Interviste Sdanghere

Due chiacchiere con Michele Tollis – “Ancora oggi torno nel bosco”

Il mio tempismo a volte è sorprendente, come se avessi un sesto senso a guidare le mie azioni, i miei pensieri. Così mi capita di affrontare una lunga chiacchierata con Michele Tollis, papà di Fabio, una delle vittime delle tristemente note Bestie di Satana, e pochi giorni dopo leggere con stupore la notizia della scarcerazione di Andrea Volpe, uno degli aguzzini di Fabio e Chiara Marino. Doveva essere un’intervista, tuttavia mi viene chiesto di limitarmi a una conversazione dalla quale estrarre solo alcuni passaggi per farne delle considerazioni. La nostra è una conversazione ricca, torrenziale, e sebbene mi trovi inizialmente a disagio, almeno sul piano emotivo, è lo stesso Michele a mettermi a mio agio, aprendosi come se parlasse ad un amico, ad un figlio. Del resto non utilizzerò nessun appellativo per Michele Tollis, perchè lui in qualche modo è diventato parte del nostro mondo, un uomo semplice, che ama confrontarsi con il popolo del metallo pesante, e che forse in ognuno di noi rivede il suo povero Fabio.

“Accompagnavo volentieri Fabio alle prove e ai concerti del suo gruppo. Inizialmente il suo modo di vestire e la musica che suonava mi spiazzarono, ma era un bravo ragazzo. Sia a casa che a scuola non ci dava problemi di nessun genere. Inoltre con la sua band stava pian piano conquistando degli spazi importanti, vincendo un concorso e arrivando a suonare di supporto ai Sadist. Da genitore mi bastava vederlo felice, e noi eravamo una famiglia felice. Non eravamo ricchi, ma nel nostro piccolo eravamo sereni”.

Quando Fabio scompare è il 17 gennaio del 1998: “Fabio mi chiamò per avvisarmi che non sarebbe rientrato a casa quella sera. Io ero contrariato e così andai a cercarlo al Midnight, a Milano, il pub dove si ritrovava con gli amici e all’epoca punto di riferimento di molti metallari dell’area milanese. Fabio non c’era più, e non lo rivedrò mai più, vivo. A volte mi rimprovero di non essere stato lì, nel bosco, a proteggerlo”.

La scomparsa viene presto interpretata da molti come una fuga volontaria con Chiara Marino. Si presume che i due ragazzi possano trovarsi in Spagna: “Chiamammo le autorità spagnole, ma dopo un periodo di ricerche e indagini, mi contattarono per dirmi che non c’erano tracce relative alla presenza dei ragazzi”.

Nel periodo che trascorre dal momento della scomparsa alla scoperta della tremenda verità, Michele si avvicina al mondo del metallo, ma comincia anche a sospettare quella pista che anni dopo si rivelerà giusta: “Cominciai a frequentare io stesso il Midnight. Lì incontravo musicisti, semplici appassionati, gli stessi ragazzi che anni dopo si riveleranno essere gli assassini di mio figlio. Qualche voce circolava circa la presenza di una setta satanica, e lo stesso Volpe una sera mi fece una strana affermazione che lì per lì non presi troppo seriamente. Io non ho mai avuto contrasti con il mondo dell’heavy metal, anzi, in quegli anni cominciai io stesso ad appassionarmi e a frequentare assiduamente concerti in Italia e all’estero. Al Midnight distribuivo volantini, e mi capitò di consegnarne personalmente anche ad artisti stranieri del calibro di Steve Harris e Marilyn Manson, inoltre le riviste di settore in quel periodo pubblicavano i volantini sul retro delle loro pubblicazioni, nella speranza che qualcuno dell’ambiente potesse fornire almeno una segnalazione utile alle ricerche”.

Sei anni dopo, quando le cronache saranno invase dalle vicende delle “Bestie di Satana”, il mondo dell’heavy metal finirà sulla gogna mediatica, al punto che io stesso mi ritrovai a dover giustificare e difendere la mia passione per il metallo.

“Ricordo, purtroppo. In realtà i media ne approfittarono un po’ troppo, anche aggrappandosi ad una mia affermazione nella quale dicevo che per scoprire la verità bisognava indagare nell’ambiente milanese dell’heavy metal. Ma io non intendevo certo puntare il dito contro i metallari, che a dirla tutta erano stati più solidali con il sottoscritto di quanto non lo siano stati altri soggetti provenienti da altri ambienti”.

A questo punto Michele Tollis mi racconta della sua passione per l’heavy metal, ancora intatta: “Ho visto un gran numero di concerti, e ancora oggi, se mi capita l’opportunità, ci vado volentieri. Mi piace stare in mezzo ai metallari. Forse faccio quello che farebbe oggi Fabio, e la cosa mi fa stare bene. Tanti artisti nel tempo mi hanno manifestato vicinanza e attaccamento in modo sincero, dimostrandomi una grande sensibiltà. In fondo sono sempre stato dell’idea che per compiere azioni criminali così efferate bisogna avere dei disturbi mentali; la musica non può indurre a commettere dei crimini, anche se tratta delle tematiche oscure”.

Nei sei anni trascorsi dalla scomparsa di Fabio e Chiara all’omicidio di Mariangela Pezzotta, avvenuto il 24 gennaio del 2004, Michele Tollis non ha mai smesso di cercare la verità, risultando decisivo: “Speravo davvero che i ragazzi fossero fuggiti insieme, ma avevo anche molti dubbi rivelatisi poi fondati. A illuminarmi definitivamente fu la notizia dell’arresto di Andrea Volpe. Il fermo del Volpe e della Ballarin era avvenuto la mattina del 24 gennaio del 2004, a cui aveva fatto seguito la scoperta del corpo della povera Mariangela. Alla sera appresi la notizia da un telegiornale. Quando sentii nominare Andrea Volpe mi si aprì la terra sotto ai piedi! A quel punto insistetti presso gli inquirenti affinchè indagassero a più ampio raggio, perchè per me la vicenda avrebbe potuto anche avere a che fare con la scomparsa di Fabio e Chiara”

In carcere Andrea Volpe cede e decide di collaborare, portando gli inquirenti all’arresto degli altri membri della setta, ma soprattutto di fare luce sulla fine terribile di Fabio e Chiara: “Andrea Volpe decise di collaborare e disse la verità anche sulla fine di mio figlio e di Chiara Marino. Un giorno indicò il punto del bosco dove si sarebbero ritrovati i resti dei due ragazzi, ma nessuno trovò nulla. A quel punto si decise di portare lo stesso Volpe nel bosco. Andai anch’io con gli inquirenti, ma mi fu chiesto di allontanarmi poco dopo aver iniziato a scavare nel punto che Andrea Volpe, dopo sei anni, aveva indicato con grande sicurezza. Fu uno strazio riconoscere quel che restava degli indumenti di Fabio e ricomporne poi i resti nella bara. Nonostante questo immane dolore, riconosco che senza le rivelazioni di Andrea Volpe oggi non saprei nulla di concreto sulla fine di mio figlio”.

A volte, presi dai fatti di cronaca e dai loro sviluppi giudiziari, non ci rendiamo conto del dramma che si consuma all’interno delle famiglie delle vittime e dei carnefici. Io stesso sono un papà, e lo ammetto: Michele Tollis mi ha commosso, mi ha costretto al silenzio mentre cercava di darmi lui stesso la dimensione infinita del dolore vissuto da lui e dalla sua famiglia. Oltre al danno, la beffa di aver speso somme ingenti per pagare i legali, senza mai ricevere un minimo risarcimento: “Ai tempi ero un operaio, e per fortuna l’azienda per la quale lavoravo fu estremamente disponibile, ma non è stato affatto semplice affrontare i costi dei legali. Oggi vivacchio della mia pensione e non siamo mai riusciti a ottenere un risarcimento. Mi fa rabbia tutto ciò, come mi fa rabbia ripensare a quei giorni in cui i ragazzi del branco recitavano la parte degli amici sconvolti per la scomparsa di Fabio e Chiara. Non porto più rancore nei confronti di nessuno e rispetto le condanne derivate dai processi, pur non condividendole, ma sono comunque fiero di essere italiano”.

Michele Tollis ha anche risposto all’invito di Andrea Volpe di andarlo a trovare in carcere, chiedendogli il perdono. Nel filmato che Michele mi ha chiesto di visionare ho visto un uomo davvero straordinario, dotato di grande coraggio e umanità. Un uomo che ancora oggi si reca nel bosco dove sono stati recuperati i resti di Fabio e Chiara: “Lì sono davvero vicino a mio figlio, forse perchè mi sento in colpa per non esserci stato nel momento in cui il mio Fabio avrebbe avuto bisogno di me”.

Michele Tollis mi ha sorpreso, mi ha preso per mano e mi ha trascinato all’interno di un vero e proprio vortice emotivo. Vive per il suo Fabio, per mantenerne vivo il ricordo. Il papà che ha voluto vederci chiaro ha finito per appassionarsi della stessa musica tanto amata dal figlio e tanto osteggiata dai media nei giorni in cui le “Bestie di Satana” riempivano le prime pagine dei giornali.

Un uomo che mi ha parlato allo stesso modo in cui in genere ti parlano gli amici di vecchia data, senza mai sottrarsi alle mie domande, anche quelle potenzialmente più scomode. Michele Tollis oggi vuole solo vivere in pace, e spera ancora in un risarcimento. Non polemizza, non nutre rancori, non alza mai la voce: “Io rispetto tutto e tutti. Non partecipo alla caccia alle streghe portata avanti dai media. In Italia puoi anche adorare Satana perchè la legge ti consente la libertà di culto e di pensiero, e io la legge la rispetto. L’importante è che non si vada ben oltre il culto compiendo azioni criminali. Del resto molti satanisti ai tempi presero le distanze dal branco che uccise mio figlio”.

Andrea Volpe adesso è un uomo libero e di tempo per riflettere ne ha avuto tanto. Chiedere il perdono per dei crimini così efferati è francamente troppo, ma mi piace immaginare che in questa sua nuova vita possa contribuire in qualche modo a risarcire le famiglie delle vittime, e chissà, magari un giorno rivelare agli inquirenti altre verità relative a delitti irrisolti e associati al branco, che nel corso degli anni hanno accompagnato questa orribile vicenda.

Nel periodo in cui esplose il caso delle Bestie di Satana, anche il sottoscritto ebbe a che fare con gli effetti collaterali dovuti al bombardamento mediatico messo in atto contro l’heavy metal. I miei genitori cominciarono a contestare aspramente il mio modo di vestire, e pure nell’ambiente lavorativo quella che era solo una passione musicale finì per diventare oggetto di scherno e allusioni disgustose. Ma il peggio del peggio si materializzò un pomeriggio, quando in casa mia si presentò un prete missionario – in quei mesi era di stanza presso la parrocchia del comune in cui abitavo – il quale tentò invano di convincermi a disfarmi di quella musica violenta e pericolosa perchè ispirata da Satana.

“Prete: prova a venirmi a trovare oggi, e portati dietro un’autobotte di acqua santa!”

Dedicato a Fabio Tollis, un metallaro, uno di noi.

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