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“Come vorrei questa TV? La vorrei morta!”

In questo momento apocalittico non posso fare a meno di pensare agli avvoltoi televisivi.
Partiamo dai giornalisti e conduttori di talk show. Si tratta del loro momento di gloria. Nessun delitto ha mai avuto una tale resilienza sui mezzi di informazione. Anche il più efferato, due, tre giorni e poi scivolava, come le notizie su Facebook, inglobato da nuovi atti di criminalità o dibattiti politici. Questo Coronavirus offre tutto e da più di un mese. Risonanza mondiale, dibattito scientifico, economico e rincorsa allo scoop. Vanno in onda senza pubblico ma anche senza mascherina… e la distanza di sicurezza? Davvero questi eroi si immolano per il servizio pubblico? Ma se tutto ciò che hanno creato è panico, allarme, disinformazione, notizie contraddittorie. Fomentano l’odio riportando stralci di dichiarazioni politiche, fanno emergere gli istinti peggiori, ospitano sedicenti esperti. Ma esperti di che se di questo virus ancora non si sa nulla e si procede per tentativi e supposizioni? Offrono certezze a cui appigliarsi, per poi ritrattarle il giorno dopo.

State tranquilli, amici telespettatori. Andrà tutto bene. Però l’economia è nel baratro. Però i morti non sono in calo. Però la gente non rispetta i divieti. A questo punto l’italiano medio è passato dal moderato ottimismo, a una ragionevole preoccupazione, al terrore, all’odio per il prossimo.

E quindi schiaffano strategicamente il collegamento col medico allo stremo, l’infermiera coi lividi da mascherina, l’ex intubato che parla che sembra Darth Vader. Questo è il momento della commozione, del sentirsi uniti in una battaglia comune. Dell’ideare utilissime iniziative come canzoni ai balconi, candele alle finestre e campanili illuminati col tricolore. E poi il processo di alienazione riparte a loop. Ed è così su tutti i canali. Non c’è via di fuga.

Però vorrei a questo punto parlare invece dei programmi di intrattenimento in diretta. Le opzioni erano due:

1 – interromperli e mandare repliche (almeno i poveri autori e conduttori avrebbero percepito comunque la SIAE e non avrebbero pianto miseria)

2 – interromperli e mandare grandi classici come Stanlio e Ollio. Ma la maggior parte ha optato per la terza:

3 – andare in onda senza pubblico. Perché truccatori/costumisti/parrucchieri/operatori di ripresa/registi/ elettricisti/microfonisti/ l’autista che va a prendere l’ospite/ il povero assistente ai programmi/ i collaboratori a testi e gli autori, insomma tutta l’enorme macchina produttiva che si cela dietro ogni squallida trasmissione è immune? Se così fosse, insieme al plasma dei guariti dovrebbero iniziare ad analizzare quello dei lavoratori dello spettacolo.

Concludendo, più del virus mi spaventano gli uomini.

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