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Antirazzismo – La balla del siamo tutti uguali

Penso che da un po’ stiamo vivendo una nuova forma di medioevo social-mediatico, che a differenza di quello precedente, in cui la paura principale era venir meno alle regole imposte dal cattolicesimo, oggi istituisce un nuovo timore instituzionale: quello di dover onorare una carnevalata di finto perbenismo e liberalismo, dove la paura di offendere il prossimo è proporzionale alla negazione di se stessi o del proprio retaggio culturale. Insomma, la neo-fede è che siamo tutti uguali, e come ogni fede si basa sul nulla. Ovviamente questa regola riguarda soprattutto, se non solo, giovani bianchi con la bocca che puzza ancora di sborra dell’ultimo cazzo succhiato in un bagno al motto di “questa è la vita che ho sempre desiderato”.

Eppure oggi alcuni Stati come il Giappone la Cina e la Corea del Sud, per citarne alcuni, utilizzano regole estremiste in cui se tu decidi, per qualsiasi ragione, di andare a vivere in uno stato diverso dal tuo, devi abbandonare letteralmente la tua cittadinanza originaria, come stessi tradendo le origini della tua famiglia.

E gli Stati Uniti d’America, dopo un periodo di serramento nei rapporti con l’estero, ora quasi in risposta a questo comportamento che ha creato, eventi diciamo discutibili come la presidenza Trump, passano a  comportamenti letteralmente opposti che in realtà non portano alcuna miglioria ai problemi presenti all’interno degli Stati stessi, ma li nascondono solo sotto un tappeto di retorica e ipocrisia.

I nostri problemi non saranno mai risolti dall’uomo bianco.

[…]

I conservatori bianchi non sono nemmeno amici del negro, ma almeno non cercano di nasconderlo. Sono come i lupi, mostrano i denti in un ringhio che mantiene il negro sempre consapevole di dove si trova con loro. Ma i liberali bianchi sono volpi, che mostrano i denti anche al negro, fingendo di sorridere e basta.

Malcom X

Un esempio pratico è il comportamento dei programmi TV e streaming (BBC, Netflix) in cui vediamo l’inserimento forzato di personaggi che non c’entrano alcunché con la trama solo per il concetto di “non vogliamo problemi con la minoranza che va di moda”.

Volete un esempio scemo? Avevo già citato l’utilizzo del personaggio di Achille ne*ro.

Non mi pare che nel 1200 A.C. circa in Tessaglia, o tutt’oggi anche vorrei dire, vivesse una comunità afro condottiera, al massimo erano una minoranza schiava.

Hanno partecipato alle battaglie, ma maggiormente sotto l’Impero Romano.

Tornando a noi, mi è stato risposto che sono un razzista retrogrado (non con questi termini) perché non sono capace di accettare l’idea che un nero posso interpretare un ruolo in una serie TV di Bianchi.

Tralasciando che sono cresciuto con Bill Cosby, Will Smith e altri grandi attori & telefilm della cultura afro americana anni ’90, rispondo invece che secondo me, se vogliamo inserire un personaggio nero, se vogliamo inserire un attore afroamericano allora dedichiamogli una serie in cui personaggi afroamericani hanno un loro ruolo principale e non devono accontentarsi del contentino regalatogli dall’uomo bianco del tipo: “tieni guarda, ti regalo un ruolo da bianco così la tua comunità è felice, mentre poliziotti continuano a uccidervi come bestie perché è inutile, non verrà mai estirpata l’idea che una persona di colore è tendenzialmente un ladro e assassino, nonostante i migliori omicidi in America siano perpetrati dai bianchi. #blacklivesmatter”.

Ecco perché Black Panter è il miglior film della cultura Afro del 21 secolo: è un film nero pensato per i neri, come lo erano le serie anni ’90.

La vera battaglia si fa dedicando una serie alla cultura afro, telefilm che parlano della cultura africana, ma che tecnicamente non venderà per la semplice ragione che l’afro puro non venderà mai (dai siamo sinceri, i bianchi la eviteranno a prescindere) mentre se metti a forza un attore nero in un film di Star Wars la gente si bagnerà nelle mutande urlando “quanto è bello il liberalismo”.

Ovviamente non parlavo del grande Billy Dee Williams

Allora mi dicono che siamo tutti uguali, siamo tutti animali senza le fottute differenze culturali, no?

Gli animali mostrano in molti casi comportamenti maschilisti, di predominio maschile nei confronti della femmina, violenza, assenza di moralità. Senza dimenticare la chiusura dei branchi stessi, che combattono elementi anomali (persino i cuccioli) per la protezione del branco stesso. Altro che fascismo!

È bello quando dicono “gli animali non si odiano, siate come gli animali”, per poi dire anche “non fare l’animale, non stuprare”.

Non sto difendendo certo la violenza del sesso forzato, ma poi non dirmi di essere come un animale per indicare altri comportamenti. Ricorda che un cane vuole bene al suo padrone, ma esso stesso ne è schiavo.

Quanto odio la frase “il cane è il miglior amico dell’uomo”, perché io potrei bastonarlo ogni giorno, eppure lui mi vorrà sempre bene. Ovviamente un comportamento simile è considerato brutale, ma conferma che gli animali sono il peggior paragone da utilizzare per spiegarmi come vivere la mia vita; anche se noi stessi siamo veramente simili agli animali, e il 25 Novembre penso sia un ottimo memoriale.

Ma la cosa che mi ha dato più rabbia, oggi che scrivo, è un articolo che ho letto di recente. Parlava di un argomento che a me piace: le serie animate giapponesi. Si tratta del classico articolo riguardo i normies, che dopo aver visto il trailer di Ijiranaide Nagatoro-san dicono essere sbagliata per la semplice ragione che siccome loro non la capiscono questa serie è sbagliata.

Ma se Netflix mi fa una serie animata con personaggi tra i 12/13 anni che parlano di sesso, masturbazione, sessualità estrema, che se fosse trasmessa nella TV generalista, vedremmo minimo Carlo Conti crocifisso perché sì dobbiamo pur dare la colpa a qualcuno, va bene.

Cioè raga, hanno messo il personaggio trans che appare un minuto e non spiega un cazzo dell’argomento, mentre i protagonisti passano tutto il tempo ad avere seri problemi di masturbazione compulsiva e parafilie estreme. BEST SERIE EVER

#BESTSERIEVER

Ma se una serie giapponese fa vedere una classica storia d’amore tra un ragazzo e una ragazza, che cresce nel corso dell’anno scolastico, in cui per arrivare alla stretta di mano e sottolineo alla stretta di mano, bisogna aspettare tipo circa 20 episodi,  la serie trasmette messaggi di pedofilia e punto.

Bambini animati di 12 anni anni che si masturbano mostrando i genitali, non è pedofilia.

Ragazzi di 14/15 anni circa che si innamora tra i banchi di scuola è pedofilia.

Poi quello con seri problemi cerebrali sono io.

Aggiungete poi che il personaggio della serie che sto  citando ha la pelle abbronzata… posso dire abbronzata? No, che messaggio distorto. I giapponesi sono bianchi, con gli occhi giganti e… no aspetta… Senza dimenticare che la gente si arrabbia perché un personaggio di una serie animata ha la quinta di seno, come se le donne con le tette grosse non esistessero, e se esistono qualcuno ci si sta masturbando sopra ed è male.

Però poi dobbiamo lamentarci perché la gente ha paura di essere libera sessualmente, quindi devi essere libero di masturbarti come e dove vuoi, tranne che sui personaggi di animazione tettone e/o con la pelle scura, se no sei pedofilo e razzista.

Cosa vuol dire ciò? Che siccome il personaggio non rientra nei loro canoni standard di costruzione di un essere umano, il quale a quanto pare deve essere costruito con uno stampino basato su un concetto liberalista distorto in cui bisogna dare ragione a chiunque, senza poter dare torto a nessuno, la cosa non ti deve piacere, perché non rappresenta la (TUA) realtà, e quindi va boicottata ogni costo.

Ergo viviamo una nuova forma di razzismo basata su un antirazzismo in cui devi essere razzista contro quelli che non la pensano come te, additandoli come nazisti, fascisti e razzisti.

Ecco perché se uno mi chiedesse cosa penso del 2020, risponderei che sì il Covid 19 è stato una gran rottura di coglioni, ma secondo me questo nuova forma di pensiero che le persone mi stanno letteralmente sbattendo sui coglioni nell’internet, in cui uno pensa che siccome ho una opinione, non solo ho il diritto di dirla ma il dovere di difenderla anche a costo di fare una gran figura di merda, entrando in errore 404 appena gli si fanno notare le enormi falle del suo sistema cerebrale, beh direi proprio che il 2020 è stato l’anno peggiore di sempre.

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