Bizarre Uproar & Wrath Audio Division – Visual Depravity II

E c’è chi direbbe sotto questo rumore di catene ci sia anche della musica. Ma serve per forza classificare ogni suono come tale?
Ho discusso più volte dei Bizarre Uproar, quanto basta per far passare la voglia a qualcuno di parlarmi o abbastanza da desiderare voler mangiare ratti morti giocando alla roulette russa pandemica.

C’è chi mi ha fermato chiedendomi se tutto ciò ho detto su di loro sia vero, altri preferiscono allontanare lo sguardo perché temono le mie risposte. Eppure nella mia (a)normalità non posso fare a meno di provare un certo feticcio per loro, come suono, come grafiche, come autodistruzione.

Non si può parlare d’un disco e pensare essere alla moda, pensare le recensioni degli album servano ancora a qualcosa. Allora la scusa di Visual Depravity II e chiedersi, con cosa ci siamo masturbati prima? Cosa ci si scopava prima delle capre, forse le donne?

Mentre sento quel loop di catene e urla, fisso la cover. Mi piacerebbe farmi pisciare in faccia? Mi piacerebbe pisciare addosso a qualcuno? La risposta è già alla fine dell’album, ma quel loop non smette di mangiarmi il cervello, come un ratto dentro la mia testa. Gustati le mie memorie, perché io gusterò le tue carni.

La catena continua a sbattere con violenza, gli echi si ripetono in loop. Ma come può qualcuno pensare suoni del genere? E come possono altri solo concepire di ascoltarli?

È un rituale che si ripete, mentre il dominatore si lascia dominare. Ferro contro cemento e le carni si rompono. Non sono ratti ma persone quelle che rosicano. Sono culture che si mangiano a vicenda, per poi defecare sull’asfalto, nelle case, partorendo nuovi stronzi a forma di ratto. Merde partorite dal culo di persone che vogliono solo mangiare, rosicare, scopare, crepare. Così all’infinito dando la colpa alla propria merda se poi tutto quanto puzza e arrivano nuovi ratti.

Sopravvivere in un letamaio non è facile. Allora batti ritmicamente la tua verga per dimostrare chi è il più forte. Non c’è scampo per nessuno, il ratto è umano perché l’umano è merda rosicata.

Ma alla fine ti è piaciuto? Piscio, merda, sangue. Non c’è piacere per nessuno; ne se domini o vieni dominato. Quando mangi la merda il suo sapore non cambia è un’illusione che ti possa piacere. Se ti pisciano addosso e affoghi, non pensare che se a farlo è l’amore della tua vita la morte sarà più dolce. Ingoia allora di gusto e chiediti nuovamente “mi è veramente piaciuto?”

No ovviamente, ma siamo tutti sottomessi al feticcio che ci comanda e quando si tratta di rumore e merda, siamo solo ratti sottomessi.