heavymmerda!

Heavymerda fino alla morte!

Cari equinidi, eccoci al nostro appuntamento con il peggio senza fine, la decadenza del metallo, i dischi più deludenti, le band più noiose tutto ciò di più aberrante stia uscendo nel mondo della mozica rumorosa che piace a noi (se fatta bene).

Il Covid 19 ha ovviamente rallentato il mercato musicale, quindi cercheremo di trovare rinomate perle in luoghi ameni e dimenticati dai più, ma credo che verremo a capo di una nuova esilarante puntata di Heavymmerda! – il peggio del peggio del metallo!

Dalla lontana Malesia, ad esempio, abbiamo scovato per voi una band che fa un thrash datato e ripetitivo, confuso per la voglia di fare tanto-pure-troppo mettendoci dentro un po’ di tutto e pure male.

Sì, gli Oxidicide sono giovani e possono fare meglio, solo che per ora non lo fanno e il risultato è questo tremendo Trashophilya (senza la “H” in Trash, credo intendano proprio amanti della monnezza).

A partire da una copertina abominevole (pare un graffito sul muro di una clinica per dementi dai, non si può guardare) ad arrivare ai contenuti: nove pezzi che sentito come cominciano sai già come finiranno.

Rimboccarsi le maniche cari ragazzi, la grinta ce l’avete, ma da sola non basta. Anche travestire un thrash meno che mediocre da crossover-punk-death-metal (vedi loro pagina su faccia libro) non lo salva dall’essere la quintessenza della tristezza e della mancata originalità.

A ruota ecco arrivare un gruppo che vince in assoluto il premio “nome del cazzo 2020” in quanto più attinente del chiamarsi Goatpenis (dico davvero) non credo che ci possa essere nulla (va detto che prima si chimavano Suppurated Fetus, quindi non c’è speranza per loro, sono proprio fatti così).

Con un album a tinte Black Death Metal, invero scialbetto e mediocre, cercano di scalare le classifiche, riuscendo però a risalire, temo, solo quella sopra citata. In copertina una fossa comune piena di cadaveri decapitati rende bene l’idea della simpatia che li caratterizza, non per niente suonano, giustamente, coperti da cappuccio/passamontagna per non essere riconosciuti dalle rispettive mamme.

Disco superfluo, non aggiunge nulla a un panorama piuttosto saturo di proposte mediocri. Il pezzo migliore è il primo, con l’intro che evolve diventando un piattissimo brano uguale agli altri nove che compongono questo capolavoro sacrificabile senza lacrime. Visto che era un pò meno scialbo del resto, loro replicano nella title track, che comincia strumentale e poi ricade nel solito marasma.

I Cazzodicaprone (Goatpenis tradotto in italico idioma), comunque, riescono a risultare noiosi pur essendo irritanti, cosa che non è certo facile nemmeno per loro e ci conferma che, anche ascoltando il loro disco, la sensazione più forte resta la voglia di bucargli le ruote della macchina. Tutte. Ripetutamente.

Ma suvvia, liberiamoci anche di questa schifezza, al volo Gzimprurert!

Bravo, gira al largo tu che puoi, io intanto voglio presentare ai nostri amici di Sdangher! un gruppo croato, giusto per cambiare un po’.

Sono simpatici, fuori di melone e fanno un doom con testi demenziali ispirati all’alcool.

Come? Non si può fare doom e ridere come deficienti? Ok, loro però forse non lo sanno e ci riescono benissimo, tanto che finiscono in questa rubrica perché evidentemente non li ho capiti a sufficienza, ma hanno un primato: sono l’unica band che appare in Heavymmerda e che io stesso non mi perderei mai dal vivo!

Si chiamano Lord Drunkalot (ve lo avevo detto, sono proprio dei mattacchioni) e mi fanno sbellicare dal ridere. L’album che ho davanti si intitola Heads & Spirit e già dalla copertina promette risate, ma il suono doom serio e pesante con i deliri etilici di questi tre pazzi bevitori di birra mi evoca sensazioni diverse e non sempre positive.

Certo faranno ammattire coloro che considerano il doom un genere serio, oscuro e lontano dall’ironia sprigionata da questo trio, quindi le cose sono due: o sono geniali, o sono cretini. In ogni caso mi fa piacere avervene parlato. Ah, il disco non è una meraviglia assoluta, lo ammetto, ma ho l’impressione che sul palco e col dovuto tasso alcolemico questi ragazzi possano essere una pacchia!

Continuiamo che il tempo fugge veloce, eccovi un gruppo sloveno che, invece, concorre a “copertina demmerda 2020” con ottime probabilità di qualificarsi in vetta alle classifiche dello stile disegno stupido a mano libera.

Sono conosciuti e hanno all’attivo anni di carriera, ma questi Sarcasm non mi convincono. Già non sono favorevole al cantato nella lingua dei Paesi di provenienza per la maggior parte dei pezzi (non siete i Rammstein) che mina questo Pot V Raj sin dal titolo, relegando i testi alla comprensione di una limitata fetta di pubblico padrone dell’idioma non semplice e ancor meno suggestivo della bella Slovenia.

E la musica, direte voi? Non male, non eccelsa, niente di speciale. Un peccato perché sarebbe bastato osare un po’ di più, aggiungere qualche trovata un po’ più istrionica e tutto avrebbe avuto un senso (a parte la copertina, per quella dovrebbe essere previsto l’arresto seguito da pena detentiva di minimo venti giorni a pane e acqua).

Il mio consiglio è quello di studiare bene l’inglese, lasciare un paio di canzoni in croato, tradurre il resto, metterci dentro strutture musicali un po’ più complesse, benché accettabilmente melodiche e migliorare le finiture in post produzione, cercando un suono graffiante ma non eccessivo.

Ok ragazzi, direi che è giunto il momento di parlarvi di un disco che verrà ricordato a lungo, quello dei cileni Repugnatory.

Anche loro in attività da parecchio tempo, i Repugnatory propongono un Thrash/Black dal suono interessante ma i contenuti original quanto gli oggetti griffati comprati in un negozio cinese.

Lo avevo già pensato ascoltando il loro precedente album Artilleria Anticristiana, un prodotto che sembrava fosse uscito dagli anni ottanta, piacevole ma poco originale, e me lo conferma il recente Obscuro Ritual De Serpientes (che titolone…ma come fanno?).

Il carico da undici ce lo mette la copertina che ritrae Gigione er Diabbolo al quale una cricca di bisce dal capo coperto, stile donna di paesello dell’Aspromonte più selvaggio, offre un neonato.

Meglio di altre trattate poco fa, ma non di molto. Almeno Gigione fa ridere, anche se dubito fosse questo lo scopo dei serissimi satanistos del domingo, chiaramente convinti del proprio operato terrorizzante e pericoloso per la stabilità del Vaticano come si evince dalle foto.

Disco che non dice nulla di nuovo, ripete dogmi triti e ritriti e propone, in spagnolo oltretutto, testi che farebbero ridere i Venom.

Ho pure scoperto che del precedente lavoro hanno fatto addirittura edizioni con tirature limitate in cassetta e amenità simili: sai che casino centrarle facendo tiro al piattello! Ok, Grimpruzert, aspetta che ricarico prima di lanciarlo…pull!

Ah, che soddisfazione, faccio un lavoro bellissimo.

Come ogni lavoro bello, però ha dei lati negativi, nella fattispecie la sincerità alla quale mi sento obbligato, che mi porta a volte a dirvi cose impopolari o che mi dispiace dover ammettere.

Il dovere di cronaca però vince su tutto e quindi eccomi a spiattellare senza remore la mia opinione (e a lanciare eventuali discussioni, ovviamente, sono sempre pronto ad ascoltare i pareri altrui).

Di cosa vado vaneggiando?

Di un gruppo cha io amo e seguo da anni, che ha sfornato capolavori interessanti in passato ma che, stavolta, mi ha deluso al punto di finire qui, nella Terra di Mezzo dei dischi mediocri o meno che mediocri (o meno meno…) che mi vengono propinati.

Sto parlando dei mostri sacri del Death Metal melodico svedese, usciti con un nuovo ed atteso album recentemente, i Dark Tranquillity, che con il loro tristissimo Moment ci rifilano un disco nel quale mi resta difficile ritrovare la benché minima traccia della potenza, dell’aggressività e della creatività di un tempo.

La prima domanda che mi sono fatto, sentendolo, è stata: perché? Questo prima di scoprire che era disponibile in millemila supporti diversi, da quello digitale ai due cd con toppa o in vinile arancio e trasparente per capirci.

Quindi sto dicendo che i Dark Tranquillity si sono ridotti a una mossa commerciale ambulante? Non esattamente, ma devo dire che il sospetto mi è venuto abbastanza seriamente, soprattutto mentre scorrevo l’elenco delle versioni a tiratura limitata o a disco color oro, ma preferisco pensare di essere un vecchio trombone che non sa apprezzare l’influsso dei nuovi membri della band, Christopher  Amot e Johan Reinholdz, e delle sonorità meno aggressive che hanno portato con sé.

C’è da dire che gli effetti dell’abbandono da parte di Niklas Sundin, storico chitarrista della band (il quale è però responsabile della copertina, di sua creazione) me li aspettavo, ma il disco risulta veramente moscetto, non mi esalta proprio, ha un che di commerciale che porta a canticchiare i ritornelli ma nel contempo allontana la band dal sound con il quale i Dark Tranquillity ci hanno viziato nel tempo.

Evoluzione verso un nuovo suono o semplice cagata pazzesca? A voi lettori l’ardua sentenza, a me non è piaciuto per niente.

Arrivederci alla prossima puntata cari equinidi, vado a cercare altre imperdibili perle per voi. Se mi doveste cercare potete trovarmi tra lo scaffale delle metal-polka polacche e le mazurke noise in giapponese, sempre attento a non farmi sfuggire alcuna meraviglia da propinarvi.

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