Pascolando

Tornare al walkman e alle musicassette!?

walkman

Ho appena ordinato un’altra cassetta. Ma iniziamo questa storia dal principio, che è meglio…

Nel continuo mutamento della cerchie di amicizie e conoscenze, ho (ri)scoperto il piacere dello scambio di cassette e… no, non è semplice tape trading. In realtà per la maggioranza io mi scambio CD. In questi giorni è stato come per le figurine dei Pokemon. Tra le tante cose mi sono preso pure qualche MC, che ho lasciato a impolverare nella libreria. Poi ho pensato, perché non compare qualcosa e sentirle?

Non un digitale su youtube, né un mp3 su bandcamp. Alcuni di questi album o li estrai dal nastro o semplicemente di attacchi al cazzo.

Ho visto su Ebay lettori a prezzi che è meglio che non vi dico. I più convenienti erano rotti, giusto per essere usati come parti di ricambio. Grazie al cazzo, ma che me ne faccio io? Va beh, a qualche riparatore sicuramente serviranno, ma io lo voglio funzionante il mio mangianastri. Non sono mai stato un appassionato dei lego, figurati se desidero costruirmi da solo un walkman.

E perché non uno stereo? Perché ho già il pc. Ho bisogno di qualcosa di tascabile, portatile, da vivere tra un viaggio in treno e una fuga per negozi, evitando di dover sentire le voci della gente (tipo in fila alla posta).

Ho già comprato un lettore cd portatile, ma ora è arrivato il momento di andare oltre.

Perché mentre la gente si ruba i pomeriggi a decidere la playlist spotify definitiva, io voglio capire come sentire quella cazzo di cassetta arrivatami da Washington con la pagina del vangelo come copertina.

Avevo trovato un lettore ottimo su ebay, giuro. 20 euro comprese le spese di spedizione. Ho atteso di recuperare un po’ di denaro sul paypal per mettere su l’ordine e… all’improvviso, l’oggetto è stato rimosso! Ho contattato il rivenditore per delle info. Il lettore è morto, ha scritto. La cinghia si è rotta.

Cazzo… e adesso come faccio?

Ho rinunciato all’idea di avere un walkman a prezzi umani, iniziando già a preparare mentalmente il tariffario per il mio probabile ritorno sulla strada, poi un giorno, ritirandomi dalle solite commissioni, ho trovato un bugigattolo che non frequento da anni.

Un negozio di “fu” alta tecnologia (Hi-Fu) che ammiravo da bambino, quando esponeva le cartucce del Nintendo 64 e decidevo che videogioco comprarmi basandomi sulla paghetta dei miei genitori. Oggi il suddetto negozio è diventato il reflusso morente d’un tempo passato, colmo di materiale invenduto.

Un po’ timido, con la mascherina che copre il viso, ho chiesto al rivenditore; “scusi buon’uomo, per caso avete lettori di musicassette portatili… tipo ehm, walkman or something?”.

Ero certo di una risposta negativa e lui invece: “come lo vuoi, conveniente o buono?”.

Dico, ma l’hai vista la faccia?

Ok, fammi vedere il modello più abbordabile.

All’inizio ero incerto, perché dopo una cassetta di prova il suono era… meh. La voce ballerina, come se il nastro fosse consumato.

“Siamo sicuri che funzioni?”

Lui mi ha rassicurato che essendo fermo da molti anni e mai utilizzato (parliamo di un modello degli anni 80 in un cartone con ancora il sigillo del bollo di stato intatto) dovrebbe muovere un po’ le testine prima di riprendersi. Ripongo incerto la mia domanda: “però le molle si consumano… lei sarebbe in grado di sostituirmele nel caso in cui…?”

E lui: “è ovvio.

Meglio muoversi però che tra Covid e pensione non credo di avere molto tempo a disposizione.

Tornato a casa col mio bambino, ho iniziato i primi timidi test.

Le cuffiette moderne, forse perché dotate d’un uscita in decibel superiore, già a livello 2 su 10 del volume, hanno raggiunto una potenza capace di provocarmi mal di testa solo premendo play, perché il rumore stesso del pulsante è stato tipo un’esplosione nel mio cervello.

Le cuffie in dotazione, essendo pure vecchiotte, non hanno la stessa copertura dei bassi delle cuffiette moderne, ma possono sostenere un buon ascolto anche al volume 6/7. Dipende quindi molto dal mio stato d’animo, cosa usarle.

Ma il suono in definitiva com’è?

La mente uditiva deve riconfigurarsi davanti al rumore bianco tipico dei nastri analogici. Sono comunque passati venti anni circa dall’ultima volta che ho usato una cassetta, guys. Ma una volta che l’orecchio ci fa il callo, non voglio dire che siamo a un livello superiore dell’mp3, ma la differenza è evidente!

Parliamo inevitabilmente di fisicità, che qualcuno chiama “il suono caldo del vinile”.

La fisicità era tenere in mano la custodia, leggere i titoli dei pezzi prima di cliccare play, premere un pulsante e calcolare il momento in cui l’album ti faceva sentire quell’illuminante passaggio, per tornarci indietro se volevi assaporarlo ancora.

Prendete me. Sono in fila alla posta e decido di portarmi dietro il walkman invece del lettore cd. Il cellulare è il mio nuovo mp3 e lo uso per la sua funzione primaria: tenere d’occhio facebook, se mi è arrivata una notifica.

Ho ficcato la cassetta nel lettore e ho spinto play. Immerso nella musica della cassetta ogni tanto ho fissato per un po’ il riproduttore, non cercando dati, notifiche dei social, o semplicemente cambiando ad minchia la playlist perché quel brano mi ha scocciato. No, io mi sono perso a vedere le rotelline che girano e il nastro che a poco a poco da una parte cresceva e dall’altra diminuiva.

Il nastro è finito e ho clicc… scusate, pigiato stop. Non è dotato di autoreverse, quindi nell’incredulità generale, dopo il piccolo shock di quell’acuto clack, ho estratto la cassetta e l’ho roteata per reinserirla nel lettore e con un altro secco tlack mi sono reimmerso nel mio mondo.

Un vecchio ha iniziato ad agitarsi perché la fila era troppo lenta, altri gli hanno dato ragione perché prima del Corona le poste lavoravano a ritmi più alti

!?

Ho ripetuto il ciclo di osservazione del nastro, incantato da quel movimento circolare dei dentini, giocando col volume nei punti in cui mi sembrava più basso, accorgendomi che quel brusio è in fondo un suono confortevole e rimosso, dimenticato ingiustamente.

Il nastro è finito ancora e ho spinto stop. È arrivato il mio turno di entrare. Ho riposto il walkman nella mia tasca, col suo peso stimato di 200g, ma io direi più mezzo chilo. Ero molto soddisfatto di questa mia esperienza.

Nella foga di dover essere sempre al passo coi tempi abbiamo dimenticato il piacere di ascoltare un album per intero. E seppure abbia sempre creduto che fosse necessario ascoltare quanto più possibile prima che questo cuore smettesse di battere, forse ora cambierò il mio motto con: riascoltare quanto più possibile lo stesso nastro che mi piace e non millemila che non mi dicono nulla. Tanto quando morirò sarà sempre e comunque in analogico? Non mi ci vedo a farmi seppellire con il cellulare o l’Ipod, il PC o magari un rotolo di carta igienica. Con un walkman sì!

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