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Lo sciamano, il patriota e il metallaro!

patriota

Prima di proseguire la lettura di questo articolo è doveroso fare delle precisazioni, indispensabili e nette, per evitare qualsivoglia fraintendimento. Nessuno darà giudizi di parte, né si unirà a determinate fazioni o a partigianerie, nessuno sarà tollerante o indulgente con l’infrangere delle leggi di un paese, o sarà favorevole su certe aberrazioni di fatti e comportamenti. Si cercherà di narrare con la maggiore obbiettività possibile, sulle cause e non sugli effetti.

Fatte queste premesse, il focus del dibattere è la recente “invasione” della Casa Bianca di un gruppo di estremisti sostenitori di Trump, che con la violenza hanno commesso dei crimini. Senza soffermarci sulla cronaca, che tutti conosciamo per averne visto le immagini e i commenti nei telegiornali andiamo al sodo.

Abbiamo diversi attori nella vicenda: lo “sciamano” Jack Angeli,

complottista e legato alla destra ultra-conservatrice americana, cospirazionista e reazionaria.

Poi, per quanto riguarda il nostro mondo musicale di riferimento, abbiamo il chitarrista degli Iced Earth Jon Schaffer,

che partecipando ai disordini, è ricercato dall’FBI.

Infine abbiamo il “metallaro medio italiano”,

che ha abbondantemente commentato sui social e sul web. L’errore di fondo, come spesso avviene nella stampa e nell’opinione pubblica italiana, è dare le notizie e giudicarle, appunto in un ottica e in “modus pensanti” italiano.

Ai fatti viene associato un commento e una condanna (o assoluzione) che NON tiene conto di fattori estremamente importanti.

La cultura, la socialità, il contesto, la geografia, la religione, la società e ogni elemento di vita quotidiana di una cultura e di un popolo, è estremamente diversa da quella di un altro.
Quindi, se non si conoscono bene gli elementi di quella cultura, qualsivoglia giudizio sarà viziato da una visone “centrica” e parziale delle cause.

La stragrande maggioranza delle persone (e dei commentatori), ha dato per scontato che italiani ed americani siano uguali, se non almeno simili, nel modo generale di comportarsi.

Ha “visualizzato un frame” in cui l’americano è bianco, civilizzato, vive in una nazione tecnologicamente e culturalmente del “primo mondo”, e per questo deve essere molto simile a un europeo e quindi a un italiano.

Sbagliato !!!

Americano è un termine vago, generico, che dovrebbe tenere conto di una nazione di 9 834 000 chilometri quadrati, con una popolazione di 329.311.764 abitanti.

Una nazione in cui:

  • si parlano migliaia di lingue e dialetti,
  • dove la popolazione proviene da ogni etnia mondiale
  • dove le differenze economiche, geografiche e culturali sono quelle che intercorrono tra un Cinese e un Brasiliano, tra un Islandese e un Nepalese.

Un impiegato di borsa di New York, che vive negli agi e nelle comodità;

Un contadino dello Iowa, che dopo una giornata a coltivare grano va al saloon a ubriacarsi

Un surfista muscoloso che sta a Miami tutto il giorno in spiaggia

O un nero di Detroit, che vive nel ghetto con la pistola in tasca…

Ecco, questi SONO TUTTI AMERICANI!

Ma sono estremamente diversi per cultura, abitudini, modi di vivere, credenze ed educazione ricevuta.

Abbiamo noi italiani la conoscenza così specifica di tutte queste differenze, per giudicare correttamente le cause e i comportamenti di certe persone e di certi fatti ?

Al di là della condanna per la violazione della legge, siamo in grado di comprendere l’isolamento sociale se non appartieniamo alla comunità religiosa di un paesino del Midwest, o del sottoproletariato urbano delle grandi città, dopo la dismissione industriale, in cui per campare devi arrangiarti ?

Se in America il concetto di “patria e patriottismo” agli occhi di un italiano o di uno spagnolo suona ridicola, pomposa, hollywoodiana, per uno statunitense è invece l’orgoglio di appartenere ad un paese che ama, che lo fornisce magari di un senso di comunità, oppure un paese che gli ha dato l’opportunità di realizzarsi, emigrando da altrove.

L’arroganza di giudicare le cause (NON gli effetti) che portano a comportamenti PER NOI ITALIANI assurdi, è una spocchia e una presunzione insopportabile.

Ha fatto scalpore tempo fa la notizia di una capra stuprata da 18 pastori nel deserto. Un aberrazione, assolutamente.

Ma perché è accaduto ? Per un nomade di quella zona, per motivi contingenti, magari dopo nove mesi di solitudine tra le rocce e le sabbie, lontano dal mondo, l’unico modo di avere sesso, è quello di farlo con un animale del suo gregge.

Per loro è un fatto normale, è una consuetudine, una necessità che la loro cultura non ritiene disdicevole. Ecco, questo è un esempio, per avere una chiave di lettura su ciò che accade al di fuori del nostro paesello.

In particolare, noi di Sdangher dobbiamo poi soffermarci sulla vicenda di Jon Schaffer. Appena vista la foto di lui in prima linea ci siamo detti con un mezzo sorriso: “noooooo! Ma che cazzo ci fai tu lì???”

E giù critiche, boicottaggi dei dischi (come se ancora avessimo il potere di danneggiare economicamente qualcuno, visto che da quasi quindici anni scarichiamo pure il bambino Gesù).

I compagni di schitarrata del folle Jon hanno preso le distanze e con molta probabilità, non sentiremo un nuovo album degli Iced Earth per molto tempo. Di sicuro non con questa formazione.

Vi ricordate quando Matt Barlow se ne andò dalla band la prima volta? Lo fece per via dell’11 settembre. L’America era così minacciata e aggredita dal terrorismo, che lui decise di arruolarsi in quella che era una guerra e diventare poliziotto. Lasciò la band e prese il distintivo.

Questo atto così drastico può averci commosso o forse l’abbiamo giudicato eccessivo, ma cosa diavolo potremmo capire noi di quello che prova un americano, a cui è stato sempre insegnato che la sua patria è la terra più giusta e bella che ci sia? Un giorno si vede arrivare due aerei pieni di carne cruda dritti nel culo e come minimo corre ad arruolarsi?

Il problema nel caso di Schaffer si incasina ancora di più perché stiamo parlando di un metallaro. I metallari italiani sono convinti che: va bene, un americano potrà pure essere diverso da noi e così un tedesco e un olandese, ma la fede e l’identità borchiata ci rende tutti uniti, quindi in grado di capirci e condividere gli stessi valori.

Jon Schaffer ha fatto quindi quello che ha fatto, sospinto dalla visione di un mondo fantasy creatogli all’uopo da un paese e da un pifferaio magico che quello stesso paese ha eletto RE?

Può darsi.

Ha scelto il lato oscuro della forza?

Diciamo pure.

Ha compiuto atti violenti verso le istituzioni per protestare contro ciò che ritiene ingiusto?

Sì.

Ma allora, perché biasimarlo?

I metallari lo ripudiano, nonostante Jon abbia messo in pratica gli insegnamenti di quarant’anni di metal escapista e ribelle: dai Venom ai Priest il metal command è sempre stato uno: combatti per ciò in cui credi, anche se questo significhi sfidare il tuo stesso cielo o dio o governo.

Certe cose non si fanno?

Schaffer sei un metallaro cattivo? Non un americano ma un metallaro cattivo e in quanto tale, il popolo italiano delle borchie ti esclude dalla sua tribù.

I tuoi dischi saranno rispediti al negozio dell’usato ma nessuno oserà comprarli ancora, pena la scomunica dei colpevoli.

La verità è che non esiste un solo metallaro uguale all’altro, un solo uomo uguale all’altro.

Sì, sostanzialmente tutti siamo uguali. L’uomo nasce uguale “in nuce” ovunque, ma poi è l’ambiente, la cultura, il contesto e le circostanze, a forgiarlo e a plasmarlo nella sua forma definitiva, diversa e unica tra individui.

Achille Cotone e Francesco Ceccamea

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