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Anche la provocazione dopo un po’ diventa parte del loop

provocazione

Una volta un tipo mi disse che io scrivo articoli fastidiosi, in cui attacco a destra e a manca la tresca (ma qualcuno la chiama scena) metallara italiata, solo per diventare lo “Sgarbi del metal”. E in effetti ho rotto un po’ i coglioni, qualcuno si è offeso, c’è chi ha fatto il vocione e parlato di avvocati; in generale però non è cambiato niente. I miei articoli inizialmente li scrivevo per sfogarmi, tiravo fuori quello che sul serio poteva infastidirmi, che non condividevo e desideravo diverso. Oppure cercavo di suscitare un confronto senza ipocrisie, cominciando io per primo a spogliarmi delle mie. Oh, certo, anche per le visite. Ovviamente. La provocazione rende sempre.

Ma cosa rende? Su internet la sola moneta che non si svaluta mai, quella che rifocilla il salvadanaio dell’ego: i clickcoin. Tutti noi li cerchiamo: sia i blogger che le webzines, i siti alternativi e qualsiasi cazzone con un profilo facebook. Non si traducono in denaro vero, specie per chi tratta di metal o film horror, ma in endorfine.

Non si tratta di raggiungerne un tot che faccia una media appetibile per gli sponsor, solo di un dipendenza generale.

Io ho fatto nomi e cognomi per scuotere un ambiente dove tutti dicono male di tutti da dietro ma davanti si slinguazzano per un pass da venti euro e per un CD promo. Le rare volte in cui sono pronti a lagnarsi di qualcosa, questi Savonarola delle mie borchie, si tengono sulle generali, senza citare in giudizio nessuno, così nessuno si riconosce e tutti intuiscono.

E io pure continuo a non comprendere le ragioni di questa gran prostituzione intellettuale che attanaglia il giornalettismo metallaro di internet. Insomma, si parla di due spicci del Monopoli, eppure c’è sempre chi è disposto a farsi zerbino anale di qualcuno. Immagino che la ruffianeria sia un’inclinazione naturale in cerca di sfogo, sempre e comunque, e che il commercio vero, quello fatto di dindini seri, ne giustifichi l’esistenza in modo ingannevole.

Voglio dire: Io lecco il culo perché così tengo il mio lavoro. Io lecco il culo perché poi avrò una promozione e uno stipendio maggiore. Io lecco il culo perché è nella mia natura e senza culi da leccare non mi sembra di esistere per come mi conosco. “Soldi per vivere, un immobile da godersi…” sono scuse. C’è chi non conosce altro modo per relazionarsi col prossimo. Ruffianeria, sudditanza, congiure, falsi sorrisi. Prova ne è la totale “pronografia” di molti siti musicali.

Le Webzine! La gente legge loro e legge me e poi legge ancora loro. Quindi che senso ha continuare a dirgli le stesse cose? Loud & Proud posta una news sul nuovo video di Danny Metal oppure organizza dirette per decidere qual è il miglior disco tra Rust In Peace e Masters Of Puppets, e la gente invece di scrivere sotto “abbbababbabaaha” clicca e commenta (non significa che legga o ascolti, ma ormai di questo le webzine sono consapevoli, nemmeno loro si aspettano che qualcuno legga le recensioni e le interviste, basta guardare come le scrivono).

Non esiste gente che legge davvero quella roba, andiamo. La cliccano e la commentano senza leggerla. Almeno spero sia così. Lercio ha capito tutto. Non occorre un contenuto, solo un titolo da condividere, il testo basta che faccia volume.

Insomma, ho già detto e ridetto queste cose. Ho suscitato reazioni positive e negative, ho preso insulti e pacche sulle spalle. Ma non è cambiato granché in giro. Devo prenderne atto. E io non ho tutto questo gran bisogno di ribadire certi concetti, ormai. Volete le webzine così? Tenetevele. Volete gli Iron Maiden al prossimo Firenze Rock Festival? Accomodatevi. Non vedete l’ora che i Black Sabbath tornino in tour? Cazzi vostri quando il biglietto comprato due anni fa in prevendita, dovrete farvelo rimborsare perché Tony ha avuto un calo glicemico e ha disdetto le date italiane mentre Ozzy non ricorda più chi sia Ozzy.

Mi sono sentito un po’ meglio le volte in cui ho gridato certe mie opinioni, mi sono sgravato dai miei pesi che qualcuno chiama feci, però forse mi aspettavo un po’ troppo. Cambiare la testa di qualcuno, wow! Ma siamo matti?

Ovvio, scriverò ancora di cose antipatiche, sono così e non cambierò. Inoltre, non posso obbligare gli altri collaboratori a evitare certi argomenti. Qui nessuno decide nulla. Non ci sono linee editoriali, a parte il bisogno di spararle grosse. E se Achille o Masha si svegliano con la voglia di urlare che il metal è morto e il rock e morto e la pop music regna sovrana, facciano pure. Non li fermerò.

Di sicuro però, se mai uscirà un’altra tirata contro Iron Maiden o le webzinnes, non sarò io a firmarla. Sarà di chi ancora crede che serva a qualcosa esprimere concetti che il pubblico preferirebbe ammazzare piuttosto che mandar giù. Rispetterò chi lo farà, perché anche io sono stato un illuso e credo nel diritto di illudersi. Purché a un certo punto le illusioni passino e uno capisca quello che ho capito io. E così, tanto per, userò cinicamente questi articoli per le visite. Visite, visite. visite.

Ufficiale: Paul Di Anno è più bravo di Bruce Dickinson!

E giù commenti, ban e minacce di morte!

I Black Sabbath devono ritirarsi!

E la chat privata mi si intasa di anatemi.

Gli Slayer fanno finta. Torneranno dalla pensione!

Dibattito filosofico e sociopatico fino a notte di tre giorni dopo.

Ma anche le polemiche del tipo:

Il pay to play è necessario.

Il doom non è vero metal.

Il vinile è il futuro.

I Blind Guardian sono rinati grazie all’orchestra.

Ce ne saranno altri venti di titoli così: usurati e vacui ma che funzionano sempre. E funzionano sempre perché il loop domina. Potrebbero essere davvero delle opinioni, non lo discuto, ma ha ancora senso tirarle fuori? Se strutturassi degli articoli su queste idee, lo farei solo per fomentare il pubblico e ottenere dei click. E poi pulirmici l’ego mio e sentirmi scemo.

Sdangher, se ve ne siete accorti, ha cambiato strategia. Pubblichiamo meno e pubblichiamo meglio. Non guardiamo più le visite e non tiriamo più a click. Ammettiamo di essercene fatti un cruccio in passato, almeno alcuni di noi, ma ora abbiamo capito che servono solo a farci galoppare tutto il tempo fino all’esaurimento e quando torniamo alla mangiatoia, la troviamo vuota lo stesso. Rispondiamo ai commenti di facebook, se ce ne sono, e per il resto ci limitiamo a scrivere solo di ciò che davvero ci piace, ci coinvolge e ci impegna la testa. Danny Metal o Bruce Vs. Paul li lasciamo a chi vive nella dimensione alfa del metallo.

I metallari vivono in una specie di loop fatto di condivisioni, soliti nomi e soliti tour, omaggi, ricorrenze.

Prendete le domandine da villaggio vacanze sulle pagine metal di facebook?

Sono meglio i Sepultura di Schizophrenia o quelli di Roots?

Chi vince tra il metallo italiano o quello sloveno?

Chi porta più sfiga tra Paul Chain e King Diamond?

Oggi di 30 anni fa è uscito The Number Of The Beast!

Auguri per Steve Harris che compie 89 anni!

Ricordiamo la morte di Cliff Burton! Oggi compirebbe 59 anni. Ma secondo voi avrebbe mai permesso ai Metallica di ridursi così?

E sotto click e furiosi commenti sul povero Cliff e su quella merda di Lard e così vìa. Sono secoli che si continua così.

Facebook è aperto da dieci anni e siete ancora lì, sempre gli stessi a cliccare ‘ste merdate. Siete nel loop e vi piace così. Meglio vivere in una dimensione dove il tempo non passa: i Black Sabbath sono ancora in tour e Ozzy esce con un nuovo album solista insieme a Zakk Wylde! Evvai, quando torna Metal Maniac in edicola???

Preferite coglionarvi tutti piuttosto che ammettere la realtà: vale a dire che il metal non è più questo granché, siete vecchi, Ozzy muore male e gli Iron Maiden hanno la pappagorgia. La cultura metallara ormai è più una roba assorbita dal cosplay, una crosta culturale in una sacca del tempo, come i paninari, i punk, gli hippie, gli yuppie e i Trekkers.

E anche chi provoca, la voce fuori dal coro, esattamente come gli Sgarbi nel media socio-politico, finisce per essere risucchiato nel loop, seguendo il percorso concentrico che trascina in un buco di culo dell’infinito fatto dei soliti sfoghi e invettive, materia intellettuale usurata e che non smette, nel loop, di suscitare riflessi condizionati e polemiche compulsive.

C’è chi sta bene in questo loop. C’è chi provoca e provoca col cazzo duro ma in un range di polemiche ormai collaudato, fatto di pacche sulla spalla e piccoli buffetti.

I Manilla Road sono sopravvalutati!

I Sunn O))) fanno lo stesso disco da sempre!

Le Baby Metal sono brave!

Chi provoca veramente lo deve fare come effetto collaterale della propria voglia di comunicare ciò che ha dentro. Dici la tua senza pensare alle conseguenze e ti ritroverai qualche amico in meno su facebook e un paio di stronzi che ti levano il saluto dall’altra parte della strada. Ma hai detto ciò che pensi e stai a posto con te stesso. Tutto qui.

E anche se pensi sul serio certe cose, dopo un po’ devi smetterla di ripeterle. Repetita stufant!

Tirare addosso ai Maiden è come convincere i bambini ad accettare l’inesistenza di Babbo Natale. Gli Iron Maiden non esistono, capite?

No, sono sicuro che non capite.

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