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Enciclica sulla Trap

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Ok, è vero, da un po’ non scrivo nulla. Mi sto ammazzando di lavoro in attesa del fatidico settembre nero che incombe su tutti noi, quando tornerò a essere un disoccupato nel campo del turismo come tanti. Piuttosto che arrendermi all’ineluttabilità del “ci penso domani, tanto non cambia niente” ho deciso di giocarmi tutte le carte, anche quelle che per me rappresentano un salto nel passato. Mi occupo di sicurezza e distanziamento in spiaggia, a quasi cinquant’anni, per rosicchiare qualche soldino cavalcando la bestia Covid, spiegando alla gente che non dovrebbe assembrarsi in folle sudaticce sui litorali.

Dopo anni nei locali a guardare gente ubriaca che balla e rimorchia biascicanti donzelle, dopo aver visto cosa si cela nel cervello adolescente (il nulla, Padre, ho visto il nulla assoluto e chiedo perdono) dei brufolosi detentori del futuro, sedato risse nate per troppo testosterone e poco ragionamento al suono di tristi tunz tunz tunz elettronici mixati con extasy prodotta in Paesi del terzo mondo… beh, credevo di aver sondato il fondo della stupidità umana. Mi mancava, in questo mio allegro isolamento autoimposto in cui vivevo da anni, la consapevolezza del peggioramento generale della situazione. Ero illuso e speranzoso, ora so: l’estinzione ci coglierà ed è giusto. La meritiamo.

La mia generazione ha allevato una massa di deficienti che ascolta la Trap!

Vinile, dio dei dischi, ti prego fulminami attraverso le cuffie e dammi la pace, che io possa non vedere questo scempio. Ricordate la vena ribelle e distruttiva del punk dei primordi? Nulla di simile. L’aggressività fuorilegge del rock’n’roll più irriverente? Ma quando mai. Quello che va di moda adesso è diverso, ma tanto.

Testi che incitano a delinquere nell’illusione di essere più furbi di tutti gli altri, sapientemente organizzati per essere diretti a un popolo senza fantasia, che segue, non traccia nulla di nuovo e mai avrà le palle per fare qualcosa che non sia obbedire alle istruzioni. Io guardo questi ragazzini tristi, ascolto la loro futilità e la vedo divenire rassegnazione nell’inevitabile futuro. Questi pensano in maniera stereotipata, sono in fila per il macello e si preoccupano della nuova tendenza di ritardati dai denti d’argento. Sotto sotto non c’è un pirata, c’è solo una carie, svegliatevi.

Dicono che il metal non ha futuro perché non interessa alle nuove generazioni. Meno male, piuttosto che divenire la versione semplificata per i deficienti di sé stesso, meglio così. Che poi, diciamocelo, il discorso è valido solo nei Paesi del Sud dell’Europa, se vai in Scandinavia o in Inghilterra tutto cambia, idem in Germania e zone limitrofe.

Dunque sono i nostri giovani a diventare cretini, rifiutando a priori tutto ciò che è troppo complesso per cervelli abituati a ritmi facilmente assimilabili e poeti analfabeti? Non saremo noi a renderli tali? Non vi viene il dubbio che una generazione iperprotetta, per la quale tutto è dovuto e naturale, allevata sentendo parlare troppo di diritti e lontana mille anni luce dal concetto di causa ed effetto o peggio ancora di giusto e sbagliato, stia deragliando verso il mondo di Idiocracy… ma andatevelo a vedere sto benedetto film, cazzo, potreste imparare qualcosa. Fatelo vedere anche ai vostri figli, se ne avete. Sembra stupido, lo so anche io, ma dopo la visione, un dubbio atroce vi attanaglierà lo stomaco per tutta la vita.

A scuola imparano che ribellarsi è sbagliato. Imparano a includere tutti, a essere carini e coccolosi come i pinguini di Madagascar. Nice and polite fino alla nausea, per forza. Non si picchia, non si risponde, non si bestemmia, non si beve e non si fuma.

Poi arriva uno scemo con un fucile tatuato in faccia (o una pasticca, o un cazzo, sarebbe lo stesso in realtà, nessuno ci fa davvero caso ormai) che gli fa sapere che si può fare tutto il contrario e diventare degli stronzi sentendosi dei fighi, insegnando che basta crederci e tutto è lì, gratis, da prendere e basta, con le buone o con le cattive. Una persona normale lo riterrebbe giustamente un povero demente che biascica stronzate, una massa di menti non allenate lo trova un leader.

Come? Di quale di questi imbecilli trappeggianti sto parlando? Ma di uno qualsiasi, non c’è differenza. Questi hanno capito tutto, parlano come un negro americano con un lieve ritardo mentale a suon di musichette orecchiabili e fanno soldi a palate con orde di marmocchi che si credono improvvisamente criminali perché hanno visto tutte le stagioni di Gomorra.

Perché ve ne parlo, direte voi?

L’altro giorno ho visto una cosa che mi ha fatto riflettere: uno di questi ciofani col ciuffo biondo tinto e diversi tatuaggi di dubbio gusto (anche mal fatti, se devo essere sincero) ha adocchiato una ragazzina rumena, che tranquilla se ne stava con la famiglia in spiaggia. Per farsi notare, il genio del crimine a parole ha escogitato un sistema di schiamazzi vari con gli amici per coinvolgere la “preda” non più che quindicenne nei suoi tentativi di approccio, diventando anche volgare quando si è visto ignorato dalla tipa, il tutto senza pensare (che cazzo serve pensare, voglio la fica io, cazzo vuoi) che il grosso edile alle spalle della pargola potesse esserle imparentato.

Il papino in questione, i cui tatuaggi da gabbio erano molto più ben fatti e raccontavano una storia, ma al trapper sul chilometro lanciato “cazzomene a me, io ho il ciuffo, minchia, voglio la ficaaaa” era sfuggito anche questo particolare, dopo alcuni minuti, quando ha visto il ciofane avvicinarsi per l’ennesima volta alla propria prole e alludere a chiari intenti zozzi, danzando mentre biascicava puttanate in rima con movenze dalla mimica lubrica, quel papà ha fatto il giusto e gli ha rifilato una gran legnata. Sbam!

Quando il ciofane  si è ripreso con calma, nei suoi occhi ho visto qualcosa di terribile: la verità.

Sì, gli avrei voluto dire, questo era un cazzotto. Vero. E te lo sei cercato tu. No, non doveva darti un cazzotto, secondo la legge, ma lo ha fatto. Sai perché? Perché è un papà ed è più grosso e cattivo di te, della legge gliene frega poco, ama la sua bambina e ti ha regalato una lezione, senza nemmeno infierire troppo. Questo è il mondo reale. Ora, smetti di frignare, raccogli il tuo orgoglio inesistente e vattene in fretta, perché se dopo aver finito il caffè che gli ho offerto decide di tornare, rischi una lezione più approfondita.  Monta sul tuo Booster, uguale a quello di tutti i tuoi amici ed elaborato ma non troppo, e torna a casa. Sei stato illuminato dalla verità attraverso un labbro spaccato, rendi grazie al Signore Dio tuo e pensa che, forse, non ti hanno detto tutto nelle canzoncine, balbettate da casi umani, che ascolti.

Dove sono le pistole di cui cantavi con gli amici? Le lame che volano fuori alla prima scorrettezza? Ti rendi conto che, se quello torna, devi scappare come un coniglio e sperare che arrivi la Polizia, che ti tratterà male, con la tua t shirt con la scritta acab bella in vista? Il fascino del ciuffo non ti salva dall’essere rifiutato, il cappellino da quarantacinque euro non ti ha reso irresistibile. Vai a piangere da tua madre, che se le rispondi facendo il ribbelle con due “B” dovrebbe darti uno schiaffo ogni volta. Non ho detto potrebbe ma dovrebbe, cogli la differenza?

Povero sfigato, non ce l’ho con te. Anzi, mi verrebbe da spiegarti il concetto di giusto e sbagliato e la differenza tra non devo e non posso, ma questo devono farlo in famiglia se vogliono che tu, ciofane pirla, sopravviva alla schiaffo terapia.

Io non ho figli, ma lasciate che vi dica una cosa, da buon amico disinteressato a cui non frega un cazzo del mondo, sono solo un equinide motorizzato, empatia zero ma: se avete pargoli non li parcheggiate davanti a un telefono, in balia della scuola buonista o della tv che passa dai cartoni a Gomorra.

Rischiate dei ragazzini che vivono di cazzate illusorie, che poi tornano a casa sconvolti dal primo cazzotto della loro vita. Spiegate ai vostri figli che bisogna osare ma solo se hai il coraggio di pagarne le spese, perché niente è regalato, poco è dovuto e tutto va conquistato. Il salto dai cartoon giapponesi in cui tutto è corretto e carino a gente che canta di stupri e omicidi è troppo grosso e si perde di vista il limite del reale.

E se ascoltano trap dategli dei consigli, potrebbero servirgli, fidatevi. Il terrore della verità che ho letto nello sguardo del ciofane di cui sopra non deve essere facile da superare.

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