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Top 20 Dutch Heavy Metal! – Il meglio del metallo olandese!

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Con una superficie pari più o meno a quella della pianura Padana e una popolazione che conta circa sette milioni di abitanti, l’Olanda, a dispetto della legge dei grandi numeri, vanta una scena heavy metal di tutto rispetto. Negli anni settanta nei Paesi Bassi si è sviluppato anche un ricco sottobosco hard rock (Group 1850, Cosmic Dealer, Cargo e i progressivi Alquin), raccogliendo l’eco della vasta scena britannica e di quella della vicina Germania.

Non a caso, l’Olanda vanta dei nomi capaci all’epoca di affacciarsi anche al di fuori dei confini nazionali, a cominciare dai grandi Golden Earring e dei progressivi Focus. All’alba della decade successiva si è poi posto all’attenzione il chitarrista Adrian Vandenberg, prima a capo della band omonima, poi apprezzato al fianco di Coverdale nei grandi Whitesnake.

Ma l’Olanda ha anche dato i natali ai fratelli Eddie e Alex van Halen, emigrati giovanissimi negli U.S.A. e destinati a riscrivere la storia del rock con la band omonima.

Negli anni ottanta i giovani di Amsterdam e dintorni furono investiti dall’esplosione della NWOBHM, dando vita a una scena autoctona, che di lì a poco, per ovvie ragioni geografiche, avrebbe inevitabilmente assorbito anche alcuni tratti distintivi del suono tedesco.

Del resto i metal kids olandesi, ai tempi, furono tra i primi a godere dal vivo delle gesta dei nuovi eroi britannici e tedeschi nelle loro prime apparizioni al di fuori dei loro paesi di origine.

La scena olandese ha poi potuto contare sulla presenza di numerose etichette, a cominciare dalla Roadrunner Records, nata come Roadracer Records nel 1980, la Rave-On Records, conosciuta per aver lanciato Mercyful Fate e Sortilège, la Megaton, che all’epoca portò i nipponici Loudness in Europa e che in catalogo vantava anche entità americane quali Wrath e Sacred Rite, la Backdoor, sottoetichetta della Phonogram, label storica dei Picture, infine non si può non citare il supporto della belga Mausoleum.

Di seguito troverete una selezione di venti dischi, che fotografano l’Olanda metallica degli anni ottanta, selezione che ha lasciato fuori tanti altri piccoli eroi, come i Jackal di Cry of the Jackal, i Gilgamesj del mini Take One, i Seducer, autori di un omonimo album nel 1983, gli Emerald di Down Town, gli Hardware di Heavy Nights, i Together del mini Playing Games, gli Hammerhead, i Vopo’s e tanti altri ancora.

Ma sono molte le formazioni mai arrivate al full-lenght ma che in Olanda godono di un alone di culto, tra questi voglio ricordare Sword, Frankenstein, Exciter, Elise, Hammerhawk, Ear Danger, Aggressor, Savage, Black Knight, Lady, Final Heiress e Impact.

Picture – Diamond Dreamer

I Picture muovono i primi passi nel 1979 a Hilversum e sono un’autentica istituzione della scena heavy metal olandese. Esordiscono nel 1980 con l’album omonimo, pubblicando già l’anno successivo Heavy Metal Ears, due lavori che mettono in mostra un hard’n’heavy di pregevole fattura e fortemente influenzato dalla NWOBHM.

Dopo l’addio del cantante Ronald van Prooijen dietro al microfono arriva l’ex Mover e Hammerhead Shmoulik Avigal, singer di origini israeliane, dotato di una voce straordinaria, potente e maestosa. A questo punto la band registra Diamond Dreamer (1982), il suo disco più acclamato: eccellente sequenza di pezzi poderosi e compatti, che pescano a piene mani dalla lezione dei Saxon e dei Judas Priest dei seventies, impreziositi dagli assoli adrenalinici del chitarrista Jan Bechtum e dall’ugola del nuovo arrivato.

Avigal decide però di lasciare dopo un solo album per dedicarsi ai più melodici Horizon, ma lo ritroveremo nei The Rods e al fianco di Jack Starr nei Guardians of the Flame.

La carriera dei Picture andrà avanti tra alti (Eternal Dark) e bassi fino ai giorni nostri, in un susseguirsi vertiginoso di cambiamenti in seno alla line-up, ma mantenendosi sempre fedeli al proprio sound.

Future Tense – Condemned To The Gallow

Questa oscura formazione di Woerden nasce alla fine degli anni settanta dalle ceneri dei New Spring Band, guidati dal bassista Tjerk Kiesel. Cambiato nome in Future Tense, il suono viene orientato verso lidi maideniani, ma con un piglio più cupo e oltranzista. Dopo un paio di demo e l’apparizione su Metal Massacre V con il brano Nightmare, la band pubblica nel 1984 il raro mini-Lp Condemned To The Gallow, sequenza di pezzi sulfurei conditi da testi orrorifici, dove si alternano momenti più doomeggianti a imperiose cavalcate metalliche.

Dopo un lungo silenzio i Future Tense tornano nel 2003 pubblicando il mini Swords Of Vengeance. Il chitarrista Rob Weber farà parte degli epicheggianti Valkyrie, autori nel 1986 dell’eccellente demo Deeds Of Prowess, riportato alla luce nel 2012 dalla Death Rider Records.

Leader – Out In The Wasteland

La carriera dei Leader è durata appena un lustro, ma il loro unico full-lenght, il raro Out In The Wasteland, pubblicato nel 1988, è diventato un titolo di culto tra gli appassionati in denim and leather. Dotato di una copertina eroica, il disco è un esempio eccellente di speed metal, esaltato da melodie di stampo europeo e dai risvolti epici. Canzoni mediamente brevi, ma tutte capaci di lasciare il segno; e del resto titoli come Killer, Shoot to Kill, Out of Control e Wings of Steel non danno tregua. La band di Groningen tuttavia getterà presto la spugna, con ben 3/5 della line-up passata a miglior vita negli ultimi anni. Pregevoli anche i demo pubblicati a cavallo tra il 1985 e il 1987.

Martyr – For The Universe

Formatisi a Utrecht nel 1982, i Martyr si fanno notare registrando alcuni demo per poi esordire in vinile nello split-album Dutch Steel, pubblicato dalla Roadrunner nel 1984, dove appaiono in compagnia di Allied Forces, Vortex, Together, Seducer e Revenge.

L’anno successivo è la volta del primo full-lenght, For The Universe, che ci rivela un heavy metal alla Iron Maiden, non immune da tentazioni speed e capace di regalarci piccole gemme quali l’epica Speed of Samurai, Four Walls e la lunga e articolata The Awakening.

Il successore è il buon Darkness At Time’s Edge (1986), lavoro che gode di una migliore produzione ma anche un songwriting meno istintivo e coinvolgente. Nel giro di pochi anni la band si scioglie, per tornare in attività nel nuovo millennio, pubblicando del nuovo materiale, valido ma non esaltante.

Angus – Track Of Doom

Provenienti da Amsterdam, gli Angus muovono i primi passi nel 1983. Dopo un paio di demo e lo split The Heavy Touch, in compagnia di Vulture, Lost Gravity, Revenge, Scarface e Wizzard, la band esordisce nel 1986 con l’album Track of Doom, pubblicato dalla Megaton e classico minore dell’heavy metal europeo del periodo.

Riff assassini, ritmiche galoppanti, assoli esuberanti e una particolare vena epica sono i tratti distintivi dei brani, con momenti davvero esaltanti, tra i quali spiccano lo strumentale The Centaur e le cavalcate di When Giants Collide e della title-track, marchiati a fuoco dalla voce istrionica di Edgar Lois (scomparso nel 2019). L’anno successivo la band pubblica l’ottimo Warrior Of The World, ma di lì a poco arriva lo scioglimento.

Gli Angus torneranno saltuariamente in attività nel 1999, senza però pubblicare nuovo materiale.

Mysto Dysto – The Rules Have Been Disturbed

Nati a Coevorden nel 1983, i Mysto Dysto hanno pubblicato un solo lavoro, per giunta auto-prodotto, prima di cambiare nome in Mandator e avviare una carriera più prolifica. Tuttavia The Rules Have Been Disturbed (1986) rappresenta a parer mio il lavoro migliore partorito dai chitarristi Luit de Jong e Marcel Verdurmen, autori di una sequenza di tracce aderenti allo speed/thrash, con buoni intrecci chitarristici e un certo gusto melodico.

L’opener Power Of The Law, Confused, Tarantula, Indenter e l’epica Visit Of The Vikings sono i momenti più brillanti di un disco da riscoprire. I Mysto Dysto registreranno anche il demo No Aids In Hell prima di modificare la line-up ed esordire come Mandator nel 1988 con Initial Velocity.

Dark Wizard – Devil’s Victim

I Dark Wizard si formano nel 1983 dalle ceneri dei Bliand, formazione nata alla fine degli anni settanta a Vroomshoop (della line-up farà parte anche il bassista Henk Kamermans transiteto nei Frankenstein), entrando presto nell’orbita della belga Mausoleum, che li fa esordire su vinile nel 1984 con il mini Devil’s Victim, ideale ponte tra la NWOBHM e l’heavy metal tedesco, che poggia sulle chitarre armonizzate del duo Hans Pol (scomparso nel 2016)/Marcel De Groot e sulle vocals sguaiate di Berto van Veen, regalandoci una sequenza di pezzi all’insegna del metallo più puro e incontaminato.

Nel 1985 la band pubblica il full-lenght Reign Of Evil, lavoro che si sposta maggiormente su coordinate più oscure e che gode di una produzione lievemente superiore, in cui brillano la dinamica Choice Of Life e le atmosfere cupe di Judgement Day. I Dark Wizard non si sono mai ufficialmente sciolti, e ancora oggi vanno avanti guidati dal batterista Tony Wuite e dal bassista Kees Reinders.

Vortex – Open The Gate

Questa storica formazione di Groningen è nata nel lontano 1979 e agli esordi risulta fortemente influenzata dall’hard rock e dai primi vagiti della NWOBHM. I Vortex esordiscono su vinile nella raccolta Holland Heavy Metal Vol. 2 – Live in Brouwershoeck del 1982.

L’ingresso in pianta stabile nella line-up del cantante Jurjen Tichelaar, ribattezzatosi Thundervox, permette alla band il salto di qualità, spostando le coordinate stilistiche verso lo stile più oscuro e teatrale dei Mercyful Fate, ma con piglio più ruvido e meno intricato.

Questa variazione stilistica la si avverte già nel mini autoprodotto Metal Bats del 1985, trovando maggiore compiutezza nell’ottimo full-lenght Open the Gate (1986), ancora una volta prodotto autonomamente e caratterizzato dai testi orrorifici e dalle vocals teatrali di Tichelaar.

La band si scioglie e si riforma più volte, trovando una certa stabilità solo nel nuovo millennio, denso di pubblicazioni ma caratterizzate da un sound modernista.

Vault – No More Escape

Formatisi a Emmen nel 1979, i Vault devono attendere il 1983 per l’esordio su vinile, concretizzatosi con No More Escape. L’album è un ottimo esempio di sferragliante heavy metal, fortemente influenzato dalla NWOBHM e dotato di un delizioso tocco epico, reso ancor più affascinante dal suono ruvido, figlio di una produzione povera.

Pezzi come Suicide, On Forever, Desire e la conclusiva ed esaltante Too Young To Fight godono di un guitar-work di stampo maideniano, mettendo in mostra una tecnica non eccelsa ma uno spirito genuino ed estremamente coinvolgente.

La band andrà avanti per tutta la prima metà degli eighties, registrando una serie di spettacolari demo, uno dei quali, Sword Of Steel (del 1985) sarà riportato alla luce nel 2002 dalla Hidden Metal Gems Records, evidenziando una crescita esponenziale tanto sotto il profilo tecnico quanto nel songwriting, accrescendo i rimpianti nei confronti di una band finita nel dimenticatoio troppo presto.

Sad Iron – Total Damnation

Provenienti da Hoorn, i Sad Iron muovono i primi passi nel 1979, raggiungendo il traguardo dell’esordio in vinile nel 1982 nello split Holland Heavy Metal Vol.1 Live in Brouwershoeck. Nel 1983 è la volta di Total Damnation, disco che, pur mostrando molte ingenuità, riesce comunque a coinvolgere l’ascoltatore attraverso brani dalla struttura semplice ma efficace, con uno stile che prende spunto tanto dai canadesi Exciter quanto dalla NWOBHM più oltranzista.

I principali punti deboli del disco sono rappresentati da una produzione scadente e dal cantato monocorde di Herke vd Poel, scomparso nel 2016. La band è tornata in pista a sorpresa nel 2012 pubblicando nuovo materiale.

Avalon – The Third Move

Nati nel 1975 come Scratch, gli Avalon assumono questa denominazione nel 1980. Con una line-up composta da musicisti provenienti dalle città di Sittard e Limburg, la band registra un demo nel 1984, pubblicando nel 1986 il mini The Third Move: brillante collezione di brani dal taglio melodico e accattivante, ma potenti al punto giusto, che evidenziano notevoli capacità tecniche ed una scrittura progressive.

La lunga e articolata Hard Loving Man e la cavalcata Perfect Illusions rappresentano al meglio il valore della band, che tuttavia non troverà sbocchi ulteriori. Poco dopo la pubblicazione di The Third Move i componenti degli Avalon si disperderanno in numerosi altri progetti.

Proud Existence – The Trial

Nati nel 1980, i Proud Existence dovranno attendere il 1985 prima di incidere su vinile, partecipando allo split Metal Power V. Nel 1988 la band raggiunge finalmente l’agognato traguardo del full-lenght con il raro The Trial: autentico gioiellino che gode di un songwriting maturo e brillante, offrendo all’ascoltatore un eccellente esempio di heavy metal potente e ispirato, a tratti davvero esaltante.

Canzoni come Right Time To Die e Deliver Or Kill vi lasceranno a bocca aperta, mentre la velocissima Fast Ride, la title-track e l’oscura Thou Wilt Be Avenged vi faranno perdere il controllo attraverso fulminanti quanto improvvise accellerazioni, riff assassini e le urla ferali del singer Alex Roest.

Un disco colpevolmente sottovalutato e da riscoprire, parto di una band che avrebbe certamente meritato di più.

Bodine – Bold As Brass

Storica formazione proveniente da The Hague, i Bodine si formano nel 1978, esordendo con l’omonimo album nel 1980, disco caratterizzato da influenze NWOBHM e un atavico feeling hard rock.

Nel 1982 pubblicano Bold As Brass, il loro miglior disco, mantenendosi sulle stesse coordinate stilistiche del suo predecessore. Il salto di qualità è possibile grazie all’ingresso nella line-up di un secondo chitarrista, Iron Anthony, al secolo Arjen Anthony Lucassen, futuro Vengeance, Ayreon e stimato session-man polistrumentista dal curriculum infinito.

Altro tassello importante risulta essere Axel Joseph Langemeijer (scomparso nel 2003), protagonista di un’ottima performance dietro al microfono.

I pezzi sono variegati, passando dall’anthem Rock Machine ai duelli chitarristici di Heavy Rain, dall’hard’n’heavy dalle tinte blues di Heavy Metal Heart all’incedere fiammeggiante di Wild Fire Queen.

I Bodine pubblicheranno un terzo album nel 1983, Three Times Running, prima dello scioglimento definitivo.

Blackout – Evil Game

Ancora oggi attivi, i Blackout nascono nel 1982 a Zwolle, quando i membri di un paio di oscure formazioni confluiscono nei Godzilla.

L’esordio arriva con il full-lenght Evil Game, pubblicato nel 1984, e aderente a un heavy metal diretto, ruvido e senza fronzoli, che di tanto in tanto vira verso un rock’n’roll metallizzato, sulla scia di Tank e Motörhead (Bleeding Moon e Demon Eye Woman), mentre altrove assume le sembianze di un heavy metal anthemico di derivazione tedesca non immune da tentazioni speed (Screaming Metal e la veloce Black Out).

La band sparirà di lì a poco, prima di tornare in attività all’alba del nuovo millennio come power trio. Il chitarrista Manny van Oosten è passato a miglior vita nel 2011.

Horizon – Master Of The Game

Dopo la breve esperienza con i Picture, il cantante di origini israeliane Shmoulik Avigal si unisce a questa formazione di Breda, registrando un demo nel 1983 e raggiungendo il traguardo del full-lenght nel 1985, quando la CBS pubblica Master Of The Game.

L’album è un brillante esempio di heavy metal melodico, sulla scia di Europe e TNT, reso ancor più affascinante dalla voce di Avigal, a tratti accostabile a quella di Ronnie James Dio.

Il disco alterna pezzi anthemici come l’opener Rock This Place e Rock’n’Roll Mind a partiture più energiche di ispirazione NWOBHM come il gioiellino Piece Of Mind e Guardian Angel, per poi toccare le corde emotive dell’ascoltatore con le melodie intense della title-track e di Dreams.

Poco dopo degli Horizon si perderanno le tracce, ma ritroveremo Avigal dietro al microfono di numerosi progetti, tra cui The Rods e Guardians of the Flame.

Exises – Exises

Le origini degli Exises risalgono al 1984, dall’unione di musicisti provenienti da Zaandam e Purmerend, località situate nell’area di Amsterdam.

Dopo un paio di demo, pubblicati tra il 1984 e il 1985, la band finisce nell’orbita della Megaton che nel 1986 licenzia l’album omonimo. Il disco ci rivela un suono americano: un power metal dall’incedere altero e progressivo, accostabile a entità quali Queensrÿche, Fifth Angel e Leatherwolf.

Fear For The Night, Misunderstood, l’incedere emozionale di Stay With Me e lo strumentale Brainstorm sono grandi canzoni, che evidenziano un songwriting sufficientemente maturo e tutta l’inventiva del chitarrista Michel Siethof.

Un lavoro di facile reperibilità ma colpevolmente sottovalutato già ai tempi. La band tornerà a pubbicare un nuovo album nel 1996, Reternity, registrato con una line-up rinnovata.

Vengeance – We Have Ways To Make You Rock

Storica e prolifica formazione di Waalwijk, i Vengeance iniziano la propria avventura nel 1983, riuscendo ad esordire già l’anno successivo con l’album omonimo, che vede brillare il talento del cantante Leon Goewie e del chitarrista Arjen Anthony Lucassen, ex Bodine, in seguito conosciuto a capo degli Ayreon e come stimato session-man polistrumentista.

Lo stile dei Vengeance è un heavy metal melodico e tecnico di matrice americana, con forti inflessioni hard rock, sulla scia di Ratt e Great White, ma con un piglio meno accomodante, che trova la propria sublimazione nel secondo album, We Have Ways To Make You Rock del 1986: collezione di heavy rock anthemici (She’s Woman, We Shall Rock), corse veloci (Power Of Rock) e momenti più morbidi (May Heaven Strike Me Down e la ballatona Only The Wind).

I Vengeance proseguiranno fino ai giorni nostri, pubblicando dischi di qualità alterna (ottimo Take It Or Leave It del 1987), con il solo Leon Goewie quale unico superstite della prima ora.

Highway Chile – Storybook Heroes

Provenienti da Rotterdam, dove si formano nel 1980, gli Highway Chile si mostrano assi sensibili al fascino della NWOBHM, come dimostrato dai due demo del 1981, che evidenziano uno stile che coniuga efficacemente primi Def Leppard, Tygers Of Pan Tang e Saxon.

Nel 1983 arriva l’album Storybook Heroes, che vira con più decisione verso l’heavy metal continentale (Accept, 220 Volt, Pretty Maids), in un disco divertente che ha nell’opener Carol (Lady of the Dark Room), Headbangers, Highway Chile e Run Run i suoi momenti migliori, regalandoci anche una pregevole ballad (Endless Trail).

Dopo questo valido episodio, il gruppo smette di coltivare il suo lato più heavy metal, tentando di edulcorare il proprio sound ma con scarsi risultati. Gli Highway Chile sono comunque arrivati fino ai nostri giorni, con una line-up completamente rinnovata, capeggiata dallo storico drummer Ernst van Ee.

Allied Forces – The Day After

Gli Allied Forces muovono i primi passi nel 1982, nella provincia del Brabante Settentrionale. Dopo la consueta trafila di demo, accompagnata da una line-up traballante, la band viene inclusa nello split Dutch Steel del 1984, ma è solo nel 1987 che l’act di ‘s-Hertogenbosch riesce a raggiungere una certa stabilità di formazione e con essa il traguardo del full-lenght, concretizzatosi con The Day After.

Il songwriting oscilla tra la NWOBHM di Saxon e Iron Maiden e l’heavy metal continentale, dipanandosi attraverso i cambi di tempo di White Spirit e Blood, Sweat & Tears, granitici anthem come Heavy Metal Invasion, l’incedere marziale di Dark Roses e la lunga e serrata title-track, canzoni che poggiano sul lavoro delle chitarre gemelle del duo Harold Cucken/Marc “Tear” Gershwin e marchiate a fuoco dalla voce potente e ruvida di Ron Gershwin.

Gli Allied Forces proveranno più volte a rimettersi in gioco ma senza successo.

Defender – City ad Mortis

Provenienti dall’estremo nord dell’Olanda, la carriera dei Defender inizia nel 1984. Dopo il demo Tales Of The Unexpected la band entra nell’orbita della CBS, che pubblica nel 1987, in edizione limitata, il mini City Ad Mortis: brillante esempio di power/speed metal dal flavour oscuro e apocalittico, stilisticamente vicino al suono muscolare di entità americane quali Jag Panzer e Metal Church (la voce del cantante Simon Menting ricorda quella di Mike Howe), con risvolti epici riscontrabili in tracce quali Die For You, In The Beginning e nella conclusiva Counter Attack.

Un breve ma intenso viaggio che purtroppo resterà confinato ad un mero culto underground. Nel 1989 la band inciderà il singolo Tales Of The Unexpected, prima di eclissarsi, riunendosi solo per un breve periodo nel 2007.

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