“Sono un ascoltatore di Metal”. – Non significa molto, vero?
E invece, “Mi piace il Metal!”? – Beh, sarebbe difficile il contrario essendo qui a scrivere sta roba; a meno che non fossi un provocatore e/o un sottile masochista segretamente-ipocritamente innamorato del genere, che però lo denigro per motivi esterni al mio piacere; tipo la pseudo-ideologia indie che contempla solo i Beherit e i Maiden con Paul di Anno come davvero metal.
“Sono un conoscitore del Metal”. – Qui la cosa si fa interessante: suggerisce un senso di penetrazione, d’immersione che deriva da una serie di esperienze quotidiane ripetute a lungo nel tempo”. “Sono un profondo conoscitore del metal” sarebbe più esatto.
Più semplicemente, “Sono un metallaro”. – L’appartenenza auto-certificata a un gruppo (o la sua estraneità), non equivalgono sempre a un’affermazione sincera e sicura. “Sono un metallaro, sai, mi piacciono molto i Korn e i Linkin’ Park”, per dire.
“Sono Metal”. – No cazzo, sono Umano.
“Sono IL Metal”. Ma dai. Neanche Rob Halford lo pensa sul serio Lo dice, ma non lo pensa, ne sono sicuro.
“Sono nel Metal”. Sentimento di fluttuazione passiva all’interno d’uno spazio che può mutare in:
“Sono un viaggiatore nel Metal” – forma neutra vagamente passiva perché un po’ turistica che può trasformarsi in: “Sono un viaggiatore Del metal” – neutro parzialmente attivo, come quelli che disquisiscono sulla differenza fra viaggiatori e turisti e non sempre hanno da narrare cose interessanti sulla profondità propria contrapposta ai consumisti inconsapevoli di cui sopra.
Invece, declinando le forme precedenti in “del”, sparisce la neutralità e arriva una sensazione di appartenenza liquida attiva, un po’come le intense macchinazioni dei The Ocean, ma cede nettamente il passo a: “Sono un esploratore del Metal”.
Questo è bello, dà un senso di pionierismo, di vita vissuta e avventurosa, fra scoperte e riscoperte, ripensamenti e lunghe spedizioni in cerca di tesori nascosti, con tutti i rischi del caso.
“Sono un avventuriero Metal” – Questo è il BECMI applicato alla musica, o i Manilla Road che affrontano i loro stessi scenari dal vivo.
“Sono un (classe a scelta) Metal” – Decisamente, qui il confine fra i GDR e la musica non c’è, la possibilità di palese idiozia o profonda saggezza in questa affermazione può essere solo delineata da una spiegazione e dal suo modo.
“Sono un cultore del Metal” – Forma vagamente desueta, avvicinabile ai cultori le Bel canto e alla loro fiabesca e un po’ ingenua sensazione di auto-determinazione.
“Sono un cultista del Metal” – Se esista una setta o chiesa, c’è la possibilità che qualcuno vi aderisca.
“Sono un cultista Metal”. – Forse Glenn Benton; sicuramente qualche scandinavo.
“Sono acculturato dal Metal”. Sfida alla nomenclatura accademica del sapere riconosciuto e accettato; rivendicazione del Metal come forma di conoscenza e sottile pretesa di cattedra con relativi fama e soldi.
“Amo il Metal” – Questo è sicuro.
“Il Metal mi ama” – Non sono Rob Halford.
“Sono amato dal Metal” – Non sono Conan il Cimmero.
“Io e il Metal ci amiamo” – Forma inquietante di personificazione del genere e spersonalizzazione di sé.
Le forme precedenti al passato. Tristezze varie e assortite.
Io sono. Il Metal è. Passione e conoscenza vanno coltivate. La disciplina è spesso amore di sé e dell’esterno, Metal compreso.

