Abbassiamo i biglietti dei concerti!

Il mercato discografico significa selezione. I gruppi che riescono a stare nei costi e guadagnarci anche qualcosa durano, quelli che non ci riescono spariscono. Negli ultimi vent’anni si sono riformate tantissime band. Erano sparite soprattutto a cavallo tra il 1988 e il 1993 (lo tsunami del grunge, esatto). Oggi fanno tour, partecipano ai festival, pubblicano dischi (che in poche migliaia di fan comprano ancora, se va bene).

Possiamo vedere dal vivo praticamente chiunque, tranne poche eccezioni. Ci sono gruppi che, dopo la crisi del CD, non hanno più smesso di stare in tour, è la loro sola fonte di guadagno. Dato che i soldi non arrivano più dai vinili e dai CD, è dai biglietti che le band guadagnano. Ai concerti vendono anche le magliette, le toppe ufficiali, Sono tutte cose che chi ama il metal e il rock, sa benissimo. Come disse Jegger a Glenn Hughes, “prima facevamo tour per vendere dischi, ora è il contrario”.

Ci si lamenta del costo eccessivo dei biglietti dei concerti. E Dave Mustaine fa sapere (dai prestigiosi microfoni di Metalitalia… dai scherzo) che se si abbassassero le cifre, molte realtà sparirebbero.

Ecco la parola magica, sparirebbero. I Megadeth forse no, ma tanti altri mollerebbero perché impossibilitati a far muovere la ruota del proprio criceto ancora e ancora.

Io non credo che sia un disastro.

Pensate al calcio. In fondo ci sono stati calciatori meravigliosi che nel fiore degli anni sono stati capaci di compiere prodezze incredibili. Oggi sono signori di mezza età che non riescono più neanche a camminare. La natura gli ha detto che non era più ora di fare calcio e occuparsi di altro. Io parto dall’assunto che per suonare certe cose, occorra anche il fisico e l’età. Gli Slayer, sempre i più grandi in tutto, si sono pensionati, non a caso.

Ovviamente nella carriera musicale la questione è un po’ diversa, ma nel calcio abbiamo dei nuovi campioni, magari imparagonabili a certi precedenti, però tifiamo per loro e ne ammiriamo le capacità. Se ancora ci fossero in campo Maradona e Zidane, appena capaci di corricchiare (ma che classe) cosa sarebbe una partita di pallone?

Per me nel metal è un po’ così. Vedere ancora in giro, non dico i Megadeth (morti artisticamente nel 1992) o i Metallica (morti artisticamente nel 1991) o i pachidermici e imbarazzanti Guns N Roses (gli Elvis del metal) ma tutta una schiera di mezze grandezze che ancora tirano avanti grazie a un disco realizzato nel 1981, è doloroso e molto triste.

Suonano perché una volta sono state fiche. Non suonano perché hanno ancora qualcosa sul gozzo che sentono di doverci vomitare in faccia, chiaro?

Ma lasciamo perdere la creatività autentica, la pura necessità espressiva. Parliamo di attitudine e di tiro.

Il metal e il rock non sono paesi per vecchi. Purtroppo oggi c’è un bisogno di revival che sfianca il mondo e sono tutti in giro, ma ben pochi hanno davvero qualcosa da dire che non sia “ti ricordi?”

Appunto perché mi ricordo, tutto questo presente mi deprime.

Questa nostalgia tossica non ha nulla di arte, non è vita. Abbassiamo i biglietti dei concerti e mandiamo a casa un po’ di zombie, tanto non è l’underground vero che ci rimetterà. Saranno i gruppi grossi, in senso ormai anche fisico.