Pascolando

Puzzum e fin’occhi – Una riflessione sulle ultime novità censorie di facebook!

Se questa non è censura…. Posso capire magari se si cancellasse una pagina che va urlando “il 5G brucia le onde cerebrali e vi rende sterili” o anche “il Covid è la più grande bufala della storia dopo il collo di Maurizio Costanzo”. Eppure io quelle pagine fino a quando non iniziano a seminare odio le lascerei attive, con un sistema selettivo tipo “chi ha il like a esse perde il diritto al voto e alla procreazione”. Finalmente abbiamo inventato un sistema per selezionare gli ignoranti che vogliamo estirpare, ma preferiamo regalargli una scusa per piangersi addosso. Tanti piagnistei e poi le vittime sono loro perché gli hanno cancellato la pagina.

Ma se per certe pagine che seminano ignoranza riuscirei a capire una censura, altrettanto non posso riguardo il blocco del profilo facebook se condivido un link di un certo norvegese che tutti voi sapete e che non nomino altrimenti qui bannano anche noi.

Non parlo solo di un video propaganda dei suoi (ma ne fa ancora che poi non siano solo pubblicità dei suoi giochi di ruolo e libri?). Pure se condivido un link YouTube del primo demo, o una news di una zine metal tipo “Vak Vagines scoreggia nel bagno. Il popolo black metal lo scambia per un suo demo e lo compra”, ecco che arriva il sipario di Zuk Zuk.

Insomma dai, lo sappiamo che Vargy non è proprio un tipo simpatico. Col braccio destro sempre teso, sempre pronto a dare la colpa agli ebrei per qualsiasi cosa.

Discutendo con altri sdangheri uno ha fatto notare alla stalla che “il nordico assassino è quasi un influencer. Sono tanti a seguirlo. Per questo gli hanno cancellato il canale YouTube”.

Certo, e 3/4 delle persone che seguivano il suo canale usavano i suoi video per imparare cosa non bisogna fare per diventare come lui. Il restante quarto faceva video montaggi ironici su di lui.

Il Padre Cavallo ci spiega che Facebook, come ogni sito del resto, per quanto possa avere uno staff autonomo atto a gestire argomenti scottanti, per le soluzioni più facili usa un algoritmo che rimuove meccanicamenti argomenti selezionati come scomodi.

Un esempio fu il caso della parola negro. Esistono come sappiamo molte parole che contengono questa parola senza incitare all’odio. Montenegro, negroni, i Watussi. In Italia è anche un cognome.

Ma un computer non sa la differenza tra un post di estrema destra e il cognome di un povero sfigato, quindi a differenza dell’umano che usa l’intelletto e poi eventualmente censura, la macchina è più per l’uccisione facile senza morale. Terminator insegna.

Altro esempio, una mia amica scrive che non le piacciono i finocchi al forno. Ora io so che si riferisce a un ortaggio. Voi lettori capite che si riferisce a un ortaggio. Il computer di Facebook pensa si riferisca a un forno nazista ove brucino omosessuali probabilmente, e per questo la blocca 24 ore.

Un altro esempio ancora? Dai ne ho tanti. Una persona che conosco esordisce con un post di scusa per essere sparito una settimana e che presto risponderà a tutti i pm in sospeso.

Io chiedo che diamine sia successo. E niente, gli hanno segnalato una foto in una chat privata (ragazzi notare, non bachecha, ma una cazzo di chat con un amico) di GENNAIO, e si è beccato una settimana di ban.

Ora lungi da me giudicare, ma queste segnalazioni chi le fa?

Cioè sembrano buttate a casaccio nel calderone in un tentativo di riformare il pubblico secondo il pensiero unico degli orsetti coccolosi del cuore, relegando il black humor, e tra poco anche il black metal, a una mera chat privata su qualche server mirc come ai vecchi tempi.

Se questa che ho raccontato ora non vi sembra un attacco alla libertà di espressione, se non una forma di censura senza confini, ditemi voi cosa sia. Già devo sopportare nella vita reale persone che solo poiché ascolto black metal, mi guardano come fossi un nazi…

No, mi piace solo usare il braccio destro nella mia vita quotidiana. Se poi si tende non è colpa mia. E non aprire mai il mio lettore mp3 allora, perché scopriresti cose che Vargy, dopo ti sembrerebbe solo il compagno di merende dell’ultimo arrivato di Forza Nuova.

Il paradosso della non violenza vuole è che si risponda con violenza contro chi espone violenza, ma io mi chiedo come questa censura selettiva di termini più che di argomenti possa realmente tornare utile nella grande battaglia contro il razzismo.

Io vedo solo tempo perso a cercare di buttare polvere sotto al tappeto pensando di aver pulito casa, quando i tuoi bambini maleducati continuano a colorare le pareti disegnando cazzi come gli hanno insegnato i compagni più grandi a scuola.

Ma l’importante è che il tappeto nasconda la polvere.

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