Sabbat – Il mattino dei maghi

Nel 1985 i Negazione si autopubblicarono un EP, il cui titolo è una filosofia di vita (nefasta) per tanti: “Condannati a morte nel vostro quieto vivere”. Il testo si riassume nel pezzo Noi!, ma oso riprendere questo concetto e transarlo nel buffo e assurdo mondo del metallo pesante. Quante persone si sono autorecintate, dopo un adolescenza formativa in cui hanno imparato a costruire le assi per il proprio steccato mentale, per isolarsi da un mondo musicale che li terrorizza e sopravvivere di certezze, poche, solide e ottuse? Tanti, troppi. Ecco allora che tolto un orticello di “solide realtà” in cambio di compravendita di sogni alla Carlini dell’immobiliare, lasciare fuori il resto e ignorarlo, o peggio ancora criticarlo senza conoscerlo a fondo, diviene il conforto tiepido e molle del suolo natale. Tutto questo pippone filosofico ve lo sorbite (ma io sono un filosofo, a modo mio, sappiatelo!).

Il mio scopo è quello di suscitare nel lettore un dubbio costruttivo su ciò che ci circonda: sollecitazione a ulteriori visioni del mondo, con la messa a fuoco, incrociata, di fatti apparentemente diversi che si presentano con fenomenologie inconsuete; inoltre sottendo peregrine ipotesi le quali, per quanto d’acchito opinabili, siano in grado di far ex-cogitare ragionevoli sospetti.

Arriviamo al dunque. Mourning Has Broken degli inglesi Sabbat non è affatto quella ciofeca che per decenni la critica ottusa e un pubblico di cui sopra, ha snobbato, scartato e accantonato senza manco risentirlo due volte. Certo, la magia druidica e pagana di Dreamweaver e History Of A Time To Come è un alchimia irripetibile, e forse meglio che si sia estinta in soli due dischi, magnifici.

Ma il terzo, quello senza Martin Walkyier e con il solo Andty Sneap della prima line up (con Simon Negus), fa indossare al sacerdote di Cernunnos la tuta spaziale, lo imbarca su di un astronave e lo fa atterrare in un mondo alieno in un altro sistema solare distante anni luce da Stonehenge.

Analogamente con Warrior per Cold Lake, i Sabbat ripudiarono pubblicamente dopo poco la pubblicazione quell’album, esortando la gente e fare altrettanto.

Sbagliato! Quando si consegna un’opera al mondo, essa diventa del mondo, e sicuramente se c’è del buono, non è giusto invogliare su preconcetti e vicende personali per cancellarlo nelle intenzioni di chi ne può usufruire. Senza quelle pregiudiziali. Mourning Has Broken è un lavoro gelido e privo di vita organica, è un essere sintetico su un pianeta di metallo e vetro, senza emozioni e sentimenti umani, ma in questa assenza c’è invece presenza. Eccome!

La sua bellezza risiede nella capacità (al netto di una produzione piatta e meccanica, che però dona ulteriore fascino), di trasportare l’ascoltatore in un subconscio desiderio di ripetitività esistenziale: senza anima la vita robotica è eterna, e in questo disco comunque le sequenze sonore sono magnifiche.

Watchtower e Voivod hanno in sé ancora barlumi animici umani; qui è l’assenza ad affascinare. Richie Desmond (andatevi a ripescare il suo demo solista Theological Void come Desmatron, pezzi di fango!) abilissimo chitarrista e cantante, è il vero demiurgo sintetico e mastermind del disco.

Sottomettere artisticamente Andy Sneap e trasformarlo in un androide, fargli suonare un techno-thrash sequenziale e atonale è pura libidine. La tensione sonora, nervosa, scattosa e fatta di brevi momenti armonici, quasi jazzistici è palpabile in ogni nota, in continuo stato di ansia e tensione, rotta solo dalla voce potente, scultorea e acuta di Desmond.

Ricorda a tratti un Geoff Tate (ariecchelo ndpc) più cupo, disperato, ma con un range vocale quasi pari al suo. Ogni brano è un afflato di morte, ma non satanica, bensì animica.Nel 1991 un disco così era fuori tempo massimo per qualsiasi cosa, ma credo che sia impossibile che abbia potuto o sperato di incasellarsi in qualcosa di “commerciale”.

L’ossidiana thrash e ipertecnica di questi Sabbat è davvero preziosa, e una riascoltata, senza pregiudizi vi metterà nella condizione di apprezzarne ogni singolo aspetto. Poi fate la ola ai Voivod (e manco li ascoltate) e vi riempite la bocca di Atheist e Cynic. Voi, quelli che al tempo i soldi li usavate per Sepultura e Annihilator, mica per Sabbat e Watchtower, per poi oggi predicare il “respect”. Miserabili! Ovviamente la mia invettiva non è per tutti, qualche illuminato c’è e c’era anche allora. Riappropriatevi di quel fosco mattino.

Marco Grosso