ogni ascolto.

6 – Lunarsea e Hour Of Penance. Negli anni 80 a Roma c’erano i Fingernails e i RAFF. Direi che in questo confronto sia palese come ormai la scena di capitolandiae in generale quella italiana abbiano fatto passi notevoli, no? Se pensiamo che tutti i “prime movers” romani si battevano a colpi di demo, oggi è un paradiso. Anche se a volte i dischi di ora sono semplicemente i demo di ieri registrati meglio. Non vi pare?

Fabiano: Oggi è più facile produrre musica di qualità rispetto agli anni 80, ci sono più mezzi e risorse grazie al digitale per permettere a tutti di esprimere il loro estro creativo.
E’ un bene, ben venga per chi ha velleità’ artistiche, possono esprimerle, anni fa non era così semplice, nè era alla portata di tutti, purtroppo.
Non era neanche facile far ascoltare la propria musica.
Per vendere il tuo demo, dovevi recarti davanti i negozi di dischi/cd, fermare la gente e chiedere se era interessata a spendere 5 mila lire per comprarti il demo. O dovevi andare ai concerti e fare la stessa cosa.
Per mandare il tuo demo alle etichette non potevi far altro che spedirli per posta, chissà quante cassette magari non sono mai arrivate a destinazione perchè perse durante il trasporto, non c’era neanche modo di tracciarle.

7 – Che ci crediate o no, c’è chi definisce i Lunarsea “mainstream”. Secondo voi ci sarà mai il mainstream per dei gruppi con ritmi a 220 Bpm e una voce da maiale con la raucedine (detto con grande affetto per Alessandro Iacobellis)? O forse chi vi definisce così ascolta solo i PigFucking Vagina e i VeganoidsPandas e avvalora l’adagio che tutti siamo il mainstream di qualcosa?

Fabiano: I Lunarsea mainstream??? Guarda, il giorno che riusciremo a prendere uno stipendio mensile dai lunarsea sopra i 1500 euro a persona, che ci permettà di lasciare i nostri lavori quotidiani e fare solo questo, sarò il primo a dirtelo.
Per ora la band è un hobby, quindi si prendono introiti che vengono subito investiti per generare altri introiti e così via. E’ un lusso se riusciremo mai nella vita ad andare pari con tutti i soldi che abbiamo speso per la band.
Se dovessi fare il calcolo, forse ci usciva un SUV a testa se avessimo evitato tutte le spese per la band.
Ma sono cresciuto suonando e ascoltando musica, e vado fiero che a 40 anni e oltre, nutro ancora la stessa passione nel suonare la chitarra o ascoltare le nuove uscite di quando avevo 15 anni.

8 – Fabiano, tra le tante band di cui hai fatto parte ci sono anche i Lord Brummel, il cui leader era un certo Aldo Mancusi, ex capo redattore di Metal Shock e il blog ScrotalBrush. Aldo risultava come batterista ma Grazioli una volta scrisse che secondo certe voci, la batteria era elettronica, visto che Mancusi non sapeva suonare nulla e che per scrivere i pezzi usava la bocca facendo i motivetti mentre tutti voi provavate a riprodurli come intendeva lui. Cosa c’è di vero in tutto questo?

Posso parlarti del demo, in quanto sono uscito dalla band poco prima che rilasciassero il debutto.
Nel demo la batteria era suonata, altroché. Era un periodo in cui non era semplice fare troppi  overdub, aggiustamenti e quantizzazioni. Si registrava ancora su nastro in analogico, e i costi degli studi erano molto alti, quindi non c’era molto tempo per risistemare il tutto.
Era più facile ed economico suonare live i brani dall’inizio alla fine, fino all’esaurimento, anziche fare strofa per strofa.
Se ascolti il demo, alla fine della prima traccia si sente aldo urlare “BASTA”. Lo avevamo lasciato volutamente proprio a dimostrazione di quanti take di registrazione erano stati fatti prima di arrivare a un risultato soddisfacente.
Quindi, la batteria, almeno sul demo posso assicurarti che era suonata. Per il disco/dischi successivi, non saprei, ero già concentrato su altri progetti.
Per i riff suonati “a voce” , sì, ma è una cosa che si fa anche ora, anche io per alcune parti di batteria mi viene da registrare a voce “tupa tupa tara tara tupa”, non sapendo suonare la batteria.

9 – Orlando e Jussila sono ormai fissi quando si tratta di fare un nuovo album dei Lunarsea. Ai tempi di “Route Code Selector” vi aiutarono in quel salto sbalorditivo rispetto al primo lavoro. “Hydrodinamic Wave” secondo me è il disco power metal più estremo mai realizzato da un gruppo italiano (e forse la vostra opera più personale) anche se produttivamente non c’è partita con ciò che avete fatto dopo. Che tipo di scambio avete con quei due professionisti oggi, come si è evoluta nel tempo la vostra collaborazione? Si limitano a spingere bottoni o vi aiutano anche con il contenuto che avete creato?

Hydrodynamic Wave è un piccolo capovaloro targato Lunarsea. Vado fierissimo di quel disco, ancora oggi lo ascolto e mi domando come siamo riusciti a tirar fuori certe melodie/canzoni.
I debut album delle band sono sempre avvantaggiati, perchè hanno un periodo di gestazione molto più ampio dei dischi successivi e spesso sono un greatest hits di pezzi presenti sui demo più alcuni pezzi nuovi.
Il problema di quel disco è che fu registrato, mixato e masterizzato da me.
E torniamo al discorso degli errori di gioventù, di quando hai la presunzione(sbagliata) di saper suonare, registrare e masterizzare, senza avere un’esperienza e preparazione adeguata.
Non avendo più le singole tracce del disco, non ci sara’ possibile neanche ipotizzare una versione rimasterizzata purtroppo.
Ma sono anche convinto che l’ultimo album Earthling/terrestre, sia superiore a qualsiasi album targato Lunarsea, sia da un punto di vista personale, sia effettivamente da come lo sta accogliendo la stampa.
Con Mika dei Finnvox ormai c’è un buon rapporto. Per l ultimo album siamo arrivati a produrre ben 6 versioni di master diverse, è una persona che sa ascoltare la band, e non è uno che lavora con plug-in.
Ti chiede come vuoi che suoni il disco, ti chiede alcune band di riferimento, e cerca di modellare il tuo master secondo le tue richieste.

10 – Cristian Antolini è l’autore dei testi e la voce in clean dei Lunarsea. Trovo che entrambe queste cose, le liriche e i cantati melodici siano tra i punti di forza imprescindibili della band. I temi trattati sono molti, eppure di voi passa un’ immagine troppo sci-fi, che trovo riduttiva. Penso a brani come “Ianus” o “Suphur’s Song”, “The Swan Died”, in cui si parla di antiche religioni o “Ephemeris 1679”, che invece si riferisce al primo annuario astronomico della Storia. “Metamorphine” e “The Smokers” (dal primo demo) trattano di droghe. E anche se certi argomenti sembrano riferirsi a future problematiche nel tempo e lo spazio, ho come l’impressione che ai Lunarsea interessi più l’uomo e la propria emotività rispetto ad alieni e spazi profondi pronti a inghiottirci tutti.

Cristian: Ti ringrazio del complimento. Le linee pulite sono state fin da subito inserite nelle nostre composizioni, ma non è stata una cosa stabilita, è nata da sola. In passato ho fatto parte di molti gruppi e la maggior parte delle volte ero sia bassista che cantante. Ho solo dovuto portare nella band cose che avevo imparato a fare altrove; ma ti confesso che se non avesse funzionato, avremmo abbandonato questa soluzione; all’interno di un gruppo contano solo le cose che danno un contributo.

In effetti i testi sono abbastanza sci-fi, ma non bisogna intenderli nel senso stretto della parola. Certo, ci piacciono le atmosfere eteree, surreali, tecnologiche e spaziali; rimangono solo atmosfere in senso stretto; il vero significato sta nella traduzione della metafora. Come dicevi tu Metamorphine è una critica all’integralismo religioso, ma non alla religione stessa. È l’uomo che gusta i significati della filosofia, della storia, del credo. Il protagonista che si inietta la fede nelle vene sente che deve farlo perché sta perdendo la fede stessa. Non la cerca nel processo filosofico, non accende il cervello. Deve mantenere la sua fede per avere qualcosa a cui appellarsi in ogni momento, invece di contare sul proprio io.

In Hundred Light Years e in Earthlings si parla di buchi neri, di supernova e perfino di chimica. Ma non sono prontuari o libri di fisica! Lo spazio lo abbiamo inteso come una coscienza immensa dell’uomo, fatta di reciproche attrazioni, di pulsazioni, di eventi colossali che non sono altro che l’intero universo che ci sentiamo dentro. The Fourth Magnetar e Polar Covalent Bond, non sono trattati di astrofisica e chimica. Abbiamo “usato” queste scienze per descrivere l’attrazione e la potenza che certe persone hanno su di noi, il potere distruttivo e la conseguente crescita personale; la chimica che sentiamo quando accadono degli avvenimenti negativi o positivi verso personalità a cui dobbiamo tanto, o che non vorremmo mai più vedere in vita nostra ma che ci hanno lasciato un qualcosa di prezioso.

Onestamente non ci piace scrivere di storie di elfi e spade (anche perché non sapremmo farlo! eheheh), di astronavi e di viaggi interstellari di altri. La nostra forza motrice è la metafora, il parallelismo, il confronto e soprattutto l’esperienza personale.

11 – Ho molto apprezzato una dichiarazione di Romagnoli: investire sul pubblico in rete è più importante che farlo sul campo, con i concerti. Anche perché, dice lui, è facilissimo fare dei tour, pagando ma non conducono a grandi salti di qualità per la carriera di una band. Quindi non ha senso lamentarsi se la pagina facebook ha 30000 mi piace e poi dal vivo si presentano in 36, giusto?

Fabiano: Investendo in promozione on-line, raggiungi un pubblico maggiore e variegato in breve tempo.
Ovviamente questo tipo di investimento deve essere accompagnato da attività live.
Sono 2 cose imprescindibili ma con tempistiche diverse.
Sono dell’idea che i primi mesi dall’uscita di una nuova release e diciamo massimo per il primo anno,è fondamentale avere un’agenzia che ti permette di suonare live il prodotto.
Dopo, si può anche ed eventualmente investire di più in promozione, ma solo quando l’hype di uscita è terminato o si è affievolito.
E’ anche un fattore di immagine, far uscire un disco e accompagnarlo con un tour ha senso.
Fare un disco e non suonare per i primi mesi dall’uscita a cosa serve? A niente, ad avere di nuovo l’ennesimo scatolone di cd dentro casa a prendere polvere, visto che tralasciando la fase iniziale in cui i fan ti comprano il cd fisico, dopo qualche mese le uniche possibilità che hai di vendere i tuoi cd fisici, è ai tuoi concerti.

Per questo abbiamo da poco firmato un accordo con la booking /management agency AlphaOmega della durata di 12 mesi, per promuovere live il nostro nuovo lavoro il più possibile nel corso di questo 2020.

Per eventuali tour, sì, sì ragiona a slot, si paga e si suona. Anche se non sempre funziona così, in quanto, una volta deciso che vuoi pagare e supportare il gruppo XXX, devi mandare la application al manager della band, che ha la parola finale. Giustamente un manager di un gruppo famoso, oltre a chiedere un buy-on, vorrà anche una band che reputa valida, che gli piaccia e che reputa meritevole.

I buy-on ci sono sempre stati, dai tempi in cui gli Iron Maiden pagarono per supportare i Kiss.

Sono investimenti, paghi per supportare band famose in tournee, ma poi, devi tornare a casa con dei risultati concreti, o puoi fare tutte le tournee che vuoi, ma se il prodotto non vale ,bisogna aggiustare il tiro.

Personalmente, a questo punto della nostra carriera, preferisco sempre, in base alla disponibilita’, pagare di più, ma avere l’opportunità di viaggiare nel nightline insieme alla band principale.
Ne giova la performance, i suoni, smonti il palco, ti chiudi nella tua cuccetta sul tourbus, dormi quelle 12 ore, anche a costo di annoiarti, ti svegli direttamente davanti al locale successivo, e sei fresco per suonare.
I tour della speranza, o dover viaggiare in proprio, è uno sbattimento enorme, nonchè una spesa che a volte è poco inferiore al costo di un supporto in nightiline, ma logora molto di più.

Spesso pensi di risparmiare 2000 euro non scegliendo di prendere lo slot che preveda lo spostamento insieme al gruppo principale, ma alla fine, tra affitto del pulmino privato, benzina, ore di sonno perse, stress per guidare in strade che non si conoscono, imprevisti vari, vai a spendere lo stesso ammontare di denaro, più tutto il resto.
Ne deve valere veramente la pena fare questo tipo di tour a inseguimento, sia a livello economico sia per il livello della band che vai a supportare, a volte però, sei comunque costretto perchè la band principale ha il suo bus privato e non viaggia con il nightline a 2 piani con 25 cuccette, oppure perchè scegli di supportare la band solo per una parte del tour, quindi spesso non puoi logisticamente viaggiare insieme a loro.

12 – A proposito di concerti molto “out” e dai pochi “sold”, sapete che a Bologna, qualche mese fa, Rotting Christ più Moonspell hanno fatto 70 persone? Le cifre sono queste e ovvio, nessuno ci tiene a farle sapere… secondo te arriverà il momento in cui i concerti passeranno di moda e non si faranno più?

Fabiano: Forse bisognerebbe farne di meno. Le band sono costrette a suonare per vendere i propri album, non riescono più a vivere con le sole royalties provenienti dallo streaming (salvo eccezioni).
Negli anni 90 primi 2000, era un lusso se una band veniva a suonare a Roma, era sempre un evento e faceva sempre sold out.
Ora ogni settimana ci sono concerti, band che ogni anno tornano a Roma, in Italia, in Europa e ci sta che il pubblico tenda a volte a diminuire, non considerando più la band XX che suona a Roma come un evento, che magari ci è stata neanche 12 mesi fa.
Spesso fanno 2-3 tournée negli stessi paesi prima di pubblicare nuovi album.
E’ positivo per il pubblico che ha piu’ possibilità di scelta, e anche le band, le quali prenderanno sicuramente un cachet a monte, quindi non credo per loro faccia molta differenza se suonino davanti 30 persone. Credo siano pagate a prescindere.

13 – Pensavo cheLunarsea si ispirasse alla canzone dei Camel. Poi ho ipotizzato che fosse una specie di omaggio a “Lunar Strain” degli In Flames, band molto importante per la vostra formazione creativa. Che ne pensate di come si è evoluto nel corso di questi ultimi vent’anni il gruppo svedese? Sapete che quando so di un loro nuovo disco in uscita mi viene una nuova verruca sul culo per lo stress di doverlo recensire?

Fabiano: Il nome Lunarsea si ispira al fatto che siamo appassionati di spazio, ambientazioni e tematiche sci-fi/avantgarde.

Gli In Fames vendono piùora che in passato, magari hanno perso 5 fan che li ascoltavano ai tempi di Jester Race, ma ne hanno acquistato 400 in più con le nuove sonorità.

Sono riusciti a cambiare genere mantenendo il loro marchio di fabbrica e giovandone sempre di più.
Non è scontato, spesso è rischioso e difficile.
Guarda gli Helloween quando provarono a tergiversare verso nuovi lidi come Pink Bubbles Go Ape o Chamaleon, poi sono dovuti tornare a fare quello che facevano in passato visti gli scarsi risultati di vendite e di presenze ai live.
A quei livelli di fama e popolarità, puoi permetterti il lusso di far uscire 1 cd sperimentale, se non va, o torni indietro sui tuoi passi e lidi o puoi rischiare di perdere fans.

14 – E tornando al discorso di recensire musica in Italia. Sempre Romagnoli disse alcune cose piuttosto attendibili sulla “bulimia” di certi recensori, che non si sa per quale assurda auto-costrizione, coprono un numero disumano di album, scrivendo con un ritmo forsennato che non può conciliarsi con un’analisi attendibile. Lo stesso Mustaine disse una volta che il recensore sente l’album una sola volta prima di esporre il proprio giudizio, mentre l’artista su quel disco ci è stato un anno e più. C’è anche da dire che molti artisti sono bulimici di progetti e inondano le redazioni virtuali di side-project black, death, grind, prog un tanto al chilo e per nulla interessanti. C’è stato un aumento incredibile nei tempi di produzione di un album, in un mercato praticamente defunto per i dischi. Questo profluvio di lavori e lavoretti (ne escono almeno 100 al mese sui siti torrent russi) non coincide con la ricchezza di idee. In nome dell’oldschool escono dischi fotocopie di altri dischi.

Fabiano: Pienamente daccordo con Mustaine. Il tuo lavoro di almeno 1 anno, viene giudicato il più delle volte con 1 solo ascolto, magari neanche completo. Che vuoi farci? Spesso è comunque la prima impressione che conta, poi se ci hai lavorato per 5 anni, poco importa per un fruitore. Vale per la musica, così come per tutti gli altri ambiti.
Se devi recensirei una Tesla model 3, la prima impressione è fondamentale, non credo ti faccia cambiare giudizio il fatto che viene da 10 anni di lavoro non stop da parte di ingegneri.
Per le band famose, diventa quasi obbligatorio produrre cd ogni anno o 2, come diceva Lemmy, “se non fai dischi, nello scaffale dei negozi il posto tuo viene preso da altri”.
E’ indispensabile rimanere attivi discograficamente, anche a scapito a volte dell’estro creativo.
Tranne eccezioni, vedi Ramstein, Tool o Dimmu Borgir che insieme, sommando i tempi di attesa, hanno rilasciato 3 dischi nell arco di 29 anni.

15 – Quando ero ragazzino e sognavo di fare la vita da rockstar c’era una cosa che mi atterriva. Lontano da casa che schifo di pasti avrei fatto? E soprattutto dove sarei stato costretto a cagare? Voi siete andati in tour con gli Orphaned Land. Dove espletavate? Sul tour bus è vietato, o almeno così dice Zakk Wylde, quindi? Qual è stato il peggio Sebak della vostra vita intestinale?

Fabiano: Si dice che l organismo (e la vescica ) si adatta in base alle circostanze. Non fa eccezione durante i tour. Dopo i primi giorni di assestamento, si riesce senza troppi patemi a “programmare” il desiderio di espletare i fluidi corporei in base alle “disponibilita’”.
Sì nel bus non si può defecare, il nostro aveva anche un problema tecnico per cui non era possibile neanche urinare!
Ma nelle ore di viaggio tra un paese e l’altro, si facevano in media almeno 3 soste in aree di servizio.
Io personalmente non ho avuto nessun problema di adattamento.

16 – Secondo Maurizio De Paola (redattore di Rock Hard e chitarra dei KozaNoztra) i Pantera hanno cambiato il metal in modo irreversibile. L’effetto di questo sconvolgimento è la totale assenza dei crescendo. Nessuno li pratica più. Tutti partono a razzo. Tutti iniziano insieme. Anche nei vostri dischi non c’è un inserimento graduale degli strumenti. A pensarci, è un peccato. In fondo incipit come “Smoke On The Water”, “Flash Of The Blade” o “One And Only” dei Queensryche hanno determinato il mio amore per il metal. C’era la chitarra, poi entravano basso e batteria e infine un bell’urlo a sgolarsi del cantante. Era pura maniera ma di sicuro aveva un effetto eccitante che dava una carica incredibile. Perché non ne fate uno sul prossimo disco e lo dedicate a me e a Maurizio?

Fabiano: Perché viviamo in un periodo di “spotify addiction” non proprio favorevoli ad ascolti complessivi in favore di singoli e playlist. Andiamo sempre di fretta, presi dagli impegni quotidiani e il tempo a disposizione per fruire di momenti di relax è sempre meno, si vuole il prodotto pronto per essere consumato.
Anche a me capita di ascoltare brani di gruppi nuovi e appena sento un pezzo che non inizia subito con tutti gli strumenti, inizio a skippare e andare avanti finché non trovo il momento in cui iniziano a suonare tutti assieme, compreso il cantato.

Penso che una Child in Time, se fosse uscita ai giorni nostri, si sarebbe persa nel marasma di nuove uscite e non avrebbe avuto il tempo necessario per essere ascoltata nella sua interezza e nella sua mestosità.

Vale anche per il cinema. Difficilmente ci sono registi odierni che si permettono il lusso di fare film della durata di Dune o Via col vento, meglio al limite produrre serie o mini-serie se hanno necessita di trattare argomenti che richiedono minutaggi elevati. Così gli utenti possono vedersi magari nella sola ora libera al giorno, quei 50 minuti di serie, e poi vedere le altre i giorni successivi senza timore di perdere il senso totale del film.

Se ascolti Light Hearted In Ergonomic Resin, che è la traccia di apertura dell album, dura 6.20 minuti e per il primo minuto e 30 è un crescendo. Si inizia con il pianoforte, poi accompagnato da chitarra pulita, per poi suonare con tutti gli strumenti sovrapposti, e successivamente dopo quasi 2 minuti entra il cantato.

Volevamo infatti splittare la canzone in 2 tracce, la prima da usare come “intro”, e la seconda come canzone vera e propria, ma ci sarebbe sembrato troppo simile a come già fatto per la traccia di apertura del precedente disco. Alla fine abbiamo optato per una traccia unica, molto impopolare come durata per un’apripista di un cd, ma ci andava di fare così.

17 – Tante le influenze alla base del vostro sound: Sentenced, HeavenShallBurn, ScarSimmetry, In Flames, Amorphis, Children Of Bodom… metal + metal + metal = metal. C’è qualche band fuori dal genere che sia una fonte d’ispirazione per i Lunarsea, (a parte i Police, ovviamente)?

Fabiano: Io sono cresciuto ascoltando e imparando pezzi dei Dream Theater, Shympony X, Steve Vai, Stratovarius, Helloween, Iron Maiden etc.
Cristian aveva appesi in cameretta santini di Steve Harris e dei Kiss. 

Come Lunarsea abbiamo suonato in sede live, cover dei Police, Iron Maiden, Megadeth.

Fortunatamente vedo che dopo 16 anni di attività, dopo 4 full-lenght album, 6 in totale contando anche i demo, finalmente c’è chi “osa” riconoscere che i Lunarsea suonano come i Lunarsea.

Con il tempo riesci a capire quali sono gli elementi distintivi del tuo sound e cerchi di focalizzarti su quelli, ampliandoli e facendoli propri. A volte ci riesci bene, altre meno.

E’ uno dei riconoscimenti che ci aggrada di piu’.

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