Pascolando

Si dice che il lavoro nobiliti l’uomo, ma le peggiori schifezze umane le ho conosciute sul posto di lavoro!

Pare sia stato Darwin a dire una scemenza simile. Nobilitarsi con la fatica, subendo gli ordini e i dispotismi dei superiori, accettando le peggiori prepotenze, vedendosi negati il rispetto e la dignità e soprattutto il tempo, la vita. Nobilitare, rendere migliore, accrescere la dignità, ma dove? Povero Darwin, probabilmente i suoi nemici hanno manovrato per attribuirgli una tale scemenza. Sarà stata la Chiesa? Non ci sono prove che l’abbia detto e il vero autore si guarda bene dal rivendicare una bugia simile. Sarebbe più sensato dire, “il mobbing nobilita l’uomo”?
Il mobbing è una cosa seria? Se ne parla tanto ma qui da noi è davvero troppo sottovalutato. Vi è mai capitato di subirlo? Cosa fate? C’è un cazzo di sportello a portata di mano per poterlo denunciare? Esiste un ufficio apposito nel vostro paese? Da me no. Da voi? E comunque, si passa da un giorno in cui sei un ragazzino e ti insegnano che al bullismo devi rispondere con risolutezza, a uno in cui sei un adulto e al mobbing, possibilmente devi rispondere chinandoti a 90°, se vuoi mantenere lo stipendio. Mobbing è il bullismo da grandi. Le dinamiche sono identiche. Qualcuno più grande di te, nel senso che è più anziano di te come dipendente, ti infligge tutte le umiliazioni e i sadismi che ha subito lui al suo ingresso lì. Costui ha sopportato tanto per arrivare in cima al mucchio di merda e non può tollerare il tuo sorriso, il tuo ottimismo e la tua stupida voglia di fare. E non vede l’ora di assistere al tuo appassimento, quando inizierai a ingobbirti, ingrigire come lui, strisciare e capire che non c’è niente da sorridere. E per essere sicuro che questo accada, provvede lui per primo. Ti  schiaccia, ti offende, ti deride. E si gode lo spettacolo. Ho conosciuto un caposquadra pronto a mettere a rischio la propria stessa busta paga pur di farmi perdere il posto. E buona per lui, c’è riuscito. Infatti sono di nuovo al pascolo.

Come, non vuoi lavorare dodici ore di fila senza pausa? E allora scordati pure che io ti paghi la giornata di lavoro. Il Giappone e la Cina su questi algoritmi fondano la propria economia. In Italia è solo più celata dietro i “buoni propositi” di un caposquadra che ha la responsabilità di far rigare tutti diritto.

Quando tu vendi un tuo servizio al pubblico, ci sarà sempre qualcuno che l’offrirà a un prezzo stracciato se confrontato al tuo. E allora come affronti la concorrenza? Mandando in negativo i tuoi guadagni. Con la scusante che l’economia è in perdita non ci siamo mai ripresi dalla crisi economica e per questo bisogna che tutti noi, non loro, stringiamo la cinghia… al bacino fin quando possibile e magari intorno al collo prim di saltare.

Ho sentito urlare gente che preferirebbe finire intubata piuttosto che smetterla di lavorare, perché appunto la scelta non è più di cosa vivere, ma di cosa morire. Per lavoro o per Covid.

Ai tempi di mio nonno

Ai tempi di mio padre

Io

E quando pure il lavoro viene meno, sempre meno, ecco che qualcuno si ingelosisce, come se vedesse in un nuovo arrivato e non un potenziale aiuto, non uno giovane e puro, che aggiunga idee ed entusiasmo, ma un insetto che si agita troppo e va schiacciato, altrimenti te lo ritrovi nelle mutande o dentro un orecchio.

Ma se ti lamenti del tuo lavoro sei tu nel torto, perché se ti danno un lavoro devi dire grazie e zitto. Mi pagano cinque euro l’ora, forse meno, per dodici ore al dì. Mi obbligano a sgobbare anche il Sabato e la Domenica e probabilmente quelli non sono nemmeno giorni retribuiti. E beh, ti lamenti pure? Lo hanno fatto anche i tuoi genitori, no? Ma allora, tutte quelle lotte sindacali, le proteste e le bombe, gli scioperi che si vedono nei vecchi filmati RAI… che cosa ci rimane di tutta quella pantomima marxista?

Ho sentito gente osannare la serie sul giovane Marx in TV, ma quanti hanno realmente percepito i suoi discorsi? Direi nessuno se oggi sembra di vivere un percorso a ritroso della classe operaia che scende dal Paradiso perché anche lassù iniziano a chiedere un affitto troppo alto. Mancano solo i minorenni nelle miniere e saremo tornati indietro di duecento anni. E là fuori vedete qualcuno capace di muovere la gente verso un cambiamento? La gente si sa come funziona, ha bisogno di un leader che incanali la loro rabbia in un solo grido, in uno slogan, un pugno che la guidi lungo la strada del potere, a far vedere ai capi che il leviatano ne ha le palle piene. Le armi dei lavoratori sono spuntate. Nessuno sciopera più, nessuno sa dove sbattere la testa.

Apro i social network e trovo condivissa l’ennesima morte in un cantiere. I sindacati premono perché le fabbriche riaprano, mentre ristoratori e hotel piangono che non possono ancora ricominciare con i loro esercizi. Io ho lavorato anni nella ristorazione e non ho mai visto un contratto, se non fasullo come una banconota da sette euro. Lacrime di coccodrillo, perché non possono permettersi le spese, quando i clienti poi ti lasciano mance più corpose del tuo stipendio giornaliero (fisso, mica lo calcolano a ore) e gli amici ricevono sconti sullo scontrino non battuto.

E ora tutti in rete a piangere perché il Sabato sera e la Domenica mattina non potranno rubare la libertà di nessuno per la felicità dei moderni padroni. In un ristorante il cliente è il negriero del ventunesimo secolo sulle spalle dei camerieri. Provare per credere.

Insomma. Dicono che il lavoro nobilita, giusto? Io però ho trovato i peggiori miei simili proprio sul posto di lavoro. Come, tu osi lamentarti se hai avuto una giornata di merda sul lavoro? E chi non ce l’ha proprio un lavoro, cosa dovrebbe dire?

Non è questo il fulcro del discorso, pezzi di merda, ma perché il lavoro debba fare così male all’anima?! Perché i colleghi devono essere persone orribili? Perché ci deve essere rivalità e invidia tra gli stessi schiavi? La sofferenza non deriva dalla fatica o dalla routine disumanizzante, ma dalla sensazione di svendersi, di non avere diritti, di o è così o quello è il cancello.

Se io ti pago compro il tuo tempo e con esso la tua vita, compro le tue scelte e compro anche la tua dignità. Non c’era un millennium bug alle porte ma un millennium slave. Tu sei lo slave e la sola parola magica in grado di interrompere le frustate è “ok, me ne vado”. Beh, almeno sei pagato. Cosa doveva dire Spartaco, che non aveva nemmeno uno straccio di busta e di contributi?

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