Pascolando

Intanto un cavallo qui se la sta quasi spassando!

cavallo

Salve, sdangheri. Qui è Padrecavallo che vi scrive. Come sta andando la quarantena? A me piuttosto bene. In pratica nel mio box faccio la stessa vita che facevo prima. Sono misantropo, sedentario. Pensate che ho talmente poca voglia di uscire che anche prima di dovermi chiudere in casa facevo le passeggiate in casa, sul posto, con il telefonino in mano che mi teneva i passi. E lo faccio anche ora, ovvio. Tiro su i pesi, faccio le mie flessioni… Ma soprattutto leggo, scrivo, approfondisco, cago, mangio la mia biada, metto a posto la libreria, pulisco persino le superfici, ascolto death metal, suono la mia chitarra e guardo tutti i film che non ho mai avuto il tempo di vedere in passato. Per dire, ora mi sto sparando La montagna sacra di Jodorowsky e ho tutto Jean-Luc Godard che mi aspetta. Una vera pacchia, non c’è che dire. Sì, ma l’angoscia? La paura? La tensione per i morti in aumento? Ah, sono in aumento? Perché io non guardo più il TG da circa una settimana. Ed entro in facebook giusto il tempo di condividere gli articoli di sdangher e poi me ne sto alla larga da tutto e tutti. Ogni tanto esco a fare la spesa…

come ognuno di voi, ma vado sul presto, appena aprono i negozi. Dalle mie parti la ressa inizia intorno alle dieci, si vede che molta gente ha perso i ritmi abituali e si fa qualche ora di più nel letto, la mattina. E io ne approfitto.

Sto con le mie figlie, certo, i giorni che toccano a me. Loro guardano la TV, giocano con il tablet, leggono, suonano il piano e scherzano, ridono come sempre. Io cerco bovaristicamente di attingere al loro esempio. Le obbligo a scendere nel grande giardino che per fortuna ho, ce le tengo un’ora e mezza tutti i giorni al pascolo e poi rientriamo. Compiti, merenda e via così. Quando le prende la mia ex moglie e rimango da solo, faccio esattamente le stesse cose che ho scritto qui sopra, tranne che mi masturbo molto di più.

Mi sono fatto così tante seghe durante questa quarantena che a un certo punto l’idea che fossi solo in casa, avessi un computer e una connessione, una mano libera e un pene non del tutto ricoperto di piaghe non mi ha persuaso a farmene ancora. E ho trascorso ben due serate caste e pure a guardarmi dei film sull’incesto.

Insomma, le solite cose, per me. E sapete, sto bene, sono di ottimo umore perché non ho l’assillo di dover correre, di dovermi alzare presto la mattina, di fare duemila giri, andare di qui e di lì. So che c’è una pandemia ma non ci penso e la cosa mi viene abbastanza facile perché se non apro la putrida finestra sul mondo, fuori da queste stanze io vedo sempre e solo mio zio che fa cose nel suo giardino e dall’altra parte gli uccellini sugli alberi e le nuvole che corrono nel cielo.

Non c’è altro. E sto bene. Certo, non posso vedere la mia donna e fare sesso in chat non è la stessa cosa che ingropparsi dal vivo, ma io e lei sappiamo adattarci e l’amore ci permette di vincere ogni avversità. Perché, cazzo, io sono innamorato e per me è una sorta di giubbotto antiproiettile dalla merda.

Non leggo quasi i gruppi dei genitori su wazzap, perché spesso condividono notizie fasulle o fanno richieste sceme tipo tirare tutti lo sciacquone alla stessa ora per il bene dell’Italia e ogni tanto scambio giusto qualche messaggio con gli amici, per sentire come stanno. “Bene? Ok, anche qui. Mi basta. Ciao”.

Perché faccio così? Per il mio bene e ovviamente anche per quello degli altri. Stare tutto il giorno attaccato al televisore, come fanno i miei, per esempio, posso capirlo.

I miei genitori molti anni prima della Pandemia: c’era lavoro e le radiazioni di Chernobyll o come si scrive

Sono così angosciati che aspettano ogni minuto la notizia buona che li liberi dalla paura, ma io credo che in realtà per smetterla di aver paura serva staccare. Un bollettino che ti informa di continuo su quanti morti ci sono al giorno non aiuta. E nemmeno la continua tempesta di informazioni mediche, politiche, criptosociali e apocalittiche che i media di qualsiasi genere continuano a vomitarci addosso. Ho cercato di sapere quello che dovevo sapere e sto seguendo le direttive. Dovrei ribellarmi, sminuire il governo con delle azioni dissidenti? Ma chi me lo fa fare? Sto tanto bene così… Pandemia? Pandemia. Quarantena? Ok, quarantena.

Ma dove cazzo ho messo il fottuto telecomando!

Cosa dite? Quando passerà avremo una situazione economica da dopoguerra? Ok. Ma io forse sarò già diventato uno stivale per un nazi, in quei giorni. O magari farò un lavoro di merdissima, sottopagato e umiliante. Che novità, eh? O sarò disoccupato senza i soldi per pagarmi l’abbonamento a Netflix? Meglio. Ho dei libri qui. Insomma, ora come non mai devo badare al presente perché, come mi ripete sempre la mia psicologa, il passato è già stato e non si cambia e il futuro sarà ma non si può prevedere mai. Preoccuparsene è perfettamente inutile. E l’impotenza + il desiderio generano angoscia. Il presente conta, ammesso che esista davvero, visto che ora è già passato e adesso non è ancora futuro. Quindi non esisterebbe nemmeno quello. E allora di cosa stiamo parlando??? Ok, non voglio incasinarmi troppo le cose. Datemi il presente e ci penso io, cazzo.

E sapete perché sto gestendo le cose in questo modo, ignorando il mondo che va in cacca e vi consiglierei di fare lo stesso? Per un motivo altamente scientifico. Stare di buon umore, rilassati e fiduciosi, arrapati, svagati e allegramente per i cazzi vostri aumenta le difese immunitarie, oltre a tenervi alla larga da chiunque. E questo vi mette in posizione di vantaggio, facendo i dovuti scongiuri, nei confronti del virus. E magari vi aiuterà a non beccarlo.

Sapete, io ho fatto il segretario in un laboratorio analisi per dieci anni e so cosa significa comunicare alla gente. So quanto questo sia difficile. Avete mai provato a scrivere un cartello in cui spiegate in quali giorni sarete chiusi per ferie? Non avete idea di come gli altri riescano a interpetare ciò che scrivete. C’era chi capiva che eravamo chiusi quando riaprivamo e chi non capiva se chiudevamo. Vi giuro che è così. Quindi immaginate cosa debba inventarsi il governo per assicurarsi che tutti capiscano cosa devono fare. Ovvio che un elemento importante per dissuadere gli italiani a fare i cretini e organizzare feste nei boschi alla faccia di Conte, stare in casa e tenere la distanza sia la paura. E io lo accetto, ma dato che non ho bisogno di essere spaventato per fare quel che dicono, visto che sono abbastanza intelligente e ho capito subito, da bravo ipocondriaco, i rischi e le difficoltà, smetto di subire la paura.

Cavallo pauroso

La paura ci fa ammalare e ci spinge ad atti cretini, ma soprattutto ci impedisce di capire davvero ciò che gli altri dicono. I pazienti asintomatici per esempio sono diventati i nuovi untori. Nel 600 c’erano dei tipi folli che ungevano le panche delle chiese per diffondere la peste. Oggi abbiamo questa specie di invasione degli ultracorpi che sembrano come noi, non starnutiscono e non tossiscono ma risultano altamente infettivi. Sono come bombe intelligenti, nemici tra gli amici, lupi travestiti da agnelli.

Inutile scrivere che l’asintomatico è come un carrarmato che non ha ancora iniziato a sparare. Finché non spara (tossisce, starnutisce, sputa e vi limona) se uno evita di passargli davanti quando percorre la strada e finire schiacciato, è innocuo. Tenetevi alla larga perché prima o poi inizierà a sparare ma finché non lo fa è tutto ok.

Ieri ho parlato con una signora in un negozio che mi ha detto di stare in guardia dagli asintomatici, quasi che i sintomatici siano meno pericolosi. E come lei molti altri temono chiunque. Ma se questo occorre per fargli rispettare le distanze, dargli questo nuovo babau, ok. Ci sono persone che capiscono solo le bastonate.

Dalle mie parti c’è stato solo un caso. Un fottuto caso. Ma appena si è saputo che uno di Vetralla era infetto è scattato il totovirus. Finché a un certo punto ho sentito dire che era un mio vicino di casa. E l’avevo anche incontrato al bar due settimane fa. Cosa fare? Niente. Ho parlato col figlio e gli ho domandato se era vero. Lui mi ha detto che sì, suo padre è ricoverato ma no, non ha il virus. Allora gli ho detto di aspettarsi una corona di fiori tra qualche giorno perché in giro lo danno per spacciato.

Io intanto mi rilasso. Se fossi su di giri e in preda allo sconforto sarei un padre nervoso e un figlio paranoico e combinerei casini a non finire. E mi ammalerei. E vi infetterei. Cominciando dai miei cari. Fatelo voi, se volete. Io me la gusto più che posso la mia quarantena perché ho la gran fortuna di poterlo fare e soprattutto perché quando finirà, ricomincerà il solito trotto e allora la vita sociale mi toglierà il tempo per i film, la musica, i libri e la riflessione e mi infilerà nuove paure e angosce nel cuore. Saranno giorni di sangue e lacrime? Ok. Allora io non ho tutta ‘sta fretta di raggiungerli. Buona domenica, equinidi.

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