Pascolando

Io lo penso quindi ci credo – Siamo sempre pronti a mandar giù le peggiori bufale se corrispondono ai nostri pregiudizi!

Due giorni fa mi è capitata una cosa. Sono andato a prendere al bar vicino casa mia, che a detta del titolare è piuttosto frequentato in questi ultimi giorni, alla faccia del Coronavirus. E mentre sorseggiavo il mio caffè e sbirciavo l’Oroscopo del Messaggero (l’unico posto dove non c’è la parola CORONAVIRUS) ho sentito una donna dire che il “cinese” dall’altra parte della strada ha chiuso. Sono andato all’ingresso e ho guardato in direzione del negozio e in effetti così era. Mi sono avvicinato alla signora. “Wang…! ha continuato a dire lei “già da qualche tempo non entrava più nessuno. E ora ha deciso di arrendersi, poveretto”.

Beh, a dirla tutta non è che fosse mai andato alla grande, come “negozio der cinese”. E lui si lamentava spesso con tutti della scarsa affluenza e le troppe spese da affrontare. Ricordo di averlo sentito anch’io una volta. E il Coronavirus l’ha messo definitivamente in ginocchio, ho pensato. Poveretto.

Sono uscito dal bar e ho lanciato un’occhiata al negozio sbarrato. Ho sospirato e me ne sono tornato a casa. Il pomeriggio, parlando con la mia ragazza le ho riferito che “Wang si è arreso al Coronavirus!”.

Lei lo conosce e spesso si è servita da lui, quindi si è rammaricata. Oggi però mi ha richiamato per dirmi che non è vero niente. Il cinese ha solo deciso di andare in ferie. E sulla porta c’è scritto anche quando riapre. Quindici giorni. Probabilmente il periodo è propizio a una sosta, visto ciò che sta succedendo. I cinesi stanno aperti pure a Natale… però io, la donna del bar e tutti gli altri presenti, siamo andati sul sicuro dicendo tra noi che il virus l’ha fatto scappare.

Ho sentito che al nord i negozi dei cinesi chiudono tutti per sfiducia e paura. E ho dato per scontato che anche con Wang fosse la stessa cosa, sebbene qui la faccenda della quarantena non ci riguardi ancora.

Il punto di questa storia è cosa crediamo e cosa non crediamo. Quello che in qualche modo ci sembra plausibile (senza conferme) e quello che invece siamo pronti a verificare prima di accettarne l’esistenza.

Mi è capitato di credere a dei tradimenti e a delle morti e poi ho visto un sacco di fantasmi in giro.

Mi dicevano che era morto il vecchio conducente del pulmino scolastico di quando ero piccolo e dopo due giorni lo incontravo al supermercato. Ho creduto all’arresto di un tizio dalla condotta solitamente discutibile, e poi lo vedevo ai giardinetti con i suoi amici.

In realtà siamo pronti a credere che le donne con l’aria da puttane siano state sorprese nel bagno della palestra a farsi dare nel culo dal personal trainer. Ci piace credere che quel personal trainer, dall’aria così piaciona e l’attitudine provolona, anche se sposatissimo e con tre figli, scopi le sue clienti in quel bagno, specialmente in modo bestiale. Siamo pronti a credere che il vecchio ubriacone che si aggira per il paese abbia violentato entrambe le figlie perché ha la faccia da mostro e la condotta da perdente e soprattutto ci piace credere che i cinesi stiano scappando tutti, sia perché ce lo raccontano gli altri, sia perché in qualche modo ci suggestiona e ci affascina l’idea che il virus stia mettendo in ginocchio loro, economia rampante, rispetto a noi, economia morente.

Crediamo un sacco di cose. Siamo sommersi da valanghe di informazioni, spesso e volentieri false, create apposta per solleticare la nostra ignoranza e dare pacche sulle spalle ai nostri pregiudizi, al punto che tutto questo “sapere” che ingurgitiamo volenti o nolenti dal giorno alla notte, finisce per non cambiarci di una virgola, anzi, fa in modo che ci “incistiamo” nelle solite vecchie idee di un mondo brutto, sporco, cattivo e di merda. Quasi tutto quello che prendiamo per buono lo accogliamo come tale, senza verificarlo, perché coincide con l’idea che ci piace avere della realtà.

Lasciamo perdere i cinesi. Vi faccio un altro esempio. Sempre l’altro giorno ho visto un articolo condiviso da un mio contatto. Due foto messe una di fianco all’altra. In una si vede un cane accucciato davanti a quattro cuccioli, apparentemente della stessa famiglia, morti e disposti in circolo su una strada. Poi un’altra foto dove si vede “lo stesso cane” che abbassa il muso con espressione malinconica mentre dei ragazzi gli mostrano il dito medio. Il titolo diceva più o meno: “le ammazzano i cuccioli e la dileggiano! Vandali sadici si divertono su povera cagna”. Sotto la condivisione potete immaginare i commenti.

“Bastardi!!!!1!”

“Vigliacchi!!!1!!”

“Ve sdrumo!!!1!!!”

Tutti animalisti pronti a far fuori quei giovani orribili. E si faticherebbe a dargli torto… se solo fosse vero. Una delle due foto infatti l’avevo già vista in giro, anni prima, e in più occasioni, usata per altre fake news su persone cattive che si divertono a fare del male a delle povere bestie. Mentre quella dell’altra foto non era con lo stesso cane. Erano due cani apparentemente simili ma non la stessa “povera cagna a cui prima ammazzano i cuccioli e poi la umiliano con una selva di diti medi e sputi”. Quei cuccioli forse erano stati uccisi, oppure erano morti per sbaglio, presi sotto da qualche automobile di notte, mentre giocherellavano lungo la strada vicino alla loro mamma.

Nessuno dei commentatori ha avuto l’istinto di andare a controllare se una notizia così orrenda fosse vera, e tantomeno chi l’ha condivisa. Tutti i taggati e tutti i visualizzanti hanno accettato che al mondo possa succedere una cosa del genere. E magari è così, ma perché?

Gli amanti degli animali credono che molti uomini siano esseri tremendi e che meritano di morire mentre “li animali sono melio de le persone”, come scrive una pagina che vorrebbe titillare proprio questo atteggiamento ingenuo di tanti “oltranzisti di Fido”.

La gente è convinta che gli uomini siano brutti e cattivi. Ne ha bisogno, altrementi farebbe di tutto per affrontare la notizia prima di accettarla, verificherebbe. D’accordo, il mondo fa schifo ma abbiamo bisogno di sapere che una bambina è stata violentata da nove egiziani davanti alla madre o abbiamo anche bisogno di credere che una cosa tanto orrenda possa avvenire? Se un passante mai visto e conosciuto vi dicesse che il vicino si è suicidato, sareste così sconvolti ma andreste subito a vedere dove sia successo, a chiedere agli altri vicini, come e anche se sia una cosa vera. Chi lo conosce quel tizio che ve l’ha detto? Mai visto prima. Possibile che il vostro vicino abbia compiuto un gesto del genere? Non vi chiudereste in casa subito dopo dando per certo che è successo e scrivendo su facebook: “addio vicino mio, ti volevo bene!”.

Spesso crediamo, nel bene o nel male a quello che conferma le nostre opinioni. Tutto qui. Opinioni, speranze, paure, tutto purché non dobbiamo cambiare idea su qualcosa.

Riflettiamo un momento su questa cosa. Se pensiamo che i “negri” stuprano le nostre donne, andremo a verificare prima di dare per certa la news del quotidiano Rapallonline” in cui si dice che un africano ha sodomizzato cinque vecchiette alla fila della posta? Io lo farei perché sono convinto che i “negri” siano potenziali stupratori come chiunque altro, la razza non c’entra. Se voi siete invece razzisti certi del contrario, di sicuro non avreste voglia e bisogno di verificare la news. La condividereste subito scrivendo “sarebbe da falli magnà le palle dai leoni, a sti vermi”.

Sono sicuro che questa tendenza di cui parlo sia pure alla base di molte percezioni distorte che stiamo registrando intorno alla questione Coronavirus. Quanti di noi credono che la fine è prossima? Che stiamo per morire? E che in fondo ce lo meritiamo? Basta la news di un meteorite in avvicinamento, una piccola scossa sismica da qualche parte, una profezia vecchia di cinquecento anni e firmata Maurizius Costanzus e la voglia di credere a una fine imminente prende corpo. Stranamente questa cosa funziona più con le fake news che con i reali dati sul riscaldamento globale o sulla Terza Guerra Mondiale. Tutti quelli che sono corsi a svaligiare gli scaffali dell’Esselunga, lasciando solo quattro pacchi di farfalle Barilla sono pronti a sopravvivere. Ignorando il fatto, che l’attuale situazione lavorativa di tantissima gente e la totale mancanza di idee su come uscire da una crisi perenne, ci hanno già da un pezzo calati in un contesto alla Ladri di biciclette. Solo che alle persone piace immaginarsi più nel film Intecpetor o 28 giorni dopo. La solita esterofilia del cazzo.

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