Gli Unleash The Archers e l’A.I. fatta a mano di Phantoma

Gli Unleash The Archers hanno pubblicato sei album, per qualcuno sono tra le band migliori al mondo e i due dischi precedenti a questo Phantoma, rappresentano lo stato dell’arte del power metal melodico milleniale. Girano dal 2007, canadesi, come gruppo hanno l’età di mia figlia o poco più e io li conosco solo ora. Questo mi fa riflettere su quanto non sia sufficiente seguire con grande impegno e attenzione il metal oggi giorno, per essere davvero informati sulle novità di rilievo. Cazzo, questi Unleash The Archers io li scopro solo ora, come è possibile?

Parliamo di Phantoma, un concept futuristico incentrato sull’A.I. Sembra che la cantante, Brittney Slayes, abbia usato chatGPT per scrivere i testi, ma dato che l’Intelligenza Artificiale non esegue correttamente neanche il “pentametro giambico”, lei ha usato più che altro dei campioni di strofe create dal sistema e poi le ha sistemate e completate a mano.

Ora, inventarsi un concept sull’A.I. va bene nel circuito metal. L’A.I. è il male, quindi una storia apocalittica ambientata nel millemila e rotti, mostrando le conseguenze estreme del cambiamento disumanizzante che stiamo vivendo grazie alle macchine, è l’ideale per il pubblico borchioide. Usare l’A.I. per comporre i testi invece è ahi, un vero azzardo.

Tempo fa ho scritto sull’argomento, dicendo che secondo me, il metal oggi è così prono all’abuso di schemi creativi consolidati, che sta praticamente consegnando su un piatto d’argento il futuro del genere a questa cosa che tanto teme (ci porta via il lavoro, ci ruba le idee… quale lavoro e quali idee?).

Al di là delle dispute su cosa sia morale nell’utilizzo di chatGPT o SUNO.AI, la mia reale preoccupazione è nel livello di prevedibilità e di stereotipia raggiunto dal metal in questi ultimi quindici anni. Un gruppo come gli Uleash The Archers dimostra ciò che sto dicendo. Ironico che abbia usato anni, strumenti, materia grigia e alchimie umane per realizzare qualcosa che sembra in tutto e per tutto un rimescolamento di cose che già esistono, senza aggiungere, tranne qualche breve momento, un elemento che produca nell’ascoltatore, vale a dire me, che sento metal, rock e molta altra musica dal 1991, un senso di sorpresa, di imprevedibilità. E secondo i recensori questo è un buon album metal, capite? La dimostrazione che sangue, sudore e ristrettezze mentali faranno sempre qualcosa di speciale rispetto alla prevedibilità e l’immoralità delle macchine.

Ogni brano di Pantoma, da primo all’ultimo, sembra fondere gli stili di due o tre band che già esistono. Mettere insieme i Rush e Pull Me Under nel pezzo di apertura Human Era, non è un’idea in quanto tale? Il pezzo scorre, si ascolta, ma non lascia altro che quel senso di noiosa famigliarità con i modelli originali, già abbondantemente assimilati. Gli Unleash The Archers cominciano a esistere (e terminano allo stesso momento) nella fusione di questi patterns preesistenti: un brano alla Rush combinato con Pull Me Under dei Dream Theater che parla di un futuro alla Metropolis misto Blade Runner in cui una macchina è talmente perfetta che sembra quasi un uomo.

In tutto questo dove sarebbe l’entità artistica Unleash The Archers, se non nel mero e arbitrario assemblaggio di elementi consolidati e imitabili?

Il secondo brano, Ph4/NT0-mA, è un mix tra gli In Flames di The Quiet Place, un pezzo d’apertura degli Stratovarius dopo Visions e gli Angra post-Matos. Dove iniziano (e finiscono) gli Unleashed The Archers in questo brano, se non nella mera decisione di fondere in una ricetta power metal “moderna” due tipiche band power metal con una spruzzata di melo-death bombastico degli In Flames di Sountrack Of Your Escape?

Il power metal che fanno gli Archers è… power metal e di conseguenza dobbiamo già dare per scontate tante cose, soprattutto i difetti estetici che lo rendono riconoscibile in quanto power metal. Se è melodicamente ipervitaminico, ha la batteria elicotterante (sinonimo di terremotante variegato al power) i cori a metà tra Cristina D’Avena, Nicola Di Bari, Wagner e gli Iron Maiden, allora è Power Metal.

Se la produzione è piatta, le chitarre impastate, la tastiera usa dei suoni da film anni 80, allora è power.

I pezzi sono veloci? Sì. Allora è power.

Nel caso degli Archers però quelli spediti non sono così tanti. Qualcuno dei recensori dei siti italiani rileva che ci sono troppi mid-tempos (pezzi in quattro quarti sostenuti ma non spintissimi). Non si sa se la cosa sia un bene o un male, forse è un male. Se dite di essere power e poi non correte, ci state prendendo in giro. Se dite che siete dei burrito e poi non piccate troppo, allora qualcosa non torna. Ingannate la gente, così.

Perché il vero power corre, corre, CORREEE! Per dove non si sa. I Motorhead, che correvano ma non sono mai stati power, stavano sempre a mille, ma la musica che creavano era il prodotto coerente della dieta a base di speed dei musicisti. Il power metal pista come un ragazzino che avanza lungo la collina, fino al punto più alto, con la sua spada di plastica e il mantellino svolazzante. Verso il sole corre e corre, completando il suo itinerario con un salto in alto, arma volta al cielo cremisi, gridando il discolo qualcosa di esultante tipo evviva, sono il più forte, ho il poweeer. Ecco il power in termini bioritmici. Diciamo che l’incedere forsennato del power metal sia attribuibile a merendine iper-caloriche e bibite energizzanti e una buona dose di metabolica orgonica.

O no?

Non voglio stroncare gli Unleash The Archers, li trovo un gruppo valido e Phantoma in fondo piacerà ai convenzionalisti. Peccato che non travalichino il sotto-genere a cui si sono votati e non deraglino in qualcosa di davvero audace. Saprebbero farlo, come per esempio nel finale di Green & Glass, dove la melodia power si trasforma in una roba alla Potsie di Happy Days.

Se solo si accorgessero di due cose. La prima è che sono immersi in un sonno profondo nel matrix del power metal. La seconda è che stanno artigianalmente, con grande dispiego di mezzi e di tempo, facendo quello che le macchine realizzano già in pochi secondi, alla faccia del  Pentametro giambico.