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Personaggio del mese: Pillon vs. Porno – Ovvero, una disquisizione assolutamente apolitica su una mossa censoria opinabile.

pillon

Io sono un centauro paziente, raramente mi indigno e mi ergo in tutta la mia considerevole statura sbuffando e scuotendo la criniera (anche perché i miei capelli sono da tempo migrati verso il basso, diventando barba) ma ci sono cose che non sono disposto a tollerare.

Oggi voglio parlare di una di queste, nella fattispecie della splendida trovata di quel simpatico mattacchione del ministro Pillon, tristo individuo dalle idee medievali che, con la scusa di proteggere imberbi fanciulli dalla perfida insidia dell’internet, pretenderebbe di permettere l’accesso ai contenuti sensibili (che qualche giudice morale si ergerà a censurare a questo punto?) di tipo pornografico.

Unica via di fuga dal filtro anti-pippe una telefonata dell’intestatario del contratto che, ammettendo di essere uno zozzone (in ginocchio? Previo confessione dal parroco o semplicemente a voce?) chiede di sbloccargli il pc o il telefono.

Si sa, la rete è popolata di tette e culi allo sbaraglio, presentati in molte e appetitose salse, e ha da tempo sostituito integralmente cartaceo e industria della pellicola, con buona pace dei nostalgici che ricordano i cinemini a luci rosse, imboscati nei vicoletti meno in vista delle città italiane e popolati di vecchi zozzoni pervertiti e pipparoli.

Oggi, comodamente a casa propria, ogni individuo in grado di utilizzare un telefonino di nuova generazione è capace di scaricare o visionare contenuti pericolosissimi, anche di maialone esplicitamente arrotolate in amplessi di ogni tipo.

Scandalo! Oscenità! Spurcellamento!

 

“Presto” si deve esser detto il buon ministro, sorta di supereroe senza macchia, scendendo in campo sine indugio “Questo è un lavoro per la censura di Stato!”. Ed eccolo, solerte mortificatore di zozzone, a strillare ai quattro venti che i pargoli sono in pericolo. La morale è flessibile e il mondo va verso il declino. Moriremo tutti di seghe? No, ci salverà questo decisissimo bresciano, che già nel 2012 fece parlare di sé accusando il circolo Lgbt Omphalos di Perugia di voler diffondere e istigare l’omosessualità tra i giovani tramite volantini. Me li immagino, nudi sotto gli impermeabili, a sussurrare a giovani di vent’anni completamente innocenti (in pantaloncini corti, che ignari se ne vanno col lecca lecca e le guanciotte rosse) “ehi, pss, giovinotto, lo vuoi un volantino? Diventi froscio e ti diverti sai?”.

Ma poi, mi chiedo, come si fa a istigare l’omosessualità? Ci sono modi che scatenano appetiti diversi e non lo sapevo? La prego Ministro, ci illumini! Ci salvi!

Risultato di quella mossa morigeratoria fu una sentenza che gli costò (secondo Wikipedia, non è che lo ricordassi, sono andato a leggermelo ed era tutto lì, bello in evidenza) un certa cifretta in danni e una condanna per diffamazione. Ma lui mica si è perso d’animo. No no.

Dopo aver contestato la Biblioteca Civica di Brescia per una iniziativa riguardante le fiabe, visto che erano presenti le streghe pare abbia formulato l’accusa di insegnare la Stregoneria. Ve lo immaginate? Insomma, riepilogando, dopo aver affermato l’esistenza di una Lobby Gay intenzionata a sovvertire l’ordine morale e dopo aver accusato il sistema scolastico nazionale di sostenere un complotto sull’ideologia di genere, Pillon poteva fermarsi qui?

Giammai.

Ha inventato il parental control! Esisteva già? Non glielo dite che si rattrista, su.

La proposta è degna di un’enciclica medievale e mette di fatto la censura di stato al di sopra delle famiglie e della libera scelta individuale. Bloccare tutto ciò che non è gradito, a priori, e obbligare qualcuno a sbloccarlo per potervi accedere è semplicemente ridicolo, soprattutto visto che i vari provider dispongono dei filtri adatti a proteggere la prole curiosa e potenzialmente masturbona da diversi anni. Ma il peggio è che questa mossa definisce i genitori come incapaci di tutelare i propri figli e mette il Grande Fratello (quello di Orwell, non il programma tv) a tutelare l’educazione sessuale della Nazione.

L’Italia, si sa, è terra di grandi accusatori, ove chiunque si sente in diritto di giudicare, e dalla morale pubblica facile a muoversi allo sdegno più assoluto per il tempo di una notizia al TG. Tutti ad urlare pro o contro ad una qualche invenzione della nostra bizzarra classe politica, indipendentemente dalla fazione che l’ha generata, l’importante è protestare, farlo per tre giorni, poi avanti alla nuova cazzata, come sempre.

Eppure a me sembra che in questa proposta vi sia di più, come se si mettesse in gioco la possibilità dello Stato di entrare nelle nostre case a dirci cosa è giusto e cosa è sbagliato fare.

Io professo la libertà di pippa, mi indigno con chi crede di poter censurare. Credo nell’assoluta facoltà di scelta dei propri partner e sostengo che, in privato e tra persone consenzienti, nessuno dovrebbe mai permettersi di metterci il becco.

Considero amorali le decisioni arbitrarie che coinvolgano la sfera emozionale e sessuale e giudico divertente il sesso. Anche in forme che non apprezzo in prima persona, ritengo che l’attività sessuale sia e debba rimanere una scelta privata e personale; unico limite l’imposizione non gradita di qualsivoglia pratica indesiderata.

Meglio sarebbe cercare di istruire i genitori all’uso dei dispositivi esistenti, laddove richiesto esplicitamente, e punire severamente chi trasforma un gioco divertente come rotolarsi sotto le coperte in qualcosa di diverso.

Se proprio vuole punire, additare e incarcerare, consiglierei al caro Pillon di colpire stupratori e pedofili, che troppo spesso trovano modi per scivolare tra le maglie di una società dalla facciata perbenista, che sa bene come distogliere lo sguardo quando le cose diventano imbarazzanti.

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