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Black ‘N Blue – Una storia senza amore

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Black ‘N Blue, un’altra band di cui non ho mai scritto su Sdangher, anche se li adoro e ascolto i loro dischi dal 1995. Beh, nell’1984-1988 io facevo le elementari ed era già difficile convincere i miei genitori a comprare la compilation di Fivelandia 7. Li ho scoperti otto anni dopo il loro momentaneo scioglimento e li ho amati subito. In quest’occasione vorrei approfondire un po’ il secondo disco, Without Love, con il pretesto che ci ha suonato anche Adam Bomb, e siccome disco chiama disco, appena ho finito con Fatal Attraction, sono passato a…

Non so di preciso dov’è che Adam abbia svisato con la sua chitarrissima in questo album, sul web non ci sono asterischi accanto a un brano particolare. Si dice solo che ci ha suonato anche lui e quindi dovrei indovinare, ma non conta. In fondo era solo una gentilezza del suo amico Tommy.

Tornando ai Black ‘N Blue è inevitabile tirare in ballo la tiritera se siano o meno stati sottovalutati.  Per me sì, ma qualcuno vi potrà benissimo dire di no, quindi è un discorso che non porta da nessuna parte. Vi piacciono? Non vi piacciono? Ecco cosa conta. L’importante è che diate una possibilità a tutti e quattro i primi loro album e non ascoltiate chi vi dice che In Heat è una mezza fetecchia, che la produzione di Gene Simmons li ha rovinati eccetera eccetera.

Date un ascolto a tutta la discografia dal 1984 al 1988 e giudicate da soli. Probabilmente dissentirete nei confronti dei dissenterici che li bistrattano. O forse darete loro ragione. In ogni caso fate di testa vostra. Sempre.

I Black ‘N Blue hanno avuto una fase più heavy (l’esordio omonimo forgiato dal produttore carceriere degli Scorpions Dieter Dierks ) e una più “on the radio” in cui il gruppo inseguì spudoratamente il successo, anche a costo di farsi scrivere le hit da Jonathan Cain dei Journey – (I’ll Be There For You su Nasty Nasty è immensa proprio perché interpretata dai Black ‘N Blue, sia chiaro).

Without Love è prodotto da Bruce Fairbairn (se non sapete chi è, cercate alla voce Aerosmith e Bon Jovi), quindi ci troverete tutta la sua squadra di fonici, turnisti e autori vari (Bob Rock come ingegnere del sono, Mike Fraser ingegnere in seconda, Jim Vallance a far da co-autore e turnista insieme a Steve Porcaro e altri) che tentano di aiutare la band a piazzare qualche singolone.

Ovviamente i Black ‘N Blue di Portland dovettero andare a Vancouver e registrarono un lavoro dalla produzione piena e potente, ma scelsero loro Fairbairn, così come proprio loro avevano voluto Dierks per il primo album, perché erano in fissa con il suono di Blackout degli Scorpions.

In Without Love la squadra produttiva è la stessa che farà esplodere il metal in classifica ma non siamo ancora ai livelli di Pump o Dr. Feelgood; la strada però è quella dei suoni belli gonfi e puliti. Il problema forse è che il materiale non è memorabile come quello dei dischi citati sopra.

C’è infatti una disputa annosa riguardo i Black ‘N Blue. Qualcuno dice che abbiano avuto tutto per sfondare tranne i pezzi e qualcun altro che non siano stati supportati a sufficienza, quindi nonostante l’immagine fosse cool, i brani ok eccetera, non arrivarono al successo perché la Geffen non ci credette abbastanza. E il resto lo rovinò Gene Simmons.

Non so. Vediamo un attimo. Per esempio, un’etichetta che punti davvero su un gruppo, non gli fa girare solo un video, ma almeno tre o quattro. Per Without Love, ne uscì solo uno (Miss Mistery) così come in occasione dell’omonimo. Hold On To 18 fu molto trasmesso su MTV ma l’etichetta si fermò lì. I soldi che investirono sugli album fu di 300.000 dollari.

Ora, ammettiamo che invece la Geffen abbia investito il resto in pubblicità, mandandoli in tour con i Kiss (di Asylum, ovviamente). Cazzo, il mondo occidentale del 1985, dopo una simile promozione non poteva evitare di notarli. Che dardi avevano nell’astuccio i Black ‘N Blue per trafiggere il cuore di tutte quelle persone?

Miss Mistery l’ho già detta, sicuramente un bel lento, con il ritornello riciclato un po’ da The Kid Is Hot Tonight dei Loverboy (prodotti sempre da Fairbairn, esatto), poi ci sono Rocking On Heaven’s Door, che onestamente ti si infila nel cranio e non ne esce per due giorni, più la title-track, realizzata apposta per scoparsi il mondo intero. Mah, io di questo brano, a essere onesto, non riesco a digerire il ritornello. Si tratta degli stessi accordi di More Than A Feeling dei Boston e decine di altre canzoni hard rock. Quel giro andava vietato già nel 1983 e invece i Black ‘N Blue hanno la faccia come il culo di rilanciarlo nel 1985. Peccato, il riff portante è bello tondo e con quel sound che gli hanno messo al culo i canadesi, ti sfonda il petto, però tutto poi si risolve con quei quattro accordoni stantii e una melodia che non fa certo miracoli di variabilità, sopra di essi.

Magari nel 1985 poteva anche funzionare, c’era una tale sbornia di coca ed edonismo in giro che bastava un coro da ripetere tutti insieme, un quattro quarti famigliare e venivano giù i teatri (almeno così racconta chi viveva quegli anni con un livello di sensibilità e maturità vigili), ma io penso che se Without Love non fece il botto fu proprio perché il secondo pezzo implodeva in quel modo così trito. Idea mia.

In ogni caso, Bon Jovi sentì l’album dei Black ‘N Blue e disse “cazzo! Questa roba ha un sound da paura. Chi li ha prodotti? Voglio quell’uomo per il nostro terzo album, ovvero Slippery When Wet. Che però non fu un successo enorme per via del sound ideato da Fairbairn, ma soprattutto per la sfilza di canzoni irresistibili.

Si tratta di un paragone ingeneroso, me ne rendo conto, ma Wanted Dead Or Alive, Livin’ On A Preyer, Love’s A Bad Name… cosa di paragonabile a questi miracoli ci poteva essere in Without Love? Nulla.

Quindi va bene, forse i Black ‘N Blue non hanno mai avuto delle hit enormi, anche se trovo i loro quattro dischi suonati e scritti alla grande, ma allo stesso tempo è indiscutibile: un’etichetta che ci creda, non commissiona solo un clip a disco.

Questo ha fatto la Geffen per i primi tre album della band. Se cercate su youtube trovate solo tre videoclip dei Black ‘N Blue. Guardate quanti ce ne sono dei Ratt o i Dokken e ditemi se la promozione fu assatanata. Ovviamente no.

Secondo James St. James la Geffen era fantastica all’inizio, poi però sparivano sempre: cercavano più di far uscire il disco dalle classifiche piuttosto di spingerlo. Logiche commerciali che sfuggono. Di fatto oggi il cantante della band, alla domanda, rifaresti tutto quanto?, ha risposto di no. Accetterebbe il tour con Ozzy, cosa a cui il gruppo rinunciò per avere Dierks come produttore e soprattutto firmerebbe con una delle altre etichette che volevano i Black ‘N Blue!

Ma ridiamo un’ascoltata a Without Love, che dite?

Per me l’album è una specie di concept involontario. Non c’è una vera storia, ma una specie di presa di coscienza graduale scandagliata dai brani in successione. Rockin’ On Heaven’s Door è l’inno della band e di chi vorrebbe vivere come la band (non facciamo niente tutto il giorno ma lo facciamo bene). Ovviamente non puoi pensare solo a divertirti, scopare e ubriacarti come se non esistesse un domani. Ci vuole l’amore. Without Love dice che il solo sistema per trasformare il domani che non c’è in qualcosa che ci sarà per sempre è innamorarsi di qualcuno di speciale, perché tutti hanno bisogno d’amore. Dice proprio così, Everybody Needs Somebody To Love, come i Blues Brothers, con quel giro di chitarra da galera del tritume sotto di cui ho già detto. Ma andiamo avanti…

Stop The Lightning, con quelle tastiere da inseguimento televisivo, riflette su quanto possa finire di schifo una relazione, quindi senza amore niente ha senso, ma se la relazione va di merda stare da soli guadagna senso. Almeno per un po’.

E così torni schiavo della natura e siccome è estate e non hai voglia di far nulla, ma tu il nulla lo fai molto bene, te ne vai in spiaggia, dove è pieno di belle ragazze degli anni 80 e non sai dove guardare, ma ehi, ecco lì, ce n’è una che ti cattura e tu vuoi proprio quella (sto parlando di Nature Of The Beach, esatto, una cheese metal song capace di catturare in quattro minuti l’essenza di un culetto scodinzolante).

La fascinazione per la bella sconosciuta, prima è analizzata sul piano carnale (Nature Of The Beach) e poi dal punto di vista animico in Miss Mistery. “Prima o poi mi svelerai il tuo mistero, Signora del Mistero”. Oh cazzo…

Il video del brano, una rivisitazione del famoso episodio di Ai Confini della realtà, Incubo a novemila metri, c’entra poco, ma è divertente, come un po’ tutto ciò che passava su MTV nel 1985.  James St. James, con il microfono e l’asta di traverso, a cavalcioni sull’ala dell’aereo, mentre il vento gli tira indietro i capelli e lui canta “Hello, Miss Mistery” mi ha sempre trasmesso un senso di riscossa nei confronti di tutte quelle fighette delle superiori che me non me la davano. Non so, la mia testa mi diceva che io ero come lui: potevo fare cose speciali, tipo cantare su un Boing in volo e questo grazie al potere dell’amore, ma LEI, la mia donna misteriosa, non avrebbe mai saputo nulla di tutto ciò. E io stavo male.

Il concept involontario finisce qui e il resto è only rock and roll but I Like It.

E come dice James St. James: “Yeah, yeah, yeah, whoo!”. Lo so, è il verso di una canzone. Negli anni 80 era possibile. Il brano in questione è Swing Times, in cui lui esorta, con la sua voce nasale e mediosa, a lasciarsi alle spalle la smania di successo e l’amore, dando spazio alla musica e alla leggerezza.

Bombastic Plastic invece aggiunge tenebre e miele, nel senso di una roba appiccicosa e pesante tra i capelli delle squinzie che imperversano nel resto del disco.

Without Love infatti è un album molto più solare e leggero rispetto a Black ‘N Blue (mio disco preferito della band) ma non completamente. Soprattutto la seconda parte ha dei momenti più “evil” e massicci. Bombastic è il primo e il secondo è Strange Things.

In mezzo c’è We Got The Fire, nel caso qualcuno ci volesse far scappare una corsa alla morte in stile Il replicante con Martin Sheen, ma diciamo che le cose davvero interessanti avvengono prima e dopo questo titolo.

Bombastic Plastic è un esempio di testo che cerca solo di interpretare la lingua dei riff. Non c’è un significato che possa reggersi in piedi da solo. Se leggete le parole non ci troverete nulla di sensato, ma ascoltatele sopra quel bel riffone alla Sabbath Bloody Sabbath, con gli echi della voce che rientrano, e vedrete che diventa un molosso stacca zebedei da paura.

Strange Things invece è più subdola. È un pezzo d’atmosfera, che sembra ispirarsi a qualche film o racconto, dove ci sono dei topi nel cervello e un tizio di nome Isaac. Non ho mai capito altro.

L’album si conclude con un blues hard Two Wrongs (Don’t Make It Love) che ha un bel passaggio evocativo nella seconda parte ma poco altro. Sembra Night Prowler degli Ac/Dc mescolata a Rock And Roll Hell dei Kiss.

Ok, io ho finito qui. Stay Horse!

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