Pascolando

Auguri bro! Riflessioni equine su compleanni facebook, smettere di essere follower e la ricerca della felicità!

auguri

Ehi, voi sdangheri che non siete altro, come ve la sgroppate? Qui si va a meraviglia. L’amore c’è, la grana pure e la salute… beh, non voglio dirlo forte di questi tempi, quindi ci siamo capiti. Vi avverto, non leggerete un post incentrato su una sola cosa, andrò a random, come un amico cavallo che vi scrive dopo non essersi fatto sentire per un po’.

Per prima cosa ho compiuto gli anni. Sono 42 e inizio a fare il callo all’idea di aver superato gli anta. Ricordo che due anni fa andai letteralmente in crisi. Iniziai a pensare che i miei primi quarant’anni erano volati e che pure i secondi si sarebbero esauriti presto. Non avevo più tempo per diventare una rockstar, un grande regista, un campione di wrestling e un calciatore di serie A.

Che ci volete fare, sono i soliti pensieri del cazzo che prendono a chiunque in questi casi, inutile nasconderlo. In ogni caso facebook mi ha riempito di auguri. Ero solo in casa, il mio telefono non ha mai praticamente squillato ma faceva dei continui buzz buzz. Ho ricevuto qualche vocale, sì, ma il resto è stata solo una montagna di auguri sul profilo.

Di solito rispondo a tutti. Metto un like sotto e dico grazie. Stavolta ho preferito farlo con quelli che per davvero so chi diavolo siano e di cui mi freghi davvero qualcosa. Gli altri, con tutto il rispetto non mi dicono nulla. Purtroppo ho commesso una serie di ingenuità da quando ho aperto il mio profilo. Una di queste ingenuità è stata dare l’amicizia a cani, porci, procioni e tigri, senza limitarmi agli equini della mia razza.

Risultato? Ho un putiferio di auguri di gente che non so nemmeno chi angelo sia. Non ci ho mai comunicato, non ho mai seguito i loro profili. Poi il giorno del compleanno eccoli che mi fanno gli auguri. Su 4500 contatti, minimio finisco per averne 400 che mi scrivono sul diario. Rispondere a tutti è una noia terribile e se permettete, il giorno del mio compleanno io vorrei fare cose divertenti, tipo pisciare sul radiatore della macchina di qualche vicino.

Tanto più che queste persone che mi scrivono “Auguriiii!” lo fanno per un senso di educazione che secondo me possono anche risparmiarsi. Non mi accorgerei della loro indifferenza. Mi pesa di più se mi scrivono una volta l’anno, senza mai influire in nessun modo nella mia vita, ma solo per dirmi: “auguri, bro!”

Lì sì che sento la loro educata e carina indifferenza.

Certo, avrei potuto scrivere un messaggio di ringraziamento, il giorno dopo la mia festa. Una cosa tipo: “Non ho parole per dirvi quanto sono colpito dai vostri auguri. Siete stati tantissimi a farmeli. Non riesco a rispondere a tutti. Vi chiedo scusa se cerco di cavarmela a buon mercato con questo post, ma dal più profondo del cuore, grazie amici di facebook”

Se l’avessi fatto sarebbero piovuti i soliti millemila mi piace e avrei dovuto cliccare like sotto la sfilza di commenti con su scritto prego, prego, prego bro, prego cavallone!

Ma per carità, preferisco il gelo della morte su per il culo. Basta, dai. Trovo sia una pagliacciata e pagliacceschi sono anche gli auguri di chi non ti caga mai e non sa nemmeno chi tu sia, ma dato che sotto a sinistra il social gli ricorda ogni mattina che oggi è il compleanno di tizio, cazzo e senfregno, ecco che lui, diligentemente scrive auguri, auguri e auguri. E poi torna a dimenticarsi di tutti e tre, come è umano che sia.

Quindi, sapete cosa ho fatto? Sono andato sulle mie informazioni e ho tentato di togliere la data di nascita, ma pare che non sia possibile eliminarla del tutto. Allora ho mandato un messaggio a mia sorella.

“Quando è nata la mamma?”
“Il 9 maggio. Sei sempre il solito”
“Grazie”

Ho messo quindi 9 maggio, così il giorno che tutti quei babbei mi scriveranno auguri, senza nemmeno ricordarsi che me li hanno già fatti l’8 dicembre, io mi ricorderò una buona volta che devo correre a farli a mia madre, di cui non ricordo mai il compleanno, cazzo.

Che ve ne pare?

Sì, ho 4500 contatti… o forse 4800…

4543! Ecco il numero esatto.

Mi faccio schifo da solo, ma sapete che significa togliere 4000 contatti, adesso, stare lì per ore e ore e giorni a revocare le amicizie? Si tratterebbe di una perdita di tempo enorme. Ho detto 4800 perché ero arrivato da quelle parti con la cifra. Così un giorno mi sono messo sotto e ho detto, adesso faccio una pulizia totale… dopo circa 300 click di “annullaggio amicizia”, sono andato in iperventilazione e ho dovuto mollare.

Facebook, hai vinto tu. E mi sono tenuto i 4543, che aumentano ogni giorno, perché c’è sempre qualche nuovo compulsivo che mi domanda l’amicizia pure se non sa chi io sia, solo perché ho la foto del negriero pirata di Chi trova un amico trova un tesoro. Basta così poco. Quando misi quella in cui ero travestito da prete mi ritrovai per una settimana richieste di donne disperate pronte a parlarmi di quanto fosse bello Gesù.

Fossi io facebook permetterei agli utenti di richiedere amicizie non superiori alle venti persone e niente followers.

I followers, questa sottospecie di lumache bavose passive. Basta che clicchino segui e poi non è più un loro problema.

Seguire per me significa darsi da fare. Andare su un sito, ricordarselo ogni volta, scriverlo su google e piombarci dentro, vedere cosa c’è di nuovo. Quanto tempo è che non fate più una cosa del genere?

Io pure, fino a un anno fa, poi durante la quarantena mi sono reso conto che internet mi fregaga nel momento esatto in cui io iniziavo a scrollare col ditino. Che fosse facebook, un sito di cultura, youtube, le news del Corriere della sera, appena smettevo di leggere e di andare in un posto preciso della rete ma iniziavo a scrollare, era il momento in cui lo pigliavo nel culo. Così ho smesso e questa cosa mi ha fatto risparmiare un bordello di tempo.

Anche oggi è raro che mi ritrovi a farlo. So che è lì, è quando mi viene di scrollare a vuoto nella speranza di trovare che-cazzo-ne-so, che invece devo destarmi e mandare il pc a fanculo.

Evitare di scrollare mi ha condotto progressivamente a usare i social soltanto come cloaca medievale su cui mi affaccio, butto giù un articolo di Sdangher, torno a vedere se ci sono commenti inviperiti da chi passa sotto e poi cerco di restarne alla larga.

Credo che il grosso del male moderno sia questa tendenza di tutti a farsi dare dagli algoritmi il pranzo di informazioni e stimoli quotidiane. Guardatevi in faccia mentre scrollate, sembrate babbuini che fissano i fari di un camion. Siete fregati, belli.

L’altro giorno ho fatto una pensata. Mi sono detto che il vero problema dell’uomo è solo uno. Vuole che le cose vadano in un certo modo perché è convinto che se vanno in quel dato modo lui FORSE sarebbe felice.

Non E’ felice ma FORSE SAREBBE.

Poi magari ottiene quello che desidera, sposa la donna che ha sempre sognato, diventa ricco, si compra la macchina più fica del mondo e ci si va a spalmare contro un muro per la disperazione.

Ma un conto è volersi realizzare pensando che diventando una certa cosa, poi la vita sarà grandiosa. Per dire, io ho sempre voluto diventare un grande scrittore, uno di quelli con la vestaglia e la pipa, la biblioteca lunga pareti e pareti, uno studio elegante e una Lettera 22 su cui battere capolavori e invettive goliardiche per i giornali più prestigiosi. Uno di quegli scrittori con un editore sempre alla porta e pronto a coprirlo d’oro per un manoscritto, con un agente che lo chiama e fa sorridere ogni giorno e con una donna bella e dolce e casalinga, che vive in adorazione di lui. Cioè di ME!

Vi rendete conto che sogno del cazzo ho avuto per quasi tutta la vita? Provate a scrivere il vostro, sono sicuro che penserete la stessa cosa: ma che sogno del cazzo!

Sognare non fa male? I greci antichi non la pensavano così. Beh, sono tutti morti, d’accordo, ma lo sapevano che gli sarebbe toccata una cosa del genere. Siamo noi che non lo sappiamo e che moriremo male esattamente come loro.

In ogni caso se uno vuol diventare ricco sfondato, famoso da non poter più andare al supermercato senza baffi e barba finti, importante come un capo di stato, può tentare, passare la vita così e magari riuscirci. Il senso dell’esistenza è trovarsi un’occupazione. Si tratta sempre poi di qualcosa che uno riesce a realizzare direttamente, con la perseveranza, il sacrificio, l’ambizione sfrenata, il desiderio instancabile.

Ma che mi dite di tutto il resto? Vorremmo che non piovesse oggi, che non ci fosse la fila alla posta quando tocca andarci a spedire un pacco, vorremmo che qualcuno morisse, che qualcuno guarisse, che nostro figlio sia qualcosa che non vuole diventare, che dio esistesse, che il nostro cuore non si fermasse.

Sono tutte cose su cui non abbiamo nessun controllo, nessun potere, ma pur sapendolo ci arrabbiamo se queste cose non vanno come noi vorremmo. Prendete il traffico o gli idioti che scrivono post su facebook. Non abbiamo alcun potere su queste cose ma ci incazziamo da morire perché il tipo non la pensa come voi sugli immigrati o perché quello davanti va dieci chilometri più piano di quanto vorreste che andasse. E vorreste che tizio la pensasse in un altro modo sugli immigrati, che avesse una storia diversa, un cervello diverso, più simile al vostro, e che l’altro tizio rincoglionito si muovesse un po’ con quella cazzo di macchina scassata, perchè FORSE è ciò di cui VOI avete bisogno per stare meglio.

Quando parlate di un mondo migliore, esattamente di che cosa state cianciando?

Quanta energia sprecata a dannarci contro un virus che non ci lascia in pace? Quanta energia a desiderare che il cielo non si chiuda e mandi giù quintali e quintali di grandine contro la nostra macchina nuova?

Pazzesco, non trovate? Se desiderassimo soltanto ciò su cui abbiamo un po’ di potere, su ciò la cui realizzazione dipende da noi, sarebbe tutto più semplice. Il resto è come è. Non bisognerebbe irrigidirsi contro un tempo meteo che non ci piace ma accoglierlo e diventare tutt’uno con esso. Piove, eccomi. Fa caldo, eccomi. Mi si è rotta la macchina, eccomi. Mio figlio ha un tumore… eccomi.

Pensate serva a qualcosa arrabbiarsi contro un tumore che prende vostro figlio? Con chi volete arrabbiarvi? Se avete un dio, eccovi la risposta. Io non ce l’ho. Con chi me la prendo? Con l’inquinamento? La sanità? I cellulari? Prendermela serve a qualcosa? A niente. Mio figlio ha un tumore anche se me la prendo e mentre combatte quel tumore nei soli modi possibili, seguendo il protocollo ospedaliero, intanto respira la puzza della mia bile contro il sistema sanitario, contro dio, contro Babbo Natale, contro l’infermiera e contro di lui, che così giovane mi si è ammalato e forse mi muore pure, che cazzo!

Non saremo mai felici finché non smetteremo di desiderare cose che FORSE ci renderanno felici. Ma saremo sempre patetici e grotteschi finché desidereremo cose su cui non abbiamo il minimo controllo.

Non la smetteremo di soffrire fino a quando non la pianteremo di combattere contro ciò che non si può fermare. L’uomo un tempo accoglieva il fulmine e il sole. Oggi gli stanno sul culo tutti e due perché il giorno che vorrebbe il sole c’è il fulmine e la notte in cui avrebbe voglia di un bel temporale mentre è al calduccio nel proprio letto, l’aria è così umida che quasi fa caldo e deve scoprirsi o levarsi il pigiama.

Pare facile, lo so. Ma intanto parliamone, no?

Va beh, l’ho tirata per le lunghe e voi avrete tante cose da fare in questa domenica pre-lock. Neanche Scrooge avrebbe ideato un DPCM come quello che ci stanno infliggendo, ma sapete cosa? Per la prima volta da quando si avvicina il Natale, nella mia vita, io non ho l’ansia.

A presto e non esagerate con la biada!

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