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Speciale Deicide – Satana, gli scoiattoli malvagi, le bombe black metal e i calcoli renali della nonna! (1987-1992)

Insomma, nel 1992 io credevo che Henry Lee Lucas fosse il più spregiudicato e prolifico serial killer d’America e che Benton avesse davvero qualcosa di stregato in quegli occhi. Oggi vengo a sapere che Lucas è un impostore e Glen un cazzone. Capisco chi ha creduto nei politici e negli attivisti e ora si sente tradito. Io  provo la stessa cosa. Nella vita non ti puoi fidare nemmeno dei maniaci e dei satanisti, cazzo! – Padrecavallo

Quando avevo 14 anni, Glen Benton mi sembrava un vero fico. Era il 1992, non c’era internet e dalle pagine delle riviste metal questo tipo minaccioso parlava di adorare il demonio, dei calcoli renali di sua nonna conservati a casa in un vaso di formaldeide, di ammazzarsi a 33 anni così da morire all’età di Gesù, e di tante altre cose piuttosto impressionanti per un giovane reietto come me. Non avevo la lucidità per notare che i calcoli renali della nonna e il suicidio a 33 anni, presi singolarmente non esprimevano la medesima portata ideologica, ma allora non ci arrivavo. Wow, i calcoli della nonna, wow, la croce rovesciata incisa sulla fronte, wow, lui ama Satana!

La cosa che più mi incuriosiva dei Deicide, e per la maggior parte delle band death metal di allora, era come cavolo suonassero. Un millennial non potrebbe capire questa mia crescente smania di scoprirlo ma allora c’era una fase in cui le parole di Pascoletti, Barone o Marando erano tutto ciò che uno sbarbo come me aveva per farsi un’idea e immaginare il sound di un gruppo, un disco, una canzone. Parlavo con i miei amici di metal non sapendo ma supponendo lo stile e la portata brutale di molti nomi che giravano allora. Solo dopo anni di acquisti forzati, tape-trading e internet, ho potuto mettere a posto tutte le caselline che da anni riempivo  con la mia sfrenata immaginazione.

Adoravo vedere in foto le pose cattive in mezzo alle tombe di Morbid Angel e Malevolent Creation, di leggere le loro dichiarazioni oltranziste su guerra, dio e la morte, ma che tipo di musica si poteva associare a un’attitudine così esasperata?

Quando riuscii finalmente a sentire i Deicide per la prima volta, semplicemente mi travolsero. Il disco era Legion. Mi affascinò tantissimo anche se non riuscivo a sentire più di un paio di canzoni alla volta. Difficile da spiegare ma per me il metal estremo in principio fu come per un qualsiasi altro tipo di vizio: le sigarette, le canne o l’alcol… Dovetti insistere un po’ per farlo diventare una droga.

Ma al di là dei miei gusti di allora, più in sintonia col thrash della Bay Area che il death di Tampa, mi sorprese che, messe da parte le pose esagerate, i grugniti e il blast-beat cacofonico, quei pazzi vantassero un livello tecnico generale incredibile. A giudicarla da fuori era musica di merda. Qualsiasi appassionato di rock, pop l’avrebbe definita “un gran casino” ma dentro quel rumore c’era un ordine certosino. Non era facile da riprodurre. Non era come il punk, che bastava sapere tre accordi, assumere un’attitudine sfrontata e urlare a un microfono. Il death somigliava più alle moderne composizioni sinfoniche alla Stravinskij, dove un’intera orchestra esegue partiture indigeste e il cui risultato complessivo si può apprezzare solo assimilando il concetto da cui il compositore è partito per crearla.

Tutto il metal estremo era così in effetti, simile all’arte contemporanea. Un misto di provocazione surrealista e violenza marziale e controllatissima. I testi indifendibili e quel growl comico da Cookie Mostro, abbinati a una musica che invece doveva aver richiesto ore infinite di prove, esercizi, disciplina totale, e conoscenza teorica della musica, mi faceva idealmente impazzire.

Ed era proprio l’intrigo esasperato delle composizioni dei Deicide a dare alle “sparate” di Glen Benton, l’attendibilità che Cronos, Mantas e Abaddon, così maldestri e caciaroni sul palco, finirono per giocarsi ai miei occhi, senza nulla togliere alla seminale band inglese.

I Deicide e quel portavoce che nel 1992 sembrava fisicamente un incrocio tra Charles Manson, Jack Nicholson di Shining e un cenobita di Hellraiser, sembravano “seri” proprio perché “suonavano” seriamente e a livelli di intensità che superavano persino gli Slayer di Reign In Blood. Non ci sono cazzi, Legion per me è oltre il capolavoro di Hanneman e Rubin. E bisogna credere davvero in ciò che si fa per riuscire a forgiare una pressa sonora tanto inarrestabile ma allo stesso tempo complessa e fisicamente proibita ai più.

A tal proposito, nessuno meglio di Stefano Marzorati ha saputo descrivere quello che sto cercando di dire. Sentite cosa scrisse al tempo di Legion. “Rispetto all’omonimo questo secondo album è dall’inizio alla fine un labirinto grottescamente inquietante dove spicca una complessità astratta e avveduta, combinata con un uso innovativo dei contrasti ritmici. Gli schemi del basso si agganciano con quelli delle chitarre solo negli accenti comuni. Ogni membro del gruppo infatti sembra seguire una propria orbita ritmica del tutto particolare, intorno alla quale ruotano tutti gli altri strumenti. Una tecnica musicale, dunque, molto avanzata e consolidata dai membri del gruppo in breve tempo. Tanto da risultare malignamente allarmante.”

La suggestione finale di una crescita tecnica così rapida è un piccolo ammiccamento del “Marzo” alla leggenda del prodigioso miglioramento di Robert Johnson. Johnson sparì nel nulla per un po’, lasciando un ricordo abbastanza modesto del suo talento chitarristico. Quando però si rifece vivo tra la sua gente, mostrò progressi mostruosi con lo strumento, suscitando in chi lo conosceva già una reazione sbalordita e spaventata. Patto col diavolo? Se volete saperne di più, cliccate qui.

Tornando ai Deicide erano già bravi sul primo album, a dire il vero. La notevole crescita musicale poi è stata abbastanza frequente, in ambito death. Pure i Morbid Angel passarono da un esordio abortito e ripudiato a quell’Altars Of Madness che oggi strabilia i metallari di mezzo mondo. E gli Entombed fecero un salto notevole come musicisti nel giro di un solo anno, da Left Hand Path a Clandestine. Il punto per me è che se diventi così bravo significa che credi davvero in ciò che fai. Non sei solo un cazzone che blatera di Satana e scorreggia con il distorsore prima di farsi una sega davanti a tutti. Si poteva anche ridere delle dichiarazioni di Benton ma a sentirlo suonare con i Deicide non c’era più nulla da sghignazzare. Legion ti sparecchiava via con un soffio il sorrisetto dalla faccia.

Il diavolo e Glen

Glen Benton nel 1992 non era quel tipo di satanista, uno per intenderci alla King Diamond o Nergal, che passa le interviste a sorseggiare the e chiarire di non essere il tipo che sacrifica animali in rituali dedicati al demonio ma che vive una propria vita spirituale, libera dalle religioni istituzionalizzate e che bla bla bla. No, Benton diceva da subito che lui sì, sacrificava animali per i propri rituali e ancora sì, per lui Satana esisteva ed gli parlava nei sogni. Al maligno votava ogni giorno la propria esistenza e quella del figlioletto appena nato.

Esatto. Glen allora era uno che quando gli nasce un figlio non lo chiama John o Glen Jr. ma Daemon. E non fa come Tommy Lee, che dedica una canzone al pargoletto Brandon, la intitola Brandon e ci riversa addosso una melassa scontata. Lui la canzone dedicata al suo piccolo Daemon la intitolò Satan Spawn The Caco-Daemon ed era una colata di cemento vulcanico sulle nostre povere orecchie.

C’erano un sacco di voci allarmanti sui Deicide di quei primi anni… ed erano vere! Per esempio un periodo si vociferava di “mercature” a fuoco di croci rovesciate direttamente sul culo delle fan più scapestrate. Ed era esatto, leggete qui. Così come la pratica piuttosto divertente di comprare chili di frattaglie, metterle a marcire al sole, poi raffreddarle col ghiaccio e fare una versione splatter dei secchi “refrigeranti” di Ozzy Osbourne per le prime file, durante i live. Ancora oggi ci sono ex proprietari di locali in Florida che rigurgitano bile e rancore al pensiero di come quei maledetti Deicide ridussero il loro bar in un purulento mattatoio.

I Deicide in quegli anni intimorivano i fan anche più dei Morbid Angel, ma sarebbe bastato conoscerne le tristi vicissitudini durante i primi anni di tour, per rendersi conto che sì, i “Caco-demoni di Satana” potevano ingurgitare il cuore di un giornalista di Metal Shock! e traviare qualche giovinetta impasticcata, ma finivano per essere come bimbi ciechi nel necro-pedofiliaco mondo del music business. Aprite questo link per rendervi conto di cosa intendo.

Ma la domanda anche al tempo era sempre quella: Benton c’era o ci faceva? E non è tanto difficile rispondere ormai. Di sicuro non dopo le dichiarazioni dei Fratelli Hoffman, chitarristi anabolizzati dei Deicide “storici”. Una volta cacciati dalla band hanno pensato bene di rivelare il vero Glen agli occhi del mondo, ferendo i sentimenti di molti fan della band. Hanno detto che Benton è sempre stato solo un attore. La cosa del satanismo non è mai stata vera. “Quello si è sposato in chiesa, cazzo!”. Beh, dire che una donna sia riuscito a trascinarlo all’altare cristiano vestito come un pinguino è solo la conferma di come certe femmine siano più potenti di qualsiasi entità satanica o divina, ma la cosa più grave che hanno detto i due rancorosi fratelli, quella che mi ha mandato in crisi quando l’ho sentita, è che in studio sono stati sempre loro a suonare le parti di basso più complesse e non Benton, “che è una chiavica come musicista”.

Di sicuro il “personaggio” Benton è sempre stato appunto quello, un personaggio, ma chi l’ha conosciuto davvero, come i Gorefest o gli Obituary, ha sempre confermato che è un tizio “abbastanza intelligente”, un provocatore e senza dubbio un vero satanista che gioca a trollare il mondo, come è giusto che sia. Quanto alla tecnica col basso, il tempo ha mostrato che in fondo tra Benton e Cronos c’è sempre stata solo una differenza: pro-tools. Ma con questo non si vuol sminuire Glen e la portata storica del suo contributo al metal. La verità, e Steve Asheim, batterista e compositore di maggioranza della band lo ribadisce ogni volta, è che “senza Benton non esisterebbero i Deicide”. Punto.

La fatica di chiamarsi Glenton!

La tecnica d’incisione vocale che sentite su Legion, con il muggito di Benton stratificato e doppiato mantenendo vari livelli di gutturalità, voleva dare l’idea della polifonia magica degli indemoniati, che non a caso, da dentro una sola bocca nella Bibbia dicono di essere “Legione!”, ma col tempo questo espediente in studio è divenuto così prevedibile e meccanico da finire per rendere la cosa semplicemente noiosa e un po’ ridicola. Tra il 1997 e il 2002 sembra che Glen non abbia fatto altro che continuare a gridarci “Buuuuuuh!” da dietro la solita vecchia maschera logora, senza sforzarsi di notare che non scappavamo più, e che anzi, da ex ragazzini ormai cresciuti, gli sbadigliavamo contro.

Eppure basterebbe far caso ai testi del primo disco, dove le invocazioni luciferine sono intervallate da brani assolutamente puerili e di circostanza come Dead By Dawn, (ispirata al film Evil Dead) e che i rimandi letterari non provengono da chissà quali testi esoterici di complicata accessibilità ma da paperbacks di Lovecraft e Barker. Lo dico giusto per rilevare che l’attitudine di Benton andava di pari passo con la sua evoluzione ormonale e culturale.

Nulla di male, ci mancherebbe. Anche io adoravo quei film e quei libri e mi riconoscevo tanto più nel background di Glen, però bisogna ammettere che per uno che addentava il mondo, all’inizio degli anni 90 come se Satana gli stesse stuprando l’anima (e ne giubilasse) certe digressioni sulla fan-fiction ridimensionavano di molto la seriosità della sua missione. Un conto è dire “Ave Lucifero, oggi stupro una suora per cena” e un’altra è invocare i demoni kandariani dei fratelli Raimi con la stessa solenne gutturalità.

Magari per qualche ateo invocare il Maligno o Superman è lo stesso, ma non si può ignorare il peso culturale del primo rispetto a qualsiasi prodotto popolare venuto fuori dopo la rivoluzione industriale. Ammettere poi di trastullarsi con il Necronomicon (ispiratore tra l’altro del brano Dead But Dreaming in Legion) è un altro indizio che ci si trovava, più che davanti a un vero satanista consapevole delle proprie scelte, al ragazzo più grande in fondo alla via, sfigato e gradasso che per ammaliare dei compagni di giochi più piccoli e impressionabili, si vantava di avere in cantina un demone e di servirgli gatti vivi in cambio di belle ragazze e buoni voti a scuola. Il libro di Lovecraft non è mai esistito, penso ormai lo sappiano anche i respiriani, ma Glen diceva di leggerlo e ispirarsi a esso ogni giorno. Questa è roba degna del “miocugino” di Elio e le storie tese.

Il pupazzo Benton

Prendiamo i vecchi filmati amatoriali dei concerti anni 90. Oggi è palese l’attitudine alla “Fred Munster” di Glen Benton. Al tempo interpretava un mitomane completamente “flashato” da Satana ma la croce rovesciata marchiata a fuoco sulla fronte era vera e contribuiva a rendere credibile per lo meno la sua psicopatia. Date quelle premesse così minacciose, col tempo per lui è diventato sempre più arduo tenere desta l’attenzione del mondo e soprattutto far stare in piedi il “pupazzo Benton” senza sputtanarlo.

Se guardiamo le foto promozionali dei Deicide, dal 1997 a oggi, Glen sembra ogni volta sempre più messo lì a forza, con quell’espressione crucciata e basta, come se la sua rabbia fosse più frutto di un risentimento umanissimo: tipo averlo trascinato nel cuore della notte dal letto di casa fin davanti all’obiettivo. Le immagini, nonostante gli sforzi minimi di Benton di riallacciarsi al suo vecchio se stesso, dimostrano che il devoto figlio di Baal, colui che mostrava il grugno e il bianco degli occhi in una specie di trance demoniaca nel 1992, con gli anni ha mantenuto la convinzione a livelli attoriali dei Babbi Natale del Wall-Mart.

Forse Benton andava ucciso davvero nel 1995, ma di farlo, il vero Glen non se l’è sentita. C’è da capirlo. Senza di esso, con quella cicatrice sulla fronte, non avrebbe più avuto una vita lavorativa. Triste, no? Un po’ come Anthony Hopkins nel film Magic di Attenborough: il vero Glen è stato condannato a tenersi stretto il fantoccio attoriale da lui stesso ideato per poter continuare ad avere un’identità sociale.

Del resto le beghe legali con la ex moglie (anzi, LE ex mogli… Benton si è sposato due volte, leggete qui che casini), l’attitudine sempre più svogliata ai concerti e le voci di depressione e abbandono della carriera di musicista, hanno finito per renderlo più umano e per certi versi definitivamente patetico, ma dobbiamo continuare a solleticare la nostra antica credulità di ragazzi, mandar giù ancora le sue fiabe zolforose, se vogliamo davvero immergerci nella suggestione di quei primi anni 90, quando sembrava un novello anticristo e il suo gruppo un citofono di Golconda.

In fondo anche Hitler e Mussolini, nei vecchi filmati dell’Istituto Luce sembrano ridicoli alle nuove generazioni. L’attitudine e il carisma perdono efficacia negli anni, si datano. Ma senza quel carisma folle del Glen del 1990-92, roba come Deicide e Legion da soli perdono un po’ della loro malignità. C’è poco da fare. Dite di no? Ebbene, se scopriste che Dead ed Euronymous sono ancora vivi e oggi si chiamano Pino Bagatta e Gianni Duri, si amano e gestiscono entrambi un McCafé a Firenze, ascoltereste ancora con la stessa fascinazione De Misteriis Dom Sathanas?

I Deicide e la fine imminente

In quegli anni, 87-92, i Deicide sembravano una bomba a orologeria. Nei primi due dischi c’era una tale tensione e frenesia cacofonica che il gruppo appariva più come un bolide lanciato contro un muro di cemento armato che l’ennesima band vogliosa di battere i Metallica nella guerra della potenza. Benton prometteva che presto sarebbe finita per lui e per i Deicide. Voleva ammazzarsi e ricongiungersi con il suo amato Satana. Del resto il discorso musicale della band quanto poteva progredire? Oltre quella violenza c’era solo un buco nero,  quindi in giro era tutto un “vedrete che botto stanno per fare ‘sti qui!”.

E quindi lui parlava duro nel 1992, ma in fondo erano solo parole. Questa sua attitudine spinse i blackster nordici, votati a una gara di purezza e oltranzismo con il resto della scena metal, a passare dalle chiacchiere ai fatti e compiere cose in grado di impressionare davvero il mondo. E non è un caso che Benton abbia sempre criticato le black metal band europee e in particolare coloro che hanno compiuto azioni stupide come bruciare chiese e ammazzare i gay “solo per vendere dischi” e delegittimare lui dal titolo di “signor cattivone”. Curioso no? Il Glen che voleva bruciare il mondo e ammazzare tutti i cristiani non condivideva il falò delle chiese cristiane. “Odiare i critiani? Certo. Ammazzarli? Ehm, sì, ma quando sarà il momento!”

E quando sarà il momento, Mr Cattivone?

Curioso che il mondo a quel punto volesse davvero che lui si facesse fuori. Non disse, smetto di suonare, mi ritiro e poi continuò. Promise di ammazzarsi. Cosa dovevamo sperare? Che compisse un gesto così scemo? Nessuno gli inviò lettere accorate nel tentativo di convincerlo a non farlo ma bisogna dire che Glen non era così simpatico agli altri e non cercava di esserlo. Ma trovarlo oggi ancora in giro, dopo tanti anni di ciance sataniche, spinge qualcuno a gridargli dietro “sei un buffone!”. Sembra che il mondo desideri davvero dei martiri, degli agnelli sacrificali in serie, e non perdona che qualcuno prima si proponga per la parte e poi si tiri indietro. Cosa avremmo detto di Kurt se dopo tutta quel piagnisdeo esistenziale non si fosse per lo meno sparato? Se poi invece qualche altro satanista come Jon Nödtveidt mette in pratica i suoi propositi e si fa fuori nel fiore degli anni, ecco che lo stesso mondo di chiacchiere lo condanna e lo sprezza per il gesto assurdo. Non c’è vera compassione in questo regno di Dio. E quasi quasi ha ragione proprio Glen Benton.

Comunque, di fatto non possiamo trascurare gli eventi consumatisi tra il 1990 e il 1993. Chiunque abbia scherzato col fuoco dell’Inferno, nella storia del rock, ha sempre imparato a proprie spese che a farsi sfuggire un incendio è un attimo. L’hanno scoperto gli Stones con Altamont e la morte di Brian Jones, Marilyn Manson a Columbine e se ne è reso conto Glen, prima con la bomba in Svezia, poi con gli svariati casi di cronaca nera e vandalismi nei cimiteri, ispirati alle sue bullate in rima contro i cristiani; persino le nostre Bestie di Satana hanno ammesso un’ammirazione per lui.

E i fatti di Oslo poi devono averlo scoglionato del tutto aiutandolo a capire che il gioco era durato troppo… e che non lo era più. Non è un caso che dal 1994 in poi, i Deicide abbiano mantenuto un profilo molto più basso e che Glen sia salito di nuovo alle cronache solo per bisticciare con ex colleghi e con qualche testimone di Geova che gli bussava alla porta di primo mattino. (Fine prima parte)

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