barn to be wild

Barn To Be Wild – Il metallo della vecchia guardia

barn to be wild

Un’antica profezia centaura dice che quando ci metteranno tutti ai domiciliari e non ci daranno più la birra, una grande guerra comincerà e il mondo finirà.

Tremate e cagatevi addosso, la fine è vicina e la birra scarseggia.

Però, pensandoci bene, mio nonno diceva “Se devi fare una cosa falla bene”, nella sua officina di trattori e camion (era uno grosso, lui, mica pizza e fichi) e di conseguenza io vi dico “Prepariamoci!”. Il che nel mio caso, visto che guerre e carestie mi sembrano cose impegnative anzichenò, si traduce nel cercare una colonna sonora adatta a questi giorni che ci separano dalla (inevitabile, a questo punto) fine col botto/estinzione di massa.

Compito non facile, ma mi vengono in aiuto le tante nuove uscite discografiche di questo periodo.

Avete notato i grandi nomi che si ripresentano, puntuali come incubi dopo un’indigestione? Dai, ammettiamolo, in questi ultimi mesi ci sono stati tanti graditi ritorni tra i grossi gruppi del passato. Musicisti che credevamo ormai destinati a un riposo più che guadagnato, ci hanno stupito con nuove uscite, spesso azzeccatissime (e ogni tanto invece da consegnare alla nostra altra rubrica Heavy Merda, vabbeh).

È una nuova Era del metallo che io non stento a considerare come il bonus che rende il prodotto fantastico e non solo buono.

Ora, non che vada sempre bene, ribadisco, ma quando ci azzeccano, i grandi nomi del passato sanno farsi apprezzare e rispettare, ad esempio i Tygers of Pan Tang col loro meraviglioso Ritual, a mio parere uno dei migliori dischi del 2019, o i Metal Church, i Flotsam and Jetsam, i Candlemass e tanti altri nomi che, nell’ultimo paio di anni, ci hanno regalato chicche non male, cavandosela certamente meglio della gran parte dei giovani virgulti del metallo in circolazione.

Fanno certamente parte di questo movimento dei “Grandi che ci riprovano” anche i Testament di Titans Of Creation, arrivati nel mio antro pochi giorni fa. Un disco che io non temo di definire bello benchè non superlativo. Non mancano certo gli spunti per un gran bel lavoro, ma non arriva a toccare i livelli raggiunti dalla band nei tempi d’oro di Legion, come ho recentemente sentito gridare da qualcuno a gran voce. (Forse costui intendeva il brano Legions Of The Dead, brano presente nel superlativo e irripetibile The Gathering, più che il masterpiece dei Deicide del 1992. Citare un pezzo invece di un intero disco come rimando a un periodo discografico, protrebbe essere lo spunto per un articolo di Padrecavallo sulle conseguenze mnemoniche e culturali di Spotify e Youtube, ma meglio non indagare oltre)

Pur essendo certo una bella prova di professionalità e capacità creativa e confermando la classe della band di Chuck Billy ed Eric Peterson, dopo il precedente Brotherhood Of The Snakes speravo in un lavoro più violento e senza compromessi, e non un saggio sulla raffinatezza compositiva di questa band.

Titans Of Creation è infatti un disco complesso, vario, che a volte stupisce (non sempre in senso positivo, di una canzone come False Prophets credo se ne potesse anche fare a meno) e risulta più interessante scoprendolo con calma e dedicandogli diversi ascolti. Pezzi come City of Angels mi lasciano perplesso, più che altro perché la trovo lontanissima dallo stile del gruppo, che comunque riguadagna terreno con canzoni più consone al proprio stile: la bella e tirata Code Of Hammurabi, a mio dire chiude il disco in bellezza.

Restano da dimenticare le cose più sperimentali, che non mi hanno davvero detto niente (mi riferisco alla lunghissima Night Of The Witch, cantata da Eric Peterson, o a Symptoms, che mi pare davvero lontana da ciò che sarebbe lecito attendersi da Billy & co.) ma Titans resta un disco apprezzabilissimo e godibile.

Ora, non so se i Testament saranno parte della mia playlist per l’apocalisse (nel frattempo un’altra birra è caduta vittima del passare inesorabile del tempo, il buio si avvicina), ma posso invece dirvi che non sono loro gli unici a tornare dal passato per provarci, questa settimana.

Ci sono, infatti, anche i tedeschi Bonfire in lista. E il loro Fistful Of Fire, è tutto un altro affare. I teutonici hard rockers ci regalano un gran disco, fedele allo stile che li rese famosi e che non tradisce i tanti fans che, da quarantacinque anni e più, seguono la band. Una successione di canzoni di levatura eccezionale, da ascoltare a tutto volume mentre i presagi si sommano e attendiamo un lieto fine incerto (e un’altra birra cade seccata dall’impietoso scorrere delle ore, meditate gente… suono di campana lontano e conseguente grattatio testiculalis).

Certo, se i Bonfire fossero la colonna sonora dell’apocalisse saremmo in molti ad affrontare la cosa col sorriso sulle labbra! Pezzi come Gonna Get Away, perfetto esempio di bilanciamento musicale in cui spicca la voce di Alexx Stahl, o Rock’n’ Roll Survivors, dal ritmo trascinante e casinaro, meritano davvero di rientrare tra le cose che vorrei ascoltare sempre, anche di fronte al Ragnarok.

A volte mi chiedo come facciano persone di più di cinquant’anni (e sono buono a dire così) ad avere tanta energia e voglia di suonare da partorire piccoli capolavori del genere. Poi, ovviamente, alzo il volume e non ci penso più: affari loro, basta che non smettano!

E adesso, visto che non voglio che mi accusino di cantare solo le lodi delle vecchie glorie del passato, candido a colonna sonora del grande giorno dello schioppo finale, anche un gruppo per così dire moderno. Attuale. Di questo secolo voglio dire.

Si chiamano Warning Sign, sono canadesi e hanno tirato fuori dal cilindro (il cappello, non il pezzo di motore) un discone thrash cantato con voce pulita che vale la nomination apocalittica del centauro, fidatevi.

Con il loro Path To Destruction danno davvero una sferzata di nuova energia, lo si capisce fin dall’ascolto della prima canzone Redemption. La sensazione di aver trovato un imperdibile meraviglia dura fino alla fine dell’album, senza grandi cali di stile o noia alcuna. Gran lavoro di chitarre, voce potente ma limpida, buon lavoro di ritmiche e ottima registrazione.

Chi non mi crede farebbe bene ad ascoltarsi la bellissima Hell On Wings, a mio parere il pezzo migliore dell’album. Vi illuminerete e se amate il thrash l’eventuale botto vi coglierà saltellanti e felici. Senza togliere che quanto a esser latori di sventure varie, i ragazzi in questione mica scherzano!

Come? Non credete alle profezie della mitologia centaura? Manco io, ma almeno ho una scusa per ascoltare metal a volume spropositato e scolare birre fredde, no?

E poi suvvia, senza una o due profezie per il futuro, un equinide si deprimerebbe, ci serve qualcosa che ci tiri su il morale. Una piccola apocalisse, qualche catastrofe, pandemie letali in agguato (che van sempre di moda)… cose che ci facciano dire “Meno male, anche stavolta è andata bene” una volta che gli allarmi sono rientrati, evitandoci di guardare troppo da vicino le realtà becere di un mondo in cui sognare diventa sempre più difficile.

Nel frattempo, lode agli dei del Cromo e del Motore, è tornata mia moglie con la spesa.

Birre per scongiurare l’apocalisse! Yeeee.

Meno male, anche stavolta è andata bene. Dicevo.

Ti potrebbe interessare anche

Iscriviti alla Mailing List di Sdangher
Inserendo la tua email, acconsenti al trattamento dei tuoi dati personali.