Nel mondo del rock, raramente si inizia con un contratto da dipendente. Si inizia come amici che caricano un furgone. I Ghouls hanno investito anni di vita, fatica e anonimato, proteggendo l’identità del progetto, perché convinti di stare costruendo qualcosa di loro. Nessun musicista turnista accetterebbe di vivere di sussidi di disoccupazione (come faceva Persner) se non credesse di essere parte di un investimento a lungo termine.
Ho sempre sostenuto, al di là dello stile rivolto al passato rock e metal, che i Ghost siano un gruppo estremamente moderno, poiché retti su una sola persona che ha messo in piedi un progetto, non su una vera e propria band. Il mercato discografico è cambiato a tal punto che per rendere miliardario Tobias Forge, c’è voluto Tik Tok e non il tour di supporto ai Metallica nei primi, e comunque fortunati, anni di attività dei Ghost.
Lui ha ideato tutto, ha scritto le canzoni e assoldato dei musicisti che lo seguissero sul palco o almeno così credeva. La verità era un’altra. I Ghost, fino all’exploit del terzo album “Meliora” (2015), erano un gruppo a tutti gli effetti. O meglio, gli elementi coinvolti vivevano questa percezione rispetto al loro leader e factotum. Tobias era un imprenditore che portava avanti la propria azienda; i suoi dipendenti, tra cui alcuni nomi che torneranno in questo articolo anche per motivi artistici, vale a dire Martin Persner, Simon Söderberg e Henrik Palm, i quali invece credevano di far parte di una band alla pari col capo o quasi.
E come in ogni band, tutti loro scrivevano canzoni e alcune divennero importanti nel repertorio dei Ghost. C’è chi contribuì pesantemente alle registrazioni e alla produzione dei primi due album. Tutti tennero duro credendoci. Vissero di sussidi, passarono mesi e mesi in viaggio lontano da casa e dalle proprie famiglie, sopportando un sacco di problemi logistici e professionali. E queste cose le affrontavano come ogni band che si rispetti, senza mollare l’impresa che, nelle loro speranze, stava conducendo i Ghost e quindi tutti loro, a un grande successo artistico ed economico.
Non ne erano ovviamente sicuri.
Anche dopo “Infestissumam” e l’opportunità di girare gli Stati Uniti insieme ai Metallica, nessuno di loro era in grado di mantenersi con la musica. Solo Tobias se la cavava, ma neanche lui viveva nel lusso. Eppure, dalle testimonianze degli ex compagni, all’incirca dopo il primo disco, aveva cambiato atteggiamento verso di loro, trasformandosi da bravo capitano in despota bizzoso.
Ho capito una cosa di questa faccenda.
Non è facile appurare fino in fondo come stessero le cose e chi tradì chi. Se mi attengo ai fatti, è vero che Forge iniziò a sottoporre ai suoi collaboratori di lunga data, dopo tanti accordi tra gentiluomini, a quanto pare non onorati, dei contratti veri, ufficiali, in cui però era chiaro quanto contassero gli altri Ghouls rispetto a lui.
Se avessero firmato sarebbero stati solo dei turnisti. Mi rendo conto che il mio linguaggio non è “legale” ma bado alla sostanza: lui proponeva loro questo e non altro. Nessuno ovviamente firmò e il comportamento, dal punto di vista di Forge, dovette apparirgli ben strano. Ma cosa si credevano? Gli accordi sempre stati questi, no?
Beh, di scritto non c’era mai stato nulla, quindi…
I Nameless Ghouls, di fronte a dei contratti insoddisfacenti, avrebbero potuto fermarsi, tornare a casa e lasciare che Forge prendesse in fretta e furia qualche altro turnista per andarsene in giro nel mondo, visto che era solo questo che chiedeva loro, essere turnisti remunerati in modo adeguato. Ma non lo fecero e anzi, risposero che di adeguato qui c’era stato poco o nulla, anche per dei turnisti. E loro erano stati ben di più.
Per cominciare avevano scritto canzoni che erano state utili ad arrivare fino lì. Avevano sopportato le incertezze e le difficoltà di quei tour.
Non sto dicendo che Forge si sia approfittato di loro, ma è probabile che qualcosa nella comunicazione tra lui e il resto del gruppo non abbia funzionato e questo aveva portato alle controversie e poi al processo. E se ora la cosa vi può sembrare minima, al tempo i Ghost avrebbero potuto non uscire vivi dalle sedi legali.
Dobbiamo però tornare un po’ indietro prima di entrare nelle aule dove si svolse il processo.
Più o meno al giorno in cui Tobias Forge tornò nella città di Linköping, dopo aver trascorso 9 anni a Stoccolma in forza agli ormai defunti Repugnant.
I Repugnant erano un gruppo death metal old school niente male. Fondati a Stoccolma nel 1998 e sciolti nel 2011, oggi non rappresentano granché nella storia del genere, a mio avviso, però per dire, nel libro “Swedish Death Metal”, Daniel Ekeroth dedica loro una piccola scheda parlandone con un certo entusiasmo.
Erano tra i primi esempi di “ritorno alle origini”, quelle del sound di Entombed, Dismember, Grave e così via. Ormai non se ne può più di gruppi revivalisti, ma a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio, risultò una presa di posizione intrigante per i deathsters del tempo.
Dello stesso anno di fondazione dei Repugnant, il 1998, prese il via anche il progettone Bloodbath, quello che coinvolgeva Swanö, Akerfeldt degli Opeth e altri nomi grossi del giro death metal svedese: una rimpatriata alle vecchie tombe del cimitero di Stoccolma che fu festeggiata alla grande da critica e pubblico.
Tobias era uno dei membri cardine dei Repugnant e oltre a scrivere le musiche, ci gutturava sopra con lo pseudonimo di Mary Groove. Qualcosa però smise di funzionare in quella band. Pare che il debutto, “Epitome Of Darkness”, uscì dopo 4 anni dalla sua incisione, a seguito di numerosi rifiuti delle etichette. Lui tornò nella sua città natale, anche perché era diventato padre da poco e immagino preferisse crescere i suoi due gemelli nello stesso posto tranquillo dove era venuto su lui.
Di nuovo a Linköping, Forge riallacciò i rapporti con i musicisti del luogo; strinse nuove collaborazioni. In particolare Tobias si diede da fare con Martin Persner e Simon Söderberg, insieme ai quali fondò un progetto ambient-rock-whatever dal nome Magna Carta Cartel.
Suonavo già la chitarra da bambino e negli anni Novanta ho militato in alcune band hardcore. In seguito ho suonato in un gruppo metal chiamato Roswell, dove ho conosciuto Martin Persner. Insieme abbiamo fondato i Magna Carta Cartel, dove Tobias avrebbe poi suonato il basso. Tobias si era trasferito da Stoccolma a Linköping e lo abbiamo accolto a braccia aperte. A quanto pare aveva avuto problemi con altri musicisti nella capitale, ma all’epoca non ci importava. Pensavamo solo che fosse un musicista fantastico, ed è stato il periodo più bello della nostra vita. In seguito abbiamo scoperto che Tobias aveva litigato con diversi artisti a Stoccolma ed è per questo che era tornato a Linköping. All’epoca non era molto popolare nella scena svedese. In realtà, non lo è nemmeno oggi. Comunque, suonavamo insieme da dieci anni prima di farsi papa. – Simon Söderberg
Forge era un ragazzo di grande talento, versatile, ambizioso. Tra lui, Martin e gli altri, le cose si movimentarono subito su più versanti. In particolare un progetto molto interessante di Forge, chiamato Ghost, in cui coinvolse sia Persner che Söderberg.
Loro due divennero i chitarristi Alpha e Omega e si prodigarono parecchio per i Ghost, questo è innegabile. Ora, se Tobias avesse voluto solo dei professionisti avrebbe dovuto pagarseli di tasca propria da subito. Sicuramente lui ricompensò i ragazzi coinvolti nei Ghost, ma non quanto avrebbe dovuto con dei professionisti veri. Erano amici, vivevano l’avventura con lui ed erano pronti ad accettare cifre basse e godersi il viaggio.
Persner non scrisse insieme a Forge i brani del primo album dei Ghost (cominciò a farlo dal secondo) ma Söderberg fu l’ingegnere del suono di “Opus Eponymous” che registrarono nel suo studio privato, il Manfire Recording. E a sentire Simon, svolse anche il ruolo di produttore. Peccato che nei crediti risulti Forge come tale.
“Io e Tobias registrammo il primo demo dei Ghost che finì su MySpace, nel mio studio a Linköping, nello stesso modo in cui avevamo fatto negli anni precedenti, centinaia di volte. Quindi era “solo un altro progetto” che registrammo insieme. Io mi occupai della produzione, degli arrangiamenti, della scrittura, della programmazione e del mixaggio di batteria e tastiere. La storia su Gurra che Tobias ama raccontare non è vera All’epoca era a malapena presente in studio”.
La cosa curiosa è che Tobias ammette in effetti un certo debito creativo con qualcuno riguardo i Ghost, ma non chi gli fece causa. Appunto ci sarebbe stato questo Gurra, vale a dire Gustaf Lindström, il quale fu effettivamente coinvolto all’origine del progetto e che a sentire Forge sarebbe stato fondamentale; quasi un co-creatore.
Peccato che secondo Simon e gli altri non sia stato così. Mi domando però a che scopo dire una cosa simile, se non era vera? Per sminuire l’operato degli altri? Inoltre, mi chiedo pure questo: se il progetto era sempre stato suo e dietro a tutto c’era lui, come mai firmare alcuni comunicati come un Ghouls qualsiasi, anziché parlare a nome del papa? Questa suddivisione di ruoli fittizia, deve essere stata un po’ controversa in tribunale. Esistono dichiarazioni pubbliche di nameless ghouls qualsiasi del gruppo che affermavano di aver buttato giù qualche nuova idea e di aspettare di vedere cosa sarebbe successo. Insomma, successo rispetto a cosa? Se tu sei il leader del gruppo, sai chiaramente che quelle idee diventeranno le canzoni del tuo disco futuro, no?. Segue ancora Simon:
In seguito decidemmo che avrei suonato la chitarra solista e Tobias avrebbe cantato. Inizialmente volevamo un cantante diverso e chiedemmo, tra gli altri, all’ex frontman dei Candlemass, Messiah Marcolin, ma rifiutò. Produssi il primo disco da solo nel mio studio, anche se non mi fu mai riconosciuto il merito. All’epoca non avevo il potere di protestare. La stessa cosa accadde con il secondo album, “Infestissumam”. Il disco era tecnicamente finito, ma poi tornammo in studio con un altro produttore e registrammo tutto da capo. Ma ho partecipato alla composizione dei brani, alla pre-produzione, agli arrangiamenti, al sound design, ecc. Non mi è mai stato riconosciuto il merito.
Ricordo la sensazione che produsse in me l’esordio dei Ghost. Mi piacque subito e mi esaltò. Assistetti alla crescita rapida del fenomeno con un certo scetticismo, ma dovetti ricredermi: erano la nuova sensazione “occult metal” e avrebbero raggiunto grandi risultati.
Il passaparola del pubblico in rete aiutò indubbiamente, ma fu la raccomandazione di James Hetfield a dare un bel calcio verso la meta alla band. Insomma, già dal 2012 era evidente che non ci saremmo liberati subito dei Ghost. La sensazione che si trattasse di un progetto solido e destinato a crescere si confermò con l’arrivo del secondo album e il singolo “Year Zero”. Era una roba troppo strana per essere prevista. E poi arrivarono gli EP, le trovate pubblicitarie continue eccetera eccetera. Non sto a dirvi la storia dei Ghost, tanto la conoscete.
Per comprendere però quanto il resto del gruppo fosse importante in questi primi anni di Ghost, vi basti sapere che “Year Zero” la scrisse Persner e non solo; anche uno dei brani più amati dai veri fan della prima ora, “Zenith”, è sua.
Martin oggi non vuole più avere niente a che fare con Tobias, pur ribadendo la sua stima di musicista, al punto da definirlo “un genio della comunicazione e della composizione”, ma è evidente che in tutta questa storia, probabilmente tra lui e Forge ci fu un legame più profondo e la cui rottura produsse così tanto sangue da inondare qualsiasi tribunale.
Si tratta di una mia supposizione, non posso provare la cosa, eppure non so, rispetto agli altri ex musicisti, coloro che portarono Tobias a processo, Persner manifesta ancora oggi un certo rispetto per Forge e per ciò che è stato tra di loro.
E appunto, Martin è il solo a non avergli fatto causa. Forse capì prima degli altri, così come in anticipo rispetto ai compagni decise di mollare i Ghost, che non era possibile averla vinta senza nulla di scritto. Se sia vero che Forge abbia promesso qualcosa di più agli altri Ghouls, di sicuro non si può sostenerlo davanti a un giudice, perché non ci sono prove documentate.
Noi (i musicisti ingaggiati dai Ghost) abbiamo bisogno di soldi per fare il tour negli Stati Uniti. Vorremmo quindi ora, o in un secondo momento, ricevere pagamenti retroattivi per l’impegno e il lavoro svolto finora affinché Ghost ci esoneri dalla nostra quota di valore azionario in data odierna.
Dobbiamo stipulare contratti su a) quanto dovrebbe essere il nostro stipendio e per quali tipi di impegno da noi fornito b) quale percentuale di qualsiasi valore lordo dovrebbe essere la nostra crescita.
Come potete vedere dal mio testo, non sono un avvocato e non desidero esserlo, quindi tutto ciò deve essere considerato una lettera aperta a voi e a Rick in cui spieghiamo la nostra situazione e i nostri pensieri, quelli dei membri del gruppo Ghost, così come sono al 15-03-2012.Cordiali saluti,
Martin Persner, e a nome di Rikard, Mauro, Aksel e Simon (Dalla lettera di Martin Persner a Kristen Mulderig, la manager della band – resa pubblica dopo il processo).
Se vi capita di leggere la mail per intero, vi garantisco che avrete un’esperienza molto intensa, perché quello che Martin cercò di fare, a nome non solo suo ma anche degli altri musicisti coinvolti nel progetto Ghost, fu di implorare un aiuto economico durante un momento molto importante in cui lui e gli altri erano con le pezze al sedere. Non stavano battendo cassa a Tobias, il quale suggeriva loro, per queste cose, di parlare con il manager; chiedevano i soldi per mangiare.
D’accordo che non ci sono prove scritte, ma vanno valutati i comportamenti di accusatori e accusati.
Quando Persner se ne andò, il suo posto lo prese un altro grande talento chitarristico e compositivo della scena svedese, Henrik Palm, colonna degli appena sciolti In Solitude.
Palm entrò nel gruppo durante la preparazione di “Meliora”, quindi in un momento davvero decisivo per i Ghost. Scrisse canzoni per il disco, di cui riceve ancora delle royalties (almeno per il brano “Mummy Dust”). Ecco, la mia obiezione in merito alla sentenza è questa: se al tempo Forge stava già cercando di far firmare a gente come Söderberg un contratto da turnista che ridimensionava di parecchio il suo presunto ruolo di membro “alla pari” nei Ghost, come mai anche Palm si unì agli altri nella causa contro Forge?
Avrebbe dovuto ritrovarsi davanti da subito un simile contratto da “turnista-compositore” a stipendio fisso, firmarlo e non montarsi la testa. Evidentemente gli era stato proposto un accordo un po’ più vago, al punto che Palm sembra essersi dato parecchio da fare con altre canzoni, non per la sola “Mummy Dust”. C’è chi dice che molto di “Meliora” sia suo.
Persner non diede retta alle insistenze di Söderberg, secondo cui, senza la sua presenza avrebbero avuto molte meno possibilità di vincere la causa. Se ne andò da una situazione che definì ormai logorante e rilanciò da subito il suo vecchio progetto Magna Carta Cartel.
L’annuncio alle agenzie però non si limitò a questo.
Persner sganciò la bomba. Ammise di aver preso parte per alcuni anni all’esperienza dei Ghost, scatenando un parapiglia di notizie e illazioni che condussero poco tempo dopo lo stesso Tobias Forge a dichiarare che dietro gli avvicendamenti dei vari papi c’era sempre stato lui, mente unica del progetto Ghost.
Svelata l’identità del pontefice inferico, e via via di tutti gli altri membri coinvolti, l’effetto misterioso legato al gruppo svanì, ma nel nuovo millennio, con la rete, era questione di tempo. In fondo già da un po’ si sapeva chi c’era dietro ai Ghost.
Andiamo, non sapere chi ci sia dietro la maschera e l’identità finta di un artista, è quasi una foglia di fico tenuta da un cane con una mandibola sdentata.
Forge, dopo aver detto a tutti che era lui Papa Emeritus, provò un grande senso di sollievo, perché tenere il segreto stava diventando sempre più arduo, a mano a mano che aumentava la popolarità dei Ghost.
Però quando arrivò la convocazione in tribunale, per Tobias le cose divennero nuovamente tese. Anche se lui aveva fatto tutte le mosse giuste: gli altri non avevano nulla in mano; però cazzo, era sempre una rogna finire sul banco degli imputati e avrebbe potuto ritrovarsi una sentenza diversa dal previsto.
Ma vinse facile.
E dopo la prima sconfitta, i causanti chiesero la revisione. Il giudice era un massone come Forge, e quindi un potenziale suo comprimario nella sentenza positiva a proprio favore.
Sembrò una farsa, ma era vero che il giudice e Forge appartenevano alla stessa Loggia. A detta del magistrato però non si conoscevano. In ogni caso, una corte superiore, evidentemente non ritenne necessario ripetere il processo, anche perché la massoneria svedese era piena di giudici e sarebbe stata dura trovarne uno che non avesse la tessera della stessa società segreta di Tobias.
Quindi Palm, Söderberg, insieme al tastierista Mario Rubino e il batterista Martin Hjertstedt, già messi male a soldi, finirono non solo per dover rinunciare a ogni pretesa sul patrimonio dei Ghost (avevano preteso circa ventimila euro a testa). Dovettero anche pagare tutte le spese legali, loro e di Forge, per una cifra di oltre un milione di corone svedesi (130-140mila euri).
Su Rubino, fin qui non ho detto nulla. Ecco alcune dichiarazioni del figlio Linton, che tra l’altro suonò pure lui con i Ghost per un breve periodo.
“Vedere mio padre passare attraverso tutto quel processo legale è stato doloroso, perché lui c’era fin quasi dall’inizio e ha dato tutto per quel progetto. Io non ero nella causa perché ero già stato licenziato prima che scoppiasse il caos, ma ero coinvolto emotivamente al 100%. Vedere mio padre e Simon, che è uno dei miei migliori amici, combattere in tribunale è stato difficile. È stata una rottura totale tra persone che avevano passato anni chiuse in un furgone o in un tour bus.”
Dopo la vittoria, Tobias concesse, tramite un accordo privato fra lui e gli ex collaboratori, una risoluzione che non infliggesse il colpo di grazia alle finanze dei vecchi ghouls; anche perché lui aveva vinto, i Ghost erano suoi e stavano andando sempre meglio. Nessuno poteva più contestare la cosa o minacciarlo.
Quando uscì “Prequelle”, disco che gira intorno al tema della pestilenza (con un anticipazione curiosa di un paio d’anni sul Covid), fu evidente il cambiamento di stile: sempre più melodico e vicino a un certo A.O.R. anni 80. Inoltre, il pubblico della band era ormai a livelli da stadio e la cosa, in un momento così difficile per l’heavy metal, rappresentava quasi un unicum.
Per Tobias Forge la cuccagna non sembrava fermarsi e questo non solo dopo, ma anche a cavallo del processo. Contando gli strascichi durò un paio d’anni, ma personalmente non me ne accorsi nemmeno. Ero così sommerso da news sulla nomina del nuovo papa, il cambio della line-up, il vino Papastrello, il nuovo EP soncazzo papacosa e il concorso in palio per un posto da suora sul palco, più mille altre fregnacce che persino la causa legale sembrò una trovata pubblicitaria tra tante altre.
Per la verità “Prequelle”, che sembrò un passo facile per la carriera dei Ghost, rappresenta probabilmente l’ultimo e più difficile componente che Forge installò sulla gigantesca macchina dei Ghost. Forge avrebbe potuto veder crollare tutto. Il processo suggeriva che forse, senza i grandi talenti di cui si era circondato prima di quell’album, non avrebbe mai scritto i dischi grandiosi che diceva di aver scritto da solo e bisognava dimostrare al mondo che quelle erano solo le millanterie di ex-amici invidiosi che volevano una fetta del suo culo.
Qualsiasi cosa avesse fatto dopo “Meliora” sarebbe stata sospetta. Tipo attorniarsi di grandi autori svedesi da hit commerciali, per realizzare il nuovo album. Ma come, dopo anni in cui dichiari di aver fatto ogni cosa da solo, adesso che hai vinto un processo in cui dei musicisti rivendicano di aver scritto musica per te e con te, tu ti apri e coinvolgi firme per le tue canzoni? Proprio ora? Ma non sarà che da solo non riesci a finire un disco e quelli sul serio ti salvavano il culo ogni volta?
Boh, però è un fatto che, a distanza di anni, si possa dire che “Prequelle” sia un grande album; il passo conclusivo di un’evoluzione che secondo me, non ha avuto momenti di stallo fino a lì.
“Rats”, brano irresistibile per l’appeal canzonettistico, era una velata accusa a coloro che l’avevano portato in tribunale e su cui, dal suo punto di vista, Forge nutriva grande fiducia. Tradito, attaccato e vilipeso, Tobias ne era uscito vincitore, anzi trionfatore su tutta la linea e il mondo avrebbe cantato con lui che quelli erano “ratti” e avevano fatto la fine che si meritavano. Viva il papa!
Ovviamente, visto che si parla di contributi e meriti artistici non calcolati, non riconosciuti e di un lavoro collettivo, è inevitabile fare un raffronto tra ciò che Tobias Forge ha realizzato una volta solo con il “progetto Ghost”, e quello che hanno fatto gli altri, fuori dalla vecchia “band”.
Partiamo da Martin Persner. Si è procurato il benessere economico lavorando a tempo pieno nel mondo della musica e come artista visivo (i diritti dei brani “Zenith” e “Year Zero” dei Ghost fanno comodo), dedicando le sue migliori energie ai Magna Carta Cartel e un altro progetto strano di nome Tid, con un’attitudine pura e fuori dalle logiche di crescita commerciale e del successo.
I risultati sono un po’ così. Ho sentito il disco e l’EP della ripartenza dei Magna, ma non mi sembra ci siano brani travolgenti da mettere sotto il grugno di qualche papista.
Stessa cosa per il progetto prog-ambient Tid, di cui fa parte, assieme a Martin, anche Söderberg. Si tratta di musica realizzata con perizia e sentimento, sperimentale alla faccia di tutto, e a tratti interessante, ma che non mi ha lasciato molto da rimasticare nell’anima.
Tutt’altro discorso per Henrik Palm. Ammetto di avere un debole per lui.
Delle cose che ha fatto dopo i Ghost, segnalo il progetto Pig Eyes poi confluito stilisticamente nel primo album solista, “Many Days”, a cui sono seguiti altri due lavori: “Poverty Metal” (2020) e “Nerd Icon” (2024), sempre a nome Henrik Palm.
In un precedente articolo sugli In Solitude, ho sostenuto, e ancora ne sono convinto, che il talento compositivo di Palm, per quanto sia notevole, funzioni meglio in un contesto gestito da una personalità forte che non sia lui.
Nel caso dei Ghost è ancora più chiaro cosa intendo. Da solo, anche se partendo da pezzi concepiti per il secondo album dei Pig Eyes, sin da “Many Days” Palm non ha confini sperimentali o di scrittura, al punto che i suoi dischi sono talmente vari da risultare indefinibili. Questo non è necessariamente un male e infatti mi piacciono. Ho riscontrato, dopo ripetuti ascolti, una certa compiutezza di visione e una indiscutibile personalità creativa. Le canzoni buone ci sono (“Elephant”, “Nihilist”, “Back To Abnormal”), ma si perdono nell’oceano di grandi/piccoli album che escono in continuazione nell’underground più incallito. Insomma, costui dovrebbe lottare per cause più grandi e non rimanere nel suo studiolo a sfarfallare da un genere all’altro per pochi appassionati.
Non è che le cose vadano meglio per Forge.
O meglio, dal punto di vista economico vanno alla grandissima, ma ho idea che dopo “Prequelle” e l’inaspettato successo assoluto di “Mary On A Cross” su Tik Tok (e i conseguenti 930 milioni di ascolti su Spotify) i lavori successivi dei Ghost, compreso l’ultimo, abbiano finito per soffrire di una certa staticità.
Insomma, “Impera” e “Skeletá” pur mostrando la consueta capacità nel forgiare buoni ritornelli e gestire un apparato comunicativo che non sottovaluto di sicuro, e nonostante le riconferme in termini di incassi, non aggiungono granché alle idee di “Prequelle”. Per quel che riguarda le melodie che ti entrano in testa, confesso di aver sofferto solo quella di “Satanized”.
Ho impressione che da qui in poi, come diceva Bennato, per Tobias “siano solo canzonette”. E non credo si tratti di un caso se abbia dichiarato di non sapere cosa farà da qui a un po’ di tempo, di essere prosciugato e che prenderà una pausa dai Ghost. Non sa più dove sbattere la testa.
Magari Persner, Palm e Söderberg, pur se a livelli differenti, riuscivano a ispirare sua maestà Forge, mentre dei prezzolati autori a comando non instaurano con lui la medesima chimica produttiva. Inoltre è risaputo che la prospettiva di mantenere il successo sia meno creativa del cercare di raggiungerlo.
Molti lo definirebbero intelligente, o addirittura un genio. A mio parere, Tobias Forge è prima di tutto un individuo subdolo, che vede la vita come una scacchiera. Ha un piano per ogni persona con cui interagisce, per lui non si tratta di amicizia. Pianifica sempre con anni di anticipo e sa esattamente come manipolare le persone a proprio vantaggio. Nessuno è più importante di lui e dei suoi obiettivi. È una cosa molto triste e sconvolgente. So che sembra che stia descrivendo uno psicopatico. Molti pensano che lo sia, o almeno ne presentava tutti i sintomi. Il talento di uno psicopatico è quello di comportarsi come una persona normale, di recitare emozioni e fingere vulnerabilità. Sì, nel corso degli anni il suo carattere è cambiato drasticamente. Quando è venuto da noi a Linköping si è mostrato molto cauto ed estremamente umile. Nessuno avrebbe mai immaginato che potesse fare del male a qualcuno. Con il successo della band la sua personalità è cambiata, ma non in modo diretto. È stato un cambiamento molto sottile, ad esempio nel modo in cui metteva le persone l’una contro l’altra. Manipolare le persone è la sua specialità. È talmente bravo che possono volerci anni prima che tu capisca chi è veramente e perché ha detto certe cose in passato. – Simon Söderberg

