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LA RELIGIONE DEL RUMORE!

di Dwight Fry

Sdangher prende per il culo i metallari… Sdangher è cattivo e falso perché usa la provocazione per guadagnarsi dei click.

Ma Sdangher è anche pluralità di nitriti e allora eccomi qui, a riflettere sui contenuti di questo articolo.

Nulla da dire sulle premesse: illudersi che nel mondo esistano musicisti infallibili e prendere sul serio certe dichiarazioni dei vari Mustaine, Ulrich, Flynn, Benton, Anselmo, Varg o DeMaio significa giocare a nascondino col proprio cervello.

Tuttavia, la parola “fan” altro non è che la contrazione della parola inglese “fanatic”. Il fan è etimologicamente fanatico, non si sfugge. E infatti ci sono ultras ovunque, in qualunque genere musicale.
Prendersela coi fan per il loro fanatismo è come prendersela con una scogliera per il fatto di essere scoscesa.

Possiamo discutere delle gradazioni, tutt’al più, perché non tutte le scogliere scoscendono allo stesso modo. Però intendiamoci: un fan che, senza battere ciglio, accetta le critiche rivolte ai propri beniamini, non è un fan. Un piccolo moto interiore deve scattare per forza.

Mi ritengo una persona tranquilla e distaccata ma se qualcuno mi dice che i Riot fanno schifo gli rispondo che non capisce un cazzo. C’è poco da fare. Glielo dico ridendo, ma glielo dico. Si può essere serissimi anche a labbra in su.
Se qualcuno, invece, mi dice che Ligabue fa cagare, non avverto alcun moto interiore.
Ci sarà un motivo.

Non pensiate che il metal sia l’unico genere musicale ad avere fazioni e faziosi. Avete presente i trapper? Beh, giusto pochi giorni fa ho sentito Frankie Hi-NRG chiamarli “gli scarabocchiati”, rimproverando loro di non avere abbastanza coscienza sociale.

Bisogna tenere a mente che senza un pizzico di ortodossia nessun genere musicale può coagularsi attorno a una base, specie se vuole fare presa sui neofiti. I blog, i forum, i concerti… sono tutte espressioni di questa ortodossia. Luoghi reali o virtuali nei quali chiudersi con gente che ha dei punti di contatto con noi, almeno dal punto di vista musicale.

È una visione troppo “religiosa”?
Beh, su questo tema il buon De Paola ha scritto un intero capitolo, “Settarismo e simbologie religiose”, del suo Smoke on the water (Editori Riuniti, 2005). E per quanto delle volte si lanci in accostamenti arditi, è vero pure che questa correlazione non se l’è mica inventata. È dai tempi di Let there be rock (canzone e relativo videoclip) che il rock-metal può essere considerato una specie di festosa religione del rumore.

È del tutto logico che la chiusura mentale possa dar fastidio, che l’idolatria possa risultare ridicola. Se certi fan prendono troppo sul serio un musicista, tuttavia, noi non possiamo compiere lo stesso errore prendendo troppo sul serio loro. Poi bisogna anche vedere chi hai davanti: a un ventenne certe cose gliele devi perdonare.
In tal senso, e vado al sodo, secondo me una cosa che nel metal inizia seriamente a scarseggiare è proprio il pathos, la sana esaltazione adolescenziale che fino a qualche anno fa spingeva la maggior parte dei giovani metallari a considerare il metal la musica più bella del mondo.
A furia di ridimensionare… a furia di non voler apparire chiusi, immaturi, “talebani”, mi pare che si stia andando un po’ troppo nell’altra direzione e neppure questo è un bene.

Ci vedo parecchi complessi di inferiorità, in questo atteggiamento. Tanta insicurezza. La paura di restare fra le righe e di non sembrare abbastanza “versatili”. Un tempo si fingeva di non apprezzare il mondo che si apriva al di fuori del metallo; invece oggi chissà quanti individui fingono di gradire, o almeno rispettare, generi e artisti dei quali non gliene frega assolutamente nulla e che il più delle volte gli causano stravolgimenti intestinali.
Il politicamente corretto, soprattutto quello mascherato da politicamente scorretto, ci sta uccidendo.

La feroce insolenza di una volta se la sono presa gli altri, gli “scarabocchiati”, a loro uso e consumo, e i risultati si vedono: i ragazzini hanno micce, nel cuore, che il rock-metal non riesce più ad accendere. Perché i suoi stessi fan lo hanno normalizzato.
Uso una frase fatta: gli è stata tolta un po’ di magia (nera, ovviamente). O se preferite, gli è stata tolta la pietrina che innescava la fiamma. Hai voglia a consumarti il pollice.

Oggi il rock duro è più che altro musica, e qualcuno è contento così. Pare che lo fosse anche prima, eravamo noi a vederci chissà cosa. Il che rafforza l’idea che un tempo fosse l’atteggiamento dei fan e dei musicisti, a fare la differenza: sfrontato e arrogante, chiassoso e un filino tamarro, però funzionava. Faceva proseliti.
Oggi a fare proseliti è roba tipo la Dark Polo Gang: contenti?

Io no.

Se al metal, nipote del rock ‘n’ roll, togli quell’insieme di tratti peculiari che gli hanno permesso di stregare intere generazioni, rimangono le note. La musica nuda e cruda. Un po’ più sincera, un po’ più normale, senza fronzoli, essenziale come un file MP3.
Una bellissima donna che non sa sedurre.

Chiudo con un’osservazione carica di meraviglia e ironia, in merito all’articolo citato in apertura.
I fan di Zappa sono talebani, i fan dei Queen sono talebani, i fan dei Depeche Mode sono talebani… ok, ci sto. Ma non si può tener fuori da una classifica i fan più esaltati in assoluto, cioè quelli di Vasco Rossi. Così gli facciamo un torto, dai.
Se alcuni di loro seguono Sdangher e stanno leggendo queste righe… non vi palesate, continuate a vergognarvi in silenzio:

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