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Mariposa in pace – Chiude lo storico negozio di dischi milanese e il metallaro piange e accusa!

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La notizia forte nel mondo del ‘metallaro medio’  di questi giorni è la chiusura dello storico Mariposa, dopo 25 anni di attività. Lo storico negozio si trovava nel sottopassaggio della metro Duomo M1, all’interno della Galleria Radegonda e per tanti anni è stato punto di riferimento per gli appassionati, dove compravano dischi e biglietti per i concerti. Ecco che la levata di scudi, lo “j’accuse” sdegnato (e molto di circostanza per tanti) si manifesta in tutto il web, su siti specializzati e non, specialmente quelli storici sull’heavy metal. I punti da esaminare vanno ben oltre le banalità scritte in quei commenti, spesso superficiali e dettati da un immediato sfogo di pancia, che non focalizzano realmente il problema. Il “medallaro” over 40, è ancorato ai bei tempi che furono, e difficilmente vuole staccarsi da quei ricordi, mitizzandoli, dipingendoli e ammantandoli di una epicità che in realtà vive solo nella sua testa.

Ma come si stava bene negli anni 80 (o 90, a seconda della generazione) e quanto è canaglia la nostalgia di un tempo in cui un appassionato di metal spesso tirava avanti ascoltando per pomeriggi interi la sua musica preferita chiuso in cameretta a piangere di solitudine, tagliato fuori da un mondo di gente inspiegabilmente allegra e contenta di andare in discoteca e fare programmi universitari.

Oggi che quel ragazzo è uscito di casa si è visto togliere a poco a poco il mondo che amava: via i negozi, via i concerti, via le grandi band. Ora lui ha un lavoro e una famiglia, ha un Ipad e un abbonamento a Spotify, ma si dispera su facebook per la mancanza di una decade magica, quella dove lui era giovane e col cazzo dritto (ma nessuna donna vera che gliela desse) uscivano centinaia di grandi album (che lui non poteva comprare visto che era sempre senza uno straccio di soldo) e in città arrivavano fior di gruppi (che lui non poteva vedere perché era ancora minorenne e la notte i genitori non lo mandavano certo in giro in quei postacci di satanisti e drogati capelloni a farsi arrestare).

La chiusura dei negozi di dischi è un processo inevitabile. Sebbene la musica sia viva più che mai, è la sua fruizione che è cambiata completamente.

Bisogna accettarlo e molti appassionati di metal sopra gli anta non lo fanno. Finita l’era delle carrozze a cavallo, siamo in quella dei bolidi a tutta velocità, e rifugiarsi nella piccola personale Caverna di Platone, non farà tornare certo indietro nel tempo. Il mercato ha piazzato una bella biglietteria fuori dall’ingresso della suddetta caverna, comunque sia.

L’ipocrisia di tanti commentatori su facebook è dettata anche dal doversi “schierare pubblicamente” a difesa di quei tempi, dello sdegno che “chiude un altro negozio, vergogna !!!”, quando colossi come Amazon comunque ti mettono a disposizione l’acquisto di vinili, cd, cassette a un prezzo inferiore e da consegnare comodamente a casa tua.

Siamo sinceri, davvero crediamo che tutti i levatori di scudi del Mariposa che muore comprerebbe in un negozio come quello lo stesso disco che potrebbe avere a 5, 7 o 10 euro da Amazon? E per quale motivo? In nome di una presunta “purezza e fede metallica” ? Non facciamo ridere, dai. Uno su cento forse, mentre i restanti 99 che piangono Mariposa, sono tra coloro che non spendono un centesimo per il metal, usano il digitale gratuito, o acquistando al minor prezzo possibile online.

Fa comodo e regala un’immagine “coerente” commentare che “muore un’epoca, una volta sì che era meglio”, quando tanti di questi piangioni, in un negozio di dischi, Mariposa o altri, sono anni o decenni che non vi mettono piede. Il metallaro medio è troppo conservatore, si bea della libreria piena di plastica che possiede, e magari fa benissimo, ma si deve rendere conto che è una goccia nel mare.

La legge di domanda e offerta è la base dell’economia; se Mariposa chiude significa che non vendeva abbastanza dischi per camparci, e semmai chi ha pianto si deve chiedere “ma io ero uno di quegli acquirenti ?”. Con le lacrime di coccodrillo si bagnano solo le scarpe, non servono a niente. E i numeri parlano chiaro.

Accettiamo i cambiamenti, lo dobbiamo fare, le lancette del tempo si muovono (per ora) solo in avanti, se i capelli lunghi e i giubbotti di jeans con le toppe oggi sono i radi ciuffi in testa e tre taglie sotto, qualcosa è da riporre serenamente nell’armadio dei ricordi e guardare oltre.

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