ACID BATH – I MIGLIORI SE NE VANNO

Gli Acid Bath sono probabilmente la miglior band metal di New Orleans, a pari merito con i Down, che però è sempre stata una specie di “Nazionale cantanti” della città, con alcuni tra i pesi massimi (in molti sensi) di Crowbar, Eyehategod, Corrosion Of Conformity + Anselmo.
E a proposito di quest’ultimo, il gruppo di Dax Riggs non ha avuto grande supporto da lui. Phil infatti si è sempre sperticato in lodi e ammicchi promozionali per molti dei suoi amici concittadini. Forse, e dico forse, gli Acid Bath non gli piacevano e basta, ma più probabilmente credo li considerasse una piccola minaccia al suo trono. È singolare infatti che Anselmo abbia scritto con i Down a proposito della sua dipendenza dalle droghe, esattamente come già stava facendo Riggs con gli Acid Bath. E per capire fino in fondo come stessero le cose, va recuperata una sua dichiarazione (di Dax), a proposito della “scena di Nola” così retoricamente sbandierata come unita e gioiosamente promiscua anche in parecchi degli articoli sdangheri che avete, si spera, letto prima di questo.

“Sembra che il fatto che gli Acid Bath stessero facendo cose molto più orecchiabile di qualsiasi di quelle band non piacesse a tutti, per usare un eufemismo. Alcune persone del giro non erano contente di quello che facevamo. Del resto noi non ci siamo mai sentiti davvero parte di quella scena, sai? E non voglio entrare nel merito perché non ho vibrazioni negative con nessuno, ma quando i Pantera suonarono nel grande stadio di New Orleans, Anselmo menzionò tutte queste band locali… tranne noi! È come se quasi non volessero nominarci, capisci? Per fortuna le persone tra il pubblico urlarono “Ehi, gli Acid Bath! Acid Bath!” fino a quando Phil non lo disse anche lui sul palco. Appena successe, ricevemmo un grande applauso da tutte le band che lui aveva menzionato: EyeHateGod, Soilent Green, Graveyard Rodeo e via dicendo. Penso che EyeHateGod e White Zombie aprirono effettivamente quello spettacolo. Successe poco prima che ci sciogliessimo, comunque”.

A chi, dei membri sopravvissuti della band, si domandasse qualcosa a proposito degli Acid Bath, senza neanche spingersi a sollecitare un pronostico su un’ipotetica reunion ma solo nel tentativo di recuperare qualche impressione, aneddoti curiosi sugli anni passati eccetera, la sola cosa che si otterrebbe dai diretti interessati sarebbe qualche borbottio di circostanza e poi via in altre direzioni più vicine al range promozionale di quelle specifiche interviste.

Insomma, Riggs e Sammy Pierre Duet (Goatwhore) sono laconici e quasi sempre minimizzano l’esperienza Acid Bath come qualcosa che è finita un po’ più tardi del momento giusto. Già il secondo album, Paegan Terrorism Tactics del 1996 era “un salutarci con stile”, mentre il primo e ormai indiscutibile classico When The Kite String Pops “è come i giorni del liceo” per Dax. “Puoi amarli oppure odiarli, ma quelli erano e quelli restano”.

Eppure quei due dischi sono capolavori di metallo contaminato. E se, cominciamo con i SE, ovviamente non la finiamo più:

SE al posto della Rotten Records ci fosse stata un’etichetta più in gamba?

SE il bassista Audie Pitre non fosse uscito in macchina la sera in cui un ubriaco lo spedì nel mondo oltre questo mondo?

Beh, forse oggi troveremmo gli Acid Bath insieme ad altri pezzi da 90 degli anni 90 come Type O Negative, My Dying Bride, Alice In Chains e Pantera.

O forse no.

In ogni caso, la peggior cosa che potremmo fare qui sarebbe scrivere un articolo piagnucoloso sull’ingiustizia dello show business, sulla sfiga che attanaglia certe band fin dalla nascita e sulla mancanza di acume della critica musicale.

Gli Acid Bath si meritano altro, quindi parliamo della loro musica e del perché potreste trovarla tanto speciale anche ora che il gruppo è morto e sepolto.

When The Kite String Pops è l’album da cui partire. Ci sono i demo dei Golgotha, precedente incarnazione del gruppo, ma vi trovereste davanti a un gruppo thrash crepuscolare, sicuramente interessante e meritevole di un contratto, ma anche no.

E siccome i Golgotha esistevano già, ed erano una band doom spagnola attiva dal 1992 fino a oggi, il gruppo diventò Acid Bath, unendo le forse con alcuni membri dei Dark Karnival. Nello specifico Audie Pitre al basso e Sammy Duet alla chitarra, venivano da questi ultimi; mentre Jimmy Kyle alla batteria, Mike Sanchez all’altra chitarra e Dax Riggs alla voce, erano gli ex Golgotha.

Questa formazione pubblicò nel 1993 un demo intitolato Hymns of the Needle Freak che piacque alla Rotten Records, etichetta di Spike Cassidy (D.R.I) il quale produsse lui When The Kite String Pops.

CAPITOLO 1 – WHEN GACY STRING POPS

Il primo album degli Acid Bath è, secondo Dax Riggs, un lavoro di gruppo a tutti gli effetti. Sono sì presenti alcune canzoni già nel repertorio dei Golgotha, ma con uno stile piuttosto diverso rispetto alla coloritura thrash iniziale. C’è chi mette il gruppo e questo disco come un punto di riferimento per l’evoluzione dello sludge metal, ma forse un tale privilegio spetterebbe molto di più ai Crowbar e gli EyeHateGod.

Il gruppo di Riggs, già all’esordio, mostra una versatilità che va ben oltre quel piombo fuso nato dalla fusione del doom e l’hardcore. Certo, ci sono i riffoni alla Black Sabbath e anche linee vocali blues sporcelle, ma si va ben oltre, dal death metal floridiano al grunge in caduta libera a ridosso del suicidio di Cobain. Riggs definisce la realtà degli Acid Bath come “un muro contro muro tra Tony Iommi e Simon & Garfunkel” e vi conviene credergli.

When The Kite String Pops passa infatti dall’heavy tune più spinto e selvaggio (The Blue, Cheap Vodka) alle abluzioni mefitiche nelle tenebre dell’animo umano (Finger Painting Of The Insane) fino a un “cantautorato” malsano e visionario come pochi (Scream Of The Butterfly, The Bones Of Baby Dolls).

La copertina del disco, scelta appositamente per generare controversie promozionali, è il quadro più celebre del serial killer John Wayne “Pogo” Gacy. A dire il vero non rappresenta al massimo la poetica del gruppo e non è un caso che Riggs si sia opposto da subito a usare il clown di Gacy come artwork.

“Lo odiai e lo rifiutai, ma l’etichetta ce lo impose” , dice.

E non perché gli Acid Bath trovassero moralmente discutibile usare la creatività di un serial killer per rappresentare la propria musica. In fondo dentro Strings Pop, Riggs urla cose tipo che “scoperà il buco di proiettile nella testa di JFK!”. No, è piuttosto la sua paura di schiacciare gli Acid Bath sotto la ben più corposa fama negativa di un quadro già tristemente famoso e molto esposto dai media.

Ma l’uso dell’arte prodotta da personaggi molto controversi sarebbe stata una costante visiva per gli Acid Bath, anche dopo essere passati dai dispotismi promozionali della Rotten Records alla più placida ed esposta Elektra Records: per l’EP Edits la band usò come copertina schizzi realizzati dal serial killer Richard Ramirez mentre per il secondo album, Paegan Terrorism Tactics la cover è un quadro realizzato dal dottor Jack Kevorkian.

“Riguardare questi artwork discutibili” dice il chitarrista Mike Sanchez, “a posteriori io li trovo molto consoni con la proposta degli Acid Bath. La follia, il caos e il romanticismo di Ramirez e Gacy erano ottime spezie da inserire nella nostra mefitica American Pie. Il Dr. Jack Kevorkian poi faceva parte di ciò che stava accadendo all’interno dell’album. Il gruppo agonizzava e anelava la morte…”

Già nel primo album, oltre alla grande capacità di fondere più sottogeneri, salutata malissimo dai recensori delle principali riviste metal straniere emerge subito uno stile definito e accattivante e su tutto spicca il talento di Riggs per i testi.

Dax sembra soprattutto raccontare la sua vita da tossico, consumata proprio in quegli anni nella band, ma potrebbe benissimo parlare di aborto, di serial killer, di necrofilia, di politica. Ogni pezzo ha un segmento narrativo da cui si può desumere una qualche storia, ma è anche pieno di rimandi simbolici a certe questioni che solo chi è passato attraverso determinate esperienze di alterazione chimica riesce davvero a capire. Jezebel, per dire, è un esempio perfetto. Parla di una prostituta torturata e uccisa o dell’eroina che ti tortura e ti ammazza come una povera prostituta drogata?

Tranquillized è un altro pezzo dove sembra esserci una dicotomia tra l’essere sedato dalla società e lo stato di gradevole riemersione dopo una pera.

Poi le ambivalenze si spostano anche su altri lidi. Scream Of The Butterfly parla di aborto o di una bambina molestata?

Dr. Seuss Is Dead è un tentativo di cristallizzare il momento in cui perdiamo la nostra innocenza, o si riferisce alla vera morte di questo scrittore per l’infanzia, autore de Il Grinch e Il Gatto col cappello, simpatico e apparentemente innocuo, ma anche lui annaspante nel proprio lato oscuro come tutti quanti?

E Finger Painting Of The Insane parla di Gacy, della famiglia Manson o piuttosto è Riggs che si diverte a piantonare con un ago la coda del Re Lucertola? Ma in fondo tutte queste cose sono così lontane tra loro?

C’è del resto chi ha ribattezzato Dax il “Morbid Morrison” degli anni 90

E probabilmente solo una versione tanto perversa di Jimmy Doors avrebbe potuto fare a brandelli la poetica aeronautica di Modugno. Il riferimento definitivo è al verso di The Blue:

“Questi sono i polsi tagliati del cielo che
sanguinano di blu”

Non vi sembra un grandissimo verso? Per me andrebbe cantato a squarciagola fuori dal Teatro Ariston in onore di Luigi Tenco o qualcosa del genere!

CAPITOLO 2 – TERRORISMO PAGANO

Mike Sanchez dice questo, a proposito del secondo, e per ora ultimo disco degli Acid Bath: “Pagean Terrorism Tactics ci ha portato dalla vita intima, misteriosa e oscura del Bayou, agli oceani aperti di libertà e oscurità che si trovavano sotto”.

Bello, anche se per Riggs la band stava già covando tutta una serie di nuovi progetti destinati a trascinar via i vari membri dalla bagnarola acida. Sammy Duet aveva già messo in piedi i Goatwhore (anche se con un nome diverso) e Riggs meditava seriamente di proseguire per conto proprio, mentre urlava sui palchi “Bleed Me An Ocean” o i versi di Locust Spawning.

Il disco è più orecchiabile del precedente, con la componente autoriale di Dax che emerge compiutamente in brani di grande disperazione evocativa (Graveflower, New Death Sensation, Dead Girl).

Ma nonostante lo scarso entusiasmo generale per il progetto Acid Bath, il pubblico inizia a crescere e intorno alla band si fanno ormai dei buoni affari.

A riascoltarlo oggi Pagean… non esprime confusione, tensioni creative tra chi voleva restare e chi andare, tra chi voleva pestare duro e chi gorgogliava il cuore su un’acustica. Tutto scorre, dando l’impressione ora più che mai che gli Acid Bath avrebbero davvero potuto fare qualsiasi cosa, sventrare una vergine e metterci sotto il grugno le sue viscere, o descrivere la soglia verso un’altra dimensione stando sdraiati con una sigaretta, tutto senza perdere mai il bandolo che conduceva ogni volta alla loro essenza di fondo: la poesia malata del creato.
Il brano New Death Sensation, per esempio, è una soggettiva in cui un ragazzo avvista la morte salire verso di lui dalle dita dei piedi. Senza scomporsi tinteggia con un’acustica un crescendo di struggente meraviglia che esplode nel lirismo finale a pieni polmoni:

Mi chiedo se hai mai visto il cielo
e sentito questo peso sugli occhi aperti.
Nuova sensazione di morte,
fiori di carne sognano di sbocciare.
Balliamo la morte di pietra, nudi sulla riva.
Io sento il suo canto dall’autostrada.
È sempre più vuota questa tomba di carne.
Lascia che il corpo vada in pezzi dove vuole
e i vermi e gli insetti giochino ai loro giochi di sole,
spruzzando sangue sulla mia anima.
Croccante bacio nero sul mio cranio.
È ormai vuota questa tomba…

Cazzo, trovatemi qualcosa di più struggente e scomodo nell’intero lagnoso depressive black betal!!

Bleed Me An Ocean invece è un durone grunge che avrebbe potuto servire bene in classifica, se il gruppo avesse voluto far soldi, anche se con delle liriche degne del più tetro doom difficilmente avrebbe conquistato le grandi folle:

Era finita prima che tu nascessi
Risucchiato nel vuoto di questa tomba universale

Ma il gruppo non voleva il successo. Non stiamo parlando della volpe e l’uva e possiamo dirlo che in fondo, mai come in questo caso, l’insuccesso degli Acid Bath sia stato merito degli Acid Bath.

Probabilmente gente come Duet e Riggs sentirono che dall’underground tutto stava salendo a un livello più grande e complesso e la cosa non gli piacque.

Poi certo, morì Audie Pitre, ma credete sul serio che fu questo a mettere in ginocchio la band?

Andiamo, quanti gruppi sono andati avanti dopo una cosa del genere? Basti pensare ai Metallica e Cliff Burton.

Nel caso degli Acid Bath fu la scusa che cercavano, fu il sistema utile a togliere le castagne dal fuoco a tutti quanti, come cercherò di dimostrare tra poco.

CAPITOLO 3 – UN BASSISTA UCCISO ALL’OCCORRENZA

Il bassista Audie Pitre è stato ucciso nel gennaio di quest’anno da un guidatore ubriaco e la band non ha ancora dichiarato alla stampa se ci sarà un sostituto o rivelato eventuali piani futuri per gli Acid Bath. (Velina giornalistica del 1997)

Riggs è davvero molto sincero a riguardo. “Ebbene” dice, “il nostro bassista morì. Non fu colpa sua. Stava solo guidando con la sua famiglia: sua madre, suo padre e il fratellino. Un guidatore ubriaco li investì. Uccise lui e i suoi genitori. Questo è il vero motivo per cui è finita con gli Acid Bath? Mah, in realtà tentammo di andare avanti per un po’. Facemmo alcuni concerti senza Audie, ma sembrava una farsa. Sai, lui era il punto di congiunzione tra la parte di noi che voleva sprofondare nel Doom dei Black Sabbath e la parte che invece desiderava una maggiore sperimentazione verso il clean e l’acustico”.

“Però non fu solo questo”, aggiunge Dax, “oggi mi è più chiaro che mai. Tutto era diventato, poco prima che Pitre morisse, una specie di organismo meccanico, in cui le persone dipendevano da noi per vivere. Era troppo da gestire e almeno io, personalmente, volevo uscirne. Volevo fare qualcosa di diverso già da un po’, ma a tutti nella band, le mie nuove cose non piacevano granché. Loro volevano solo ripetere quello che avevamo già fatto. Insomma, c’erano chiare vibrazioni di scioglimento nella band, già prima dell’incidente di Audie. Però se non fosse morto, devo dirlo, non sarei stato in grado di uscirne”.

Perché Riggs voleva uscirne e in fretta?

Gli Acid Bath davano da mangiare a delle famiglie e questa cosa era così opprimente per lui?

Probabilmente. Una volta fuori dal gruppo Dax ha messo in piedi e disfatto parecchi nuovi progetti, mostrandosi tenace nel voler rimanere in una nicchia, pur mostrando un potenziale accessibile in tutte le sue produzioni, soliste o sotto qualche altro monicker.

Di sicuro il metal non lo interessava più granché già nel 1996. L’aveva utilizzato come strumento espressivo finché era stato per lui davvero stimolante farlo, ma oggi ne è davvero troppo distante per tornare sui sentieri degli Acid Bath.

“Ma aspetta, io amo ancora la musica pesante” spiega. “Sono solo più o meno annoiato e mi sento come se fosse esaurito il genere. C’è stata un’età d’oro per quel tipo di musica e ora è solo una specie di bla-bla-bla, sai? Quindi immagino che sembri un po’ strano tornare tutti insieme a scavare nel vecchio cimitero del Doom cercando qualcosa da usare. È lì che ci trovammo tutti, nel Rock Doom. E poi c’era un lato Death Metal e un lato folk”.

CAPITOLO 4 – GLI EREDI E IL FUTURO

Oggi gli Acid Bath sono tra i pochissimi gruppi storici a non essere facili da reperire in streaming. Su Youtube per esempio non ci sono ancora, a meno ché non vi imbattiate in un brano dei Melvins che si intitola “Graveflower” e leggiate sotto qualche commento.

Lì potreste reperire il link giusto per accedere a un sostrato web piuttosto interessante.

Del resto, su Spotify, When The Kite String Pops è arrivato ma solo di recente.

Nonostante questo il gruppo è sempre più amato e conosciuto negli anni. C’è chi, vittima del dilagante revisionismo, li sta mettendo su un piedistallo dell’alt rock anni 90 (su cui gli Acid Bath non sono mai stati davvero) però è difficile poterli individuare come influenza nel metal di oggi.

Primo perché la scena è concentrata sul recupero di sonorità e coerenze ingessanti e incanalanti in un singolo binario vintage.

E secondo perché in fondo gli Acid Bath non hanno mai avuto il seguito sufficiente a infondere nelle nuove generazioni il proprio seme sconfina-generi.

Si può riconoscere una vaga reminiscenza nello stile dei System Of A Down, specie per i balzelli stilistici all’interno dello stesso brano (The Mortician’s Flame) ma sarebbe come dire che (Cadence of) The Dirge degli Exhorder, brano che chiude il loro secondo disco The Law, anticipi mezza discografia dei Nevermore.

No, la verità (e non è detto che questo sia un limite) gli Acid Bath restano un’esperienza particolare che non potete aver già assimilato di seconda mano in qualche epigono Nu Metal.

Certo, se il gruppo cedesse alla tentazione di un ritorno, troverebbe finalmente il pubblico che merita, ma durerebbe poco.

Certe esperienze è meglio non dissotterrarle. Sempre più esumazioni revivaliste ci dicono che è così; anche se Dax ultimamente sussurra cose abbastanza inquietanti per chi non tifa su una reunion.

“Parlo ancora con Sammy. Gli piace molto il mio nuovo disco. Vuole fare qualcosa e penso che il suo atteggiamento sia cambiato, capisci? Penso che apprezzi davvero il mio nuovo lavoro”