I Marduk e il dopo-bomba dei diavoli

Sto ascoltando a ruota Heaven Shall Burn… When We Are Gathered è trovo sia come una scheggia di qualcosa di più grande. Il gruppo era in piena crescita e snocciolava uscite su uscite e questo album era solo una puntata di una roba più grande. Ogni titolo che pubblicarono in quegli anni è considerato oggi come un classico, almeno fino a La Grande Danse Macabre. Poi i Marduk diventarono per qualche tempo dei “punti un po’ troppo fermi” per il black metal.

Heaven Shall Burn… era stato registrato agli Abyss Studios con Peter Tagtgren. Il gruppo si dichiarò completamente soddisfatto ma approfittò della domanda per parlar male di Dan Swano, il produttore di tutti i loro dischi precedenti. Di lui avevano sempre detto un gran bene, ma adesso gli era chiaro che non sapeva dove mettere davvero le mani con loro e quindi viva Peter Tagtgren.

Di sicuro il nuovo disco suonava più pulito dei precedenti, ma forse Legion esagerò un tantino quando accusò Swano di essere il colpevole della brutta resa di Opus Nocturne.

Heaven… uscì nel 1996, ovvero l’anno in cui il black metal era clamorosamente divenuto una moda, cosa che a Morgan e Legion non dispiacque. In vero, i Marduk sono sempre stati contro le logiche elitiste e da cameretta dei Darkthrone e Burzum; il messaggio doveva arrivare a più persone possibili, oltre la geopolitica consolidata, alle barriere culturali e alle questioni razziali. Nonostante il flirt con il nazismo storico, i Marduk adorano per esempio il Sud-America, notoriamente un minestrone genetico e dominato da quelle che Lovecraft definiva esemplari inferiori, vale a dire i negroidi, i latini, i mulatti. Inoltre, non so se siano mai riusciti a farlo, ma i Marduk hanno avuto per molti anni in progetto di andare in tour in Africa e nel medio oriente, così da abbracciare anche da quelle parti i propri “fratelli infernali”.

Ovvio che la loro vulgata è sempre stata una retorica alla Manowar in chiave luciferina, anche se per un pezzo i Marduk, tra il 1990 e il 1999, hanno suscitato una certa inquietudine nel tessuto medio-borghese dei suoi ascoltatori. E questo senza uccidere nessuno o bruciare qualcosa.

Il satanismo del gruppo ormai ha perso effetto, così come tutto quello che punta sulla blasfemia e lo scontro diretto con Cristo in toni spettacolari. Quando i Venom inneggiavano a Satana il pubblico faticava a rimanere serio, ma nel giro scandinavo le cose riguadagnarono una certa attendibilità grazie alla serie di cose che avvennero e di cui non ha senso parlare ancora. Eppure apparve evidente quanto quel tipo di satanismo fosse un clamoroso autogol.

Se odi il cristianesimo e sostieni Satana, stai facendo comunque il gioco del cristianesimo. Il tuo satana è il cattivo creato dai cristiani, quindi sei sempre in quel lago metafisico e non ne esci. Dio esiste, dato che lo accusi e lo insulti. Quindi, alla pari di qualsiasi bestemmiatore tu credi in dio e ti stai guadagnando l’inferno. Pensi che laggiù starai bene? Uhm… Forse, ma non basta leccare il culo a Satana, che notoriamente è un tipo poco amante dell’umanità e famoso per mandare in vacca i patti fin dal principio, inserendo clausole del cazzo nei contratti.

Insomma, se il tuo essere satanista si limita a fare messe al contrario e pisciare sulla croce, non sei un libero pensatore ma un cristiano deluso che è passato al nemico e quindi ancora un fottuto cristiano.

I Marduk hanno espresso via via qualcosa di più, per loro fortuna. Peccato non in questo album. Heaven Shall Burn… è pregno di quella rabbia anti-cristiana reiterata nei secoli da decenni di band black metal. La gioia di vedere questo genere diventare di moda, ha prodotto centinaia di gruppi con la faccia dipinta che sono stati capaci soltanto di svuotare la potenza del messaggio ribellista dei Marduk e di quelli della propria generazione.

Essendo dei maestri, loro però hanno iniziato in tempo a virare oltre i pericolosi recessi dello stereotipo satanesco; nello specifico di questo disco, deflagra a un certo punto della scaletta, a parte la brillante rivisitazione de La notte sul monte calvo di Mussorgsky (Glorification Of The Black God), con un randellante bio pic su Vlad Tepes, l’impalatore di Valacchia (Dracul va domni din nou in Transilvania) soggetto poi ripreso e ampliato in un mini concept nella seconda parte del successivo Nightwing.

Essendo la fede religiosa di Morgan, leader del gruppo, una questione privata e delicata, non è stato possibile comprendere fino in fondo di cosa si tratti. Lui sostiene di essere un satanista, vale a dire un tipo normale che vivere un’esistenza tranquilla. Di sicuro la sua fede non ha nulla a che vedere con la profanazione e le messe nere, ma nemmeno con la riabilitazione degli dei nordici. Una volta raccontò in un’intervista di essere cresciuto in un ambiente famigliare molto libero, con due zii adoratori di Thor, per capirsi;  lui però non ha mai sentito il richiamo di Odino o del versante neo-pagano.

Si è rivolto fin dall’adolescenza a qualcosa di auto-affermativo, ultra-umanistico, trasformando il suo messaggio interiore in un truculento assalto alla Chiesa inteso come istituzione morale del potere.

Nel tempo, anche grazie all’apporto creativo di Mortuus, vocalist proveniente dai Funeral Mist, il programma dei Marduk è passato dalle invettive con la bava alla bocca, a qualcosa di più razionale e anche meno equivoco rispetto alle narrazioni affascinate sui momenti più indigesti della Storia.

Il volo del gruppo si è trasformato in uno spietato e poetico planare nella dimensione esistenziale: si muore, si diventa cibo per vermi e non c’è altro a parte questa vita. Immagino che Kerry King, quando disse di Hanneman che “adesso è solo cibo per vermi”, sia d’accordo con questa filosofia.

Ma bisognerebbe chiedergli come faccia a non spararsi un colpo in testa, sapendo che è tutto qui.

Morgan ha però sempre sostenuto che l’adorazione di Satana sia solo un modo per esemplificare una fede che non ripone in niente che sia altrove, ma qui, in questo mondo. Dopo ci sono la putrefazione, le ossa e il nulla, ma prima c’è la vita, intesa come energia costruttrice. Tutto è mosso da una cosa che fa nascere e crescere il creato.

L’uomo di solito è uno strumento di questa volontà energetica, anche nelle sue inclinazioni più distruttive, poiché attraverso la morte, la materia torna nel grande mulino, nel rimpasto da cui nasce il nuovo e via così. Quindi pure se si dice: vermi, polvere e ossa, non si vuole sminuire la morte, ma ribadire che è tutto ancora qui e solo qui. Non c’è nulla altrove. Siamo dalle parti di Parmenide.

L’energia è tutto il divino possibile, il dio che domina e gestisce ogni cosa. La sua opera è solo qui. Il desiderio di un altro mondo che ci attende, è come dice Schopenhauer, un sogno a cui ci aggrappiamo per dare senso a questa schiavitù a cui siamo condannati. Noi esistiamo per creare e distruggere, siamo il mestolo di dio e poi finiamo per reintegrarci al suo gigantesco pongo.

I Marduk hanno trasformato l’energia creativa in musica estrema, forsennata, irruentissima, e sono riusciti a padroneggiarne le briciole del male, al punto da riuscire ad aggiungere una ghiotta postilla al getto nucleare degli Slayer. Dopo Reign In Blood sulle macerie e la polvere del dopo-bomba, giunsero i diavoli a stuprare i corpi deformi che ancora si muovevano, e quei diavoli sono i Marduk.