Ma l’industria della nostalgia ancora non vi ha stufato?

Argomento dibattuto a lungo, con posizioni diverse, argomentazioni pro e contro, insomma si è detto molto, ma non tutto. Per cominciare, almeno personalmente, e lo dico da chi per età e generazione dovrebbe esserne imbevuto, io tutta questa gran nostalgia per i decenni passati, la detesto e mi ha sinceramente disgustato. Vedo i miei coetanei, diciamo tra i 45 e gli over 50, schiacciati sul presente e cristallizzati in forme mentis immutabili, timorosi per il futuro, e quindi in fuga a retromarcia nel passato. Ma gli oggetti, come le sensazioni, è risaputo che acquistano ogni volta un sapore diverso, e mai uguale a quello che abbiamo sperimentato per la prima volta. Non si possono rivivere emozioni, ma soltanto rinnovarle, e l’impressione è sempre di perdere qualcosa.

La memoria, infatti, è selettiva e condizionata dalle esperienze che lentamente ma continuamente ci trasformano, poiché, volenti o nolenti, nulla resta uguale e tutto cambia. Bisogna accettarlo, metabolizzare che voler restare uguali a quando si avevano vent’anni non è possibile, non è sano, ma soprattutto è stupido.

Stupido perché ci impedisce di assaporare e godere del presente, e di tutto quello che porta con sé. Se le persone vivono con la voglia di fossilizzarsi in una “età dell’oro”, che poi tale non è mai stata, identificabile con l’adolescenza, la prima giovinezza o i trent’anni, si resta in un limbo.

Rifiutare i progressi tecnologici, le innovazioni, i mutati costumi, e rifugiarci in un vinile, una VHS, una vecchia rivista, la macchina da scrivere, ottusamente, certo con sacrosanto diritto a goderne, ma non facendo un passo avanti, ebbene, che tipo di vita viene fuori?

L’impressione che ne ho ricavato, dalle mie esperienze, è quella di persone con un presente non soddisfacente, con il timore inconscio o meno di invecchiare, di morire e di non accettarlo, quando in realtà si è già deceduti dentro, più o meno consapevolmente.

Su questa industria del “retrò” ci speculano e ci guadagnano da anni i grandi big del mercato, che hanno capito come gli oggetti del “secolo breve” siano un business eccezionale. Ai “vecchi”, ora in gran parte con capacità di spesa più alta, non pare vero di recuperare quello che avevano lasciato indietro a 15 anni perché senza un soldo in tasca. Inoltre, a ridosso di una realtà fatta di strazianti relazioni coniugali pessimi impieghi, divorzi, figli lobotomizzati dai telefonini, a queste persone non resta di far altro che una “fuga dalla realtà” necessaria per non impazzire.

E i giovani, certi giovani, che mossi dalla curiosità, dal recupero di un passato che hanno sempre sentito nominare dai genitori come “irripetibile”, si buttano anche loro, a ricercare e rivivere qualcosa che non gli appartiene e che mai gli apparterrà davvero.

Intanto l’industria macina acquisti, vendite, incassi, sapendo che mai come il revival muove più interesse e soldi del nuovo, fatto verificabile all’ennesima ristampa dei Pink Floyd e dei Queen, al cofanetto deluxe di Star ‘Fucking’ Wars, ai mega-volumoni della riproposizione dei primi Tex o Zagor.

Volete questo?

Questo avete.

A me personalmente basta aver vissuto le cose quando sono successe e guardare con ottimismo al presente, fare tesoro e conservare con cura gli insegnamenti del passato, pensando a un futuro al meglio possibile, al netto di ecatombi climatiche, guerre nucleari con la Cina e la Russia o qualche versione Covid Deluxe più bombata delle precedenti.

Sono consapevole di non essere più, e meno male, quello dei 20 anni o dei 40, ma l’attuale me dei 53 (quasi 54) merita ancora una vita di attese, sogni, speranze e di entusiasmo per ciò che accade ora. Il 1988 è stato bello, molto meno di quel che ricordo ma bello, però è il 2023 che sto vivendo. Marco Grosso del 1988 è defunto con esso.

Ma perché in pochi della mia generazione hanno la consapevolezza che bisogna gioire del presente e delle sue cose? Sbaglio io? Sbagliano loro? Questo non lo so, ma lo chiedo a voi, per capire meglio, certo che non ho verità in tasca. I miei sono pensieri e sensazioni che si muovono in linea retta nell’asse del tempo, e non all’indietro.

(Marco Grosso)