Si dice che non c’è limite al peggio e sebbene io creda che le cose negative siano uno stimolo per il miglioramento, di fronte a certi fatti mi permetto di pensare d’aver torto. Sono rimasto impressionato dal commentario di Marco Grosso sulla tendenza attuale dell’intrattenimento Metal su Youtube, ovvero pagliacciate di “reazioni” degne di Idiocracy, cerchiobottismo militante, paraculismo commercialoide. Sono colpito dallo stile dello scritto, perché l’autore è in genere misurato anche se tagliente, con una lunga meditazione che traspare dal lessico. Qui c’è un rifiuto istintivo, necessario di fronte a qualcosa di avvelenante. Questo fenomeno che intasa e intossica l’aria ha un collegamento con i nostri amati Iron maiden, che voglio illustrarvi.
Da tempo Bruce Dickinson inveisce sacrosantemente contro il malcostume nei concerti della creazione dei posti platino-oro-diamante e via tronfieggiando. Appena lette le ultime sue dichiarazione io mi sono sciolto vagheggiando ipotesi di reazione del mondo musicale al malcostume inveterato degli squali finanziari.
Invece la gestione dell’azienda Iron Maiden ha pensato di fare nel 2026 un concerto a Milano, allo stadio, una mossa strategica demenziale: il Metal è a rischio estinzione, non è facile per nessuno riempire quel posto, tantomeno per un genere messo alle strette.
Col rischio di rimetterci un sacco di soldi (pare che con meno dell’80% di posti pagati si vada sotto, secondo Damir Ivic) è sì stato abolito l’orrendo spazio riservato, ma i biglietti del concerto costano da 85 a 203 ducati; come vi fosse spalmata sopra l’assenza di quella turpitudine.
Si tratta di un’operazione delirante che mette a dura prova credibilità culturale, efficacia finanziaria e coerenza di un’istituzione che, nonostante non faccia dischi sensati da più di vent’anni, non d’essere sbeffeggiata dal volgo e diventare un gruppo di ipocriti all’interno del Metal.
Per non parlare delle ripercussioni sulla salute del genere. Ricordo che prima del Covid, i concerti in Italia di KISS e Metallica a Torino, con bacini di persone che potevano arrivare dalle nazioni oltralpe, sono stati miseramente partecipati: un brutto segnale che gli squali hanno interpretato nella loro meschina maniera.
Quindi?
Ecco il problema: il Metal che conta è imbalsamato dall’assenza di senso, sta perdendo il contatto con la realtà. Stessa cosa i suoi apologeti su YT a caccia dei pochi soldi nel pubblico.
E tutto ciò nel macabro amplesso, paragonabile in modo farsesco a quelli di qualche racconto di Clark Ashton Smith, fra arte e banalizzazione commerciale.
Insomma, anche quando con coraggio viene denunciato qualcosa, il carrozzone non cambia marcia, infilandosi in un’altra schifezza.
Pure sincera l’intenzione (i vari CiccioBenza99 e i loro interventi), poi non si traduce in qualcosa di efficace, non sposta niente, fa figure misere.
E banalizzare il tutto con l’idea che il meglio è già passato, che è già la tomba dell’arte è il chiodo definitivo sulla questione.
Ma il grave è che viene dato ormai per scontato dalla maggioranza.
Questo clima di accettazione della decadenza sta mettendo a rischio l’esistenza futura di molte forme artistiche, anche la possibile sopravvivenza di rigagnoli d’acqua pulita in mezzo alla pianura infetidita.
Perchè di fronte all’inattendibilità d’un settore, a rimetterci sono le maestranze che contribuiscono col loro lavoro a questo schifo. E se i lavoratori di un settore smettono di lavorarci, per tutto il baraccone sono guai.
Sale prova, negozi di strumenti e dischi, studi di registrazione e produzione…
Quanto ha fatto male il discorso più volte ripetuto nei decenni che “il rock è morto”?
Lo si diceva quando ancora c’era una scena internazionale. Quella frase allora era idiota e priva di connessioni con la realtà quanto lo è oggi. Veniva presa come una sparata commerciale e ora il pubblico rock la trova scontata e ignora le reali ripercussioni di un pensiero che si sta effettivamente concretizzando, perché se la musica diventa un passatempo per ricchi, tutto si blocca.
Questo è un fenomeno ampio, su più settori attorcigliato come un grosso serpente e potrete vederlo in un altro versante, dato che vi consiglio questo contributo d’un nostro connazionale attivo sul fronte cinema:
Non paghi dello scempio milanese, per tornare sulla questione giochi di società, Magic avrà la sua espansione a tema Iron maiden, rendendo tra l’altro l’articolo di Marco Grosso pubblicato qualche tempo fa, di una preveggenza disarmante.
Metal pupazzesco e demenzializzato, spudorata cafonata commerciale di bassa lega che sbraca su entrambi i contraenti d’un simile patto oscuro, Il gruppo macchiettizzato e digerito dal sistema. Il gioco un tempo intelligente e ispirato in modi originali, degradatosi a macchina spillasoldi per consumatori bulimici.
Non credo mi si chiederà che fare, ma io lo dico lo stesso: reagire e spingere il meglio, senza mediocrità e intellettualismi, col cuore, non per ribellione figurata ma sano anticonformismo.

