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Tempo di chiudere per un po’…

Sdangher vi saluta per un po’. Ho deciso che è arrivato il momento di dare una ristrutturata e purtroppo richiederà del tempo tecnico in cui il blog rimarrà offline. Non è la prima volta che succede e di sicuro ce la farete benissimo a tirare avanti senza i nostri articoli. Nel caso vi stia venendo l’ansia a rimanere un mese senza leggere le nostre scemenze, vi garantisco che ne avrete con gli interessi alla riapertura, visto che almeno io continuerò a scriverne durante la ferma. Intanto, se avrete pazienza o una certa curiosità morbosa per tutto quello che faccio qui, posso spiegarvi cosa ho in mente per il futuro di Sdangher. Anche se non ve ne siete accorti, negli ultimi tre anni ho cercato di allargare la stalla, coinvolgendo gente e cavalli a più non posso. Non volevo fare il capo, quindi ho offerto a chiunque mi piacesse, la più assoluta libertà, con risultati talvolta interessanti ma non sempre. Spesso poi è venuto fuori un divertente effetto schizofrenico. Cosa voglio dire? Beh, magari usciva un mio pezzo contro le webzine e poi un altro di qualcuno che scriveva “le webzine non sono malaccio”. La cosa mi sembrava piuttosto fica, anche se il pubblico non perdeva tempo a controllare le firme e pensava fossi sempre io a dire tutto e il contrario di tutto.

Ma non è per questo che ho pensato di cambiare. L’ho fatto perché prima o poi un sistema mi stufa e ne provo un altro. Così ho deciso che è ora di rimettere il morso a Sdangher e prendermi la responsabilità di tutto quello che ci esce. Non dirò ai miei collaboratori cosa scrivere e cosa no, ma se il pezzo non mi convince perché scritto così così o se mi appare confuso e noioso, stavolta vi assicuro che non lo leggerete. Anche perché in ogni caso, pure in questi anni di delirio liberista, il pubblico si è sempre ricondotto a me.

Non vorrei essere frainteso: sono grato a tutti coloro che hanno scritto per Sdangher, esprimendo idee sovente diverse dalle mie e magari scegliendo forme e contenuti che io non mi sarei mai sognato di praticare, ma il bello era proprio questo, allargare il più possibile lo spazio e vedere che succedeva.

Quindi, la stagione wide open è finita. Sdangher torna a essere qualcosa di personale. Ci scriverò io al 90 per cento. Solo pochissimi sventurati potranno maleficiare della stalla.

Ovviamente nel nuovo Sdangher pubblicherò sempre articoli polemici, provocatori, indecentemente autoreferenziali, alternati ad altri di approfondimento su band, dischi e aspetti peculiari della storia metallica, che analizzerò e racconterò in modo il più possibile destabilizzante e alternativo alle consuete monografie webzinesche, esplorando il metal con tutto l’amore ma senza pietà, sia sul piano critico che sociologico, psicopatologico e inesorabilmente equinide.

Tornerò a scrivere di libri che mi hanno colpito, di film significativi, di fatti e molte pugnette. Tratterò non tutto ma molto di ciò che può avere qualche senso lungo il mio stentoreo percorso esistenziale da qui al 2061 (che è più o meno l’anno in cui spero di chiudere Sdangher e ricavarne un libro da regalare a tutte le biblioteche scolastiche del Lazio e della Toscana).

E per le band che stanno leggendo lo dico una volta per tutte: su Sdangher NO recensioni e NO interviste, a meno che non venga io a chiedervi promo e disponibilità, ma ne dubito, almeno per ora.

Detto questo, vi auguro una buona domenica e un mese non troppo caldo. Riprenderò appena possibile con il solito entusiasmo e l’inveterata inclinazione a cacciarmi nei guai. Abubah!

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